L’Oltregiogo di Goffredo CASALIS – 5. Voltaggio

Continuiamo il nostro viaggio tra le pagine del “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna” di Goffredo Casalis, sacerdote originario di Saluzzo, ma soprattutto storico ed erudito di vaglia.
Negli anni precedenti l’Unità d’Italia, vennero pubblicate molte opere dedicate alla storia del territorio italiano, alle sue emergenze artistiche e architettoniche, alla bellezza del paesaggio, alle sue risorse economiche e commerciali: attraverso esse il nuovo Regno che si andava costituendo intendeva promuoveva la propria immagine e il proprio nuovo carattere unitario.
Quella di Casalis fu sicuramente una delle opere più importanti e conosciute: ad essa il sacerdote saluzzese lavorò con passione per oltre vent’anni, tra il 1833 e il 1856. Ne uscì un “Dizionario” monumentale, articolato in 28 volumi ognuno dei quali constava di centinaia e centinaia di pagine (in realtà i volumi sono 31, perché il XVIII si articola in quattro tomi).
Da questa opera fondamentale, abbiamo deciso di estrarre le pagine che descrivono, uno per uno e dettagliatamente, i Comuni dell’Oltregiogo: dopo gli articoli dedicati a Serravalle, Arquata. ai Comuni dell’Alta Val Borbera, e a Gavi: ecco ora la voce dedicata a Voltaggio, che compare nel volume XXVI, edito nel 1854.
Vale la pena notare che Voltaggio aveva avuto, per secoli, una importanza viaria e commerciale di rilievo. Gli spostamenti tra il mare e la pianura avvenivano infatti valicando l’Appennino attraverso il Passo della Bocchetta e transitando per Voltaggio e Gavi: ma l’apertura della strada Regia nel 1923, e poi la costruzione della ferrovia Torino-Genova ultimata nel 1853, avevano reso la direttrice della Val Lemme poco conveniente e del tutto secondaria.
Si noti che parlando dell’acqua sulfurea, dopo averne sottolineato le fortune nel corso del Settecento, afferma che “Oggidì è quasi negletta”. In realtà proprio nel 1854 venne fondato lo Stabilimento idroterapico di Voltaggio che utilizzava le proprietà terapeutiche dell’acqua sulfurea.
Evidentemente il volume, pubblicato in quello stesso 1854, era stato redatto, almeno in parte, anni prima, e non più aggiornato né corretto.
VOLTAGGIO ( Vullacium), comune nel mandamento di Gavi, provincia di Novi, diocesi di Genova. Dipende dalla corte d’appello di Genova, tribunale provinciale di Novi, posta di Gavi.
È posto sulla manca sponda del Lemo, o Lemme, presso il confluente del rivo Morzone, sulla via provinciale della Bocchetta, ad ostro così di Novi, come del suo capoluogo di mandamento, dal quale è discosto cinque miglia circa.
Era già munito di un castello assai forte, e difeso da solide mura, come lo attestano gli avanzi che tuttavia ne rimangono.
Questo borgo contiene varie case, che dimostrano l’agiatezza dei loro possessori.
Vi esistono tre vaste piazze, sopra una delle quali sta la chiesa parrocchiale dedicata a s. Maria, il cui paroco è insignito del titolo di prevosto: oltre la parrocchiale vi esistono quattro oratorii.

Il comune ha un ospedale , che contiene dodici letti: ha pure un istituto di carità a sollievo dei poveri, la cui amministrazione e direzione veniva affidata a’ religiosi di Genova. Per l’istruzione dei giovanetti vi sono pubbliche scuole.
In questo borgo venivano stabilite due case di ordini religiosi.
Un paesetto denominato Molini di Voltaggio unitamente al luogo non distante di Fiaccone, ed alle borgate di Castagnola, Tegli, Serreta e Freccia cessò nel settembre del 1805 dal far parte del cantone di Voltaggio.
