Luoghi di culto e di aggregazione socialeOltregiogo - Voltaggio

Gli Oratori di Voltaggio – 4. San Giovanni Battista (o Arciconfraternita di S. Maria del Suffragio)

Ripercorrendo in discesa via Gio. Antonio Ruzza e svoltando a destra, ci si allontana dal nucleo abitativo di Voltaggio per raggiungere, da Corso Giuseppe Mazzini, la Località San Nazaro dove sorge L’Oratorio di San Giovanni Battista (o Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio sotto il titolo di San Giovanni Battista)

Verso il Solstizio d’estate … i riti propiziatori e di purificazione della tradizione contadina

La facciata, il campanile e la cupola visti dall’angolo nord-ovest

Non è stato possibile, fino ad ora, fissare con esattezza la data di fondazione della Confraternita ciò anche a causa della distruzione di Voltaggio e di tutti gli archivi storici, incendiati il 9 Aprile 1625 dall’esercito piemontese di Carlo Emanuele I. È certa l’esistenza, anteriormente al 1582, di un Oratorio di San Giovanni Battista (casaccia S.ti Joannis Baptae Voltagij) presso il convento di San Francesco fuori le mura del Borgo, a settentrione, poiché ne è conservata memoria nella visita apostolica di Mons. F. Bossio, Vescovo di Novara (1582). Il più antico documento ufficiale presente nell’archivio della Confraternita è datato 2 Aprile 1743. Si tratta della Statuto della Compagnia approvato dall’ Em. Cardinale Vicario di Roma; è costituito di 56 Capitoli e stabilisce le modalità di governo del sodalizio di San Giovanni Battista allorché ottiene l’ambita intitolazione di Arciconfraternita con l’aggregazione ufficiale all’Arciconfraternita romana della Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Ad attestare la vitalità della Compagnia soprattutto a partire dai primi anni del Settecento è un tipico esempio di aggiornamento devozionale: la fondazione, nel terzo decennio del ‘700, all’interno dell’oratorio della casaccia, della Compagnia di N. S. della Cintura, devozione di matrice agostiniana con una ricchissima dotazione di indulgenze per il suffragio dei defunti1.

L’Oratorio custodisce, conserva e tutela moltissime opere pittoriche, scultoree e di liturgia processionale. Fra queste il dipinto L’Immacolata, olio su tela, firmato Sinibaldo Scorza (1589-1631), e datato 1617

Sinibaldo Scorza, Immacolata,1617

e due opere di Domenico Fiasella (1589-1661): la tela ad olio Il Battesimo di Cristo,, e la pala raffigurante San Sebastiano curato dalle Pie donne, data in custodia all’Oratorio di San Giovanni Battista, dopo la dismissione dell’oratorio di San Sebastiano a Voltaggio.

L’Arciconfraternita sopravvisse alle leggi rivoluzionarie del 1799 subendo confische, coartazioni fino al trasferimento della sede dell’Arciconfraternita, a partire dal 1873, per intervento di Maria Brignole Sale De Ferrari Galliera, Duchessa di Galliera, nella nuova costruzione, tutt’ora visibile, nella sede attuale.

Come tutte le confraternite dell’Arcidiocesi, questa aggregazione laicale ebbe scopi religiosi, di assistenza, di mutuo soccorso, finalità che si esprimevano nel motto: “Pietà per i morti e aiuto per i vivi”. Soprattutto l’impegno per la diffusione di riti, culti ed opere assistenziali nel passato era vissuto molto più intensamente e rivolto alla preghiera (al suffragio) per le anime dei defunti e soccorso tramite opere di misericordia; oggi, l’attività prevalente è legata allo svolgimento di funzioni religiose. Riguardo a queste ultime, vanno citate, in particolare: La Festività di San Giovanni Battista (24 giugno) con SS. Messe di preparazione e Messa e nel giorno della festa liturgica con Vespri; le SS. Messe nell’Oratorio nei giorni festivi del mese di agosto, le preghiere per le anime purganti e le cerimonie in suffragio dei defunti nel mese di novembre.

