Una storia voltaggina
Ecco la storia che, intorno agli anni ‘20 del Novecento, un tale Maxin (Tommaso) raccontava ai suoi nipoti; una delle tante che, durante le veglie nel tepore della stalla, teneva desta l’attenzione di adulti e bambini.
Una notte di Natale, all’uscita dalla Santa Messa celebrata nella parrocchiale di Voltaggio, proprio sui gradini del sagrato, Maxin incrocia lo sguardo di una giovane signora che si fa notare per bellezza ed eleganza: è alta, slanciata nella figura, avvolta in una pelliccia…insomma, un tipo mai visto in quelle contrade. A pensarci bene…forse una villeggiante tra le più altolocate? Ma no, impossibile: l’inverno non è certo stagione di villeggiatura! La famiglia lo aspetta a casa, alla cascina Torchio, per cui Maxin si incammina senza esitazioni, mettendo a tacere la sua curiosità.

In prossimità dell’Aquila, all’uscita dal paese, là dove sorgeva una locanda, ha l’impressione di essere seguito. Non vuole dar peso alle sue sensazioni ma, quando affretta il passo, anche chi evidentemente lo sta
seguendo fa altrettanto. Accelera un’altra volta e i passi dietro di lui riecheggiano ancora più vicini. A quel punto decide di voltarsi, e lo fa di scatto: è proprio la signora con la pelliccia ad inseguirlo! Gli basta poi una
rapida occhiata per avere ulteriore conferma della bellezza della donna ma anche per notare che dall’ampia e lunga pelliccia spuntano non piedi elegantemente calzati bensì…zampe di gallina! Sopraffatto dall’orrore della visione, inizia a correre, a correre, a correre senza riuscire però a distanziare più di tanto l’inseguitrice.

È ormai esausto quando raggiunge la propria abitazione. In preda ad una agitazione mai provata, riesce a malapena ad aprire la porta di casa e a richiuderla proprio in faccia a quella spaventosa creatura. Maxin è salvo!
Prima di concludere, una precisazione: Maxin continuò a raccontare questa storia ai suoi nipoti benché cresciuti e anche a chi era curioso di ascoltare, sostenendo con ferma convinzione che quella della donna-gallina era una vicenda da lui realmente vissuta in prima persona e non una sua fantasia, come quasi tutti erano pronti a giurare.
Nota: l’immagine di copertina è un disegno originale che rappresenta la cascina Torchio realizzato appositamente per Chieketé da Anna Maria Paveto.
