CadutiOltregiogo- Val Lemmeseconda guerra mondiale

Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece

Un loculo nel cimitero di Gavi, non distante dalla cappella dei Martiri della Benedicta. Vi è sepolto Ernesto Ghio e con lui il papà Marziano. Una lastra in marmo bianco, due motivi floreali agli angoli superiori incornicianti una croce, in basso il portalume vuoto e il portafiori di ottone cesellato, con una delicata orchidea sbiadita. Niente foto. Al centro l’epigrafe che mi stupisce e mi emoziona.

Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece

Il fratello di mio padre, Primo Bruno Montecucco, è caduto in Russia. Ho fatto diverse ricerche sulla tragedia dei morti e dispersi in Russia. Chi è Marzianin Ghio? Non ho mai incontrato questo nome. Non è nelle liste di leva consultate, non nel monumento ai Caduti, non negli elenchi dell’UNIRR. Forse proviene da Bosio. dove sono frequenti il cognome Ghio e il nome Marziano, forse è di una leva anteriore a quelle esaminate.

Chiedo, chiedo ancora… Si fa strada un’ipotesi. Viveva a Gavi una famiglia di ciabattini, detti I Marsciani (da Marziano). Chiedo in Comune il certificato di morte di Ernesto mentre nell’archivio parrocchiale di Gavi scopro diversi interessanti atti, fra i registri delle nascite, delle morti, dei battesimi… Trascorro mattinate all’archivio di Stato di Alessandria, tra i fogli matricolari. Marzianin non c’è ancora. Forse è un altro Ghio, non è figlio di Ernesto, magari figlio di un parente o amico, o un garzone…

La mia amica Rosi è convinta sia un figlio: una frase così, mi dice, teneramente affettuosa, quel nomignolo … solo per un figlio si può scrivere.

Vado avanti. Finalmente Marzianin compare: il suo nome è scritto ad inchiostro, in parte sbiadito, chiuso nel libro delle anime, il vecchio registro dove i parroci annotano i componenti delle famiglie, in occasione delle benedizioni pasquali, fin dal XVII secolo.

Quando si raggiunge un traguardo dopo una lunga fatica, paghi, anche più di quello che si immagina: tutto sembra finito, l’adrenalina esaurita, vorresti fermarti. Non sai se il proseguire ti porterà la stessa contentezza che hai provato fra quelle pagine, così polverose, ingiallite, eppur vive e parlanti, ti sembra, scavando ancora, di violare un’intimità, un segreto, sfiorare qualcosa che non ti appartiene. Sempre Rosi mi sprona e consiglia: vai avanti, tante sono ancora le domande da chiarire, gliel’hai promesso ormai. Quella di Marzianin non sembra una storia semplice.

Albero genealogico dei “Marsciani”

A Bosio il 3 febbraio 1849 nasce Marziano Ghio (il nonno di Marzianin), figlio di Giovan Battista (il bisnonno); costui fa il calzolaio, ed è sposato con Luigia Rabbia, di Benedetto e di Rosa Montecucco. Marziano Ghio apprende il mestiere dal padre, si sposa a Gavi nella chiesa di San Giacomo il 3 febbraio 1880 con Carolina Corotti, nata nel 1854 da Francesco e da Marianna Stangalina1.

Uno spostamento dunque, da Bosio a Gavi, per nuzialità. A Gavi Marziano come calzolaio apre una bottega in via Umberto I, la Via Maestra, attualmente Via Goffredo Mameli. Marziano e Carolina mettono al mondo sei figli: Giulia, nata il 9 aprile 18812, Giovan Battista Francesco Ernesto, che vede la luce il 16 luglio 1882, Rosa Alfonsina del 1884, Maria Ernesta Ida, 30 luglio 1887, Giovan Battista Augusto Oreste e Mario Edoardo, nati rispettivamente il 26 dicembre 1889 e il 23 ottobre 1893.

La casa dei Ghio

Giovan Battista Ernesto, il secondogenito, impara dal padre il mestiere del calzolaio, è sempre in bottega, già in età scolare. I voti migliori a scuola li hanno Ida ed Edoardo, l’ultimo figlio, ma Ernesto è un ragazzo sveglio, a modo, apprende in fretta e il padre si fida di lui: lo manda in giro per il Piemonte a cercare il necessario per il lavoro, in provincia di Torino in particolare, dove le concerie e le pelletterie sono numerose e rinomate. Durante quei viaggi conosce la futura moglie, Teresa.

