Luoghi di culto e di aggregazione socialeOltregiogo - Voltaggio

Gli Oratori a Voltaggio, un itinerario nel Borgo tra culti religiosi e tradizioni popolari – 1. Sant’Antonio Abate

UNA PILLOLA DI STORIA

Nel 1773 il cartografo Matteo Vinzoni rappresentava con nitidezza la planimetria del Borgo di Voltaggio ne “Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma”, e registrava la collocazione urbanistica dei quattro oratori, di cui tre ancora attivi oggi a distanza di secoli. Oggi, infatti, all’estremità Sud (fuori dalla cinta muraria) è situato l’Oratorio di Sant’Antonio Abate; al centro è ubicato quello di S. Maria del Gonfalone; all’estremità Nord, sono presenti gli Oratori di San Sebastiano (Sconsacrato dal 1962) e di San Giovanni Battista. Quest’ultimo però, dopo il 1870, verrà demolito e ricostruito sempre a Nord presso la località San Nazaro.

Matteo Vinzoni, Voltaggio, da Il Domino della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma (1773), Genova, Civica Biblioteca Berio

Va detto che già nel 1625, con l’approssimarsi della guerra contro Genova, l’ingegnere militare Carlo Morello, inviato a Voltaggio in incognito, su incarico del principe Vittorio Amedeo di Savoia con un compito di spionaggio nei territori della Repubblica di Genova, aveva disegnato con precisione e dovizia di particolari l’alzato del Borgo. Nel documento, conservato a Torino, Biblioteca Reale, sono chiaramente leggibili le parti urbanistiche che lo compongono compresi i quattro oratori di cui fornisce indicazioni il Vinzoni. (1)

Carlo Morello, Ottaggio, da Avvertimenti sopra le fortezze si S.R.A, manoscritto del 1656, Torino, Biblioteca Reale

ORATORIO DI SANT’ANTONIO ABATE… E I RITI SACRI INVERNALI (SOLSTIZIO D’INVERNO)

Seguendo la mappa del cartografo Matteo Vinzoni, in un percorso lungo il nastro della via principale da sud a nord, all’ingresso del Paese, oltre il Ponte di San Rocco (sec. XIX), in piazza Gerolamo De Ferrari si incontra l’ Oratorio di Sant’Antonio Abate1 sotto il titolo dell’Arciconfraternita di Santa Maria in Portico (Roma).

L’edificio, collocato immediatamente all’esterno delle mura del Borgo, era in origine una chiesetta rurale e si può quasi sicuramente identificare con la cappella rurale menzionata nel 1582 da Mons. Bossio “oratorium vicinum portae Vultaggi”, senza ulteriori informazioni. Per quanto sappiamo, la chiesetta non era, nella sua prima forma, sede di confraternita e soltanto nel secolo successivo con l‘estendersi dell’abitato divenne sede dell’Oratorio di Sant’Antonio Abate affiliato alla Congregazione romana di Santa Maria in Portico.
Di forma semplice e poco articolata, l’attuale struttura risale probabilmente al terzo decennio del secolo XVII, come documenta la data 1629 incisa a fuoco su una trave del tetto e riemersa a seguito di un recente intervento di restauro.

Oratorio di Sant’Antonio Abate, esterno

L’esterno si presenta architettonicamente di forma molto semplice, con il tetto a capanna e la facciata priva di ornamenti. Una serie di finestre di diversa forma si trovano lungo la parete esterna di sinistra e sulla parete di fondo.
Del tutto inconsueta, rispetto alla semplicità della struttura, appare la copertura della guglia a “cipolla” che sovrasta lo slancio campanile, esito probabile di interventi di restauro ottocenteschi.
L’interno è caratterizzato da una struttura compatta a navata unica con copertura a volta. Dal coro si accede, a destra, alla sacrestia.

L’Oratorio custodisce, conserva e tutela interessanti opere d’arte e un corredo di oggetti in diverso materiale (legno, stoffe, metalli) che documentano le pratiche religiose e di misericordia della Confraternita (testo specifico a disposizione dei visitatori). Procedendo dall’esterno verso l’interno, addossata alla controfacciata, si trova la struttura lignea laccata in verde pallido con lesene bianche della Cantoria, realizzata, tra il 1875 e il 1899, da maestranze locali. Al centro della tribuna è collocato, entro cassa anch’essa di legno laccato in verde chiaro e bianco, l’organo, opera realizzata negli stessi anni dalla Fabbrica di organari di chiesa Giovanni Mentasti di Varese2.

Stampo del sole con volto umano, sec. XIX, legno naturale

Essendo Sant’Antonio Abate il protettore degli animali, a questa Confraternita hanno sempre aderito i contadini di Voltaggio. Fino all’ultimo dopoguerra era tradizione che i contadini, la sera prima della festa, donassero della legna alla Confraternita che poi sarebbe stata venduta all’asta per trarne sostentamento. Il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, era tradizione benedire gli animali che aiutavano l’uomo nel lavoro dei campi. Il rito si è mantenuto nel tempo, ma oggi, estintesi la civiltà contadina, sono benedetti gli animali da compagnia, e la protezione del Santo è estesa anche a moto e auto. Nello stesso giorno si distribuiscono anche “sale e focaccette” benedetti. Queste ultime sono pressate in stampi di legno (nell’oratorio se ne conservano due esempi del sec. XIX) e assumono una caratteristica forma rotonda sulla cui superficie restano impressi i simboli sacri. Esistono due versioni: lo stampo con il sole con volto umano, lo stampo con incise le figure di Sant’Antonio Abate e San Bernardo.

