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Le mille e una Novi – Il nuovo libro di Andrea Vignoli disponibile da oggi!

ANDREA VIGNOLI è giornalista, organizzatore culturale, promotore di iniziative editoriali online (“Il Moscone” è la “testata” più nota e recente), insegnante e scrittore. Ed è un collaboratore di Chieketè, naturalmente!

Proprio oggi esce il suo nuovo libro LE MILLE E UNA NOVI, edito da Epokè ed impreziosito dalle delicate illustrazioni di ELENA D’ELIA, studiosa novese che lavora nel settore del restauro e degli allestimenti museali e collabora con diverse realtà culturali del territorio.

Nel libro Andrea mette a frutto le sue qualità di cronista appassionato di storia e delle trasformazioni del territorio, per indagare sulle trasformazioni – avvenute o mancate – che hanno segnato la storia del Novese: un viaggio nelle ipotesi e nei progetti elaborati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che avrebbero potuto cambiare profondamente l’aspetto e lo sviluppo della zona.
Ma lasciamo la parola all’autore che così definisce il suo lavoro:

Nei racconti del libro mi sono concentrato sui bivi della storia: come sarebbe oggi il nostro territorio se si fosse costruita la diga sul Borbera? O il canale navigabile da Serravalle a Milano? Se fosse stata realizzata la teleferica da Genova a Serravalle? E, all’opposto, come sarebbe stato se non si fosse costruita la ferrovia Torino-Genova, o se si fosse deciso di farla passare da Ovada anziché da Novi? Come si sarebbe sviluppato o, meglio, non sviluppato) il nostro territorio senza l’apertura della strada regia per Genova?

Il volume si apre con un affresco sul Novese durante la guerra di successione austriaca, quando le truppe di mezza Europa si scontrarono sulle nostre pianure.
Grazie a un manoscritto ritrovato, Vignoli ricostruisce il rocambolesco viaggio dei pellegrini attraverso un’Italia ancora divisa in tanti staterelli: un percorso tra chiese e certose, ma anche tra osterie e boschi infestati dai banditi, alla ricerca di una santa reliquia che, una volta giunta a Novi, avrebbe manifestato poteri miracolosi.
Dalla storia più remota, il libro approda poi a quella più recente, raccontando gli inquinamenti degli anni Ottanta che, partiti dall’Ecolibarna di Serravalle, disseminarono bidoni tossici su tutto il territorio, molti dei quali ancora oggi non del tutto rimossi:

Andare a dormire la sera con un campo davanti a casa e risvegliarsi il mattino dopo trovandovi al suo posto una collina – scrive Vignoli.
Impossibile? No. È ciò che accadeva agli abitanti del rione Fabbricone di Serravalle Scrivia negli anni Ottanta. Situato tra l’autostrada e lo Scrivia, il quartiere deve il suo nome all’espansione industriale dei primi del Novecento, quando nella zona agricola sorsero diversi insediamenti, tra cui un cotonificio e un frantoio. Negli anni Quaranta arrivò anche la Gastaldi Oli Lubrificanti, una raffineria che trattava melme e fanghiglie acide, destinata a diventare tristemente famosa negli anni Ottanta con il nuovo nome di Ecolibarna.

Il libro sarà presentato in anteprima GIOVEDÍ 2 OTTOBRE alle ore 17.30 presso l’oratorio della confraternita della Misericordia, in via Abba a Novi Ligure.
Lo si può acquistare nelle librerie e sugli store online. Ma in attesa di poterlo leggere dalla prima all’ultima pagina, Andrea regala a tutti i lettori di Chieketè la possibilità di gustarne in anteprima un capitolo, quello dedicato alla STRADA REGIA, ovvero: “200 anni fa la costruzione della strada dei Giovi accorcia la distanza verso Genova ma trova l’opposizione dei novesi”.

Andrea Vignoli
LA STRADA REGIA

Sembra che oggi, davanti a qualsiasi grande opera, sia scontata la nascita di un movimento per il No alla sua realizzazione. Gli esempi di oggi sono noti, dai No Tav ai No Terzo valico. Ma questi movimenti di opposizione non sono invenzioni moderne: già 200 anni fa, nacque a Novi una forte opposizione alla costruzione della nuova strada Regia che unisce Torino a Genova percorrendo il passo dei Giovi.

Novi Ligure deve la sua fortuna commerciale ed industriale alla sua posizione geografica. Posta lungo l’importante percorso della strada della Bocchetta, aperta nel 1772, Novi si trovava a godere del passaggio del traffico di carri da e per Genova direttamente dentro il suo centro storico. Da “porta Genova” (l’attuale piazza Sant’Andrea) il carri e le carrozze percorrevano via Girardengo per poi arrivare a Porta Pozzolo e da lì proseguire verso Torino e Milano. In città fiorirono le attività commerciali, gli alberghi, le osterie e le stazioni di cambio dei cavalli.

