Giuseppe Sericano testimone civile dell’eccidio della Benedicta e della deportazione

Giuseppe Sericano, partigiano catturato nel corso del rastrellamento della Benedicta e deportato a Mauthausen, per molti anni nel dopoguerra si rifiutò, al pari di molti altri internati, di raccontare la propria esperienza concentrazionaria.
L’orrore per quanto aveva visto e vissuto, e la rabbia per non essere creduto, lo indussero al silenzio.

Nei  primi anni Settanta, venne contattato da Carlo Demenech, un ex partigiano superstite  del rastrellamento diventato nel dopoguerra Vicequestore di Alessandria. Demenech stava conducendo una ricerca per ricostruire le diverse fasi del rastrellamento incentrata sulle testimonianze dei sopravvissuti. Sericano si lasciò convincere e rilasciò per la prima volta una lunga testimonianza.

Nonostante all’epoca fosse già piuttosto diffusa la metodologia delle fonti orali, Demenech non trascrisse “alla lettera” le testimonianze raccolte, delle quali esistono comunque i nastri magnetici conservati nell’archivio dell’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria. Carlo Demenech era però un poliziotto abile e coscienzioso e lasciò, battuti a macchina, i dettagliati verbali delle 170 interviste raccolte con ex partigiani e abitanti di Capanne di Marcarolo e delle altre località investire dal rastrellamento.

Quello che segue è il resoconto dell’intervista condotta da Carlo Demenech con Sericano. È un documento prezioso perché si tratta del primo racconto dettagliato della sua esperienza. Negli anni successivi Giuseppe Sericano diventerà uno dei più importanti testimoni civili del tragico rastrellamento della Pasqua 1944 e dell’orrore della deportazione.

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