Nel frattempo si presenta alla leva al distretto di competenza, quello di Voghera, frequenta il tiro a segno ed è congedato caporalmaggiore di artiglieria nel 1904, al termine della ferma di due anni. Trova un impiego nei pressi di Torino, per essere più vicino alla fidanzata, Teresa Saluto, di Bartolomeo e di Ferrero Domenica, nata a Piossasco, in provincia di Torino, il 30 giugno 1882. Ernesto e Teresa si sposano a Beinasco, il 5 luglio 1911 e vanno ad abitare ad Orbassano: in questa città nasce Ghio Mario, Marziano, Bartolomeo, (Marzianin) il 3 gennaio 1912. È battezzato nella parrocchia di San Giovanni Battista.

Orbassano: chiesa di San Giovanni Battista (da Wikipedia)

Marziano ha pochi mesi quando Ernesto e Teresa decidono di partire per Buenos Aires. Hanno un passaporto per l’estero della durata di tre anni, prorogabile. Partono nel 1912, verosimilmente a maggio; il nullaosta per Buenos Aires è rilasciato il 19 aprile ad Orbassano. Perché scelgono di emigrare in Argentina con un bimbo così piccolo? Già cominciano ad essere sconsigliate le migrazioni in Sud America, in quanto più difficile trovare lavoro. Cosa fanno a Buenos Aires? Hanno conoscenti o parenti? Ernesto lavora in qualche bottega di ciabattino? Comunque sia, nel 1913, il primo gennaio, a Buenos Aires nasce Mario, il secondo figlio dei due giovani emigrati, battezzato nella chiesa di San Carlo3.

Basilica di Maria Ausiliatrice e di San Carlo – Buenos Aires

Nel frattempo il 20 agosto 1911 muore a Gavi, a 18 anni, il fratello più giovane di Ernesto, Mario Edoardo. Ecco forse l’origine dei nomi dei due fratelli. Marziano come il nonno, Mario come uno zio che non conosceranno mai.

1911, 20 agosto, muore Ghio Mario (Edoardo) figlio di Ghio Marziano e di Corotti Carolina, di anni 18, alle ore 7. Morte improvvisa. Sepolto il 21 agosto nel cimitero di Gavi. Parroco don Rabbia


Ernesto e Teresa si fermano in Argentina per circa 4 anni. La crisi economica argentina limita le condizioni di vita e di lavoro di tanti immigrati ma per gli umili spesso non c’è limite al peggio. Nel 1916 la guerra in Europa è ormai iniziata da due anni. Ernesto, richiamato alle armi per mobilitazione, deve rimpatriare con tutta la famiglia e far annullare la dichiarazione di diserzione. I rimpatri dall’estero sono gratuiti per il richiamato ma non per la famiglia. La situazione è drammatica per la quasi totalità dei rimpatriati. Problemi, disagi, drammi che quei ritorni comportano, anche episodi di intolleranza. Il rientro non è facile, le navi disponibili ridotte, i pericoli enormi.

Fregio 1° reggimento
Artiglieria da Fortezza

Il 1 agosto 1916 Ernesto è assegnato al 1o reggimento Artiglieria da Fortezza come sergente nella 743a batteria d’assedio; nel 1918 è al fronte, nella zona d’armistizio. Ottiene il congedo illimitato dal 16 agosto 1919.

La moglie di Ernesto con due figli, i nonni e le zie rimane ad aspettare la fine della guerra a Gavi, nella grande casa di via Umberto I n. 28, proprio nell’angolo attiguo all’asilo infantile, dove suo suocero Marziano il calzolaio ha la sua bottega. Gavi effettivamente è per Teresa una soluzione più tranquilla, rispetto al rifugiarsi in una grande città come Torino, dove abitano i suoi genitori. Il 10 agosto 1917 mette al mondo la sua ultimogenita: Lorenzina4. A fine guerra, in via Umberto I, Ernesto e Teresa vivono pertanto con tre figli, gli anziani genitori di Ernesto e il fratello di questi, Augusto.

Piazza Regina Margherita

I due maschietti, Marzianin e Mario, frequentano la scuola elementare di Gavi, in piazza Regina Margherita, ora Piazza Dante; Marzianin ha come insegnante la Maestra Gandini, suo fratello Mario il Maestro Domenico Savelli. I vecchi gaviesi ricordano quest’ultimo come molto moderno nei metodi: suona il flauto e spesso conduce le lezioni all’aperto. I voti per Mario, specie nei primi anni, sono modesti, ma poi piano piano migliorano, fino alla sesta elementare.

