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STORIA DI UNA DOPPIA INAUGURAZIONE

I temporali hanno rinfrescato strade e alberi, lavato via polvere e calura, così che Arquata appare più bella, quasi orgogliosa dei suoi contorni fatti nitidi sotto il cielo azzurro. L’estate indugia come una diva languida che si attarda a salutare, o forse è l’autunno a non aver fretta d’imporsi, ad attendere un tempo di nebbie quiete e camini fumanti. Il paese, in effetti, è in gran fermento.

Qualcosa va oltre i normali preparativi di una festa: l’attesa di tutti gli abitanti è per un evento irripetibile, per una doppia celebrazione che coinvolge persone di tutte le età e le condizioni e accentra l’attenzione delle cronache locali. Non manca chi nota come tanto fervore e alacre lavoro azzeri le differenze e le divisioni di partito che a volte dividono il paese. Si innalzano bandiere, ci si affaccenda intorno alle luminarie, e qualche signora esclama di stupore per la vastità dei pavesamenti, dei drappi, chiudendo il parasole…un momento! Siamo sul finire della stagione estiva, ma di quella del 1895.

Centotrenta anni passano tra noi e il settembre pieno di musica e colori in cui Arquata vide, contemporaneamente, l’inaugurazione della sede della Società di Mutuo Soccorso e lo scoprimento del busto del pittore Santo Bertelli, ancora oggi davanti al municipio a guardare la piazza che porta il suo nome. L’ultimo tratto dell’estate, e anche molti momenti precedenti, furono dunque lunga vigilia della fatidica domenica 29 settembre 1895.

La sede della SOMS è quella che vediamo, con poche modifiche, ancora oggi: un edificio a due piani, con un grande salone a livello della strada, munito di un palco per il quale, precisano cronache d’epoca, in occasione della festa il progetto è di trasformazione in un giardino, con molte piante e “scherzi d’acqua”.

La Società, che ebbe la sua sede grazie a un intreccio di supporti – concessione di terreno comunale, donazione di diecimila lire da Edilio Raggio, deputato e riferimento non solo economico per la zona, prestazione gratuita e domenicale d’opera di molti soci – era stata fondata nel 1878, con forte impulso da Giovanni Persano. L’imprenditore, che aveva preso parte, con la sua ditta che impiegava molti operai cresciuti tra le cave alle spalle di Arquata, ai lunghi lavori per il traforo Frejus, volle portare nel suo paese le esperienze del mutualismo fiorenti a Torino e dintorni; della SOMS divenne primo presidente, ma scomparve prematuramente. Per ricordarlo, nella nuova sede trovò posto un bassorilievo marmoreo, oggi al piano degli uffici, che i soliti cronisti del tempo dicono somigliantissimo al compianto Persano, scolpito da Norberto Montecucco.

SOMS: lapide in ricordo di Giovanni Persano

La figura di Persano ben rappresentava suoi omologhi professionisti o titolari di aziende, che si facevano promotori di associazioni operaie, che venivano costituite con una rilevante presenza di cosiddetti notabili, dagli immancabili farmacisti agli esponenti di famiglie in vista, che svolgevano funzioni di mentori, garanti e dirigenti forse vagamente paternalisti per realtà che, in questa forma, erano destinate ad essere solo anni dopo pieno appannaggio della classe lavoratrice. Tale cambiamento, spesso interpretato come una forte svolta politica di chiave socialista, non sempre sarà gradito ai più conservatori, e per il momento è di là da venire. Lo spirito corporativo viene coltivato soprattutto in termini educativi, di ricreazione edificante, di aggregazione agli antipodi rispetto alle tentazioni delle osterie e delle bettole di cattiva fama. Ad Arquata, paese di fornaci, a farsi portatori d’istanze di taglio sindacale, come le richieste sul salario, saranno leghe come la Società dei Mattonari.   

Lo stesso scultore Montecucco, della celebre famiglia gaviese della casa degli artisti, ha realizzato nel suo atelier di Genova anche il busto che quella domenica viene scoperto in piazza e che ritrae, in pratica, suo cognato, il marito di sua sorella: Santo Bertelli. Se l’intera famiglia vanta una tradizione scultorea e pittorica ancora ampiamente rappresentata nelle nostre valli con opere tanto a soggetto religioso quanto di impronta civile e laica, Norberto è l’esperto di volti e teste realisticamente riprodotte a scalpello: Cesare Lombroso gli affida il compito di rendere in modo fedele, per il suo studio torinese, un suo oggetto di curiosità e desiderio, il cranio dell’uomo di Neanderthal, quasi simbolo indiscusso di approccio all’atavismo.

Norberto Montecucco: ricostruzione del volto dell’Uomo di Neanderthal

Con un certo approccio campanilista, si dedica molta attenzione anche al basamento, in pietra serpentina delle cave di Acquasanta. È così che scopriamo che a prepararlo è stato il titolare della ditta De Negri, Carlo fu Timoteo, con sostegno economico delle famiglie Marcenaro e Agusti.

Il programma è denso, tra l’accoglienza di autorità e associazioni in municipio, cerimonie, musica della Banda di Serravalle (quella arquatese non era ancora stata fondata) «recentemente premiata con medaglia d’oro ad Alessandria», pranzo per centocinquanta persone, discorsi, fiori, ballo e la celebrata illuminazione elettrica del centro paese che, con le lampadine, accende qualche fantasia. Gli ospiti d’onore firmano un registro di velluto. A vivere un suo particolare trionfo, quel giorno, è Davide De Giovanni, presidente del comitato per ricordare Bertelli, “ufficiale telegrafico” e autore di articoli e piccoli libri. La sua storia, ironia della sorte, è un piccolo monito riguardo alle frasi di circostanza. De Giovanni firmò una copia del suo opuscolo su Bertelli per un giovane pittore; però, probabilmente più entusiasta nel promuovere il suo paese che ferrato in materie artistiche, nella dedica augurò di emulare Bertelli…a Giuseppe Pelizza da Volpedo.

Dedica di De Giovanni a Pelizza (sic) da Volpedo

Sproporzioni a parte, negli anni Venti, divenuto sostenitore del regime fascista, De Giovanni descrisse con parole denigratorie gli operai in agitazione che manifestavano: chissà se si sarà reso conto di insultare gli stessi ambasciatori della fame che Pellizza, morto da tempo, con cui il contatto probabilmente passava dal mondo del mutuo soccorso, portò nella luce gloriosa de Il Quarto Stato.

Un pensiero su “STORIA DI UNA DOPPIA INAUGURAZIONE

  • Alessandro

    Leggo sempre le storie di Arquata,dove fa più di sessanta anni in estate restiamo a lungo..Ho salito tutti i monti attorno,il più facile Monte Spineto,altri da scalatori

    Il posto è splendido,spero di tornare presto

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