GIANI, Nicolò

Giani Nicolò Giovanni Umberto Costantino (di Carlo Giani ed Anna Cambiaggi / Serravalle Scrivia, 12 luglio 1878 / Alkoven 28 giugno 1944)

Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, deportato, caduto civile.

Il contributo dell’Arma dei carabinieri alla Resistenza ed alla Resistenza ed alla Guerra di Liberazione fu esemplare. Innumerevoli furono gli atti di eroismo, i gesti di ordinaria e straordinaria applicazione di non comune senso del dovere, plasticamente rappresentati dalla concessione della Medaglia d’oro al valor militare alla sua bandiera di guerra, testimoniati da 723 ricompense individuali al valor militare e numerose ricompense al valore ed al merito civile, ma soprattutto dala sacrificio di 2.735 caduti, oltre a 6.521 feriti, e più di 5.000 militari deportati nei lager nazisti, in Germania, Austria e Polonia. Dopo la proclamazione dell’Armistizio, i carabinieri che non aderirono alla Repubblica sociale pagarono a caro prezzo, spesso con la vita, la fedeltà ai propri ideali ed alle istituzioni dello Stato. Guardati dall’occupante germanico, con la diffidenza dovuta al nemico ed il disprezzo riservato a chi si giurò “Nei secoli fedele” a quella monarchia che svendette agli angloamericani l’alleanza con il Reich, e l’ostilità dei fascisti di Salò che li additavano come i “traditori del 25 luglio”, esecutori dell’arresto di Mussolini, ordinato dal Sovrano, dopo il voto del Gran consiglio del fascismo che depose il Duce, molti rimasero al loro posto nelle caserme, nelle stazioni, dell’Italia occupata, a difesa della popolazione civile e di quel poco di ordine costituito sopravvissuto al disfacimento dello Stato, non di rado collaborando nascostamente ed attivamente con la Resistenza, altri scelsero la clandestinità combattendo nelle fila delle formazioni partigiane.

Tra gli ufficiali dell’Arma arrestati dai nazifascisti e deportati in campo di sterminio, il Generale Nicolò Giani (ritratto nella foto sopra, tratta dal sito dell’A.n.p.i. di Serravalle Scrivia, www.anpiserravallescrivia.it), nato il 12 luglio 1878, a Serravalle, figlio di Carlo Giani, geometra ed Anna Cambiaggi, casalinga. Ufficiale dei reali carabinieri, fu comandante di Legione del Trentino, poi della Sardegna ed infine della Lombardia. Veterano della prima guerra mondiale, partecipò alla campagna di Libia, in forza al Gruppo Carabinieri Mobilitato. Frequentò la scuola di guerra. Nel 1899 ricevette il fregio della greca. Nel 1914, fu promosso Capitano e destinato a Milano. Nel 1924, divenuto Tenente colonnello venne trasferito dalla Legione Milano alla Divisione “Pola” della Legione di Trieste. Nel 1927 venne promosso a Colonnello quale comandante della Legione di Trieste. Nel 1930 fu nominato comandante della Legione carabinieri di Cagliari. Nel 1932 divenne comandante della Legione di Bolzano. Successivamente con il grado di Colonnello fu nominato comandante di corpo d’armata e trasferito a Milano. Nel 1936 venne collocato in ausiliaria per età ed assunto in forza al Comando zona militare di Milano. Nel 1937 è promosso Generale di Brigata. Nel corso della sua carriera fu insignito del titolo di Cavaliere dell’ordine della corona d’Italia (1935) e successivamente di Commendatore dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Nicolò Giani, arrestato in luogo e circostanze non note, morì in prigionia il 28 giugno 1944 nel lager del castello di Hartheim, ad Alkoven, nei pressi di Linz, in Austria. Agli atti del comando tedesco della polizia di sicurezza e servizio S.D. in Italia, Giani risulta essere stato “…occupato presso il fronte del lavoro…” e sarebbe deceduto in seguito alle ferite riportate durante “…un attacco terroristico anglo americano…“. Dunque l’ufficiale sarebbe morto da prigioniero nel corso di un attacco aereo Alleato. La deportazione di Giani trovò il suo tragico epilogo ad Alkoven, un campo che dal settembre 1941 venne utilizzato per l’eliminazione dei prigionieri non più abili al lavoro provenienti in particolare del vicino lager di Mauthausen e dai sottocampi di Gusen, ma anche da Dachau e Ravensbrück. Vi persero la vita più di 30.000 persone. Il castello di Hartheim si guadagnò un posto di rilevo nella storia degli orrori nazisti per essere stato uno dei sei campi di sterminio del Reich che, nel periodo compreso tra maggio 1940 e settembre 1941, vennero destinati dai nazisti all’attuazione del folle progetto denominato “Aktion T4” che prevedeva l’eutanasia sistematica dei disabili fisici o mentali. Nelle camere a gas del castello di Hartheim, con la complicità di sanitari di cliniche compiacenti ed all’insaputa delle famiglie, ingannate sul motivo del trasferimento dei loro cari, vennero condotte ed assassinate più di 18.000 persone fragili.