Tomba di Domenico Savelli, insegnante

Nel 1923 purtroppo per Teresa ed Ernesto Lorenzina muore, a soli 5 anni. L’Italia intanto, fa il suo ingresso nel ventennio fascista. Nel 1929 Ernesto è nominato sottotenente (capomanipolo) della M.V.S.N. (Milizia Volontaria per Sicurezza Nazionale). Un breve articolo sul Bollettino della Guardia, nel marzo 1929, ne dà notizia, in occasione degli anniversari della liberazione dalla peste, le onoranze al Maresciallo Cadorna e il ringraziamento per la pace tra Chiesa e Stato:

a questi anniversari parteciparono baldi giovani ordinati e compatti guidati dai loro capisquadra e istruttori, fra cui il tenente gaviese Ernesto Ghio.

Nel 1933 muore nonno Marziano. Ormai molto anziano e malato si erano prese cura di lui la moglie Carolina, la figlia Ida, le nuore Teresa (soprannominata Gina in famiglia) e Maria Luigia, detta Marietta. Era stato in vita un bravo calzolaio, anzi, un impresario. Nel bollettino della Guardia troviamo il seguente necrologio:

Aveva 84 anni e da parecchio tempo era sofferente. Abile lavoratore, finché poté esercitò l’arte sua di calzolaio. Noi ricordiamo ancora quando unitamente al fratello Masin avea assunto l’impresa della calzoleria nel reclusorio della Fortezza e davano lavoro ai poveri detenuti e tiravan su nuovi apprendisti e li mettevano sulla via della riabilitazione. Retto di cuore addimostrò la sua fede anche durante la malattia e nei suoi dolori trovò il conforto in Dio che è Resurrezione e Vita. Ai congiunti sentite condoglianze.


La moglie, nonna Carolina, lo segue quattro anni più tardi, morendo nel 1937.

Anche il fratello di Ernesto, Augusto, classe 1889, è soldato di leva e poi militare nella Grande Guerra, ma con un percorso lievemente diverso. È il più alto di tutti i maschi della famiglia, un bell’uomo dagli occhi chiari e con i capelli castani e lisci; di mestiere è calzolaio, come il padre ed Ernesto. A soldato ci va con la leva del 1890, essendo stato rimandato alla prima visita. Chiamato alle armi nel maggio 1916, nel 1o reggimento artiglieria da Fortezza, a Genova, dal 1917 è inquadrato nell’8° reggimento artiglieria da Campagna e impegnato sul fronte alpino, nella zona del Monte Grappa, dopo la ritirata di Caporetto. Ottiene il congedo illimitato ad agosto 1919. Gli è concessa la croce di guerra.

Augusto sposa Bassano Maria Luigia nel 1925; la ragazza, nata a Gavi il 13 giugno 1891, è qui domiciliata, al Molino di Mezzo (Il mulino altrimenti detto della Tugne si trovava nei pressi dell’attuale campo sportivo, dove, nel dopoguerra, era attiva una segheria)); lavora, è un’operaia ed è figlia di Gerolamo, ma orfana di madre perché Angela Benasso, fu Luigi, è mancata da tempo. Testimoni di nozze sono Gerolamo Bassano e Marziano Ghio. Augusto e Maria Luigia non avranno figli.

Banco di finissaggio da calzolaio con le mole e le spazzole

Nella casa di Via Umberto I c’è il laboratorio di calzolaio, del vecchio Marziano. Di ritorno dalla Grande Guerra, vi lavorano Ernesto con il fratello Augusto: un deschetto, due sgabelli, uno da una parte, uno dall’altra. Di lato il nuovo banco di finissaggio con le mole e le spazzole. I due maschi di Ernesto e Teresa apprendono il mestiere, ma studiano fino al ginnasio, hanno altre ambizioni. Marzianin crescendo diventa un bel ragazzo dai lineamenti fini, alto, capelli biondi e ondulati, occhi chiari; frequenta le scuole con buon profitto. Dopo gli studi si arruola volontario nei Carabinieri a piedi della Legione Allievi di Roma, per la ferma di 3 anni.

Che gioia e che orgoglio per la famiglia quando Marzianin torna in licenza, anche solo per pochi giorni. La mamma Teresa ha le lacrime agli occhi, proprio bello e bravo, un figlio impegnato, sempre lontano, in mezzo ai pericoli, ma che onore, vuole diventare addirittura brigadiere. Forse Augusto, che è più chiacchierone, ne parla a volte con conoscenti e parenti del nipote carabiniere, ma il resto della famiglia è abbastanza schivo e tiene per sé, nel proprio animo, la soddisfazione e le pene per quel ragazzo incantevole e risoluto.

