Adriano e il Giromondo

Di fronte al cancelletto di entrata del Comune, la Tipografia dei fratelli Frascarolo per decine di anni aveva stampato centinaia di migliaia di manifesti e di locandine e milioni di biglietti da visita.

Il logo del Giromondo

Trasferitasi sul Lastrico aveva ceduto gli spazi, che avevano occupato le macchine da stampa, al Giromondo, una nuova iniziativa no profit ideata e voluta dai volontari di AUSER INSIEME PER SERRAVALLE
Adriano, membro del direttivo della Associazione, erano anni che raccoglieva gli abiti usati che gli portavano conoscenti ed amici, ne sceglieva i migliori, li sistemava nella sede dell’ANPI, di cui ne era il segretario, e li donava a chi, in difficoltà economiche, non si poteva permettere di comperarne di nuovi.
La proposta di far diventare la splendida iniziativa di Adriano un’attività ben organizzata aveva fatto nascere il Giromondo che avrebbe dovuto diventare il “fiore all’occhiello” di AUSER INSIEME PER SERRAVALLE.

Era stato creato proprio per aiutare quegli immigrati che, scappati dal loro paese in pantaloni corti e ciabatte, avevano bisogno di coprirsi per affrontare un clima a cui non erano abituati e che mai avrebbero creduto di trovare nell’Italia di “O sole mio”, del mare, della pizza e dell’amore,
Come succede quasi sempre, l’entusiasmo iniziale aveva convinto molti volontari ad adoperarsi per avviare la nuova attività poi… con il passar del tempo quella la novità si era trasformata in un impegno troppo gravoso.
Erano diventati parecchi coloro che avevano trovato come disfarsi degli abiti passati di moda e di quelli del nonno deceduto e soprattutto erano tantissime le persone che riuscivano a trovare, in quella marea di roba, gli indumenti che stavano cercando.
Il povero Adriano, che mai si sarebbe sognato di smettere di aiutare coloro che, senza averlo chiesto a nessuno, si erano ritrovati a migliaia di chilometri da casa, pur essendo rimasto solo aveva continuato a raccogliere e distribuire.

Adriano Adreani


I suoi “clienti” nei negozi non erano capiti e naturalmente non riuscivano a farsi capire mentre lui con i gesti e con qualche parola magari detta in sampierdarenese riusciva sempre ad accontentarli.
Lui sentiva dentro di se il bisogno di dare una mano a chi era in difficoltà e, facendosi dare una mano talvolta da qualche giovane nigeriano o senegalese che gli passava davanti e che come ricompensa riceveva solo dei sorrisi e tanta amicizia, continuava a gestire decine di giacche, di cappotti, di pantaloni, di libri scolastici, di carrozzelle, di lettini e di vestitini per neonati .
Il Giromondo continuava a funzionare egregiamente anche se qualcuno passando là davanti osava dire che era tutto un “Casino” e magari faceva anche finta di non accorgersi che a cercarsi un cappotto c’erano anche dei serravallesi.
Se sto parlando all’imperfetto è perché sono mesi che a causa della pandemia il Giromondo è chiuso.
Lo spazio calpestabile è alquanto limitato, può essere sufficiente per Adriano e un’altra persona; tentare di far fare delle file ordinate a gente che non parla e non capisce l’italiano, far tenere la distanza prevista a mamme in attesa e con dei bimbi in braccio su di un marciapiede largo un metro che delimita una statale praticata da 30.000 automezzi al giorno, al momento attuale è una pura utopia, vedremo come fare.
Il Giromondo però, lo sappiano i benpensanti, non è sicuramente fallito, non appena sarà possibile tornerà a “vestire gli ignudi”.

Articolo di Marco De Brevi

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Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.