Io, scrittore per Chieketé

Volete sapere perché scrivo per Chieketé? Va beh, forse non ve ne frega niente e lo posso capire. Però ritengo sia di pubblica utilità svelare alcuni aspetti notturni legati a questa pandemia. Forse qualche illustre scienziato un giorno li studierà. Ci metterò un po’ ma se avete fretta leggete queste righe un’altra volta. Ma prima facciamo una premessa.

Non so voi, ma io detesto gli eroi del cinema americano. Costoro, quando decidono di andare a letto, si allungano sul loro talamo, belli vestiti, e si addormentano tranquillamente nel giro di pochi nanosecondi. Che abbiano subito una sconfitta o ucciso un drago, conquistato una montagna o precipitati dal diciottesimo piano, colpiti da una pallottola, di striscio ovvio, o ucciso un battaglione di nemici di ogni razza e colore, l’abbraccio a Morfeo per loro è immediato e ristoratore. Insomma, il sonno dei giusti.

A me no, questo non succede mai.

Intanto per poter andare a letto occorrono alcune premesse rituali: devo essermi lavato, aver evacuato con regolarità e svuotato per bene la vescica con energici scrolloni, spazzolato la dentiera naturale e l’impianto fisso del mio dentista, fatto i gargarismi col colluttorio preferibilmente alla menta, deterso e riposto la mia lente a contatto, ne ho una sola ma credetemi non sono discendente di Polifemo, preso una decina di pastiglie (tiro fuori la lingua e chiedo a mia moglie di contarle), detergermi le fosse nasali con una bella soffiata nel mandillo, spalmarmi le orecchie con una crema per la mia otite cronica esterna, controllato che il lenzuolo di sotto non faccia fastidiose piegoline, aperta la finestra perché odio l’afa anche in pieno inverno nei giorni della merla, assicurarsi che la mia testa andrà ad appoggiarsi sul lato del cuscino meno caldo, controllato che il cellulare sia regolarmente acceso, ma con le suonerie di whattsapp disattivate e soprattutto in carica, verificato che la mia C Pap aderisca bene alla mia faccia altrimenti il mio russare sveglierebbe tutti i cittadini del novese, e ovviamente, alla fine, stremato, spento la luce dell’abatjour.

Poi provo a dormire.

Bud Spencer

Dopo pochi minuti devo però rialzarmi perché mi scappa di nuovo da orinare. Vado in bagno al buio prendendo qualche ginocchiata negli spigoli del letto per evitare di calpestare Heidi, che ronfa nella sua cuccia, inghiottendo ogni possibile sacramento. Mingo rabbioso dando poi seguito ad altri scrolloni ai genitali, tanto vista l’età non rischio alcuna attività onanistica e ritorno nel mio giaciglio alla ricerca di un buon sonno. Ma dopo una frazione di secondo mi accorgo di non avere accanto la mia solita bottiglia di acqua gassata. La bottiglia in questione è ovviamente dalla parte opposta della casa, nella dispensa e per raggiungerla sempre al buio, nel tentativo di non svegliare la moglie già beatamente dormiente, becco sovente a forchino fra il quarto e il quinto dito del piede alcuni spigoli dei muri casalinghi, emettendo suoni gutturali ed inarticolati a bocca chiusa. Tornato al talamo, bevo copiosamente dalla bottiglia dove nessuna goccia d’acqua è gassata perché ovviamente ho preso la bottiglia d’acqua naturale.

Provo ad allungarmi, ma un fastidioso prurito mi coglie all’improvviso dove mi hanno impiantato il pacemaker. Riaccendo la luce. Se non ci spalmo sopra il Gentalyn Beta non prenderei sonno neanche a spararmi.  Ma tant’è altri pruriti puntiformi mi colgono all’improvviso, facendomi sobbalzare. Questa neuropatia si fa sentire sempre nei momenti più inopportuni. Provo a grattarmi, il tutto si quieta ma per comparire qualche centimetro più in là. Non c’è rimedio. Guardo Luna e la saluto, ma di questo vi ho raccontato altrove.

Mi alzo. Il computer mi accoglie amorevolmente. Faccio qualche ricerca per Chieketé, scrivo un articolo che il Botta leggerà con suo comodo fra qualche ora e gioco qualche solitario a carte. Guardo l’ora. Sono già le tre. Il bello della pensione è che al sorgere del sole non devi andare da nessuna parte.

Ritento col letto giocando l’ultima carta possibile. Sono un eroe dello sport e vinco una maratona in meno di due ore, batto Federer sei zero sei zero sei zero, faccio un gol dopo aver dribblato tutti gli avversari, massaggiatore e dirigente accompagnatore compreso, tiro un homerun di due chilometri, vinco quindici battaglie da solo anche se ferito e a questo punto, il mio cervello, stanco di queste americanate, stacca la spina. Dormo.

Soldati. Da Sogni di Akiro Kurosawa

Chissà se agli attori a stelle e strisce succede la stessa cosa. Forse no. Magari per dormire quelli si servono dei film di Krzysztof Kieslowski o di Akira Kurosawa o Ingmar Bergman e similia.

Bah… comumque sia, credo che con questo Covid dormiamo tutti molto poco. Non facciamo sogni… però produciamo trailer.

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Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.