Storica caserma dei Reali Carabinieri a Livorno, in via Marradi (distrutta nel ’43)

Nel 1930 lo troviamo nell’arma dei Reali Carabinieri a Pontedera, dove conosce la futura moglie, Anna Maria Tarabotti. Nell’ottobre 1935 a Firenze frequenta il corso di lingua tedesca ed è promosso al grado di vicebrigadiere, assegnato prima a Livorno, poi a Forno e quindi a Marina di Massa. La ferma triennale prosegue fino al 1939, anno in cui diventa brigadiere. Marzianin e Anna Maria si sposano il 31 marzo 1940. Anna Maria in qualche occasione sale dalla Toscana a Gavi per trovare i suoceri, benvoluta insieme all’adorato figlio. È una donna minuta, molto graziosa, gentile e affabile. Alcune note caratteristiche di Marzianin si possono leggere nei rapporti informativi della legione territoriale dei Reali Carabinieri di Livorno:

Ha una volontà tenace, disciplinato, autorevole, buon istruttore, ben voluto, sa sollevare compagni e sottoposti nei momenti di maggiore difficoltà. Riflessivo, buone qualità intellettuali, militari e professionali, affidabile, perseverante, franco, sensibile. Sa tradurre dal tedesco con l’uso del vocabolario, sa dattiloscrivere e si esprime in un buon italiano. Si distingue come abile ciclista e ottimo marciatore.

Nel 1941 è alla stazione di Torre del Lago, l’anno successivo a Massarosa, assegnato alla 56^ sezione mobilitata. Ogni rapporto comunicativo, anno per anno, è controfirmato per presa conoscenza da Marziano, tranne l’ultimo, del 10 novembre 1942, quando la 56^ sezione è in partenza per il fronte russo.

Suo fratello Mario si arruola volontario nel corpo truppe coloniali in Africa (ancor minorenne ottiene il consenso del padre) e a fine guerra torna in Argentina, sua terra di nascita. Mario somiglia poco al fratello; anch’egli è alto e pallido con occhi chiari, ma ha il viso butterato, i capelli scuri e i lineamenti pronunciati, un carattere forte, un po’ scontroso. Arrivato alla 6a elementare, successivamente diventa un abile meccanico motorista. Volontario parte per la Tripolitania, imbarcandosi da Siracusa per la Libia nel luglio 1931, assegnato al reggimento Cacciatori d’Africa. E’ richiamato alle armi nel 1935 all’aeroporto di Cameri. Iscritto nel ruolo delle forze in congedo del D.M. di Tortona, negli anni della seconda guerra mondiale è alla FIAT- filiale Torino, assegnato al parco automobilistico speciale. All’atto del congedo abita a Torino in via Castelnuovo delle Lanze. Di Mario alcune sue notizie si ottengono da una dichiarazione del Consolato Militare d’Italia a Buenos Aires del 14 ottobre 1976:

Trasferito nei contingenti dell’Aeronautica, assegnato alla base aerea di Mallach. Sbarca a Siracusa nel 1933. Richiamato alle armi nell’ottobre del 1935, a novembre è trasferito all’aeroporto di Cameri. Collocato in congedo a gennaio 1937. Richiamato dal settembre 1939 al maggio 1942, rinviato in licenza illimitata a motivo di avere due congiunti alle armi. Dal maggio 1942 all’aprile 1943 mobilitato quale militarizzato nei gruppi mobili FIAT per il mantenimento Automezzi delle truppe operanti in Africa Settentrionale. Rimpatriato e militarizzato presso il servizio tecnico FIAT a Torino in corso Dante nel 1943. Dal novembre 1943 fino all’aprile 1945 assegnato dalle truppe tedesche di occupazione all’organizzazione Tod-Sper. Gli fu assegnata medaglia a ricordo del servizio prestato in Libia.

Marzianin nel frattempo ottiene alcune brevi licenze. La più importante, il 30 marzo 1940, di 15 giorni, per nuzialità. La seconda, del 19 febbraio 1942, di 5 giorni, la trascorre a Gavi e a Pontedera. Per l’ultima volta saluta la moglie e i genitori. Da quella data, forse tranne qualche cartolina nei primi tempi, la famiglia non saprà più nulla di Marzianin. Parte per la Russia a fine novembre 1942 ed è assegnato nel dicembre 1942 alla 56^ sezione motorizzata regi carabinieri mobilitata. Al 17 gennaio 1943 risulta DISPERSO SUL FRONTE RUSSO. Il verbale di irreperibilità è rilasciato il 18 luglio 1943.

