OLtregiogo - Val BorberaStoriaterritorio

L’Oltregiogo di Goffredo CASALIS – 3. Albera, Cabella, Carrega

Goffredo Casalis

Negli anni precedenti l’Unità d’Italia, vennero pubblicate molte opere dedicate alla storia del territorio italiano, alle sue emergenze artistiche e architettoniche, alla bellezza del paesaggio, alle sue risorse economiche e commerciali: annuari, atlanti, dizionari storici e geografici, quasi sempre in più volumi, attraverso i quali il nuovo Regno promuoveva la propria immagine e il proprio nuovo carattere unitario. 
Una delle opere più importanti e conosciute fu sicuramente quella di Goffredo Casalis, sacerdote originario di Saluzzo, ma soprattutto storico ed erudito di vaglia. Casalis scrisse un’opera chilometrica già nel titolo: il “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”. Lavorò con passione al suo “dizionario” per oltre vent’anni, tra il 1833 e il 1856. Ne uscì un’opera monumentale, articolata in 28 volumi ognuno dei quali constava di centinaia e centinaia di pagine (in realtà i volumi sono 31, perché il XVIII si articola in quattro tomi).
Da questa opera fondamentale, abbiamo deciso di estrarre le pagine che descrivono, uno per uno e dettagliatamente, i Comuni dell’Oltregiogo: dopo gli articoli dedicati a Serravalle e ad Arquata, ecco ora i testi che Casalis dedica ai comuni dell’Alta val Borbera: Albera, Cabella e Carrega. La “voce” dedicata ad Albera compare nel primo volume dell’opera, edito nel 1833, quelle dedicate a Cabella e a Carrega nel volume terzo, edito nel 1836.
Come si vede, all’epoca la denominazione dei tre Comuni non prevedeva il suffisso “Ligure”: esso venne aggiunto solo nel 1863, quando un Decreto Regio autorizzò molti comuni a modificare il loro nome per evitare omonimie e confusioni, ma anche per sottolineare le radici storiche delle diverse comunità.
Da notare, nelle descrizioni, la quasi completa assenza di strade carrozzabili tra i diversi paesi dell’Alta Valle.
Si presti, infine, attenzione agli accenni all’emigrazione stagionale, risorsa indispensabile per la sopravvivenza, e “progenitrice” del vasto fenomeno migratorio, verso l’estero, ma anche verso la pianura, che caratterizzò la storia dell’Alta Valle nei decenni successivi, e portò a un calo impressionante della popolazione, da diverse migliaia di abitanti nell’Ottocento alle poche centinaia attuali.

ALBERA ( Arborea ), comune nel mandamento di Rocchetta Ligure, provincia di Novi , diocesi di Tortona , divisione di Genova , dal cui senato dipende.

Albera, distante un miglio dalla Rocchetta, e quindici da Novi, giace sull’Appennino presso al torrente Borbera. L’aria tuttoché rigida, che vi si respira, è molto sana.
Il suo territorio, formato in parte da colli, produce frumento, meliga, uve, castagne, e varie specie di legumi e di frutta: ma in cosi poca quantità, che bastano appena per un terzo dell’anno al mantenimento della popolazione.
In questo luogo si allevano bestie bovine, e pecore, cui gli abitanti vendono sui mercati, e sulle fiere dei circostanti villaggi; ma questo traffico vi è meno considerevole dopo che si cessò dal mantenervi buon numero di capre, da cui si traeva il maggiore profitto.
Un mezzo d’industria di questo paese è una concia di pelli, la quale però non è di considerevole riguardo. Dei lavori di questa manifattura si fa il commercio per lo più con Genova.

La chiesa parrocchiale d’Albera, costrutta su moderno disegno, ha una sola nave; la sua volta è fregiata di eleganti lavori a stucco, come lo sono pure gli altari.
Essa fu altre volte abazia, uffiziata da monaci, stati traslocati nel monastero di Precipiano, presso il borgo di Serravalle; e fu in appresso eretta in collegiata di canonici avente dignità di prevostura, come risulta dal sinodo di monsignor Maffei, vescovo di Tortona.
Al governo di questa chiesa furono prescelti in ogni tempo ecclesiastici di specchiate virtù, e nelle teologiche discipline versatissimi, fra i quali uno della famiglia dei Fieschi, che fu poi vescovo di Albenga; l’altro della casa dei Sauli, che venne promosso all’arcivescovado di Genova.

