Centro Pastorale Maria ReginaImmigrazioneinfanziaLuoghi di culto e di aggregazione socialeTestimoni del tempo

Serravalle nel XXI secolo: i Singalesi

Questa riflessione mi è stata sollecitata dal Maestro Franco Bellatorre. In realtà in paese è conosciuto come Professor Bellatorre, in quanto per anni insegnante di italiano nelle scuole medie, ma avendo lui iniziato la sua carriera nel 1962 come maestro elementare, io conobbi proprio in quell’occasione. Frequentavo la prima elementare, ebbi lui fino alla quinta, e da allora Bellatorre per me è rimasto il Maestro per eccellenza, con la emme maiuscola. Lo incontro alla Santa Messa delle 11, la domenica mattina, nella nuova chiesa dedicata a Maria Regina. E’ sempre interessato all’attività della nostra associazione. Mi invita a scrivere qualcosa sulla presenza singalese, presente alle manifestazioni cattoliche cristiane. Una proposta stimolante. Come sempre. Come decenni or sono.

La vetrata della Chiesa dedicata a Maria Regina

Sono stato un chierichetto più di sessanta anni fa. I cambiamenti nati dal Concilio Vaticano II o comunque ad esso successivi non erano ancora presenti. La Santa Messa era ancora celebrata in latino e l’altare utilizzato era quello addossato all’abside. I chierichetti erano solo maschi, solitamente in numero di due o quattro, eccezion fatta per particolari solennità. Ma molte novità che, al giorno d’oggi, scorrono davanti ai nostri occhi, sono tuttavia dipendenti da altre ragioni, direi locali e in particolar modo, rispetto ai paesi vicini, serravallesi. Domenica 8 marzo, terza domenica di Quaresima, i chierichetti a Messa erano addirittura 11. Sette maschi, quattro femmine, sette bianchi, quattro neri. La nuova Serravalle del XXI secolo, soprattutto in età pediatrica, è presente un po’ ovunque, a scuola, nelle società sportive e dunque anche qui, durante le funzioni religiose.

Ma facciamo un passo indietro.

Serravalle, geograficamente collocato fra la pianura padana e l’accesso  a Genova, facilmente raggiungibile in ragione delle infrastrutture viarie che lo attraversano, è un paese soggetto da secoli a fenomeni di immigrazione e alcuni cognomi dei suoi abitanti lo rivelano ancora oggi.  Balbi,ad esempio, di chiara origine latina, deriva dal cognomen latino Balbus, il balbuziente; il cognome Gastaldo ha origini longobarde, derivando dal termine gastald (o gastaldus), che indicava un dignitario con importanti poteri amministrativi, civili e militari, o semplicemente un amministratore di terre.  Il cognome Aragone trae origine dall’omonima regione spagnola, indicando spesso famiglie di origine nobile o nobiliare legate alla Corona d’Aragona. Insomma, in due millenni, qui sono arrivati un po’ tutti: etruschi, liguri, romani, longobardi, tedeschi, spagnoli, francesi e, nel secolo scorso, veneti, calabresi e toscani.

Sul finire del XX e all’inizio del XXI secolo, gli effetti della globalizzazione, le dinamiche economiche mondiali e, a livello locale, il crollo del mercato immobiliare hanno fatto raggiungere Serravalle a centinaia di persone provenienti da ogni parte del pianeta: marocchini (25,7% del totale dei “nuovi” serravallesi), rumeni (18,9%), albanesi (12,5%), nigeriani (10,2%), cinesi (4,9%), equadoriani (3,8%) singalesi (3,5%). Seguono poi ucraini, indiani, bangladesi, egiziani, pakistani, tunisini, brasiliani, senegalesi, per un totale che quasi raggiunge le 40 cittadinanze diverse e che, con 1410 soggetti, è pari, a gennaio 2025, al 23,9% della popolazione.

