Enciclopediariti e manifestazioni religiose

Pasqua e Pasquetta (chiamiamola così) a Serravalle tra Ottocento e Novecento

Sino a qualche decennio fa la Risurrezione si celebrava il sabato mattina: e così, il Sabato Santo, giorno che avrebbe dovuto essere vissuto con il suo silenzio e il suo vuoto, era in realtà caratterizzato da un convulso affaccendarsi.
In chiesa, dove si svolgevano i preparativi per il giorno di Pasqua, si drappeggiavano le finestre, poiché più che la luce del giorno doveva risaltare – nella penombra creata artificialmente – il fuoco a cui accendere il cero pasquale simbolo della luce di Cristo che è Luce che illumina il mondo. Qualche sagrestano accendeva il fuoco anche con qualche oggetto sacro rotto o in disuso, usandolo come combustibile piuttosto che gettarlo, con gli inevitabili commenti più o meno scandalizzati. Del resto era un modo per non lasciare che finisse nella spazzatura o in posti indecenti.

C’era relativamente poca gente in chiesa in mattinata, gli uomini erano a lavorare. Però al canto del Gloria, allo squillare dei bronzi quando, come si dice, «si slegano le campane», chi poteva, chi si trovava in campagna, in fabbrica, nel proprio negozio, ovunque si trovasse, si fermava un attimo in raccoglimento e quindi correva ad un corso d’acqua, o più semplicemente a un rubinetto, e si lavava la faccia (gli occhi in particolare) nell’acqua fresca, segnandosi con il segno della croce.
Si tratta di una pratica propiziatoria ma anche di profilassi, giunta fino a noi dall’epoca pre-cristiana.

Ad altri due altri elementi occorre accennare per concludere la panoramica dei riti della Passione, nei quali a Serravalle due oggetti, di cui si dirà tra poco, non vennero impiegati per lungo tempo.
È infatti solo grazie alla felice intuizione della Pro-Loco e di alcuni testimoni diretti (superstiti confratelli) se negli anni Ottanta del Novecento si tenne presso la Biblioteca Comunale la mostra “Serravalle storia ed arte”, di cui rimane buona memoria tutt’ora. Pezzo forte dell’esposizione fu il “Compianto” che si salvò dalla distruzione… proprio grazie al suo oblio. Era infatti finito senza motivo in uno spazio alla base del campanile dell’Oratorio dei “bianchi” e vi sarebbe rimasto se qualcuno non si fosse ricordato dov’era. Il resto è storia nota, e cioè come questo gruppo statuario ligneo sia divenuto uno dei più apprezzati e studiati manufatti del genere fino a meritarsi, in periodi recenti, adeguata collocazione nella mostra “Alessandria scolpita” (dicembre 2018) che ebbe un notevolissimo successo, tanto da richiedere il prolungamento della sua apertura fino a giugno dell’anno successivo.

Il “Compianto” esposto nell’ambito della mostra “Alessandria Scolpita”

Che questo gruppo incuriosisse, lo attesta il fatto che dopo averlo “riesumato”, alcuni osservatori ricordavano di essere stati colpiti dalla figura di Nicodemo che piange e si asciuga le lacrime col fazzoletto, mentre con l’altra mano tiene i chiodi tolti al Cristo deposto, o dalle statue delle tre Marie che mancano dalla parte posteriore, o dal personaggio della Maddalena inginocchiata, con la mano sinistra a cui mancano delle dita e, poiché le sono rimaste solo l’indice ed il mignolo, sembra che faccia le corna…

Un altro simbolo che rimase per decenni dimenticato è la croce lignea, di discrete dimensioni, sulla quale sono inseriti i simboli della Passione. Detto simulacro è conservato nell’Oratorio dei “rossi” e costituisce certo uno degli oggetti di culto serravallesi più antichi, assieme al Compianto: le due opere d’arte probabilmente sono coeve.
La sua descrizione meriterà una scheda a sé, qui ci limitiamo a segnalare che da quando è tornato ad essere collocato nel “sepolcro” dei Trinitari, suscita anch’esso curiosità ed interesse, poiché presenta tutti i riferimenti della narrazione biblica della Passione, e questo è servito come “catechismo per immagini” a parecchi visitatori.
E così arriviamo finalmente a Pasqua! La Messa è indiscutibilmente quella delle 11 in Collegiata, i vestiti sono quelli della festa ed ormai “da primavera” e saranno poi re-impiegati per le Prime Comunioni.

Una piacevole appendice della domenica della Risurrezione era il Lunedì dell’Angelo o Lunedì “in albis”. Questa seconda festa di Pasqua NON si chiama Pasquetta, come noto la Pasquetta cade il 6 gennaio ossia è il giorno dell’Epifania, giorno in cui anticamente (in assenza di mezzi di informazione) si dava l’annuncio della data della prossima Pasqua (ecco il perché di questa denominazione), in considerazione che dalla manifestazione (Epifania) del Signore scaturiscono di conseguenza tutte le altre correlate ricorrenze cristiane, in primis la Pasqua.

Montespineto alla fine dell’Ottocento

Il lunedì di Pasqua tanti si recavano a Montespineto, non certo per le grigliate odierne, anche se l’osteria del santuario e la cucina della cascina Grillotta poco distante, non erano certo obiettivi di secondaria importanza. Qualcuno storceva il naso, non per il diverso tipo di pellegrinaggio, ma perché nelle intenzioni di qualcuno la ragione della gita a-à Madòna de-è Mòunte era un piatto di ravioli più che una candela dinanzi alla statua della Vergine… Ma siamo esseri umani, e quindi abbiamo bisogno di tutto: pensare, ma anche mangiare, studiare, ma anche fumare una sigaretta, pregare, ma anche arrabbiarci…

Un piccolo post scriptum: per richiamare alla memoria la morte di Gesù, alle 15 dei venerdì feriali sarebbe previsto l’uso di suonare le campane, anche se detto uso è stato arbitrariamente e sbrigativamente abbandonato a partire dagli anni ’70. Nel Rito Ambrosiano le campane suonano (anziché stare zitte come nel Rito Romano) per ricordarla, proprio il Venerdì Santo. Da noi questo “segno” acustico viene popolarmente detto “il suono dei Padre nostri” perché dovrebbe essere accompagnato dalla recita di 5 Padre nostro meditando sulle Piaghe del Crocifisso. In fondo anche questo modo di ricordare le cose è un metodo per prolungare lungo tutto l’anno l’evento della Pasqua e delle circostanze ad essa correlate, momenti tutti che davvero hanno sconvolto il modo di vivere ed affrontare il mondo, sotto una prospettiva veramente diversa… se solo ce ne ricordassimo un po’ di più ogni tanto…