Illustrazione di Elena D’Elia

La strada della Bocchetta era però troppo tortuosa e scomoda da percorrere, sopratutto nella stagione invernale. Inoltre, era infestata da banditi che depredavano le carrozze. Fu Napoleone, nel 1810, a dare il via al progetto della nuova strada attraverso il passo dei Giovi, posto a 472 metri. Molto più basso di quello della Bocchetta, posto a 772.

Caduto l’impero francese senza aver terminato la strada, la Repubblica di Genova nel 1816 fu unita al Piemonte. I Savoia fecero loro il progetto di Napoleone, e diedero impulso al progetto.

Nel 1817 la società genovese guidata dal negoziante Giuseppe Prefumo ottenne il prestito di 160mila lire per la costruzione della strada Regia, che venne aperta al traffico il 1 novembre 1821, per essere subito richiusa a causa di evento alluvionale nella notte di Natale del 1821. La riapertura definitiva nel 1823.

La costruzione della nuova strada lunga 45 chilometri non fu ne semplice, ne agevole. Rispetto al progetto francese, la larghezza della strada fu ridotta a 8 metri contro gli 8,5 del progetto originario ma a nche allora, come oggi, si assistette a vertenze e dispute in tribunale tra appaltante e appaltatore, cambi di imprese, furti di materiale nei cantieri e di cavalli da tiro.

Terminata la costruzione, i concessionari ebbero per 14 anni la concessione del pedaggio, per rientrare dalle spese, che ammontavano a un milione e mezzo di lire. Per ogni vettura sospesa (cioè una carrozza dotata di sospensioni) la tariffa era di lire 1,5 (circa 7,5 € di oggi). I carri semplici pagavano 1 lira più il supplemento di 75 centesimi per ogni bue o vacca attaccati al carro, e 15 centesimi per ogni asino. Anche i carretti a trazione umana erano soggetti al pedaggio.
Nel primo anno di attività, lungo la nuova strada passarono 2700 tonnellate di merci su 18mila carri, 11mila muli e 1875 asini. Un successo.

A Novi, durante gli anni della costruzione della strada, nacque un forte movimento di opposizione. Le motivazioni non erano certo di ordine ambientale come oggi, ma squisitamente economiche. Nel 1818 il sindaco di Novi Cristoffaro Corte mandò una supplica al Re Carlo Alberto, cercando di convincerlo che i danni economici arrecati dal nuovo tratto viario sarebbero stati insostenibili per la sua città. “Così è Maestà, se Nove avente una popolazione di 9 milla anime perde il traffico di Genova, Nove è trasformato in un’unione di case disabitate: innumerevoli famiglie, andranno raminghe; qual polve si disperderanno, e li trafficanti abbandoneranno una derelitta città, ed altrove stabiliranno il lor domicilio”. Novi chiese di cambiare il percorso, facendo passare la strada da Bosco Marengo, sostenendo che il percorso sarebbe stato anche più breve. La risposta del ministro Conte Borgarello fu categorica: “Altronde non si vede quali siano i pregiudizi che possa risentire Novi dalla costruzione della nuova strada della Scrivia colla quale non e’ punto tolto il passaggio per quella Città”.

Ma Novi non si rassegnò e chiese delle opere compensative, come accade oggi per la costruzione del terzo valico ferroviario. Presentò la richiesta di costruzione di un canale per derivare le acque dalla Scrivia ad Arquata, portandole Novi sia a scopo irriguo che per il funzionamento di filande e le concerie. Nel 1824 Novi inviò al Primo Segretario di Statola richiesta di un “importantissimo progetto dell’apertura di un canale d’acqua derivante dal torrente Scrivia per compensare in parte questa popolazione del grave danno che risente dalla cessazione del commercio avvenuta dietro la formazione della strada dei Giovi”. Ma Serravalle e Tortona si opposero al progetto, temendo di veder diminuire la propria disponibilità idrica.

Le previsioni del Sindaco furono fortunatamente sbagliate: l’asse economico della città si spostò da Via Girardengo all’attuale corso Marenco, dove trenta anni dopo arrivò anche la stazione ferroviaria. La fortuna della strada Regia dei Giovi terminò nel 1935, quando venne aperta la “camionale” da Genova a Serravalle, l’attuale autostrada A7.

Andrea Vignoli e Elena D’Elia

Un pensiero su “Le mille e una Novi – Il nuovo libro di Andrea Vignoli disponibile da oggi!

  • Questa storia della Strada Regia è un classico esempio di come i problemi di today risalgano ai giorni nostri. Già 200 anni fa cerano i No Tav, solo che stavolta era per una strada! I novesi erano così arrabbiati che chiedevano un canale idrico in cambio della loro sopravvivenza economica. Ma la fortuna, come sempre, fu di altri: Serravalle visse la sua fortuna proprio grazie a quella strada che i suoi concittadini tanto odiavano. Un po come se oggi chiedessimo un parco divertimenti in cambio della chiusura del Tav. Comunque, un ottimo articolo per capire che i problemi economici sono unarte antica!Grow a Garden Calculator pet kg

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