L’Oratorio di San Sebastiano o della “Morte et Oratione”
L’Oratorio di San Sebastiano… e i riti sacri autunnali dei morti (equinozio d’autunno)
Lasciato l’Oratorio del Gonfalone, dopo aver percorso in discesa l’intero paese e superato a destra il Ponte di San Nicola, che in epoca medievale segnava anche l’inizio dell’area fuori delle mura del Borgo, si incontra a destra via Gio. Antonio Ruzza che conduce al Piazzale dell’Ospedale. Lì, all’estrema destra, si trova l’Oratorio di San Sebastiano o della “Morte et Oratione”, da tempo sconsacrato e non più agibile.

Come già detto, la presenza nel Borgo di Voltaggio dell’Oratorio di San Sebastiano (o “della Morte et Oratione”) risulta documentata a partire dal 1582 nella relazione del visitatore apostolico, monsignor Bossio e successivamente, nel 1625, nel disegno dell’ingegnere militare Carlo Morello, inviato nel paese in incognito, su incarico del principe Vittorio Amedeo di Savoia con un compito di spionaggio nei territori della Repubblica di Genova, sino ad apparire nella planimetria di Voltaggio inclusa nel “Dominio della Serenissima Repubblica di Genova”, pubblicata da Matteo Vinzoni nel 1773.
L’edificio, di forma imponente, era parte di un notevole complesso religioso, posto all’ingresso settentrionale di Voltaggio, che comprendeva – riuniti nella stessa piazza (oggi Piazza Brignole Sale De Ferrari Galliera) – il Convento di San Francesco dei Padri Minori Conventuali, in tempi attuali trasformato in ospedale (dalla seconda metà del secolo XIX), l’Oratorio di San Giovanni Battista dei Disciplinati (poi demolito e ricostruito altrove) e l’Oratorio “della Morte et Oratione” o di San Sebastiano1.

L’Oratorio di San Sebastiano, non più officiato dal 1962, è da anni in stato di completo abbandono e si trova in una situazione di notevole degrado cui sarebbe urgente porre rimedio.


Vi sono infatti infiltrazioni d’acqua nei muri perimetrali ed è stato interamente spogliato delle decorazioni e suppellettili sacre ad eccezione di una pala raffigurante San Sebastiano (San Sebastiano curato dalle Pie donne) data in custodia all’Oratorio di San Giovanni Battista (riedificato in altra zona), di un certo numero di argenti liturgici in deposito presso la Parrocchiale di Voltaggio e una statua lignea policroma con dorature raffigurante San Sebastiano, prima in deposito anch’essa presso la parrocchiale , e successivamente passata (dal 1998) in custodia all’Oratorio di Nostra Signora del Gonfalone.
L’opera appare il prodotto di notevole finezza esecutiva che si evidenzia in molti particolari: la sottile decorazione puntinata del perizoma, la simulazione del lieve effetto marmoreo della basetta di colonna modanata, la doratura dei capelli mossi, biondi e morbidi, del San Sebastiano…2
Agli inizi del Seicento, dunque, l’oratorio di San Sebastiano era già attivo e funzionante con il suo apparato di suppellettili, di arredi e di immagini ma di questo patrimonio restano, come già detto, soltanto pochissime tracce.
Risale al 1624 la Bolla di papa Urbano VIII che stabilisce l’aggregazione della casaccia di San Sebastiano all’Arciconfraternita romana della Morte e Orazione. Il documento è citato come ancora esistente presso l’oratorio di Voltaggio in uno scritto datato 8 aprile 1831 conservato fra le carte di San Sebastiano nell’archivio della chiesa parrocchiale di Voltaggio.

Il complesso oggi è costituito dalla chiesa e da alcuni annessi (in parte crollati) verosimilmente aggiunti nel corso del secolo XIX. La struttura dell’oratorio è databile tra il 1730 e il 1770 e rappresenta un autentico gioiello di architettura barocca, con qualche influsso lombardo, il cui recupero appare ancora possibile nonostante le precarie condizioni di conservazione.
La tipologia della chiesa è riferibile al modello importato in Liguria da Anton Maria Ricca3 a schema qui semplificato ad un’aula ottagona coperta da volta a vela su cui si innestano il presbiterio e l’area della cantoria coperte da volte a botte; l’accentuata verticalità del frontale, consueta alla tradizione del barocco genovese, le alte nicchie contornate da paraste e dalla trabeazione mediana a forte aggetto, ben spiegano l’attenzione dedicata all’edificio da due studiosi americani della Clemson University. I professori M. Meek e C. Wilson nel 19744 attuarono sull’edificio una serie di rilievi che mostrarono come questo fosse stato progettato attraverso la misura base dei “tre pollici genovesi” ed il modulo usato per le parti architettoniche rigorosamente ripetuto negli elementi decorativi e funzionali quali le lesene, le cornici aggettanti, le finestre, gli altari. Ne risulta una struttura architettonica sorprendente dove le proporzioni ed i rapporti tra aree e volumi sono assolutamente perfetti.
L’interno, che presenta un’ottima acustica, è molto sobrio, decorato solo da un forte cornicione, all’imposta delle volte e delle lesene. Dei tre altari, quello maggiore è stato smantellato e asportato nel passato; quelli laterali non presentano alcun interesse artistico.
La chiesa ha una cantoria lignea, molto semplice, posta sopra all’ingresso, dove era collocato anche l’organo.
Al momento dell’estinzione della Confraternita (1962), l’immobile è passato di proprietà della Chiesa Parrocchiale che negli anni ’80 lo ha donato al Comune di Voltaggio5. A seguito di ciò, l’Amministrazione comunale di allora si era fatta promotrice di una campagna di restauro (curata dall’ingegner Cesare Fera) che prevedeva interventi conservativi che consentissero di riportare all’antica evidenza un monumento godibile ai fini di attività artistico / culturali, adibendolo a sala per musica strumentale come suggerito nello studio dei Professori Meek e Wilson.
In realtà, gli interventi si limitarono in più riprese al rifacimento del tetto e a interventi di consolidamento della struttura muraria.
I Confratelli dell’Oratorio della “Morte et Oratione” o di San Sebastiano, si occupavano di svolgere opere di misericordia, della commemorazione dei defunti e in particolare di dar sepoltura ai morti in povertà. Celebravano, contemporaneamente alla festa di Sant’Antonio Abate, la festa di San Sebastiano, il 17 di Gennaio, giornata durante la quale veniva posto all’incanto la vendita di un gallo. Particolarmente suggestive erano le cerimonie legate alla commemorazione dei defunti. I Confratelli dell’Oratorio vestivano un saio nero ed erano incappucciati. Non si sono conservati per questo Oratorio esempi dei loro abiti, tuttavia non dovevano essere dissimili da quelli ancora in uso nelle confraternite della Morte e Orazione ancora attive com’è il caso di quella di Pieve di Teco di cui pubblichiamo una fotografia.
Gli Officiö – Gli Offiçieu

