Marzianin Ghio: il disperso e la tragedia dei Marsciani
In un precedente articolo pubblicato su Chieketè ho raccontato la scomparsa, durante la ritirata di Russia, di Marzianin Ghio, un ragazzo cresciuto a Gavi, ma il cui nome non è presente nelle liste di leva consultabili, non compare nel monumento ai Caduti e nemmeno negli elenchi dell’UNIRR. Tuttavia un loculo nel cimitero di Gavi, non distante dalla cappella dei Martiri della Benedicta, ci testimonia la sua passata esistenza. Infatti, in quella tomba, oltre ad esservi sepolti Ernesto Ghio e suo padre Marziano, è presente sulla lastra di marmo bianco questa epigrafe: Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece. La mia ricerca ha permesso di far luce sulla sua storia e chi volesse scoprirla può leggerla cliccando su questo link: Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece.
I documenti e le testimonianze su questo gaviese hanno inevitabilmente coinvolto la sua famiglia: una famiglia di ciabattini, detti in paese I Marsciani (da Marziano, il capostipite; per comodità di chi legge ne riporto anche qui l’albero genealogico).

In via Mameli, al tempo della seconda guerra mondiale Via Umberto I, nei pressi della Scuola Materna c’è un laboratorio di calzoleria, aperto verosimilmente fin dagli anni ottanta del XIX secolo da Marziano Ghio, un bosiese trasferitosi a Gavi con il matrimonio. Dopo la Grande Guerra, vi lavorano i suoi due figli: Ernesto e Augusto. Anche nella generazione successiva i due maschi di Ernesto e di sua moglie Teresa, Marzianin e Mario, apprendono il mestiere, ma studiano fino al ginnasio ed hanno altre ambizioni. Marzianin, come abbiamo già visto, terminati gli studi si arruola volontario nei Carabinieri a piedi della Legione Allievi di Roma, per la ferma di 3 anni.

Durante il secondo conflitto mondiale, il 19 febbraio 1942, ottiene una licenza di 5 giorni. Per l’ultima volta saluta la moglie e i genitori. Da quella data, forse tranne qualche cartolina nei primi tempi, la famiglia non saprà più nulla di Marzianin. Parte per la Russia a fine novembre 1942 ed è assegnato nel dicembre 1942 alla 56^ sezione motorizzata regi carabinieri mobilitata. Al 17 gennaio 1943 risulta DISPERSO SUL FRONTE RUSSO. Il verbale di irreperibilità è rilasciato il 18 luglio 1943.
Suo padre Ernesto con la moglie Teresa (detta Gina), insieme al fratello Augusto e alla cognata Maria Luigia (Marietta), continuano a vivere nella stessa casa di fianco all’asilo, in Via Umberto I al n. 28. Al piano superiore abitano Augusto e Maria Luigia con i quali erano rimasti, fino alla morte, i due vecchi, Marziano e Carolina. I due fratelli, Ernesto e Augusto, continuano il lavoro di ciabattini, pensando a Marzianin con infinita inquietudine, timore e tristezza. Con loro un deschetto, due sgabelli e di lato il nuovo banco di finissaggio con le mole e le spazzole.

Ascoltano i discorsi dei clienti, sperando di sentire qualcuno che porti qualche notizia. Mandano le mogli in piazza, dalle corriere, per domandare a qualche forestiero. Ernesto ha parecchi agganci in Comune, conosce tutti in caserma, ma niente, del figlio nessuna notizia. DISPERSO. Non mancano di chiedere notizie a coloro che possono saperne, dalle istituzioni agli altri familiari che vivono la stessa attesa. I due fratelli hanno la tessera, come tutti per poter lavorare, Ernesto ha avuto anche un incarico quale capomanipolo e animatore delle giornate fasciste, ma ciò non aiuta la richiesta di informazioni, nulla è possibile sapere. Uno da una parte, uno dall’altra del deschetto da calzolaio, continuano a risuolare e a molare con i loro pensieri cupi. Marzianin è troppo bravo, troppo a modo, non può succedergli nulla, è bello come un angelo. È dato per disperso il 31 maggio 1944 in località ignota. Le comunicazioni arrivano ad Anna Maria Teresa, la moglie, ora a Pontedera con i propri genitori ma che, in qualche modo, comunica con i suoceri a Gavi.
Sette aprile 1945, si apre un giorno soleggiato, la fine della guerra sembra vicina, è trascorso un anno dall’eccidio della Benedicta, le salme sono ancora lassù. Per Marzianin e gli altri soldati c’è speranza, forse torneranno e allora si farà una bella festa con i fagiani catturati da Augusto, appassionato cacciatore. Alle 9.30 di quella mattina i due ciabattini sono al lavoro come sempre, al primo piano, a sinistra del deschetto Ernesto, a destra Augusto.

