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Lunga vita al Re! I Serravallesi e l’attentato a Vittorio Emanuele III (1912).

Il mattino del 14 marzo 1912, un uomo dall’aspetto anonimo, appostato nel colonnato di Palazzo Salviati nel pieno centro della Capitale, fattosi spazio tra i passanti che assistevano al passaggio della carrozza del corteo reale, estrasse una rivoltella e fece fuoco all’indirizzo del cocchio che trasportava il Sovrano, Vittorio Emanuele III e la consorte, Elena di Montenegro. Due colpi, che non colsero nel segno, ma che ferirono gravemente il Maggiore dei Carabinieri Giovanni Lang, Comandante dello Squadrone Carabinieri Guardie del Re. Il Re e la Regina, diretti al Pantheon per il rito funebre in memoria dell’augusto padre, Umberto I, rimasero dunque illesi, e nonostante la confusione del momento, l’attentatore fu immediatamente circondato, immobilizzato, nonché malmenato, dagli astanti che spontaneamente reagirono con prontezza e decisione. Arrestato, il criminale venne identificato come Antonio d’Alba, un giovane muratore anarchico romano1.

La vicenda del regicidio del 1912 occupò a lungo le pagine di “giudiziaria” dei giornali dell’epoca e soprattutto animò un acceso dibattito tra le diverse anime dell’opinione pubblica nazionale, sicché da episodio di cronaca si trasformò fatalmente in un caso politico dai risvolti piuttosto singolari.

La notizia dell’evento corse veloce lungo i fili del telegrafo, dalle grandi città ai piccoli centri, dove si susseguirono manifestazioni di partecipazione e di amor patrio.

Anche Serravalle si mobilitò: lo fecero cittadini ed istituzioni locali, in particolare l’Amministrazione Comunale, espressione dell’elettorato borghese e cattolico, rappresentata dal Pro Sindaco, ingegner Luigi Balbi, ma anche il mondo cattolico riunito intorno alla Parrocchia, retta dall’Arciprete Don Giuseppe Ozzano, che all’attentato dedicò un articolo sul periodico “La Buona Parola” da lui fondato.
Siamo ancora negli anni del “non expedit” (1868), ovvero l’ingiunzione papale ai cattolici di non partecipazione in alcun modo alla vita politica del Nuovo Stato Unitario. Ma le cose si stanno velocemente evolvendo come dimostra chiaramente questo articolo che proprio per questa ragione pubblichiamo per ampi stralci:

…L’attentato alla vita degli augusti sovrani… ebbe in Serravalle, cristiana e patriottica, una eco impressionante e dolorosa. La notizia dello scampato pericolo si diffuse in un baleno fra i nostri cittadini ed in men che non si dica fu organizzata fra le vie del paese, a sera, una… solenne manifestazione, dietro invito della Giunta Municipale. La banda cittadina, alle ore 20:50, intonava la marcia reale nella Piazza della Collegiata e più di duemila persone si radunavano plaudendo davanti al… Municipio dove, con replicati applausi, si voglia udire la parola del Pro Sindaco Balbi, il quale ringraziando,la popolazione accorsa, da lettura… di un telegramma di felicitazioni per la scampata tragedia, a Sua Eccellenza il Generale Brusati, Primo Comandante di Campo di Sua Maestà. Il palazzo del Municipio, la facciata della chiesa e la Canonica, erano vagamente illuminati. Si forma quindi, l’improvvisato corteo, con alla testa la bandiera della banda ed al suono di inni patriottici sfilano le bandiere del Circolo Santo Stefano e della Ginnastica San Carlo ed altre bandiere tricolori agitate bellamente da giovani cittadini. La musica sosta sulla Piazza di Porta Genova. Viene quindi, sempre fra applausi, in Piazza Vittorio Emanuele e in Piazza della Stazione. Ritorna ancora in Piazza della Collegiata. Fra l’universale manifestazione di patriottismo della cittadinanza serravallese, la geniale, improvvisa manifestazione non avrebbe potuto avere un esito più felice. Domenica poi, per iniziativa dell’Arciprete, nella nostra Parrocchiale ebbe luogo, nel pomeriggio, una solenne funzione di ringraziamento col canto del Te Deum, a quella Provvidenza Divina che per buona fortuna di Italia nostra ha voluto risparmiare la vita degli augusti sovrani. La Giunta Municipale, ufficialmente invitata era al completo, con buon numero di Consiglieri, notando pure il… Pretore (l’Avvocato Turis ndr.), il Maresciallo dei Reali Carabinieri. Serravalle cristiana, che nutre con la religione sentimento patrio, non venne meno agli alti ideali di amore e di sudditanza che devono costituire la base civile…“.

