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Quella domenica del ’46, quando l’Alessandria si giocò un pezzo di serie A a Novi Ligure

Alla fine degli anni Settanta lo storico Carlo Ginzburg ha pubblicato un breve saggio, diventato giustamente famoso (Spie. Radici di un paradigma indiziario), nel quale rifletteva sull’importanza dei piccoli accadimenti come punti di osservazione privilegiati (indizi, spie, appunto), attraverso i quali non di rado è possibile illuminare aspetti importanti di un periodo storico, i comportamenti e la mentalità collettiva di un’epoca e i problemi che attraversano la società civile; ciò è tanto più vero in momenti o contesti in cui la documentazione storica è, per varie ragioni, carente e lacunosa1.

Consultando i pochissimi periodici stampati negli anni immediatamente successivi la fine della Seconda guerra mondiale sono incappato, un po’ fortunosamente, e grazie all’input del nostro collaboratore Gigi Poggio, in un evento apparentemente marginale e di scarsa importanza storica, che tuttavia, se analizzato con attenzione, mi pare possieda tutte le caratteristiche per essere riletto utilizzando il paradigma proposto da Ginzburg.

La storia di cui vi voglio parlare è una semplice partita di calcio.  
Siamo nel febbraio 1946, pochi mesi dopo la fine della guerra e dell’occupazione nazifascista; la Nazione sta lentamente riprendendosi da anni difficili e terribili. Un’epoca di grande interesse storiografico, ma le fonti archivistiche sono scarse, le istituzioni devono ancora prendere forma con regolari elezioni, i giornali, quando non sono stati sospesi per connivenze con il regime fascista, escono con foliazione ridottissima. Ricostruire la vita quotidiana e le mentalità dei cittadini non è quindi cosa semplice. Insomma, è in questo contesto che, esattamente ottant’anni fa, il 17 febbraio 1946, si svolge la partita di calcio di cui sto per parlarvi. Ma ancora un attimo di pazienza, perché dobbiamo fare un piccolo passo indietro per capire cosa succede quel giorno. 

L’Italia del dopoguerra cerca di ripartire anche attraverso lo sport. E così, dopo due anni di sospensione, nell’ottobre 1945 riprendono i campionati di calcio di serie A e un torneo misto, diviso in gironi, tra squadre che prima della sospensione a causa del conflitto militavano in serie B e in serie C.
Nel girone Nord Ovest, insieme alla mitica Pro Vercelli, le squadre più quotate sono l’Alessandria, il Piacenza e il Vigevano. Seguire le partite non è per nulla semplice, niente radiocronaca e notizie con il contagocce sui pochi quotidiani e periodici locali in edicola.

Il 3 febbraio ad Alessandria si svolge uno scontro di vertice tra i “grigi” e il Piacenza. In uno stadio gremito vince la squadra emiliana (3-2), ma i tifosi alessandrini reclamano per un mancato rigore e, al termine dell’incontro, sommergono sotto una valanga di palle di neve avversari e arbitro, costringendo quest’ultimo a lasciare lo stadio su un carro armato dell’esercito alleato, che in quei mesi occupa ancora militarmente tutto il Nord Italia2

Inevitabile la squalifica del campo, che costringe i “grigi” a disputare l’attesissima gara di domenica 17 febbraio in campo neutro: avversario è il Vigevano, la squadra che sta lottando spalla a spalla con l’Alessandria per la vittoria del girone!
Per l’importante incontro, una sorta di spareggio, viene scelto il campo dell’ILVA di Novi Ligure, che diventa protagonista di un evento quasi inimmaginabile. 

1946 – Festa della Liberazione al Circolo ILVA. Sullo sfondo le tribune dello stadio (foto g.c. da Andrea Vignoli)

“Novi Ligure ha vissuto domenica una grande giornata sportiva” scrive “Il Popolo”, l’unico giornale sul quale è possibile trovare una cronaca della partita3. Non dimentichiamo che le difficoltà di spostamento sono ancora notevoli: eppure, per ore, quasi 4.000 biciclette percorrono le strade che conducono allo stadio dove si ammassano i tifosi provenienti sia da Alessandria che da Vigevano. 
Lo spettacolo è davvero sorprendente: “Nella nostra città in nessuna altra occasione si era mai verificato nel passato che una folla simile di appassionati presenziasse ad una manifestazione sportiva”, scrive ancora “Il Popolo”.

Per la cronaca, prevale l’Alessandria per una rete a zero, e le due squadre procedono appaiate sino al termine del torneo, accedendo insieme alla poule per la promozione dove saranno i “grigi” a prevalere, tornando per la penultima volta nella loro storia in serie A.

