I fontanini degli anni ’60

Per la mia generazione, cresciuta giocando in strada come ora non è più possibile fare, era importante sapere, specie nel caldo d’estate, dove fosse possibile dissetarsi. Il saper localizzare un rubinetto accessibile al pubblico o un fontanino zampillante d’acqua era un patrimonio culturale necessario a qualsiasi ragazzino. Che tu giocassi a pallone, o sparassi con le cerbottane o ancora ti divertissi con qualsiasi cosa ti saltasse in mente, la mappatura delle fonti d’acqua era pertanto vitale. Al giorno d’oggi la quasi totalità di questi pit stop idrici è scomparsa a volte sostituito da un più elegante accesso all’acqua.

Il nuovo fontanino in Piazza XXVI Aprile

Iniziamo da sud. Arrivati al mulino dei Roveda, girando a destra verso la diga, costeggiando la riva sinistra della Scrivia, vicino alla roggia, un fontanino, là sotto alti alberi lo trovavi sempre ricco d’acqua. Un rubinetto pubblico c’era in Piazza XXVI aprile, poco sotto l’imbocco di Salita Depretis. In cima a vico San Martino troneggiava una pompa pubblica, accanto a un pozzo. Un altra fontana pubblica la trovavi in piazza Bianchi. Problematico era il rinnovo idrico quando giocavi nel campetto della Chiesa. Se non era aperto il bagno della Casa del Giovane, dovevi sperare nella sagrestia, perchè se anche questa fosse risultata chiusa, per poter bere a Porta Genova o in piazza Bianchi, perdevi il turno di gioco e forse, tutto il pomeriggio.

L’acqua in sacrestia

In Scrivia, poco a nord del lago dei Cavalli, trovavi anche la rinomatissima acqua di zolfo, dall’odore penetrante e ‘flatulento’, riconosciuta da taluni come rimedio necessario a qualsiasi male. Acqua la trovavi andando verso San Michele, nei pressi del sottopasso ferroviario e più su, verso Monte Spineto, accanto ad un vascone. Un rubinetto lo trovavi anche a metà di via Palestro ed un altro in Piazza del Mercato, dietro maleodoranti cessi pubblici. Un fontanino lo incontravi scendendo alla Campea, non so quanto pulito, così come in via Fabbriche sotto i ponti dell’autostrada. Ancor oggi, coperto di cemento, l’umidità ne rivela l’antica presenza.

Un fontanino era presente in via Monterotondo, sulla sinistra, poco sopra i nuovi palazzi. Giocando in Valletta i più arditi bevevano direttamente da rio Gazzolo, ma il Re dei fontanini lo trovavi nel bosco, a nord ovest del campo sportivo, a mezza costa sopra la Valletta. Ci scendevi a razzo fra il primo e il secondo tempo di una partita, lungo un sentiero zigzagante in discesa. Ero sempre l’ultimo ad arrivarci, mettendo finalmente la bocca asciutta sotto quel cannello di ferro trattenuto da un blocco di cemento. Quanto era fresca quell’acqua. Il mio problema era che risalita la china e raggiunto finalmente il campo, porca vacca, avevo sete di nuovo.

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Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.