Ernesto e Teresa (detta Gina), insieme ad Augusto e a Maria Luigia (Marietta), continuano a vivere nella stessa casa di fianco all’asilo, in Via Umberto I al n. 28. Al piano superiore abitano Augusto e Maria Luigia con i quali erano rimasti, fino alla morte, i due vecchi, Marziano e Carolina. I due fratelli, Ernesto e Augusto, continuano il lavoro di ciabattini, pensando a Marzianin con infinita inquietudine, timore e tristezza.

La capra, attrezzo da calzolaio

Ascoltano i discorsi dei clienti, sperando di sentire qualcuno che porti qualche notizia. Mandano le mogli in piazza, dalle corriere, per domandare a qualche forestiero. Ernesto ha parecchi agganci in Comune, conosce tutti in caserma, ma niente, del figlio nessuna notizia. DISPERSO. Non mancano di chiedere notizie a coloro che possono saperne, dalle istituzioni agli altri familiari che vivono la stessa attesa. I due fratelli hanno la tessera, come tutti per poter lavorare, Ernesto ha avuto anche un incarico quale capomanipolo e animatore delle giornate fasciste, ma ciò non aiuta la richiesta di informazioni, nulla è possibile sapere. Uno da una parte, uno dall’altra del deschetto da calzolaio, continuano a risuolare e a molare con i loro pensieri cupi. Marzianin è troppo bravo, troppo a modo, non può succedergli nulla, è bello come un angelo. È dato per disperso il 31 maggio 1944 in località ignota. Le comunicazioni arrivano ad Anna Maria Teresa, la moglie, ora a Pontedera con i propri genitori; in qualche modo comunica con i suoceri a Gavi.

Sette aprile 1945, si apre un giorno soleggiato, la fine della guerra sembra vicina, è trascorso un anno dall’eccidio della Benedicta, le salme sono ancora lassù. Per Marzianin e gli altri soldati c’è speranza, forse torneranno e allora si farà una bella festa con i fagiani catturati da Augusto, appassionato cacciatore. Alle 9.30 di quella mattina i due ciabattini sono al lavoro come sempre, al primo piano, a sinistra del deschetto Ernesto, a destra Augusto.

Martello da calzolaio

La mattinata è ancora lunga, un martello batte i chiodini del 12 sulla suola fissata alla capra (treppiede da calzolaio), un trincetto taglia preciso una sagoma di pelle. Sale dal portone un giovane, dicendo di volersi fare un paio di scarpe. Va bene, Ernesto lo invita a poggiare il piede sullo sgabello e si china per prendere le misure; un colpo di pistola lo centra alla tempia. Un altro colpo subitaneo ferisce di striscio Augusto alla testa. Il giovane scappa, si butta dalla scarpata del Portino (l’antica porta degli Orti, sulle mura che scendono dal Forte, proprio dirimpetto al portone dei Ghio, a poche decine di metri).

Portino: antica porta degli Orti

Da laggiù solo poco prima era salito, ora si rende invisibile oltre il Lemme, fra campi e vigne. Si rifugia, pare, alla villa Quattro Colonne e non si fa più rivedere. Qualche ragazzotto l’ha notato: aveva occhi sbarrati, cattivi, un “fucile” sotto il braccio… l’hanno visto  in parecchi, tutti ragazzi nati intorno al ‘30 – ‘35, il Debe per primo: veniva su dal Portino con gli occhi fuori dalla testa. Qualcuno dice: era a cavallo! Lo videro lo Zumba, il Gianfranco, amico dei Marsciani. La notizia si diffonde velocemente, lo sgomento, lo stupore e i sentimenti contrastanti, diverse ipotesi sull’identità di quel giovane. Accorre gente anche dalla strada di sopra, via Garibaldi, ma i carabinieri non lasciano passare nessuno. Nome di battaglia Andrea, qualcuno afferma con certezza, identificandolo come un partigiano, classe 1924.

