Il Teologo Ozzano e la bandiera nel Tempio

PRIMA PUNTATA

Fin da bambino era terrorizzato dall’idea di finire all’inferno. La dottrina parla chiaro, senza alcun equivoco possibile. Per chi si rifiuta di credere e di convertirsi c’è solo la “geenna” e il suo fuoco inestinguibile. Rabbrividì al solo pensiero. La porta si aprì con violenza per un colpo di vento che spense l’unica fiammella accesa. Sentì una saliva acida salirgli dallo stomaco.

“Gesù, Giuseppe e Maria siate la salvezza dell’anima mia!” biascicò fra i peli dei baffi che gli piovevano in bocca. Nel buio prese l’acciarino dalla tasca per fare un po’ di luce. La sua ombra ricoprì il corpo di San Giovanni Battista. La testa del Santo sembrava ingrandirsi e la sue labbra si mossero: 

“Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente. Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!”

Una risata fragorosa lo colse alle spalle.

“Sta a veghe ca sòun mortu e auva a sòun za da u Diovu per ‘na candaia!” sussurrò Baciccia pietrificato. Poi, con due occhi fuori dalla testa si girò lentamente. Ma fortunatamente non c’era alcun Belzebù ad aspettarlo. Era invece entrato in sagrestia il Parroco leggendo un libro, e leggendo rideva a tutta dentiera. Lo salutò rispettosamente, un po’ sorpreso, perché don Ozzano non era facile al riso.

“Bungiurnu Sciù Arciprève!”

“Buongiorno Baciccia!”

Il sacerdote fece alcuni passi e andò ad appoggiare i gomiti sul grande tavolo posto al centro. “Un ghe véga ‘n’asidàinte béla sécu!” pensò maligno Baciccia mentre l’altro continuava a ridere come un matto, scorrendo con l’indice le righe della pagina sotto di lui.

“Eccolo lì!” quasi urlò Don Ozzano che con una grassa risata picchiò una manata sul libro aperto.

“Scusàime Don Ozaun, ma auva in te e brevioriu i ghe scriva e barzelete?”

Il parroco tornò serio e ieratico come sempre e squadrò tra il severo e il bonario il suo sacrista: “Baciccia, da quanti anni fai il sacrestano?”

“Uhhh!!! I saraun vint’ani! U ghea anchù Don Formentano, poi per skuezi ‘n ànu i dizaiva che a Geza d’Seravale era andata in vacanza… dapoi i sèi rivò Vui, il Teologo Ozzano!”

“Ora Baciccia, a parte che la Parrocchia non era in vacanza, ma sede vacante, in vent’anni non hai ancora imparato a riconoscere un breviario?”

“L’è in libru, e issu che lì l’è in libru!”

“Il breviario è un libro tascabile, con una copertina nera, è fatto apposta per poterlo avere sempre a portata di mano nella tasca della tonaca… Questo, ti sembra un libro tascabile?”

“A sò a se mì…. U sarà cresciùu, u lè diventò d’leva!!!”

“Sempre pronto con la battuta… certo, se tu sapessi leggere, non dovrei mettermi qui a sopportare le tue idiozie e a doverti spiegare…”

“Munsignù, mi a so fò a firma, e a kuntò, ug ne crésa! Pe andò a sköa ernu sèinkue kilometri skòrpe a è colu, miga prima classe in partainza per Ruma, signùria!”

Ozzano si era laureato a Roma e per questo era rispettato ma anche, Baciccia lo sapeva benissimo, considerato uno a cui non si poteva dare confidenza e di cui diffidare un po’.
Baciccia sapeva altrettanto bene che Don Ozzano, orgoglioso delle sue origini contadine e di essere nato in una famiglia umile, si irritava alquanto quando si sentiva rinfacciare i sudatissimi studi romani e ogni tanto si divertiva a buttare lì una frase per provocarlo e vedere quale sarebbe stata la reazione del giorno… Questa volta Ozzano anche se a fatica fece finta di nulla e lasciò cadere ogni discussione a proposito dei suo amati studi.

Baciccia si accontentò del silenzio del parroco, stabilì di aver comunque rimesso le cose a posto e proseguì: “Dove l’avete preso s’afòri ch’i gai in màun?”.

“Baciccia, questo è un libro appena arrivato, sono andato a comprarlo alla cartoleria del Bottazzi, quella che vende anche i giornali, lo avevo ordinato un mese fa. Ecco, ti leggo cosa c’è scritto qui in copertina… Lo hanno stampato a Napoli… Giuseppe Calandruccio, questo è l’autore… e poi il titolo: VadeMecum del Parroco Italiano: Ossia Manuale Teorico-Pratico di Leggi Ecclesiastico-Civili riguardanti I Parroci: con dettagliato commento della legge 4 giugno 1899 sulle congrue Parrocchiali, e del Relativo...”

“Basta, basta!!! Um vena mò d’testa!!!! U ghe da piàunse, otru che da righe!”

“Oh, insomma… lo sai perché ridevo? Perché qui si parla di Serravalle, e del suo degnissimo Parroco, c’è scritto proprio così!”

“Im rigài adrèa? In saun asè a Napuli ‘d Seravale!!!!”

“Baciccia, parlano di un episodio successo dieci anni fa, quando ero appena arrivato in Parrocchia… Eh, vedi, se tu sapessi leggere l’italiano potresti vedere con i tuoi occhi, invece di fare il  San Tommaso. E poi… Dovresti ricordare…”

“Ug ne bàsta da perpetua per lèze… E anche per parlare!!!”

“Su, vieni in cortile, finisci dopo con i candelabri… Vieni, ti racconto e vedrai: ti ricordi subito…”

Don Ozzano lo prese sottobraccio, lo guardò indulgente e pensò a quel giorno… Tutto era iniziato proprio con Francesca, la perpetua, arrivata come al solito tutta agitata dal suo giro in paese…