Come si vede la Parrocchia fu in prima fila nelle manifestazioni di giubilo per lo scampato pericolo del Sovrano, a testimoniare il lento, ma progressivo, abbandono delle posizioni di distacco dall’azione politica dei cattolici. Ne è chiaro esempio l’evoluzione del pensiero e dell’azione del Parroco Ozzano, ben evidenziata proprio dai cambiamenti ideali ed editoriali del giornale parrocchiale.

A proposito dei rapporti tra Stato Unitario e mondo cattolico all’epoca dell’attentato, è sufficiente ricordare che non mancò chi sospettò manovre clericali dietro la mano di D’Alba2.
L’attentato fu inoltre causa indiretta dell’espulsione dal Partito Socialista di Luigi Bissolati, Ivanoe Bonomi e Angiolo Cabrini, che si erano felicitati con il re per lo scampato pericolo.

Nei titoli di coda resta il dramma personale di Antonio d’Alba: Il processo fu breve e si concluse il 9 ottobre 1912 con la condanna a trent’anni di carcere e a tre anni di vigilanza speciale3.
Nel 1921 giunse il provvedimento della grazia, ma la fine dei sui giorni si sarebbe comunque consumata nella corsia di un manicomio.

Fonti:

La Buona Parola“, Bollettino della Parrocchia di Serravalle Scrivia, Anno IV, nr. 4, aprile 1912

  1. D’Alba, gravato da piccoli precedenti e già proposto dalla Questura di Roma per la sorveglianza speciale, misura tuttavia ritenuta non giustificata dalla Magistratura competente, professò alle Forze dell’Ordine che lo interrogarono, la sua fede anarchica, fornendo tuttavia dichiarazioni contrastanti sulla esistenza di complici e mandanti del suo clamoroso gesto, e facendo anche dubitare della sua salute mentale. ↩︎
  2. Gli inquirenti dapprima avvalorarono l’ipotesi di un complotto e le indagini, si estesero anche oltreconfine, in particolare negli ambienti rivoluzionari degli emigrati italiani in Svizzera. Si palesò anche una pista turca, nazione con cui l’Italia era in guerra. Non mancò chi evocò manovre clericali. L’impresa criminale di Antonio d’Alba venne anche assimilata alla contestazione contro la Guerra di Libia. L’eco sinistro degli spari del 1912 giunse anche nelle stanze di Palazzo Chigi, alla porta dello studio del Presidente del Consiglio, il Liberale, Giovanni Giolitti: “…Il rapporto tra il Re e il Capo del Governo… fu incrinato da quell’episodio, essendo emerse palesi deficienze nell’apparato di polizia (il questore di Roma venne rimosso). “. ↩︎
  3. . La realtà storica fu che egli agì solo, senza complici, ne mandanti. Profondamente tormentato, dalla sua cella del carcere professò pentimento, dicendosi pronto ad espiare la sua colpa anche con l’amputazione della mano con cui impugnò la pistola. Non mancò altresì di manifestare propositi suicidi. Da sottoscrizioni promosse dalle organizzazioni anarchiche giunse a lui anche sostegno economico. “…Nel 1920 per timore che un moto popolare dall’esterno potesse provocare la sua liberazione… venne trasferito nella Casa Penale di Santo Stefano (sull’isola Ventotene, ndr.)…“. ↩︎

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