Gavi: cappella dedicata ai Martiri della Benedicta

Perché? Il 7 aprile 1945 ricorre il primo anniversario dell’eccidio della Benedicta, forse una vendetta? Ernesto è ritenuto una spia? Colpevole in quanto tesserato fascista e capomanipolo? Andrea ha voluto dimostrare qualcosa a se stesso e ai compagni di brigata? Quel partigiano è riportato l’anno dopo in un articoletto di cronaca sulla Gazzetta d’Italia, il 30 agosto 1946. E’ fermato dai carabinieri insieme a due complici (soprannomi Sgnachin e Rege), per tentata estorsione a mano armata ai danni di un industriale di Moncalieri; i tre sono già sospettati di 3 omicidi e 4 tentate estorsioni. Andrea e Sgnachin finiscono in carcere ad Alessandria. Ernesto morto sul colpo, 62 anni, viene sepolto nel cimitero di Gavi. Augusto, ferito alla testa, è portato nell’ospedale di Gavi. La porta del negozio resta sbarrata, Gina e Marietta sgomente avanti e indietro fra il comune, la caserma e l’ospedale. Non possono gioire per la fine della guerra. Cosa diranno a Marzianin quando tornerà?

A guerra ormai finita, la notte del 6 maggio 1945 Augusto è prelevato dalla corsia dell’ospedale, da ignoti; lo portano in direzione di Carrosio, caricato su un carretto, qualcuno parla di botte e che è costretto a sfilare verso i boschi nella zona della centrale elettrica di Carrosio. Lì è ritrovato morto qualche giorno dopo. Quella notte altri gaviesi sono prelevati dalle loro case e trovati poi uccisi. Il 9 maggio 1945 quattro persone si presentano al delegato ufficiale dello stato civile del comune di Carrosio dichiarando che:

sulla strada fra Carrosio e Voltaggio era deceduto Ghio Augusto, calzolaio residente a Gavi, la causa della morte era stata una ferita da arma da fuoco, la morte risaliva al 6 maggio1945, il cadavere era stato seppellito nel cimitero di Gavi.

Perché? Probabilmente non lo stesso autore dell’omicidio di Ernesto. Vendette personali? Augusto era definito un donnaiolo, amante del buon vino e delle conversazioni che a volte al vino seguono.

Aveva un bel cane, un Jack Russel marrone e nero, dal quale non si separava mai. Gli piaceva andare alla Zamblea e chiacchierare con la gente della cascina. Una brava persona, all’antica. Un giorno si fermò un’auto blindata davanti alla bottega di via Umberto I e ne scese un federale medagliato, saluto romano e poi dentro…forse qualche conoscenza o incarico nel partito?

In realtà Augusto non aveva alcun incarico. Si fa strada un’altra ipotesi, poi smontata, ma che avrebbe potuto accendere gli animi più duri e facinorosi. C’è una sentenza assolutoria nei confronti di due fratelli partigiani, accusati di essere mandante l’uno ed esecutore l’altro, dell’uccisione dell’esattore Negri, anch’egli prelevato la notte del 6 maggio e trovato morto il giorno 10, non distante dal luogo in cui fu trovato Augusto. Andrea ed il suo complice, mentre nell’aprile del 1946 erano in prigione per tentata estorsione e altri reati, riferiscono al Giudice Istruttore che il loro stesso comandante e il di lui fratello avevano l’uno ordinato e l’altro eseguito una delle vendette del 6 maggio (il Negri).

Le indagini dei Carabinieri portano all’arresto di un imprenditore, rilasciato subito dopo l’interrogatorio. Di costui si dice abbia partecipato ad una cena, organizzata per festeggiare le colonne nazifasciste colpevoli del massacro dei ragazzi alla Benedicta. L’imprenditore avrebbe con sé una lista di nomi, gli ipotetici commensali a quella cena, consegnata poi al C.N.L. (Comitato Nazionale di Liberazione). Le indagini, sollecitate ai carabinieri dallo stesso C.L.N., si concludono con un nulla di fatto e con la deduzione che si tratti di una falsa notizia messa in giro da qualche facinoroso non identificabile. I morti di quella notte non trovano conforto nella giustizia… vendette personali ad opera di ignoti, ad esempio un fantomatico partigiano russo o l’introvabile Monsù Gino.

Augusto è sepolto in un loculo vicino a quello del fratello e del padre, nella parte alta della stessa parete.

