Bombe su NOVI LIGURE

Le immagini di guerra che arrivano dall’Ucraina riportano alla mente la nostra guerra, e i nostri bombardamenti. Il nostro territorio fu colpito in maniera pesantissima dai bombardamenti alleati nel 1944 e nel 1945.

Novi venne colpita anche nel primo anno di guerra:  due incursioni erano avvenute  il 13 e il 15 giugno 1940.  Obiettivo del primo raid fu l’aeroporto Mossi, del secondo lo scalo ferroviario di Novi San Bovo.

Ma i novesi devono attendere il 1944 per vedere gli effetti più tragici della guerra. Tra il 4 giugno 1944 e il 25 aprile 1945 i raid su Novi sono ben 24. Il più grave quello dell’8 luglio 1944, che quando  Novi fu oggetto di due incursioni aere: una alle ore 10,20 e l’altra dieci minuti dopo. La prima era diretta a colpire la stazione ferroviaria e quella tranviaria, la seconda lo scalo ferroviario di San Bovo. “Centosette furono i morti di quel tragico mattino, innumerevoli i feriti” – scrisse Michelangelo Mori nel suo libro “Novi nella seconda Guerra Mondiale”. Buona parte degli edifici delle vie del centro cittadino erano andati distrutti. Molti i senza tetto, che avevano perso tutto i loro averi nelle abitazioni bombardate. Un anno dopo, il 9 luglio 1945, il Sindaco di Novi liberata Biagio Martelli certificava che gli sfollati all’interno del Comune erano 2023 e coloro che avevano cercato rifugio in altre località 372.

In totale a Novi i deceduti a causa dei bombardamenti furono 216, migliaia i feriti. 25 gli edifici distrutti, 52 quelli gravemente danneggiati.

Franca Lera, 9 anni,
uccisa mentre era in coda per il latte

Centosette furono i morti di quel tragico mattino, innumerevoli i feriti”- scrisse Michelangelo Morii più gravi morirono nei giorni seguenti, nonostante il prodigarsi del personale medico e infermieristico del nostro ospedale, guidato con decisione e fermezza dal professor Giuseppe Rodi. Questi, con i suoi collaboratori, operò per tre giorni e tre notti senza un attimo di riposo per salvare quante più vite fosse umanamente possibile. Quando venne a mancare l’esigua scorta di catgut, il filo chirurgico per suturare ferite, fu costretto ad adoperare del comune refe.
I cadaveri e quanto restava delle vittime, prima di ricevere cristiana sepoltura, furono pietosamente raccolti e composti nella camera mortuaria del San Giacomo. A destare maggior commozione in tutti furono i corpi ormai senza vita di un gruppo di donne e bambini investiti dalle bombe e dai crolli mentre erano in coda davanti ad una latteria in via Paolo Giacometti, in attesa di ricevere il quartino di latte annacquato a cui dava diritto l’aborrita tessera annonaria. Il bilancio di quella giornata fu spaventoso. L’area di porta Pozzolo fu in gran parte distrutta. L’Albergo Reale, l’Hotel Novi, l’Albergo Viaggiatori,con due edifici ad esso attigui in corso Marenco, il palazzo Pernigotti, il palazzo dove un tempo era collocato l’albergo Leon d’Oro, la casa d’angolo tra via Giacometti e corso Marenco di fronte alla latteria, la sede della Tramvia Novi-Ovada e quella dei Telefoni erano cumuli di rovine informi, per non dire delle distruzioni provocate dal bombardamento a tappeto che lo scalo di San Bovo subì proprio quell’8 luglio 1944, quando la seconda ondata degli aerei, dieci minuti dopo la prima, liberò nuovamente il suo carico di devastazione e di morte”.

Gravissimo anche il bombardamento che Villalvernia subì il 1 dicembre 1944 da parte di una formazione di 18 bombardieri americani. Furono 115 i morti ritrovati sotto le macerie.



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