Ma se consideriamo la piramide dell’età, le percentuali cambiano: gli under 14 stranieri sono percentualmente il doppio degli italiani, 21% contro l’11% mentre la fascia 15 – 39, rappresentando il cuore della presenza dovuta all’immigrazione, vede 1 straniero su 2 con meno di 40 anni. E’ la fascia lavorativa attiva nella logistica, nell’edilizia, nell’assistenza familiare e nella ristorazione.  Per concludere questa sorta di fotografia riportiamo che gli over 65 italiani sono il 30%, gli stranieri solo il 4%. Queste dinamiche hanno posto a livello amministrativo, scolastico e delle associazioni la necessità di confronti culturali fra le differenti nazionalità a garanzia di una buona convivenza.

L’ISTAT fornisce un indicatore per l’incidenza di residenti stranieri in modo da poterlo valutare rispetto alla media nazionale. Se 100 è il valore pari a questa media, valori sopra 100 indicano che il Comune preso in considerazione ha un’incidenza sopra di essa. Per valori sopra a 150 si è molto sopra la media e sopra 180 il Comune in esame si colloca tra i livelli più alti in Italia. Serravalle con 182.2 si colloca proprio in questa fascia. Per facilitare la comprensione del fenomeno, abbiamo cercato un confronto con due comuni vicini: Novi e Arquata (Da ottomilacensus.istat.it)

Serravalle, sinistra, confrontato con Novi Ligure
Serravalle a confronto con Arquata Scrivia

Molto particolare è la presenza dei nuovi serravallesi provenienti dallo Sri Lanka. I singalesi in patria sono in prevalenza buddhisti (circa 70%), seguiti da induisti (13%), islamici (10%), ma una minoranza è di religione cristiana (7%).

Nelle difficoltà imposte dalla vecchiaia il Maestro Bellatorre, ogni domenica, è accompagnato in macchina da un padre di famiglia singalese per poter assistere alla Santa Messa. Me lo presenta. Si chiama Sumi Fernando. Sumi è il suo nome di battesimo ed ha 55 anni. Alto, magro, fisicamente atletico. Nella sua patria è stato un militare per 12 anni, poi la decisione: raggiungere la sorella, alla ricerca di una vita migliore. Per due mesi a Milano, poi a Serravalle, ormai quindici anni fa, dove si trovavano già due famiglie di connazionali. In Sri Lanka lasciò inizialmente la moglie e due figli che ora hanno 27 e 25 anni ma, trovato lavoro ad Arquata in un’industria della gomma, Sumi riuscì a far in modo che la famiglia lo raggiungesse a Serravalle. Qui è nato il terzo figlio, undici anni or sono, uno dei chierichetti di pelle nera. Il sentimento religioso in Sumi è forte. Mi racconta che, una volta al mese, tutta la comunità singalese si riunisce per ascoltare una Santa Messa celebrata da un prete loro connazionale. Certo, penso fra me e me, il confronto fra culture, in questo caso parrebbe molto più semplice!

E così, terminata la Santa Messa, mi fermo qualche istante con Bellatorre e gli snocciolo i numeri di questa mia piccola ricerca. “Gli stranieri sono tanti! I marocchini sono al 25%, poi i…” mormoro con l’intenzione di lanciarmi in una qualche analisi sociologica, ma lui mi ferma immediatamente “Perché? Non danno mica fastidio!”. Ah, caro Maestro, perché non insegna ancora?

Naturalmente, l’empatia, la consapevolezza di dover operare per il confronto e il rispetto reciproco, sono importanti, e sono patrimonio non solo del maestro Bellatorre ma di molti cittadini. Tuttavia i numeri sono impietosi, e indicano l’ampiezza di un problema che non può essere risolto solo affidandosi al senso civico delle personei. Occorrono politiche e strumenti di intervento che solo le istituzioni, la scuola, il mondo dell’associazionismo possono proporre e gestire. Occorre dunque chiederci, tutti insieme, se Serravalle possieda le risorse per lavorare a questo nuovo compito di confronto tra storie, culture e tradizioni diverse che il rapido evolversi della geopolitica ci impone di affrontare.

Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *