BOLCHI, Giovanni Battista

Giovanni Battista Carlo Bolchi (di Mario Bolchi e Maria Vercesi / Montù Beccaria, Pavia, 22 maggio 1935 / 14 agosto 2000).

Ufficiale di carriera dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata truppe alpine, Vicedirettore del SISMI.

Originario di Montù Beccaria, piccolo centro della provincia di Pavia, fu legato alla comunità serravallese dalla famiglia di origine che a Serravalle visse per lungo tempo. Il padre Mario Bolchi, organista titolare della chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Stefano, la madre Maria Vercesi, i fratelli Don Carlo Bolchi, sacerdote e teologo, e Luigi Bolchi, organista, musicista, fondatore e direttore del complesso vocale e strumentale “La polifonica di Serravalle”. Giovanni Battista Bolchi lasciò Serravalle a metà anni Cinquanta per trasferirsi a Torino. Militare, stimato e capace ufficiale di truppe alpine, nella sua lunga ed esemplare carriera ricoprì diversi incarichi. Ricordiamo: Ufficiale istruttore di sci presso il centro di addestramento alpino della Scuola Militare di Aosta. Entrò all’Accademia Militare di Modena nel 1955. Alla Divisione alpina “Julia” dimostra il proprio valore di ufficiale sino a raggiungerne i vertici. Assunse anche importanti incarichi operativi nel Battaglione “Pinerolo”. Negli anni Settanta ebbe il comando del pluridecorato Battaglione Alpini “Susa”, con il grado di Tenente colonnello. Fu lui, nel 1975, a prendere in consegna, in una cerimonia divenuta storica nella memoria collettiva degli alpini piemontesi, la bandiera di guerra del reparto che, soppresso a seguito del piano di riordino delle truppe alpine, passò alle dirette dipendenze della Brigata “Taurinense”. Negli anni Novanta, con il grado di Generale, prestò servizio anche al 5° Comando militare di zona di Treviso. L’apice del cursus honorum di Giovanni Battista Bolchi, già Generale di Corpo d’Armata, fu rappresentato dalla nomina, nel giugno 1993, a vicedirettore del Sismi, il servizio segreto militare. La chiamata all’altissimo incarico, prestigioso e di grandissima responsabilità, giunse in un momento particolarmente tormentato della storia della Nazione, scossa dalla serie di attentati che insanguinarono l’Italia nel corso del 1992, che costarono al vita ai Magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ed ai loro agenti di scorta, cui seguirono nel 1993 la bomba di via Fauro a Roma (14 maggio 1993) e la strage di via dei Georgofili, a Firenze (27 maggio 1993).