Epilogo

Mario torna dall’Argentina nel 1946. Vuole vendicare la morte del padre e dello zio, scovare Andrea e ammazzarlo. Sarà il Mosca, levante e amico del Marzianin, a dissuadere Mario da questo proposito. Il Mosca, subentrato al Negri in esattoria, era stato prigioniero a Dresda e poi giovane commesso in quell’ufficio di via Garibaldi. Mario è a Buenos Aires nel 1970: in quella data il consolato generale d’Italia in Buenos Aires gli chiede copia del foglio matricolare, a fini pensionistici

Anna Maria riceve una lettera dal Ministero della Difesa: Marzianin è dichiarato disperso in Russia. Seguono le rituali pratiche per il riconoscimento degli arretrati e della pensione. Torna a Gavi almeno un paio di volte, a trovare la suocera e a piangere insieme i lutti della famiglia. Con sentenza del Tribunale civile e penale di Lucca, in data 19 maggio 1964, è dichiarata la morte presunta di Marziano Ghio e stabilita data e luogo della morte, come avvenuta il 17 gennaio 1943, in località imprecisata del fronte russo (Sentenza trascritta nei registri di morte del comune di Viareggio). Anna Maria nel 1994 vive ancora a Pontedera. In quell’anno riceve il foglio matricolare di Marziano, dopo varie peripezie fra uffici e distretti militari, prodotto e trasmesso al comando legione carabinieri di Toscana per servizi amministrativi.

Banchetto da calzolaio con sgabello

Le due cognate Teresa e Maria Luigia devono lasciare la grande casa e trasferirsi in poche stanze più piccole, che si affacciano sul Vico Confraternite 1. Teresa muore improvvisamente il 14 aprile 1959 ed è la cognata Ida Maria Ernesta, una delle sorelle di Ernesto, ad espletare le varie pratiche burocratiche. La moglie di Augusto, Maria Luigia del Mulino di Mezzo, muore il 18 settembre 1967 a Gavi, nell’ospedale di via Garibaldi. È Onoria ad espletare le pratiche, la ragazza che andava a farle compagnia dopo che era rimasta sola, ora direttrice di posta e madre di due bambini ai quali Maria Luigia preparava il pranzo.

66a sezione dei Reali Carabinieri in Russia. Insieme alla 56a erano collegate alla Divisione Fanteria Torino

Nel marzo 1958 è desecretata la relazione del colonnello de Porcellinis sulle azioni e la fine della 56^ sezione motociclisti Carabinieri in Russia, da lui comandata. La sezione era addetta alla Divisione di fanteria autotrasportata Torino, incorporata nel 35o Corpo d’Armata (C.S.I.R.). Ne riporto un breve estratto.

Dopo essersi schierata sulla frontiera alpina-occidentale, si ricostituì a Livorno con 68 uomini. Era destinata al fronte russo. Unitamente alla 66^ sezione motorizzata, (anche questa di pari numero di uomini), raggiunse la zona di radunata in Romania, da dove fu iniziata la marcia di avvicinamento attraverso l’Ucraina. La marcia si trasformò in breve in inseguimento, in quanto i russi battevano in ritirata, limitandosi ad ostacolare il più possibile, con campi minati, l’avanzata delle truppe italiane. Nell’inseguimento del nemico i collegamenti fra il Comando di Corpo d’Armata e la divisione Torino furono mantenuti dai carabinieri motociclisti. A settembre il Corpo d’Armata si assestò sulla riva destra del Dniepr, i russi sulla riva opposta furono snidati e fatti prigionieri. La Divisione mosse verso Rikowo, 500 km più avanti. Nei primi dicembre del ‘41 sopraggiunsero il freddo e la neve alta. La Divisione perse circa 1200 uomini. I carabinieri erano esposti a gravi pericoli dovendo perlustrare il campo di battaglia cosparso di oggetti esplosivi.

A Rikowo le truppe dovettero svernare. Il freddo raggiunse punte di 40o sotto zero, rendendo gravosi i servizi di polizia militare che si prodigavano anche per trasportare i soldati feriti. I turni furono ridotti a una durata di mezzora a causa della rigidezza del clima. I carabinieri della 56^ vigilavano sulla linea del fronte. A giugno 1942, all’inizio della ripresa delle operazioni di attacco, la Divisione Torino passò alle dipendenze del 29o Corpo d’Armata tedesco. A luglio 1942 cadde un carabiniere e due furono feriti in un‘imboscata. Durante un bombardamento aereo rimase ucciso un appuntato e ferito un carabiniere, entrambi della 56^. Un nucleo di questa era addetto alla sorveglianza di un campo di prigionieri russi. Agli inizi di dicembre il de Porcellinis cedette il comando al tenente Mantineo, che proseguirà la relazione.