Ambito genovese, Madonna del suffragio e le anime purganti, databile al secondo quarto del XVIII

La chiesa, edificata su progetto dell’architetto Nicolò Bruno (1833-1899), si presenta a croce greca inscritta con vasta cupola centrale sorretta da pennacchi. L’interno è molto luminoso ed è impreziosito da pavimenti e altari in marmo e da muri e soffitti decorati da stucchi e affrescati. Nell’Archivio dell’Oratorio sono conservati i documenti che descrivono in modo dettagliato l’opera e forniscono dettagli e i nomi degli artefici della decorazione. Ferdinando Pavoni che realizzò, oltre l’affresco della facciata, i quattro Evangelisti nei pennacchi della cupola e il pittore genovese Nicolò Varni (notizie nella seconda metà del sec. XIX) che realizzò i motivi decorativi monocromi a cassettoni, rosoni e festoni sulle volte e nell’ abside. Lo stuccatore Eugenio Macetti (notizie nella seconda metà del sec. XIX) si occupò del cornicione, delle cappelle, delle grandiose colonne “a stucco lucido a finto marmo verde di Polcevera … con capitello composito”. Procedendo dall’ esterno verso l’interno, in controfacciata, vi è la struttura lignea della Cantoria, realizzata dai fratelli Giovanni e Luigi Candia “scagnetieri di Gavi” intorno al 1842. Sopra la porta d’ingresso, è collocato l’Organo, funzionante, della Ditta Lingiardi, registrato con il numero 26, dell’anno 1842, contenuto in una cassa di legno laccato di bianco e verde chiaro, opera anch’essa dei fratelli Candia.

Ferdinando Pavoni, Il Battesimo di Cristo, 1880 ca
Manifattura genovese,Cappuccio, Veste e due diversi modelli di Tabarrino con bordura in oro più semplice, sec. XIX]

 Sui lati Ovest ed Est sorgono due ali di fabbricato che al pianterreno sono destinati a sagrestia e spogliatoio con servizi. Sul lato Nord-Ovest sorge il campanile alto 15 metri.

Le consorelle e i confratelli nelle processioni, e in occasione delle cerimonie religiose, indossano cappa bianca con cappuccio integrale bianco (con due fessure per gli occhi) e tabarro in tessuto damascato nero con bordi dorati.

La festa di San Giovanni Battista rappresenta il risultato dell’integrazione tra riti religiosi, la nascita del Precursore di Gesù, e riti pagani, legati al solstizio d’estate la cui celebrazione ha origini antichissime, fissati entrambi al 24 giugno. I riti pagani avevano specie nel mondo rurale un valore propiziatorio per proteggere il raccolto da fenomeni atmosferici quali temporali improvvisi e siccità. Per tradizione nell’Arciconfraternita di Voltaggio si mantiene ancor oggi la consuetudine di fare una lotteria per San Giovani Battista; il “lotto” è un agnello, che in genere viene regalato allo scopo.

In passato, nella zona antistante l’Oratorio veniva predisposto un falò cui veniva appiccato il fuoco la notte del 23 giugno.

Il culto della Vergine Maria: Donna, Madre misericordiosa, Regina

Tre esempi pittorici presenti nell’Oratorio

Sinibaldo Scorza, Immacolata
  1. Sinibaldo Scorza, Immacolata2, Olio su tela, 244 x 164 cm, firmata e datata 1617