“In occasione della Commemorazione dei Defunti veniva effettuata una elargizione di doni che, oltre ad essere un omaggio alla loro memoria, aveva un significato augurale di prosperità e abbondanza per il nuovo anno che per alcune genti (es. i Celti) si iniziava in quel tempo.
In Liguria e nel territorio legati alla tradizione ligure, come Voltaggio, i bambini ricevevano in dono, oltre la collana di castagne cucite insieme con lo spago, candeline di cera colorata, lunghe e molto sottili, raggomitolate più volte su sé stesse tanto da formare una sorta di libretto da messa da cui spuntava lo stoppino. Le candele venivano accese dai bambini nelle chiese o oratori nel tardo pomeriggio dei giorni 1 e 2 Novembre, mentre si cantava l’Ufficio dei Defunti”. Gli Officiö venivano tirati fuori dalle tasche e sistemati accesi sui pavimenti, sulle balaustre, ma anche sopra le panche e le sedie delle chiese. Via via però questa tradizione venne abbandonata fino a scomparire negli anni settanta del Novecento6.
San Sebastiano e “i mercanti d’la fioca”
Voltaggio, territorio per lungo tempo sotto il controllo della Repubblica di Genova (1121-1814), e poi territorio del Piemonte ha assorbito anche molti aspetti della cultura popolare piemontese. In quest’ultima, San Sebastiano, e con lui, Sant’ Antonio Abate, e Sant’ Agnese, (che nel calendario liturgico erano, e sono, collocati rispettivamente nei giorni 17, 20 e 21 gennaio) erano detti “i mercanti d’la fioca” (“i mercanti delle neve”) perché secondo la tradizione contadina a loro si attribuivano possibili e abbondanti nevicate cui si collegavano riti propiziatori per la prosperità dei raccolti.
A testimonianza di questa tradizione orale, vi è un proverbio antico, tramandato dagli anziani e diffuso in tutto il Piemonte e nelle aree limitrofe, compreso Voltaggio dove è ancor oggi noto e ripetuto specie tra gli anziani, che recita:
“Sant’Antoni, San Bastian, Sant’Agniese l’induman …” (“Sant’Antonio, San Sebastiano, Sant’Agnese l’indomani…”)
Ed evoca i giorni di gennaio, trascorsi al freddo e al gelo, in cui si faceva festa. Per San Sebastiano si impastavano i ravioli tra il silenzio ovattato della neve e il profumo del brodo caldo. L’inverno diventava così anche tempo di festa sacra collettiva7.

Fotografie
Gli scatti fotografici sono tutti di Edoardo Ghezzi, tranne “San Sebastiano con la”Fioca” ” che è di Katia Guido.
- Roberto Benso, Voltaggio nella storia dell’Oltregiogo Genovese, Comune di Voltaggio, 2001; Giampaolo Pepe, “L’Oratorio di San Sebastiano”, in Storie di Territori, Blog di Giampaolo Pepe, 19 ottobre 2025, www.storiediterritori.com ↩︎
- Luisa Nieddu, Scultore alessandrino (ambito di Giovanni Angelo Del Maino, San Sebastiano, 1500-1510, scheda storico critica in ALESSANDRIA SCOLPITA …, catalogo mostra a cura di Fulvio Cervini, Sagep, 2019. ↩︎
- Emmina De Negri, “Chiese settecentesche a pianta ellittica nel genovesato” in Bollettino Ligustico, 1. II. 1967. ↩︎
- M. Meek – C. Wilson, San Sebastian. Voltaggio, Italy. Clemson University Center for Building Research & Urban Studies,1974. ↩︎
- P. Romano, “Cade a pezzi l’antico oratorio”, Il Secolo XIX, 23 luglio 1983. ↩︎
- Paolo Giardelli, Il Cerchio del Tempo …, Sagep, 1991, p. 286 ↩︎
- Testimonianza orale di Teresa Ghignone (classe 1920), registrato e documentato all’interno del Progetto “Parluma Piemonteis” dell’Associazione l’Astigiano3.0. ↩︎