Il 16 dicembre 1942 i russi sfondarono il fronte e i reparti italiani cominciarono a ripiegare su Modowa. Poi su Karassiev. La colonna motorizzata della Divisione era affiancata da due reggimenti di fanteria. In testa vi era la 56^ sezione, subito raggiunta dalla 66^: da quel momento marciarono unite dividendo l’epica sorte. Raggiunsero Mikajlow, dove tutto il materiale inutile e il carteggio venne bruciato. Furono conservate solo le munizioni di scorta e i pochi viveri rimasti. La marcia riprese con l’obiettivo di raggiungere Popowka, ma nei pressi di Arbusow fu bersagliata da scariche di armi automatiche e colpi di mortaio. I carabinieri della 56^ parteciparono ad un’azione rischiosa per mettere a tacere il nemico. Ripresa la marcia gli automezzi si resero inservibili per mancanza di benzina. La marcia proseguì a piedi. Il 22 si trovarono accerchiati da una Divisione russa. Fu deciso un assalto, nel corso del quale molti militari e lo stesso comandante Mantineo caddero in mano nemica. La marcia continuò fino al 24 dicembre e la notte di Natale venne raggiunta la ferrovia di Scheptukowa. I reparti proseguirono verso nord, combattendo disperatamente contro le truppe terrestri, aeree, i partigiani e il freddo intensissimo. Molti morirono assiderati. I carabinieri non mangiavano da giorni, solo a Cerkowo poterono rifocillarsi. I carabinieri superstiti erano 13 della 56^ e 12 della 66^. Venne costituita un’unica formazione che disimpegnò i servizi di polizia e di pattuglia. La marcia riprese verso le linee italiane, la temperatura era scesa ancora a meno 40.. La formazione giunse a Starablosk dove, ormai rientrata nelle linee italiane, fu disciolta. Era il 17 gennaio 1943. In questo modo terminarono le vicende dei superstiti della 56^ sezione.

Nei fatti d’arme sopra descritti, la 56^ lamentò gravissime perdite, fra deceduti e dispersi.

Il brigadiere Ghio Mario, Marziano, Bartolomeo, Marzianin, è fra questi.

Starablosk presumibilmente è la trascrizione di Starobil’s’k, località dell’Ucraina

Fonti orali

Arecco Onoria

Compareti Mario

Dameri Rosi

Montecucco Guido

Pestarino Ezio

Traverso Mario

Zerbo Lorenzo

Fonti scritte

Stato civile Comune Beinasco

Stato civile Comune Carrosio

Stato civile Comune Gavi

Stato civile Comune Piossasco

Stato civile Comune Orbassano

Biblioteca – Emeroteca Novi Ligure

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Archivio Istituto Comprensivo Gavi

Archivio di stato di Alessandria

Archivio di stato di Genova

Isral

Istoreto

Il Bollettino della Guardia, numeri del 1929 e del 1933

Documentazione storica della 56a sezione motorizzata carabinieri mobilitata, Cesvam, 2023

1941- ‘43 La campagna di Russia, Rivista UNIRR, n.144, maggio 2023

Ricerche web:

Onorcaduti, UNIRR, Fronte del Don, Albo caduti e dispersi R.S.I., Giornali del Piemonte, Centro Studi Cesvam, CISEI, Altreitalie …

Un grazie di cuore a Rosi.

  1. Corotti Francesco, nato nel 1815 è il bisnonno materno di Marzianin, padre della nonna Carolina. Muore nel 1903, a Gavi. Marianna Stangalina, madre della nonna Carolina, bisnonna materna di Marzianin, è nata nel 1818, da Francesco e da Leonora Savia. Muore il 7 luglio 1905, a Gavi. Corotti e Stangalina non sono cognomi tipici delle zone intorno a Gavi, probabilmente i due bisnonni hanno origini in altre regioni []
  2. Battezzata il 18 aprile, padrino è Tommaso Ghio. Lo stesso giorno è battezzato Giovan Battista, figlio di Tommaso, padrino è Marziano. Marziano e Tommaso sono fratelli []
  3. L’importante tempio salesiano sorto nel quartiere di Almagro, fu iniziato nel 1899 con Papa Leone XIII padrino della posa della prima pietra. L’inaugurazione avvenne nel 1910.  Vi fu battezzato papa Francesco nel 1936. San Carlo Borromeo rimase l’unico titolare della chiesa fino a quando, nel 1953, la Santa Sede deliberò che Maria Ausiliatrice ne sarebbe stata contitolare []
  4. Padrini: Ghio Marziano (il nonno paterno), Ghio Ida (zia, una delle sorelle di Ernesto e Augusto), Il Parroco è don Rabbia. []

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