“Giocavamo alla Volata”. Splendori e miserie dell’italianissimo giuoco

Il 30 dicembre 1928 Augusto Turati, nella sua duplice veste di segretario del PNF (Partito Nazionale Fascista) e Presidente del Coni, emanava una serie di direttive destinate alla pratica sportiva e al ruolo delle singole federazioni. All’interno di queste disposizioni, veniva istituito anche il “giuoco della volata”, una creazione di chiara ispirazione politica, in una logica di diffusione dello sport di massa, con una precisa funzione di controllo sociale. [1]
La Volata avrebbe dovuto, infatti, opporsi al dilagante professionismo e alla crescente popolarità degli sport anglofoni, affondando le proprie radici nella tradizione nazionale, riprendendo giochi come l’harpastum dell’antica Roma e il calcio fiorentino.[2] Il termine Volata nasceva da un’intuizione dello stesso Turati che vedeva nel nuovo sport una sintesi di destrezza e velocità, facile da praticare, ovunque e da chiunque. Per questo, il gerarca si affidava da subito alla rete dei dopolavoro, autentica spina dorsale del tempo libero degli italiani in quell’epoca, disponendo che tamburello, bocce e volata ne divenissero le uniche discipline consentite all’interno, bandendo contemporaneamente tutte le altre, calcio compreso.[3]
La volata si giocava in otto contro otto, su campi e con porte dalle dimensioni ridotte rispetto al football. Tre tempi da 20 minuti l’uno, con la possibilità di giocare e colpire la palla con piedi, mani e testa. La squadra era composta da un portiere, 2 terzini, 3 mediani e due attaccanti. I terzini non potevano passare la metà campo, mentre gli attaccanti non potevano tirare una volta entrati in area, disegnata come una sorta di ellissi. Il punto era ovviamente costituito dal superare il portiere, mentre, tra i falli, non veniva contemplato il placcaggio sopra la cintola.

Per la promozione del nuovo sport, Turati utilizzò un consistente apparato di propaganda, compresi i molti periodici sportivi nati non casualmente in quel periodo, ma anche la stampa locale e nazionale si mostrò da subito partecipe e sensibile.

Il Piemonte si rivelò da subito attento alle direttive del gerarca. In provincia di Alessandria, molte realtà dopolavoristiche sin dai primi di gennaio si misero al lavoro per creare la squadra di Volata e, il 10 marzo del 1929, Alessandria ospitava al campo degli Orti la prima gara dimostrativa tra il Dopolavoro di Asti e il Dopolavoro Botteghi, struttura intitolata a un giovane dirigente del PNF alessandrino, morto annegato in Bormida nell’estate del 1926[4].
A Novi Ligure il reclutamento dei volatisti veniva promosso con una sorta di bando, pubblicato, tra gli altri, anche dal “Messaggero di Novi”[5]: nel volgere di poche settimane, il 28 aprile 1929, coordinato dal Direttorio Provinciale del Dopolavoro, prendeva il via la prima giornata del campionato di Volata[6]. La competizione coinvolgeva 34 squadre della provincia di Alessandria, allora estesa anche all’astigiano, e si articolava in 6 gironi. Il Girone D comprendeva le compagini di Acciaierie e Ferriere novesi, Dopolavoro Maino, GUF e Carbonara Scrivia. I novesi mostravano ben presto tutta la loro superiorità, vincendo il proprio gruppo e qualificandosi alla fase successiva, in cui le vincitrici di ogni raggruppamento si affrontavano in un girone unico. Da qualche anno, le Acciaierie e Ferriere Novesi erano diventate il punto di riferimento dello sport di Novi Ligure. Nel calcio, la crisi della Novese aveva lasciato spazio a una squadra che faceva riferimento alla stessa azienda, in cui agiva il dopolavoro che avrebbe poi dato vita anche alla formazione di Volata[7]. Dopo la larga vittoria contro il Cantalupo[8], qualificatosi primo nel girone E, per i novesi arrivava la sconfitta con il Fubine[9] che vanificava le speranze di vittoria finale, andata al Dopolavoro Botteghi di Alessandria che avrebbe poi proseguito la propria marcia nel torneo regionale.