L’uso delle confraternite di cuocere, in occasione della festa del santo titolare, pani o focacce con impressa l’immagine del Santo stesso, è certamente antichissimo e ha connotazioni magiche che si rifanno forse ai culti precristiani, certo ai riti arcaici di una civiltà contadina della quale oggi ben poco è rimasto. Questo cibo, consacrato dal contrassegno del santo, veniva, e viene tuttora, distribuito a tutti gli affiliati alla confraternita. In alcuni oratori veniva anche distribuito ai poveri e a tutti coloro che partecipavano alla festa. In questo giorno i presenti ricevono di solito un’immaginetta del Santo da collocare, un tempo nella stalla, oggi negli ambienti domestici, e un cartoccio di sale benedetto che viene/veniva gelosamente conservato per somministrarlo, diluito nell’acqua, agli animali ammalati.
La Confraternita conserva inoltre la reliquia di San Bernardo di Chiaravalle la cui festa, con celebrazione solenne, ricorre il 20 agosto.

Stampo pane di S. Antonio e S. Bernardo, sec. XIX, legno naturale

Le consorelle e i confratelli in occasione delle processioni, o altre manifestazioni religiose, indossano la veste cerimoniale costituita da: cappa bianca e cappuccio integrale bianco (con due fessure per gli occhi) e tabarrino in tessuto damascato rosso porpora con bordi dorati3.

Manifattura genovese, Veste e tabarrino dei Confratelli dell’Oratorio di Sant’ Antonio

UNA FIABA POPOLARE: SANT’ANTONIO E IL FUOCO

La fiaba riassume i principali tratti simbolici e iconografici attribuiti a Sant’Antonio Abate: il fuoco, il porco, il bastone. Strumenti che nella tradizione cristiana popolare rappresentano la lotta vittoriosa del Santo Eremita sui demoni e la sua protezione da lui accordata agli animali.

Scuola ligure, Sant’Antonio Abate e fuoco sul pollice della mano destra, legno policromo, 1600-1649

“Sant’Antonio in compagnia del suo immancabile maialino e del suo bastone di ferula (sughero) andò a bussare alle porte dell’inferno (il fuoco è l’elemento infernale), chiedendo di poter entrare a scaldarsi. Ma i diavoli lo riconobbero e non lo fecero entrare, aprendo uno spiraglio per permettere il passaggio del porco. Il maiale, scorrazzando all’impazzata, provocò un tale scompiglio nell’inferno, da costringere i diavoli a rivolgersi al Santo, perché venisse a riprenderselo.

Il rimedio fu peggiore del male, perché Sant’Antonio, appena messo piede nell’inferno, rese sì più mansueto il maiale, ma poi cominciò con il bastone a menare legnate sulla loro schiena e a farli inciampare.

“- Basta! Con questo bastone ci hai annoiati! – dissero i diavoli. – Ora te lo bruciamo”. Lo presero e ficcarono la punta nelle fiamme.
Il porco in quel momento ricominciò a buttare all’aria tutto: cataste di legna, uncini, torce. “– Se volete che lo faccia stare buono –disse Sant’Antonio –dovete ridarmi il bastone”. Glielo ridiedero e il porco stette subito buono.
Ma il bastone era di ferula, e il legno di ferula ha il midollo spugnoso, e se una scintilla o un carbonchio c’entrano dentro, continua a bruciare di nascosto, senza che di fuori si veda. Così i diavoli non s’accorsero che Sant’Antnio aveva il fuoco nel bastone.

E Sant’Antonio, dopo aver predicato ai diavoli, con il suo bastone e il suo porchetto se n’andò via, e i diavoli tirarono un respiro di sollievo. Appena fu fuori all’aria del mondo, Sant’Antonio alzò il bastone con la punta infuocata, e la girò intorno facendo volare le scintille, come dando la benedizione, e cantò:

“Fuoco, fuoco
Per ogni loco
Per tutto il mondo
Fuoco giocondo”

Da quel momento, con grande contezza degli uomini, ci fu il fuoco sulla terra. E Sant’Antonio tornò nel suo deserto a meditare”4

Altare maggiore, in marmo di Carrara con tarsie policrome, inizi sec. XVIII. Il corpo centrale della vasca è occupato da un clipeo che rappresenta un bastone a tau sormontato da fiamma. L’immagine simbolica rimanda a Sant’Antonio Abate e alla leggenda del fuoco

Fotografie di Daniele Cipollina

  1. Antonio Abate, nato presso Eracleopoli (Medio Egitto) nel 251, fu uno dei fondatori del monachesimo orientale e perciò è riconosciuto dalla Chiesa come “Padre dei Monaci”. Condusse vita eremitica nel deserto della Tebaide. Morì presso Afroditopoli intorno al 356. ↩︎
  2. L’Oratorio di Sant’Antonio Abate …Voltaggio (Alessandria), a cura di L. Bisio, S. Bisio, E. Ghezzi, F. Repetto, E. Traverso, foto di D. Cipollina ↩︎
  3. Fausta Franchini Guelfi, La Liguria delle Casacce, catalogo mostra, 2 voll., Genova 1982. ↩︎
  4. tratto da Fiabe italiane, a cura di I. Calvino, Einaudi, Torino, 1979, vol. II, pp. 809-810 ↩︎

Un pensiero su “Gli Oratori a Voltaggio, un itinerario nel Borgo tra culti religiosi e tradizioni popolari – 1. Sant’Antonio Abate

  • Giuseppe

    ma che bella è la mia riserva indiana

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