Alessandria 1945-1946, promossa in serie A

Sin qui i fatti, che rivestono, in ogni modo, di una certa importanza nella storia dell’Alessandria calcio e nella storia sportiva di Novi. Ma questo evento in apparenza di poco conto, di semplice cronaca sportiva,  ci rivela anche molto altro se proviamo a leggerlo con la dovuta attenzione al contesto storico in cui avviene. Insomma, se proviamo ad applicare ad esso (un po’ con convinzione e un po’ per gioco) il paradigma caro a Ginzburg.

“Indizi minimi sono stati assunti volta a volta come elementi rivelatori di fenomeni più generali”, scrive lo storico nel suo saggio. 
Vediamoli dunque questi indizi, e partiamo proprio dagli articoli dei periodici da cui abbiamo tratto le informazioni relative ai due incontri di calcio, vediamo cosa ci possono raccontare al di là della semplice cronaca dell’evento. 
All’epoca, nell’area alessandrina e novese, vengono stampati pochissimi  periodici, sia per la difficoltà a procurarsi la carta per la stampa, sia perché alcuni sono stati chiusi per connivenze con il regime fascista; tra essi anche il principale periodico della provincia, “Il Piccolo”, che riprende le pubblicazioni solo nel settembre 1946. Così, per trovare notizie relative all’incontro Alessandria-Piacenza abbiamo dovuto rivolgerci al quotidiano piacentino “La Libertà”, stampato rigorosamente con una foliazione di due sole pagine.
A Novi Ligure, se si eccettuano alcuni numeri unici a carattere elettorale legati ai neo ricostituiti partiti democratici, esce solo “Il Popolo”, che non è un periodico espressamente novese, ma il settimanale della diocesi di Tortona, anch’esso stampato in sole due pagine ogni settimana.

Nonostante la ridottissima foliazione e, nel caso de “Il Popolo”, la massiccia presenza di articoli e notizie di carattere religioso, i due periodici dedicano più spazio possibile alle notizie sportive, senza tralasciare neppure le note di colore. È un “indizio” che ci rivela in modo chiaro quale importanza ha la ripresa delle attività agonistiche per aiutare a ritrovare la normalità della vita quotidiana, e dunque l’impegno con il quale le forze politiche, sociali e culturali, come appunto la stampa quotidiana e periodica, si prodigano per offrire alla popolazione cronache e notizie di quegli eventi sportivi che erano stati impossibili da svolgere durante la guerra e che ora diventano uno dei simboli della pace ritrovata. 
Ne abbiamo una conferma anche i un altro sport popolarissimo, il ciclismo. Tutti, dal governo agli enti locali, dalle società sportive al giornale che organizza la corsa, si prodigano in ogni modo per organizzare il Giro d’Italia 1946, destreggiandosi per far transitare “un Giro che si snoda tra lutti e rovine […] nelle località meno toccate dalle distruzioni”4. Uno sforzo notevolissimo, se si pensa che proprio nei giorni in cui si gioca la partita tra Alessandria e Vigevano giunge la notizia che il Tor de France non si correrà. Lo sport come strumento per riunificare una nazione ferita e divisa, dunque.

Bombardamenti aerei a Novi Ligure

Il secondo elemento di enorme interesse, la seconda “spia” che ci interessa evidenziare, è naturalmente la straordinaria mobilitazione popolare che si registra per assistere all’evento e che assume un evidente significato simbolico per comprendere lo spirito pubblico di quei mesi. 

La partita è un avvenimento a cui non si può e non si vuole mancare, perché segna simbolicamente l’apertura di una nuova stagione nella vita quotidiana, perché è un simbolo della ritrovata libertà: esorcizza le paure e le ansie dei lunghi anni di guerra e di occupazione. Diventa una specie di rito laico a cui tutti vogliono essere fisicamente presenti. 
Significati che vanno molto al di là del pur importante risultato dell’incontro e diventano l’espressine di un’Italia che cerca di allontanarsi dalla propria storia recente, una Nazione sospesa tra nuova voglia di vivere e di progredire e pericolose tendenze alla rimozione del passato e alla perdita della memoria. 

  1. Il saggio venne pubblicato per la prima volta sulle pagine della “Rivista di storia contemporanea”, gennaio 1978, pp. 1-14., e successivamente nella raccolta di saggi Miti emblemi spie. Morfologia e storia, pubblicato in più riprese presso Einaudi, e il ultima edizione, presso Adelphi, 2023. ↩︎
  2. La cronaca della partita è tratta da “La Libertà” quotidiano di Piacenza, 6 febbraio 1946. ↩︎
  3. “Il Popolo” Giornale cattolico della Città e Diocesi di Tortona, 21 febbraio 1946. ↩︎
  4. Mimmo Franzinelli, Il Giro d’Italia. Dai Pionieri agli anni d’oro, Feltrinelli, 2013. ↩︎

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