Il Direttorio Provinciale, incentivato dalla grande risposta avuta dalla prima edizione del torneo, la seconda più partecipata del Piemonte, dopo Torino, provvedeva già a settembre del 1929 a lanciare la seconda stagione del campionato. Nulla era lasciato al caso, a cominciare dalla preparazione di arbitri e atleti, per i quali erano previsti specifici brevetti atletici da conseguire, mediante almeno cinque tempi e misure, con prove su diverse distanze dai 100 ai 3000 metri e poi ancora con getto del peso, giavellotto, disco e salto in lungo, in alto e con l’asta.
I risultati soddisfacenti dell’annata agonistica appena conclusa, stimolavano la dirigenza delle Acciaierie a iscrivere la squadra del dopolavoro all’edizione 29/30 vinto poi proprio dagli atleti novesi [10].

Nella breve storia della Volata in provincia di Alessandria, il torneo conquistato dal Dopolavoro delle Acciaierie e Ferriere resta il più partecipato, come testimonia la relazione del Direttorio provinciale del 23 ottobre 1930: 73 squadre partecipanti, di cui 9 composte da militari, 1200 atleti e 600 gare svolte.[11] Un risultato che non fu possibile conseguire la stagione successiva che vide il consistente ridimensionamento della competizione, passata da 6 a 3 gironi, con sole 18 squadre iscritte in tutta la provincia.
In un contesto che stava registrando la ripresa della società calcistica della Novese e il conseguente riavvicinamento del pubblico, peraltro mai allontanatosi del tutto, le sorti della Volata locale erano segnate. Ne ritroviamo traccia in una cronaca de Il Piccolo del 21 febbraio 1931, in cui una non meglio identificata squadra di Novi, occupa l’ultimo posto in classifica del girone A, dove figurano anche le squadre di Arquata Scrivia e Stazzano. La stagione si sarebbe conclusa poi con l’accesso alla fase regionale del Dopolavoro Nuova Italia, del Dopolavoro Fubine, del Dopolavoro Mandrogne e del Dopolavoro Juventus Italia di Casale Monferrato, con l’ormai evidente crisi del movimento “volatista” provinciale. La sopravvivenza della disciplina era affidata a una rappresentativa provinciale che, nella seconda parte del 1931, aveva dato dato vita a un torneo con le squadre delle altre province piemontesi, mentre la stagione 1931/32 terminava anzitempo per gravi problemi organizzativi e logistici.[12]
Il 25 settembre 1932 presso il campo militare di Alessandria veniva organizzata la “Giornata polisportiva del dopolavoro”. Tre le discipline inserite: i brevetti atletici, la palla al volo e il tiro alla fune. L’esclusione della Volata dal meeting sanciva ufficialmente anche nell’alessandrino la fine della breve storia dell’”italianissimo giuoco.”
[1]Per i rapporti tra politica e potere con particolare riferimento al ventennio fascista Felice Fabrizio, Sport e fascismo. La politica sportiva del regime 1924-1936, Rimini-Firenze, Guaraldi, 1976, Sergio Giuntini Editore e il recente lavoro di Mauro Berruto Lo sport al potere. La cultura del movimento e il senso della politica, 2025, ADD Editore.
[2] La Stampa, 16 febbraio 1929, ” Il nuovo sport […] non fa che restaurare la gloria del fiorentinissimo giuoco del calcio. La mania snobistica di imitare gli stranieri ha portato al nostro Paese, fra gli altri danni, anche quello di far scomparire un giuoco le cui tradizioni erano brillanti quanto quelle del Palio di Siena.
[3]Il Monferrato, 2 marzo 1929, “Le Società dopolavoristiche, non affiliate alle federazioni sportive dipendenti dal Coni, dovranno per l’avvenire limitare la loro attività ai seguenti sports: bocce, tamburello, volata.”
[4]Il Piccolo, 9 marzo 1929.