Il suolo essendovi in generale pietroso non produce che in poca quantità fromento, meliga, civaje e castagne; i quali prodotti non si ragguagliano all’uopo della popolazione; sicché non pochi di essi recansi a lavorare le campagne nell’Oltrepò, e riportano sul principio della primavera alle loro famiglie il frutto dei loro risparmi. I prati potendosi senza difficoltà irrigare forniscono fieno bastante per mantenere più di 350 bestie bovine, circa 1.000 pecore, 160 capre e 17 bestie da soma. I vigneti di questo territorio forniscono uve in qualche abbondanza, ed il vino che vi si fa, riuscendo assai buono, vendesi a negozianti forestieri con notevole profitto del comune.

Il Lemme, o Lemo, ha la sua sorgente alla Bocchetta, bagna i distretti di Fiaccone, Voltaggio, Carosio, s’ingrossa per via delle acque del Neirone, ed uscito appena dall’agro di Gavi entra nell’Olba. Il Neirone vi si tragitta sulla via provinciale, mediante un ponte di cotto; e così pure il Lemme in vicinanza della porta di Gavi, detta di Borgonuovo. Lunghesso il Lemme esistono alcuni laghetti che contengono pesci d’inferior qualità.
Il territorio di Voltaggio è ricco di produzioni minerali, ed ha pure una sorgente di acqua solforosa.
Una gran parte del monte Castello presso questo borgo è formata di calcareo bigio-scuro, con filetti e venule di un bigio-chiaro, macchiato di giallo-biancastro. La sua frattura è tra la scagliosa e la compatta. E fragile e divisibile sotto il martello in pezzetti più o meno romboidali.
Vi esistono inoltre: calce carbonaia magnesiaca, di tessitura mezzanamente scistosa, biancastra ed ontuosa al tatto. Trovasi in piccole masse appiattate nel calcareo bigio-scuro sopraccennato.
Talco steatitoso, verde-bianchiccio, misto a poca calce carbonata magnesiaca. Sta in arnioni piatti sulle sponde di un rivo denominato Morzone.
[…] Nel luogo detto Sotto le Roche, e presso la via tra Voltaggio e Ronco, è sovrapposta l’arenaria ad uno scisto talcoso verde-nerastro, variegato esteriormente da macchie giallastre. Quest’arenaria è coltivata come pietra da scalpello, ed avuta in molto pregio. Presso il luogo denominalo Sotto le Roche, sul fianco orientale di quella catena, incontransi ciottoli rotolali di anfìbolile bigio-nerastra e di tessitura minutamente granellare.
Poco lungi ed a libeccio di Voltaggio da uno scisto calcareo bigio, granellare tenacissimo, confusamente stratificato, scaturisce acqua solforosa, che fu descritta dal comm. Berlini (errore per Bernardino Bertini, ndr) siccome limpida, avente un odore solforoso, più sensibile nella fredda stagione, e di sapore epatico, che lascia, ove scorre, un sedimento bianchiccio, ontuoso al tatto: esce quest’acqua in tre fili vicini, i quali riuniti insieme formano un volume di quattro polici circa d’acqua (circa 70-80 litri al minuto, ndr)1. La fontana è circondata da muri in parte diroccati, unico avanzo del fabbricato che ivi esisteva nei tempi andati. Volendo, dice il Berlini (Bertini, ndr)2, prestar fede ad un voluminoso manoscritto sopra quelle acque del D. Giovanni Battista Rochabiller, medico nel 1780 a Voltaggio, quella sorgente solforosa sarebbe stata conosciuta negli antichi tempi sotto il nome di Aquae Octavienses. Malgrado però le più accurate indagini non ci venne fatto di rinvenire presso alcuno storico una simile denominazione.
Gli elementi di quest’acqua sono gli stessi e nelle medesime proporzioni , che nelle acque di Voltri , le quali secondo le analisi dei signori Mojon e Deferrari, sopra kilogramma 9,9785 d’acqua, contengono :
Calce ……………………………………………………… grammo, 1,97070
Solfo……………………………………………………… . . . » 1,05409
Magnesia……………………………………………………… » 0,27498
Muriato di calce……………………………………………. » 0,18535

Rilevasi dal citato manoscritto, che l’acqua solforosa di Voltaggio si riconobbe giovevole nei catarri cronici del polmone, nella clorosi, nella leucorrea, negli infarcimenti, nei reumatismi , nelle affezioni cutanee dette volgarmente sali , nella scabbia, negli erpeti ulcerosi. Fu adoperata con successo nelle malattie di petto dalle truppe tedesche e gallo-ispane stanziate in quei contorni durante la guerra del 1744.