Lo storico Batuzzi è d’avviso, che Albera fosse l’antica parrocchia della valle di Borbera, sulla quale i vescovi di Tortona non solamente esercitavano la spirituale giurisdizione, ma pur anche avevano il diritto di battervi moneta.
Che di tale diritto siasi valuto fra gli altri monsignor Setola, apparisce dalle monete, che tuttora si conservano, le quali da una parte hanno l’effigie di s. Marziano, e dall’altra lo stemma gentilizio di lui colla leggenda: Caroluu Septula Epis: Derth: Masc: Alb.

Tre altre chiese sono soggette a questa parrocchia: una nel luogo di Vendersi, un’altra nella viilata di Figino, la terza in quella di s. Maria.
La chiesa di Vendersi, di moderno disegno, e di sufficiente ampiezza, fu rinnovata verso il principio del passato secolo. Fu un tempo anch’essa abazia de’ sopraccennati monaci, e venne poi aggregata alla parrocchia di questo comune.
Il sacerdote, che la regge, ha il titolo di coadiutore parrocchiale , e vi è nominato e provvisto dal parroco d’Albera, che, oltre al prefissogli stipendio, gli lascia godere tutti i diritti, e proventi della chiesa da esso amministrata.
Questa chiesa ha per titolari i ss. Martiri Fortunato, e Matteo, dei quali venera le reliquie.

L’etimologia d’Albera proviene, secondo alcuni, dal grande numero d’alberi, ond’è il suo territorio cosparso; e, secondo altri, da un torrentello per nome Alberiola, che dee valicarsi prima di entrare nel paese, il quale gli scorre di fianco a tramontana , e va a metter capo nel Borbera.

Da alcuni documenti relativi a questo luogo apparisce avere esso appartenuto ora all’alto dominio dell’imperatore; ora a quello del romano pontefice; ora, come si è accennato, essere stato feudo del vescovo di Tortona; e da alcune carte si vede, che in certi tempi il parroco vi esercitò pure la temporale giurisdizione.

Il torrente Borbera, che scorre di fronte all’abitato, ed irriga il territorio di questo comune, ha origine nei monti Carmine ed Antola , i quali sono parte della catena degli Appennini; passa dinanzi al borgo di Rocchetta ed al villaggio di Cantalupo, e gettandosi in uno stretto fra due monti, chiamato il Pertugio, va a scaricarsi nello Scrivia , presso il ponte di Serravalle, al di sotto del celebre monastero di Precipiano.
Il Borbera si tragitta sopra tavole, che si allogano all’uopo, quando è più gonfio. In esso si pescano barbi e trote.
La strada, che vi passa, conduce lunghesso il Borbera verso le vicine montagne, e attraversato questo torrente, dirigesi lungo il Sisola verso il genovesato; continuando poscia il suo corso si fa via via più ripida, e ne’ tempi di dirotte piogge impraticabile pel molto fango, che la ingombra.§
I monti, che indi sorgono a qualche distanza sono: a scirocco il Cosola , il Carmine e l’Antola; a greco l’alpe di Giarolo.
Gli abitanti, per la scarsità de’ prodotti del loro territorio, sono la maggior parte costretti a procacciarsi in altri paesi il sostentamento colle loro rustiche fatiche. Popolazione 939.

Gole di Pertugio (Pertuso)

CABELLA (Cabella), comune nel mandamento di Rocchetta ligure, provincia di Novi , diocesi di Tortona , divisione di Genova. Dipende dal senato di Genova.

Giace sul confluente del Borbera, e Del rivo Aliassa: dalla parte di levante vedesi un promontorio dell’altezza di 100 metri, sulla cui cima sta un vecchio palazzo d’assai pregevole architettura. Esso appartiene al principe Doria Panfili già feudatario di questo comune.
I luoghi di Volpara, di Piuzzo, e metà di quello di Cosola sono uniti a Cabella.
Vi passa una sola via comunale, che da mezzodì conduce a Carrega, e da mezzanotte ad Albera: essa discorre lungo la destra sponda del Borbera: trovasi in pessimo stato, e non è praticabile che a piedi.
Il detto torrente, che nasce dal monte Antola , forma il limite di questo comune dal lato occidentale, e dividelo da quello di Rocchetta. Il suo corso è da ostro (austro, ndr) a borea. La sezione transversale del suo letto è di 150 metri circa. Non evvi ponte per valicarlo. Per l’ordinario è povero d’acqua; ma ingrossa in tempo di dirotte pioggie per modo che straripa, ed inonda le circostanti campagne.
Al confine del territorio, dalla parte orientale, avvi una catena di monti di considerabile elevatezza : il più alto di essi è il Montebore: sulla superfìcie di questi monti si distendono assai vaste praterie; ma per esservi molto freddo il clima, non vi prospera la vegetazione dell’erbe.