[5]Il Messaggero, 16 marzo 1929 “La segreteria del Dopolavoro Cittadino comunica che, in seguito ad invito avuto dalle superiori gerarchie ha deciso di formare anche in Novi una squadra per il gioco della «Volata». Pertanto gli iscritti che desiderano imparare e praticare tale sport italianissimo creato da S. E. Turati dovranno passare alla segreteria per gli schiarimenti del caso. Si avverte intanto che potranno far parte della squadra che dovrà prendere parte alle gare fuori residenza, soltanto i dopolavoristi nati a Novi.”
[6]La documentazione relativa all’organizzazione e all’attività dei campionati di Volata di quegli anni è in consultazione presso Archivio di Stato di Stato di Alessandria, d’ora in poi A.S.A., Fondo Prefettura, O.N.D.
[7]“Mentre il calcio si dibatte in in anonimo campionato di seconda divisione […] a Novi scoprono la Volata , un gioco che mette a confronto due squadre di 8 giocatori ciascuna, definito dai giornali dell’epoca “giovane gioco fascista. Questa inedita disciplina sportiva raggiunge il suo apice nel giugno del 1930 quando il G. S. Acciaierie e Ferriere ottiele la laurea di campione provinciale. Il boom della Volata è un classico fuoco di paglia. Il calcio è sempre calcio e la squadra delle Ferriere di Novi si accolla la responsabilità di tenere vivo il movimento calcistico della città”. AA. VV., Una città, una squadra. 60 anni di calcio. A cura di U.S. Novese, Arti Grafiche Novesi, s.d.
[8]Il Messaggero, 20 luglio 1929 “Il punteggio ottenuto dai novesi dice chiaramente l’andamento della partita che è stata condotta e comandata sempre dai bianco celesti che hanno segnato come e quando hanno voluto. Compagine volenterosa quella del Cantalupo, non certo all’altezza delle altre squadre de! girone finale. 1 punti furono segnati da Quaglia (5), Arado (4), Corte (1).
[9]Il Messaggero, 27 luglio1929, “Sotto il torte solleone si è disputata, in presenza di un pubblico discerto la partita di finale fra la squadra delle Ferriere di Novi e quella di Fubine. Partita condotta con accanimento da entrambe le squadre ed il cui punteggio non rispecchia i valori in campo perchè la marcatura del Fubine fu dovuta, per due punti, a due calci di rigore concessi, specialmente il primo, con regalità dell’arbitro sig. Cabiati che del resto ha diretto bene la dura partita. Giuoco falloso quello del Fubine che tenta sempre di aggrapparsi all’uomo più che al giuoco della palla e di qui ne è nato un giuoco spezzettato per i numerosi falli che hanno fatto perdere snellezza e bellezza. I punti furono segnati dalle Ferriere due nel primo tempo da Quaglia ed Arado e due nel secondo da Quaglia. Alla partita ha assistito il sig. Lombardi Romeo Direttore Tecnico gìuoco volata. Squadra vincente: Gobbini, Parodi, Tarantola, Morgavi, Brugna, Corte, Quaglia, Arado.
[10]Il Messaggero, 28.6.1930 “Il Gruppo Sportivo delle Acciaierie e Ferriere ha conquistato brillantemente il titolo di Campione Provinciale per il giuoco della Volata. I dirigenti del rigoglioso Dopo lavoro aziendale ne hanno avuto comunicazione telegrafica da Alessandria ed i massimi gerarchi provinciali di questo nuovo sport, si sono vivamente compiaciuti per la bella affermazione ottenuta. La salda squadra concittadina à vinto con netta superiorità sulle al tre squadre in lizza l’ambito titolo, ottenendo un solo risultato pari, durante l’incontro di campionato, e vincendo tutte le altre partite”.
[11]A.S.A. Fondo Prefettura O.N.D., Relazione del Direttorio del Dopolavoro Provinciale del 23 ottobre 1930
[12]Ibidem, Relazione al Direttorio del Dopolavoro Provinciale del 23 febbraio