Prima della metà dello scorso secolo la fonte solforosa di Voltaggio era assai frequentala dagli abitanti della Liguria e dai forestieri. Oggidì è quasi negletta.
I terrazzani di Voltaggio per lo smercio delle loro derrate frequentano il mercato che si fa in Gavi nel lunedì di ogni settimana in virtù di R. patenti del 22 gennajo 1821. Vi frequentano anche le fiere che per antiche concessioni si tengono, il 25 di luglio in Gavi, il 22, il 24 di maggio, e il 18 di settembre in Valle, luogo distante da Gavi 1/3 di miglio.
Gli abitanti sono per lo più di robusta complessione, d’indole assai buona ed affaticanti. Popolazione 2.200 circa.
Cenni storici . In documenti del medio evo questo luogo è detto Utacium Olacium; e lo storico Capriata lo chiama Otaggio. Faceva già parte di un marchesato che venne eretto a favore di un ramo dei Malaspina che portonne il nome per lungo tempo. A questo antico marchesato apparteneva la valle d’Olba. Se pongasi mente che le terre di Voltaggio e di Palodio, ed i luoghi di Cassinelle e Mollare state tolte dai genovesi a Tommaso Malaspina signore di Val d’Orba , erano contenute nel marchesato di Gavi, si scorgerà ch’esso comprendeva il distretto dell’antica città di Libarna, di cui parlammo appositamente al proprio luogo.
Il Giustiniani scrive che uno dell’anzidetto ramo dei Malaspina, il quale era abate, già fin dall’anno 1121 vendeva il castello di Voltaggio ai genovesi, insieme con altre terre di Val d’Olba. Questo castello veniva rafforzato notevolmente dai Malaspina, i quali vi eressero anche, o vi ristaurarono i baluardi per meglio difendere la piazza; ma ciò in progresso di tempo fu l’infausta cagione, per cui Voltaggio dovette soggiacere a fierissimi disastri, di cui furono assai lunghe e triste le conseguenze.

Correva l’anno 1625, quando il re di Francia e il duca di Savoja Carlo Emanuele si collegarono contro Genova per crederla di parte spagnuola, o piuttosto per impadronirsene, e le fecero una guerra crudele. Ma Carlo Emanuele e Lesdiguières, quegli guidatore dei piemontesi, questi dei francesi, due spiriti superbi ed intolleranti, non si accordarono fra loro; tuttavia cominciarono le ostilità, e il duca Sabaudo secondo il solito impaziente ed animoso, senza badare all’avviso contrario del Lesdiguières, mirò alla conquista di Voltaggio in allora grossa e popolosa terra. Lo scopo suo era di stringere, col possesso di Voltaggio, da ogni banda la forte piazza di Gavi, e di vietare i soccorsi che da Genova potessero venirle mandati. Vi era dentro Tommaso Caracciolo con cinque mila fanti, parte assoldati e parte del paese raccolti dai gentiluomini genovesi gelosi della difesa della patria. Avevano i repubblicani fortificalo un ponte chiamato del Frasso, posto innanzi alla terra, verso Gavi. Già il duca Sabaudo era pervenuto a Carosio, piccola borgata tra Voltaggio e Gavi. Non era sua intenzione di combattere in quel giorno, perché aspettava le artiglierie; ma un accidente fortuito lo chiamò a battaglia. Avendo egli mandato il signor di Sant’Anna avanti per riconoscere il paese, e le prime fortificazioni, avvenne, che quelle del Frasso essendo state vilmente abbandonate dai soldati del Caracciolo, furono immantinente occupate dal Sant’Anna, il quale diede tosto l’avviso del felice principio a Carlo Emanuele; il quale non sapeva ancora risolversi per la mancanza delle artiglierie al combattimento, quando udì essersi appiccata una fiera scaramuccia tra i suoi militi guidati dal Sant’Anna, e quattrocento fanti mandati dal Caracciolo a ricuperare il Frasso. Onde vedendosi impegnato, comandò alle sue schiere di farsi avanti, gridando ad alta voce e pieno di confidenza: Questo è giorno di vittoria.