La mattinata è ancora lunga, un martello batte i chiodini del 12 sulla suola fissata alla capra (treppiede da calzolaio), un trincetto taglia preciso una sagoma di pelle. Sale dal portone un giovane, dicendo di volersi fare un paio di scarpe. Va bene, Ernesto lo invita a poggiare il piede sullo sgabello e si china per prendere le misure; un colpo di pistola lo centra alla tempia. Un altro colpo subitaneo ferisce di striscio Augusto alla testa. Il giovane scappa, si butta dalla scarpata del Portino (l’antica porta degli Orti, sulle mura che scendono dal Forte, proprio dirimpetto al portone dei Ghio, a poche decine di metri).

Da laggiù solo poco prima era salito, ora si rende invisibile oltre il Lemme, fra campi e vigne. Si rifugia, pare, alla villa Quattro Colonne e non si fa più rivedere. Qualche ragazzotto l’ha notato: aveva occhi sbarrati, cattivi, un “fucile” sotto il braccio… l’hanno visto in parecchi, tutti ragazzi nati intorno al ‘30 – ‘35, il Debe per primo: veniva su dal Portino con gli occhi fuori dalla testa. Qualcuno dice: era a cavallo! Lo videro lo Zumba, il Gianfranco, amico dei Marsciani. La notizia si diffonde velocemente, lo sgomento, lo stupore e i sentimenti contrastanti, diverse ipotesi sull’identità di quel giovane. Accorre gente anche dalla strada di sopra, via Garibaldi, ma i carabinieri non lasciano passare nessuno. Nome di battaglia Andrea, qualcuno afferma con certezza, identificandolo come un partigiano, classe 1924.

Perché, perché tutto questo? Il 7 aprile 1945 ricorre il primo anniversario dell’eccidio della Benedicta, forse una vendetta? Ernesto è ritenuto una spia? Colpevole in quanto tesserato fascista e capomanipolo? Andrea ha voluto dimostrare qualcosa a se stesso e ai compagni di brigata?
Quel partigiano è riportato l’anno dopo in un articoletto di cronaca sulla Gazzetta d’Italia, il 30 agosto 1946. E’ fermato dai carabinieri insieme a due complici (soprannomi Sgnachin e Rege), per tentata estorsione a mano armata ai danni di un industriale di Moncalieri; i tre sono già sospettati di 3 omicidi e 4 tentate estorsioni. Andrea e Sgnachin finiscono in carcere ad Alessandria. Ernesto morto sul colpo, 62 anni, viene sepolto nel cimitero di Gavi. Augusto, ferito alla testa, è portato nell’ospedale di Gavi. La porta del negozio resta sbarrata, Gina e Marietta sgomente avanti e indietro fra il comune, la caserma e l’ospedale. Non possono gioire per la fine della guerra. Cosa diranno a Marzianin quando tornerà?
A guerra ormai finita, la notte del 6 maggio 1945, Augusto è prelevato dalla corsia dell’ospedale, da ignoti; lo portano in direzione di Carrosio, caricato su un carretto, qualcuno parla di botte e che è costretto a sfilare verso i boschi nella zona della centrale elettrica di Carrosio. Lì è ritrovato morto qualche giorno dopo. Quella notte altri gaviesi sono prelevati dalle loro case e trovati poi uccisi. Il 9 maggio 1945 quattro persone si presentano al delegato ufficiale dello stato civile del comune di Carrosio dichiarando che:
sulla strada fra Carrosio e Voltaggio era deceduto Ghio Augusto, calzolaio residente a Gavi, la causa della morte era stata una ferita da arma da fuoco, la morte risaliva al 6 maggio1945, il cadavere era stato seppellito nel cimitero di Gavi.
Perché questa sorta di sequestro? Chi è stato? Probabilmente non lo stesso autore dell’omicidio di Ernesto. E per quale motivo? Per una vendetta personale? Augusto era definito un donnaiolo, amante del buon vino e delle conversazioni che a volte al vino seguono.
Aveva un bel cane, un Jack Russel marrone e nero, dal quale non si separava mai. Gli piaceva andare alla Zamblea e chiacchierare con la gente della cascina. Una brava persona, all’antica. Un giorno si fermò un’auto blindata davanti alla bottega di via Umberto I e ne scese un federale medagliato, saluto romano e poi dentro…forse qualche conoscenza o incarico nel partito?
In realtà Augusto non aveva alcun incarico. Si fa strada un’altra ipotesi, poi smontata, ma che avrebbe potuto accendere gli animi più duri e facinorosi. C’è una sentenza assolutoria nei confronti di due fratelli partigiani, accusati di essere mandante l’uno ed esecutore l’altro, dell’uccisione dell’esattore Negri, anch’egli prelevato la notte del 6 maggio e trovato morto il giorno 10, non distante dal luogo in cui fu trovato Augusto. Andrea ed il suo complice Sgnachin , mentre nell’aprile del 1946 erano in prigione per tentata estorsione e altri reati, riferiscono al Giudice Istruttore che il loro stesso comandante e il di lui fratello avevano l’uno ordinato e l’altro eseguito una delle vendette del 6 maggio (il Negri).