La Pala dell’Immacolata Concezione, firmata e datata, proviene dall’altare della Compagna dell’Immacolata nella chiesa del Convento di San Francesco, collocato in Piazza Brignole Sale e abbattuto dopo il 1878 per ampliare l’ospedale che lo affiancava. L’iscrizione “SINIBALDUS SCORTIA F. MDCXVII” si legge a destra sulla base della cornice dello specchio retto dal cherubino. Maria è al centro, solida e imponente come una statua processionale, si erge sulla Luna, simbolo di sovranità sul tempo e tipico attributo dell’iconografia dell’Immacolata (in cui la Luna è sempre rappresentata come una falce per richiamare quella che la dea Diana aveva sulla fronte, per simboleggiare la castità della Madonna), insieme alle mani giunte, il capo velato, circondato da un’aureola fatta da dodici stelle (simbolo delle dodici virtù) e il ventre gonfio. Questi elementi dell’iconografia dell’Immacolata riprendono la descrizione della Donna vestita di sole dell’Apocalisse (12, 1); è assente però il drago, che spesso è raffigurato sotto il piede della Madonna per alludere alla sua vittoria sul peccato. Anche il manto, così insolitamente annodato sul davanti, potrebbe essere un richiamo alla verginità di Maria. Intorno a lei, tra nubi che danno quasi un senso di ascesa, vi sono dieci intelligenze angeliche. I quattro angeli più in basso, recano simboli mariani: i due a sinistra recano rispettivamente un giglio, simbolo di purezza, e una rosa, attributo mariano per eccellenza (Maria è detta “rosa mistica”, nelle Litanie Lauretane, e “rosa senza spine” poiché le spine simboleggiano il peccato); uno dei due a destra ha uno specchio, in cui si riflette l’altro, recante un ramo d’alloro, simbolo di eternità e castità. Lo specchio, sulla cornice del quale sono scritte firma e data, è qui collocato poiché Maria è detta “speculum sine macula” (questo attributo deriva dal libro della Sapienza (7, 26), e, nelle Litanie Lauretane, “specchio della santità divina”. Ai suoi piedi vi è uno strano paesaggio roccioso, con una città schiacciata tra gli impervi monti e la battigia di quello che parrebbe un lago. La città è un altro attributo mariano, derivante dai Salmi 47 e 86, in cui si parla dell’inespugnabile dimora di Dio e di Gerusalemme “madre di tutti i popoli”. Proseguendo verso destra, sotto la Luna, troviamo quello che potrebbe essere l’hortus conclusus; questo attributo è desunto dal Cantico dei Cantici (4, 12), insieme alla palma (7,8). Nell’angolo destro della tela compare una scala che sale verso una porta, la quale si affaccia sul nulla, incorniciando l’alba. Anche quest’immagine è tratta dalle Litanie Lauretane, in cui Maria è definita “porta del cielo”. La tela è citata in un inventario della Confraternita, datato 8 Febbraio 1756: “quadro di Nostra Sig.ra Imacolata del Altare fatto dal q. Sig.r Sinibaldo Scorza Pittore insigne di questo luogo” (A.A.G.B.V., 1756. 8 febraro. Inventario Novo di quello che ha la Compagnia della Santis.ma Concezione, eretta nella chiesa di S. Francesco di Voltaggio). La lezione del pittore Giovan Battista Paggi, suo primo maestro a Genova, è qui evidente nei colori e nell’impostazione delle figure, rese con pennellate attente e lievi velature. Anche la solidità della figura della Madonna è un’eredità del maestro, e in particolare proprio della sua Immacolata, che lo Scorza prese ad esempio, ancor oggi conservata nella chiesa della Santissima Concezione a Genova.

A testimonianza della fama di cui il Pittore godeva già tra i suoi contemporanei è un sonetto del poeta Geronimo Molinari, suo contemporaneo, da lui composto dopo la sua morte (1631) e trascritto da Raffaele Soprani e dedicato proprio a questa pala3:

“Sopra una tavola della Concettione di Nostra Signora nella Chiesa dei PP. Minori conventuali di S. Francesco della Terra di Voltaggio. Di mano di Sinibaldo Scorza Pittore Eccellentissimo”.

SONETTO DI GERONIMO MOLINARI

Scorza, che col pennel trassi dal cielo,
Quella diva, che il crin cigne di Stelle
E col piè preme ingannator ribelle
A campeggiar s’un colorito velo.
Dirci, che d’oro il Sol, d’argento gli astri
Tornar la destra a colorir quel volto,
Che il cor al Mondo, al Cielo i lumi ha tolto,
Et imprestar le gratie i più bei nastri.
Ma in paragon de tuoi dotti colori
Le Stelle, e il Sol sembran mistura vile,
Non mai nata a formar, sì bei lavori
Hor fia, che l’opra il mistero rivele
Poiché non osa dir la lengua humil
I stemperasti il tuo cor in su le tele.

  1. Ambito genovese, Madonna del Suffragio con Angeli musicanti e Santo frate4, Olio su tela, 150 x 130 cm, Secondo quarto del secolo XVII
Ambito genovese, Madonna del Suffragio con Angeli musicanti e Santo frate

In alto, al centro, è situata la Madonna, in abito rosa e manto azzurro, seduta su una nuvola. Ai suoi lati sono due angeli cherubini musicanti: quello di sinistra, con tunica bianca e manto azzurro, suona il violino, mentre quello di destra, con tunica azzurra, ha tra le mani uno spartito aperto; in basso a sinistra è un angelo con tunica rossa, che soccorre due anime purganti. I colori azzurro e rosso degli abiti degli angeli, li identificano rispettivamente come cherubini i primi due e serafino, l’ultimo. In basso a destra è un santo frate che riceve un drappo dalle mani della Vergine. In alto, cinque testine angeliche fanno da corona alla Vergine. Sullo sfondo è rappresentato un paesaggio montuoso.

La continua presenza nell’oratorio dell’iconografia della Salvazione delle anime del Purgatorio, rappresentata in varie forme su dipinti e oggetti processionali (dipinti e placche argentee), deriva dall’essere la confraternita intitolata alla Madonna del Suffragio.