Distese le ordinanze, andò con larga fronte ad investire il piano ed i colli che al piano soprastanno, mandando anche sui gioghi più alti i soldati più spediti, acciocché facessero le viste di assalire Voltaggio alle spalle. Dall’altra parte anche il Caracciolo uscì sul campo, e mentre i 400 fanti mandati alla ricuperazione del Frasso reprimevano i primi impeti del Duca, egli disponeva le sue fanterie verso i colli a sinistra, e la cavalleria a destra verso il fiume. Frattanto il Duca pervenne a vista del piano di Voltaggio, dove scuoprì le genti della repubblica già distese in ordinanza, ed apparecchiate al combattere. Sostenuto alquanto il corso per formare gli squadroni, e dare gli ordini opportuni, mandò ad investire il nemico, e gli riuscì facilmente il disegno, perché i repubblicani che difendevano i colli, vedutisi assaliti da così grosso numero, cedettero ritirandosi verso il piano. Sopraggiunta la gente del Duca, che ferocemente assalse le squadre nemiche; queste si misero a fuggire verso Voltaggio, e battendo a gran calca la strada caddero prigioni dei nostri il Caracciolo ed Agostino Spinola. Seguitò il Duca la vittoria, e battè incontanente Voltaggio. Quivi incontrò maggiore resistenza, perché dalle case e dalle mura fioccavano le moschettate contro i suoi. Finalmente ingrossando sempre più, ed incalzando con ardore incredibile la terra, se ne impadronì con occupare il borgo, e poi gli si arrese anche il castello. Nell’assaltamento di Voltaggio i ducali furono molto maltrattati, e fra essi non pochi valorosi ufficiali perirono. In sul primo entrarvi le truppe del Duca misero la terra incontanente a sacco, e vi commisero ogni sorta d’atti detestabili di crudeltà, rapacità ed empietà. La preda fu grande , perché in Voltaggio tenevasi il mercato ordinario delle vettovaglie che dalla Lombardia si tramandavano a Genova. I prigioni furono molti, e tra essi nove gentiluomini genovesi. Furono tolte sette bandiere con tutte le artiglierie sì dei castello, che dell’oste repubblicana.
Voltaggio ritornò presto sotto il dominio della repubblica di Genova; ma all’epoca della così detta Ristorazione politica fu insieme col Genovesato riunito al Piemonte.
Voltaggio si onora di due distintissimi artisti, cioè:
Carosio Giambattista pittore di gran fama: fu in Voltaggio maestro dello Scorza ; egli ebbe forse a padre quel Benedetto Carosio, che fu matricolato.
Scorza Sinibaldo, de’ conti di Lavagna, nacque in Voltaggio nel 1580; ebbe lezioni dal Carosio, e poscia in Genova dal Paggi. Qual riuscisse è noto all’Europa: intagliò anche, ma debolmente.

- Nell’Ottocento, prima del sistema metrico, la portata d’acqua di fontane, canali e acquedotti non si misurava in litri al secondo, ma usando i diametri delle bocche di erogazione espressi in pollici:I l Pollice d’acqua (o Oncia d’acqua): Era l’unità di misura della quantità di acqua che scorreva continuamente attraverso un foro largo un pollice legale.Il valore: A seconda della città dell’800, un “pollice d’acqua” corrispondeva a una portata continua compresa tra i 15 e i 20 litri al minuto) ↩︎
- Molti documenti antichi digitalizzati trascrivono erroneamente il cognome come “Berlini”, ma il riferimento corretto è al Dottor Bernardino Bertini, celebre medico collegiato torinese della prima metà dell’Ottocento. È autore di molte opere, tra le quali Idrologia minerale, ossia storia di tutte le sorgenti d’acque minerali negli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna, Torino, 1822, nella quale, si parla diffusamente delle fonti sulfuree di Voltaggio ↩︎