Le indagini dei Carabinieri portano all’arresto di un imprenditore, rilasciato subito dopo l’interrogatorio. Di costui si dice abbia partecipato ad una cena, organizzata per festeggiare le colonne nazifasciste colpevoli del massacro dei ragazzi alla Benedicta. L’imprenditore avrebbe con sé una lista di nomi, gli ipotetici commensali a quella cena, consegnata poi al C.N.L. (Comitato Nazionale di Liberazione). Le indagini, sollecitate ai carabinieri dallo stesso C.L.N., si concludono con un nulla di fatto e con la deduzione che si tratti di una falsa notizia messa in giro da qualche facinoroso non identificabile. I morti di quella notte non trovano conforto nella giustizia… vendette personali ad opera di ignoti, ad esempio, nella narrazione popolare, un fantomatico partigiano russo o l’introvabile Monsù Gino.
Augusto è sepolto in un loculo vicino a quello del fratello e del padre, nella parte alta della stessa parete.
Epilogo
Mario, il fratello di Marzianin che nel frattempo era emigrato, torna dall’Argentina nel 1946. Vuole vendicare la morte del padre e dello zio, scovare Andrea e ammazzarlo. Sarà il Mosca, levante e amico del Marzianin, a dissuadere Mario da questo proposito. Il Mosca, subentrato al Negri in esattoria, era stato prigioniero a Dresda e poi giovane commesso in quell’ufficio di via Garibaldi. Si sa che Mario è nuovamente in Argentina, a Buenos Aires nel 1970: in quella data il consolato generale d’Italia in Buenos Aires gli chiede copia del foglio matricolare, a fini pensionistici
Anna Maria, la moglie di Marzianin riceve una lettera dal Ministero della Difesa: suo marito è dichiarato disperso in Russia. Seguono le rituali pratiche per il riconoscimento degli arretrati e della pensione. Torna a Gavi almeno un paio di volte, a trovare la suocera e a piangere insieme i lutti della famiglia. Con sentenza del Tribunale civile e penale di Lucca, in data 19 maggio 1964, è dichiarata la morte presunta di Marziano Ghio e stabilita data e luogo della morte, come avvenuta il 17 gennaio 1943, in località imprecisata del fronte russo (Sentenza trascritta nei registri di morte del comune di Viareggio). Anna Maria nel 1994 vive ancora a Pontedera. In quell’anno riceve il foglio matricolare di Marziano, dopo varie peripezie fra uffici e distretti militari, prodotto e trasmesso al comando legione carabinieri di Toscana per servizi amministrativi.

Le due cognate Teresa e Maria Luigia devono lasciare la grande casa e trasferirsi in poche stanze più piccole, che si affacciano sul Vico Confraternite 1. Teresa muore improvvisamente il 14 aprile 1959 ed è la cognata Ida Maria Ernesta, una delle sorelle di Ernesto, ad espletare le varie pratiche burocratiche. La moglie di Augusto, Maria Luigia, muore il 18 settembre 1967 a Gavi, nell’ospedale di via Garibaldi. È Onoria ad espletare le pratiche, la ragazza che andava a farle compagnia dopo che era rimasta sola, ora direttrice di posta e madre di due bambini ai quali Maria Luigia preparava il pranzo.