Cabella – In alto, Palazzo Doria Pamfili

La parrocchiale di Cabella è intitolata a s. Lorenzo; quella di Volpara è sotto il patrocinio di s. Michele ; quella di Piuzzo ha per titolare s. Marziano.
Vi sono giorni di fiera il 27 di aprile, tutti i sabbati di giugno , il 22 di luglio , il 1 7 di agosto, il 15 di settembre , il 18 di ottobre , ed il 3 di dicembre. Il principale traffico di queste fìere si è quello del grosso bestiame.

Il territorio produce grano, meliga, legumi, poche castagne, e cattivo vino. Vi si mantengono capre in mediocre quantità, e poco bestiame bovino.
Questi prodotti bastano appena al sostentamento degli abitanti per due terzi dell’anno: le derrate che mancano, vi sono trasportate dalle terre lombarde.
Pesi, misure e monete come nel suo capo di provincia.

I terrazzani di Cabella sono generalmente robusti, ed applicatissimi all’agricoltura. Molti di essi recansi a passare l’inverno in Lombardia, ove s’impiegano in campestri lavori.
Popolazione 1920.

Cabella – Mercato

CARREGA (Carrega), comune nel mandamento di Rocchetta Ligure, provincia di Novi , diocesi di Tortona , divisione di Genova.

Giace a levante di Novi , e a tramontana di Genova.
È diviso in cinque parrocchie (ma ne vengono elencate sette, ndr): 1. san Giuliano martire, che ivi dicesi di Carrega: 2. sant’Andrea di Agneto: 3. san Giacomo di Campazzi: 4. Natività di M. V. di Cartesegna: 5. san Michele di Dalio: 6. Nostra Donna assunta di Cosola: 7. Nostra Signora del Carmine di Vegni. Nelle predette chiese si celebra solennemente la festa del santo titolare, coll’intervento di molti forestieri.
Ciascuna ha il proprio cimitero assai distante dall’abitato.
Per comodo degli abitanti, massime nei dì festivi, vi esistono eziandio tre piccoli oratorii.

Una strada comunale attraversa il paese. Dà essa l’adito alle provincie di Genova e di Bobbio , valicando la vetta dell’apennino ligure a Cabanne.
Carrega nella stagione invernale è soggetto ad una periodica migrazione de’ suoi abitatori, i quali a motivo delle scarse ricolte che vi si fanno , conduconsi nella Lumellina, nella Lombardia e nel Pavese ad occuparsi in campestri lavori. Ritornano in patria nei mesi di aprile e di maggio.

Il territorio assai montuóso comprende le altissime punte degli apennini liguri, che cbiamansi il Montebore , il Carmo , e l’Antola. Da questi hanno origine grossi torrenti, cioè il Borbera, lo Scrivia, e la Trebbia.
Sul vertice di quei monti si distendono belle praterie, e i faggi vi allignano molto bene.
Il Borbera in quelle parti suddividesi in tre rami, cioè: Agnelina che incomincia sul monte Antola; Carreghina che nasce sul Carmo; Cosarella che sorge dal Montebore.

Il principale prodotto di questo comune è quello del vario bestiame, di cui i terrazzani fanno molte vendite nelle vicine provincie, e singolarmente in Genova. Le bestie bovine vi sono qualche volta soggette all’epizoozia.
Il terreno produce in poca quantità grano, marzuoli e castagne.
Non vi scarseggia il selvaggiume.
Si tengono sei annue fiere: la prima addì 15 di maggio: l’altra nel secondo lunedì di giugno: la terza ai 4 di luglio: la quarta al 7 di agosto: la quinta il primo di settembre: l’ultima nel giorno 8 di ottobre. Si fa in esse un considerabile commercio del grosso bestiame: vi accorrono molti negozianti così da Genova, come da altre città, e da paesi distanti.

Capanne di Carrega

La popolazione vi è robusta, d’indole pacifica; ma non distinguesi per svegliatezza d’ingegno.
Il peso in uso è il genovese, cioè il cantaro, il rubbo e la libbra. La misura pei solidi non è uniforme: quella del capoluogo è lo stajo, di cui 4 formano la emina, di rubbi 12 genovesi circa: si divide in due quarte , e questa in 8 copelli. Per i liquidi vi è la brenta di rubbi 10 genovesi, e si suddivide in 40 pinte o 80 boccali.

Carrega fece parte dei feudi imperiali. Fu una delle più cospicue terre della casa Doria Pamfili, che la tenne con titolo di marchesato.
Il marchese vi nominava un commissario, che esercitava una estesa giurisdizione amministrativa e giudiziaria.
L’esercito Franco-Polacco nella sua ritirata dopo la battaglia di Piacenza, accampò durante alcune settimane sulla costa che unisce le sommità del Canno e dell’Antola.
Popolazione 3.000.

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