2026. I mercoledì della salute
I Mercoledì della salute hanno iniziato il proprio cammino qualche anno fa da Serravalle per inziativa, tra gli altri, proprio di Chieketè, raccogliendo l’invito di Maurizio Scordino, sociologo e giornalista e Riccardo Lera, pediatra. Sono stati anni di grande partecipazione da parte di operatori sanitari e insegnanti, che hanno spinto gli organizzatori ad allargare il proprio orizzonte di riferimento e a proporre gli incontri ad Alessandria.
E così, l’Associazione Amici della Biblioteca dell’Ospedale alessandrino si è assunta l’incarico di organizzare un ciclo di conferenze di medicina sociale, che in continuità con le esperienze passate mantiene la denominazione “I mercoledì della salute”, giunto alla 4^ edizione. Una serie di incontri che ha ottenuto fin da subito un grande riscontro da parte della cittadinanza e di chi opera nei servizi sociosanitari. Trattandosi di tematiche con una forte rilevanza sociale, gli organizzatori si rivolgono, inoltre, ai giornalisti, ai docenti delle scuole e alle associazioni di volontariato, affinché intervengano per proporre il proprio fondamentale patrimonio di esperienza sul campo.
Chieketé che, come detto, ha collaborato alla sua realizzazione nei primi anni vuole dunque darne notizia, anche perché, come in passato, per i docenti sono riconosciti i crediti formativi.

Scopo fondamentale degli incontri anche per quest’anno è quello di sensibilizzare il pubblico su alcune tematiche medico-sanitarie, comportanti forti ricadute sul piano sociale e di grande interesse a carattere generale, quali in particolar modo la prevenzione e il giusto criterio di applicazione degli esami diagnostici e delle terapie.
Infatti il primo incontro della quarta edizione parte dal concetto di appropriatezza clinica. Ogni intervento medico di tipo diagnostico o terapeutico deve essere effettuato in modo corretto, al momento giusto e al paziente giusto: tale principio non ha finora trovato un’adeguata applicazione pratica in medicina, nonostante se ne parli da più di 30 anni, definendo come appropriata una procedura quando i benefici da essa derivanti superano i rischi ad essa connessi, con una probabilità tale da renderla preferibile alle possibili alternative.
L’organizzazione Slow Medicine, raccogliendo un invito noto a livello internazionale, ha lanciato a suo tempo in Italia, il progetto Fare di più non significa fare meglio, rivolgendo l’invito alle società scientifiche e alle associazioni professionali italiane a definire raccomandazioni su esami, trattamenti e procedure a rischio di inappropriatezza, che debbano essere oggetto di dialogo nella relazione tra i professionisti e i pazienti. Un progetto al di sopra di ogni sospetto, poiché tra i criteri intesi a individuare i parametri su cui impostare la ricerca, è stato volutamente omesso quello dei costi elevati, evitando così di ricondurre il tutto a un mero “razionamento” di risorse.

Il dottor Marco Bobbio, presidente di Slow Medicine, e la sua vicepresidente, dottoressa Franca Braga, saranno i principali relatori della prima giornata che si svolgerà mercoledì 11 febbraio alle ore 17, nel salone di rappresentanza della AOU di Alessandria. Saranno presentate alcune schede, validate da specifiche società scientifiche, contenenti almeno cinque procedure diagnostiche e/o terapeutiche francamente inappropriate. Poiché anche l’atteggiamento e la collaborazione del cittadino è importante, in quanto talvolta richiede al medico esami o trattamenti inutili, analoghe schede sono state redatte dall’associazione Altro Consumo e, in particolare, dalla dottoressa Franca Braga che ne presenterà qualche esempio.

L’incontro, calendarizzato per mercoledì 11 febbraio alle ore 17 nel salone di rappresentanza dell’AOU di Alessandria, prevede altresì gli interventi del professor Luigi Castello, docente dell’Università Piemonte Orientale e direttore del Dipartimento Internistico di Emergenza dell’AOU di Alessandria e del dottor Ivan Gallesio, responsabile della SC Radiologia AOU AL.