Nel marzo 1958 è desecretata la relazione del colonnello de Porcellinis sulle azioni e la fine della 56^ sezione motociclisti Carabinieri in Russia, da lui comandata. La sezione era addetta alla Divisione di fanteria autotrasportata Torino, incorporata nel 35o Corpo d’Armata (C.S.I.R.). Ne riporto un breve estratto.
Dopo essersi schierata sulla frontiera alpina-occidentale, si ricostituì a Livorno con 68 uomini. Era destinata al fronte russo. Unitamente alla 66^ sezione motorizzata, (anche questa di pari numero di uomini), raggiunse la zona di radunata in Romania, da dove fu iniziata la marcia di avvicinamento attraverso l’Ucraina. La marcia si trasformò in breve in inseguimento, in quanto i russi battevano in ritirata, limitandosi ad ostacolare il più possibile, con campi minati, l’avanzata delle truppe italiane. Nell’inseguimento del nemico i collegamenti fra il Comando di Corpo d’Armata e la divisione Torino furono mantenuti dai carabinieri motociclisti. A settembre il Corpo d’Armata si assestò sulla riva destra del Dniepr, i russi sulla riva opposta furono snidati e fatti prigionieri. La Divisione mosse verso Rikowo, 500 km più avanti. Nei primi dicembre del ‘41 sopraggiunsero il freddo e la neve alta. La Divisione perse circa 1200 uomini. I carabinieri erano esposti a gravi pericoli dovendo perlustrare il campo di battaglia cosparso di oggetti esplosivi.
A Rikowo le truppe dovettero svernare. Il freddo raggiunse punte di 40o sotto zero, rendendo gravosi i servizi di polizia militare che si prodigavano anche per trasportare i soldati feriti. I turni furono ridotti a una durata di mezzora a causa della rigidezza del clima. I carabinieri della 56^ vigilavano sulla linea del fronte. A giugno 1942, all’inizio della ripresa delle operazioni di attacco, la Divisione Torino passò alle dipendenze del 29o Corpo d’Armata tedesco. A luglio 1942 cadde un carabiniere e due furono feriti in un‘imboscata. Durante un bombardamento aereo rimase ucciso un appuntato e ferito un carabiniere, entrambi della 56^. Un nucleo di questa era addetto alla sorveglianza di un campo di prigionieri russi. Agli inizi di dicembre il de Porcellinis cedette il comando al tenente Mantineo, che proseguirà la relazione.
Il 16 dicembre 1942 i russi sfondarono il fronte e i reparti italiani cominciarono a ripiegare su Modowa. Poi su Karassiev. La colonna motorizzata della Divisione era affiancata da due reggimenti di fanteria. In testa vi era la 56^ sezione, subito raggiunta dalla 66^: da quel momento marciarono unite dividendo l’epica sorte. Raggiunsero Mikajlow, dove tutto il materiale inutile e il carteggio venne bruciato. Furono conservate solo le munizioni di scorta e i pochi viveri rimasti. La marcia riprese con l’obiettivo di raggiungere Popowka, ma nei pressi di Arbusow fu bersagliata da scariche di armi automatiche e colpi di mortaio. I carabinieri della 56^ parteciparono ad un’azione rischiosa per mettere a tacere il nemico. Ripresa la marcia gli automezzi si resero inservibili per mancanza di benzina. La marcia proseguì a piedi. Il 22 si trovarono accerchiati da una Divisione russa. Fu deciso un assalto, nel corso del quale molti militari e lo stesso comandante Mantineo caddero in mano nemica. La marcia continuò fino al 24 dicembre e la notte di Natale venne raggiunta la ferrovia di Scheptukowa. I reparti proseguirono verso nord, combattendo disperatamente contro le truppe terrestri, aeree, i partigiani e il freddo intensissimo. Molti morirono assiderati. I carabinieri non mangiavano da giorni, solo a Cerkowo poterono rifocillarsi. I carabinieri superstiti erano 13 della 56^ e 12 della 66^. Venne costituita un’unica formazione che disimpegnò i servizi di polizia e di pattuglia. La marcia riprese verso le linee italiane, la temperatura era scesa ancora a meno 40.. La formazione giunse a Starablosk dove, ormai rientrata nelle linee italiane, fu disciolta. Era il 17 gennaio 1943. In questo modo terminarono le vicende dei superstiti della 56^ sezione.
Nei fatti d’arme sopra descritti, la 56^ lamentò gravissime perdite, fra deceduti e dispersi.
Il brigadiere Ghio Mario, Marziano, Bartolomeo, Marzianin, è fra questi.

Fonti orali
Arecco Onoria
Compareti Mario
Dameri Rosi
Montecucco Guido
Pestarino Ezio
Traverso Mario
Zerbo Lorenzo
Fonti scritte
Stato civile Comune Beinasco
Stato civile Comune Carrosio
Stato civile Comune Gavi
Stato civile Comune Piossasco
Stato civile Comune Orbassano
Biblioteca – Emeroteca Novi Ligure
Archivio Comune Bosio
Archivio Parrocchia Carrosio
Archivio Parrocchia Gavi
Archivio Istituto Comprensivo Gavi
Archivio di stato di Alessandria
Archivio di stato di Genova
Isral
Istoreto
Il Bollettino della Guardia, numeri del 1929 e del 1933
Documentazione storica della 56a sezione motorizzata carabinieri mobilitata, Cesvam, 2023
1941- ‘43 La campagna di Russia, Rivista UNIRR, n.144, maggio 2023
Ricerche web:
Onorcaduti, UNIRR, Fronte del Don, Albo caduti e dispersi R.S.I., Giornali del Piemonte, Centro Studi Cesvam, CISEI, Altreitalie …
Un grazie di cuore a Rosi.