Un clima carico di tensione e di “veleni” che il quotidiano nazionale “La Repubblica” così descrisse in un articolo del 5 giugno 1993, firmato da Daniele Mastrogiacomo: «…Terremoto al vertice dei servizi segreti. L’aria intrisa di tritolo, il clima da psicosi per le autobombe, il contrasto all’interno degli apparati di intelligence, avevano annunciato da tempo l’imminenza di un cambiamento. E la svolta è avvenuta puntualmente ieri dopo una settimana di lunghe e complesse trattative. Cambia il numero due del Sismi, il servizio segreto militare. Ma cambia soprattutto gran parte della direzione del Sisde, incaricato della sicurezza interna. Lascia il Sismi il generale di corpo d’ armata Sergio Luccarini. Al suo posto, come numero due di Forte Braschi, entra il generale di corpo d’ armata degli alpini Giovanbattista Bolchi. Maxi-avvicendamento invece al Servizio informazione per la sicurezza democratica: la carica di vicecapo, fino ad ora vacante, è ricoperta dal prefetto Antonio Barrel, uomo di punta nella lotta alla criminalità in Puglia e nel Meridione. Lo affiancheranno tre nuovi capireparto, piazzati in settori chiave dell’ufficio: Mario Fabbri, Michele Rotondi e Ansuino Andreassi. Cambia anche il capo di gabinetto del Sisde, carica affidata al prefetto Sergio Lisetti. Ma il terremoto investe anche altri delicati settori, come quello delle carceri. Dopo oltre dieci anni di direzione degli istituti di prevenzione e pena, lascia l’incarico il prefetto e già magistrato Nicolò Amato. Al suo posto arriva Adalberto Capriotti, attualmente procuratore generale presso la Corte d’ appello di Trento. Infine, lascia il Viminale il vicecapo della Polizia, prefetto Emilio Del Mese: assumerà l’incarico di capo del Dipartimento della protezione civile presso la presidenza del Consiglio. Uno scossone, un ribaltamento di ruoli e di nomi che segna una precisa e chiara strategia. In meno di un’ora prima il Cis, il Consiglio interministeriale per la sicurezza, e poi il Consiglio dei ministri, hanno approvato la raffica di nomine. “Normale avvicendamento”, commentano esperti e osservatori del campo. Ma sono proprio i nomi a far capire la strada imboccata dal governo per snellire i nostri servizi di sicurezza e avviare quel processo di stretto raccordo e poi fusione in un’unica intelligence tra Sismi e Sisde. Spiega Mancino: “Bisogna snellire e rafforzare i servizi, adeguarli alle esigenze degli anni Duemila”. Come accade per cambiamenti che riguardano i servizi segreti, la notizia doveva rimanere avvolta da un rigoroso riserbo. Niente nomi, niente dichiarazioni. Ma le indiscrezioni, già anticipate dalla stampa e filtrate nel corso di tutta la settimana, hanno presto fatto il giro della sala stampa di Palazzo Chigi. Una “fuga di notizie” che ha irritato il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, il quale avrebbe preferito procedere alle nomine senza alcun clamore. Il presidente aveva lavorato attorno al riordino degli apparati dei servizi sin da lunedì scorso, quando erano stati convocati a Palazzo Chigi i vertici dei servizi. Ciampi aveva chiesto notizie sull’ attività di intelligence sul terrorismo bombarolo e aveva soprattutto chiesto spiegazioni sulle voci ricorrenti di presunte deviazioni all’ interno degli uffici. L’ atto finale si è svolto ieri mattina. Per le 9 è convocato il Cis e per le 10 il consiglio dei ministri. Il piatto forte è la raffica di nomine nei servizi segreti. Si fanno i primi nomi, tra conferme e smentite. Poi arriva il ministro della Difesa che legge una breve dichiarazione: “Il processo di cambiamento sarà accelerato, l’obiettivo è l’efficienza del servizio. Ciò non presuppone una censura a chi ha operato finora nel Sismi”. Il predecessore del generale Bolchi diffonde un comunicato in cui precisa i termini del cambiamento: “Vengo sostituito a mia richiesta che risale all’ agosto del 92 a quando fu nominato alla direzione del servizio il generale Pucci a me inferiore di grado e anzianità. Respingo ogni illazione e ogni ignobile sospetto”. Di altro tenore i commenti per gli avvicendamenti al Sisde. Il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, giudica la nomina del prefetto Barrel come numero due del servizio, una risposta “a criteri di funzionalità e di riconoscimento delle qualità professionali”. Ma invita Mancino a trovare subito un valido sostituto. Con Barrel lavoreranno tre dirigenti con specifiche funzioni. Ansuino Andreassi, un passato nella Digos e nell’ Alto commissariato antimafia, fornirà la sua esperienza di operativo. Il colonnello Michele Rotondi, esperto di criminalità, sarà l’uomo di raccordo con il Sismi. Mario Fabbri, assicurerà un nuovo contributo nel lavoro di contrasto con le cosche: lui ha stabilito il primo contatto con l’ultimo dei pentiti, Gaspare Mutolo…». Una stagione oscura, una sfida eversiva allo Stato che proseguì anche nel 1993 con altre due esplosioni, a Milano, la strage di Via Palestro (27 luglio 1993) e l’autobomba a piazza San Giovanni in Laterano (28 luglio 1993) a Roma. Il 23 gennaio 1994, il fallito attentato allo Stadio Olimpico.

Il Generale Giovanni Battista Bolchi venne insignito, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della croce di commendatore dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana (1989) e della croce di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1995).

La scomparsa di Giovanni Bolchi sui media

A Giovanni Bolchi

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