  1. Stendardo dipinto sui due lati raffigurante La Madonna del Rosario con i Santi Caterina da Siena e Domenico(recto) e San Gaspare (verso)5 Opera di Ambito genovese, Secondo quarto, secolo XVIII, tela rettangolare dipinta ad olio su entrambi i lati, cm 166.5 x 86, bordata di frangetta di seta gialla dorata, retta da un’asta di legno con nodi terminali torniti.
Ambito genovese Madonna del Rosario con Santa Caterina da Siena e San Domenico

La Madonna, in abito rosa e manto azzurro drappeggiato, ha in capo la corona regale ed è seduta su una nuvola e stringe sulle ginocchia il Bambino Gesù. È rappresentata nell’atto di porgere con la mano sinistra la corona del Rosario a San Domenico, inginocchiato sulla destra; a sinistra è inginocchiata Santa Caterina da Siena che riceve una corona del Rosario dal Bambino. In basso, tra i due Santi è un cane recante una torcia in bocca (richiama un episodio della vita di San Domenico). In alto a destra e a sinistra sono quattro teste angeliche.

Il soggetto iconografico della Madonna del Rosario è considerato la derivazione del soggetto più antico della Madonna della cintura al cui culto l’oratorio di San Giovanni Battista era vocato essendo sede dai primi decenni del Settecento della casaccia della Compagnia di N. S. della Cintura. S trattava di una devozione di matrice agostiniana con una ricchissima dotazione di indulgenze per il suffragio dei defunti. tale immagine è un soggetto pittorico che mostra la consegna della cintura, da parte di Maria a San Tommaso, durante l’assunzione in cielo: solitamente mostra la Vergine entro una mandorla o entro una gloria di angeli che, sporgendo un braccio, lascia cadere la preziosa reliquia nelle mani dell’apostolo. Tale reliquia è chiamata anche Sacro Cingolo ed è la cintura della Madonna; custodita tutt’oggi nel Duomo di Prato.

L’origine del culto alla Madonna del Rosario è attribuita all’apparizione della SS. Vergine Maria a San Domenico, nel 1212 a Tolosa (Francia). Come racconta il Beato Alano della Rupe, Domenico di Guzmán ha una visione della Vergine Maria che gli consegna un Rosario, come richiesta a una sua preghiera. Il Rosario viene indicato da Maria come la soluzione per combattere l’eresia albigese, senza ricorrere alla violenza.

San Gaspare martire (?)

San Gaspare, stante su una nuvola, indossa una tunica verde e un manto marrone. Stringe nella mano destra un lungo coltello che evoca il suo martirio.

Gli scatti fotografici sono tutti di Lorenzo Repetto, tranne L’Oratorio di San Giovanni Battista con la “fioca” che è di Ivelise Carta.

  1. F. Franchini Guelfi, “L’Arciconfraternita di San Giovanni Battista: un esempio di devozione confraternale in Liguria nelle vicende del patrimonio storico artistico” in Atti dell’Associazione amici della Biblioteca Franzoniana, 2000; G. Pepe, “L’Oratorio di San Giovanni Battista a Voltaggio”, in Storie di Territori, Blog di Giampaolo Pepe, 22 giugno 2025, www.storiediterritori.com; Paolo Giardelli, Il Cerchio del Tempo …, Sagep, 1991, p. 233 sgg. ↩︎
  2. J. Paparella, Sinibaldo Scorza: la produzione tra Voltaggio, Genova e Torino, Tesi di Laurea in in   Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Genova Scuola di Scienze Umanistiche, Anno Accademico, 2014-2015, pp. 49-50. ↩︎
  3. R. Soprani, Le vite de’ pittori, scultori e architetti genovesi, Genova 1674, p. 134
    ↩︎
  4. A. Barberis, scheda 01/00034623, 1993, Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte.
    ↩︎
  5. A. Barberis, scheda 01/00034733, 1993, Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici del Piemonte.

    ↩︎

Un pensiero su “Gli Oratori di Voltaggio – 4. San Giovanni Battista (o Arciconfraternita di S. Maria del Suffragio)

  • Gian Paolo

    La Madonna che consegna il “drappo” al santo frate potrebbe essere benissimo la Madonna del Carmelo che porge lo scapolare a San Simon Stock superiore dei Carmelitani nel ‘300 a cui la Madonna apparve promettendo protezione – il richiamo é coerente perché il culto Carmelitano é improntato al pregare per le anime che si devono purificare (purgare) per giungere al Cielo

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