Un biglietto del treno costato il triplo
Foto in evidenza presa da https://www.stagniweb.it/
Mio padre ha lavorato per anni all’Italsider di Novi e di Genova, ma chi lo ha conosciuto bene sa quanto fosse profonda la sua conoscenza in diversi campi delle scienze umane e più in generale la sua profonda cultura. Insomma, non ho paura di essere smentito se dico che poteva essere classificato in paese come un buon intellettuale. E si sa, questa tipologia di persone, dovendosi confrontare con la realtà di tutti i giorni, produce situazioni assurde e complicate. “Pu i studia, pu i vena gnuraunti” sentenziano i vecchi serravallesi o, più semplicemente, di fronte ad alcuni fatti, li senti bofonchiare “Ma isu, ndé ku g’a a testa?”. E si! Papà quando immergeva le sue circonvoluzioni cerebrali in pensieri astratti, sicuramente fondamentali per la filosofia e la matematica, ma del tutto inutili per la sopravvivenza, la realtà intorno a lui era quanto di più distante nell’universo potesse esistere. Dimenticava chiavi e ombrelli, metteva maglioni al contrario e non ha mai abbandonato con la macchina mia madre in un autogrill, ma in Alessandria purtroppo sì.
Distratto? Diranno i più clementi fra i lettori, sì diciamo distratto, anche se a volte, questa sua caratteristica raggiungeva drammaticamente vette inesplorate.

A Genova a lavorare ci andava in treno e non so quante volte sono dovuto andarlo a ripescare in stazione a Ovada, perché a Principe sbagliava treno per tornare a casa. Ma questa è un’altra storia e magari la racconterò un’altra volta. In treno ci andava con un abbonamento e una mattina lo sentimmo sacramentare in aramaico perché non lo trovava. “Lo avevo messo qui!” insisteva con mia madre intenta nell’inutile caccia con gli occhi di tanto in tanto rivolti al cielo per la disperazione. Niente. Mamma era un segugio in tali incombenze, ma quella volta non ci fu nulla da fare. L’abbonamento si era dato evidentemente alla fuga. Papà perse ovviamente il treno e nell’attesa in stazione fu costretto a rifare l’abbonamento. Poi svolse il suo onesto lavoro di disegnatore tecnico a Cornigliano, come ogni giorno, ovviamente timbrando un po’ più tardi, a fine giornata, per recuperare il tempo perduto. Sceso dall’autobus, davanti alla stazione di Principe mise la mano al portafoglio per controllare dove si trovasse l’abbonamento “bis”, pagato al mattino. E, signori e signore, provate un po’ a immaginare! Il documento di viaggio ovviamente non era lì, dove lui pensava di averlo riposto. Ma non solo non era lì, non era nelle tasche dei pantaloni, né in quelle della giacca e neppure in quelle del soprabito, nemmeno rivoltandole all’infuori come calzini. Niente, il “bis abbonamento” era misteriosamente scomparso. Anche gli intellettuali sono presi dallo sconforto in situazioni simili e sicuramente il mio vecchio in quel momento lo era. Mogio e un po’ scosso si recò in biglietteria per acquistare un biglietto di sola andata per Serravalle. Non c’era il tempo materiale per tentare un “ter”. Cercò il portafoglio, ripose una banconota sul davanzalino dello sportello, intascò il resto mentre l’altoparlante annunciava la partenza immediata del treno. Ancora in possesso di una buona falcata, si gettò giù dagli scalini e poi nel tunnel che conduceva ai binari. Ce la fece. Qualche secondo dopo il treno si mise in moto e, fortunatamente, era quello giusto. Per quella sera non si sarebbe ritrovato a Ovada. Un po’ ansimante si sedette, sprofondandosi nella lettura del libro di turno. Arrivò il controllore. Papà, ripiombando nella realtà, ebbe un sussulto. Guardò nel portafoglio, nelle tasche, ovunque, poi un lampo accecante della memoria lo folgorò. Il biglietto l’aveva lasciato là, dove il bigliettaio l’aveva posato davanti ai suoi occhi. Sconsolato guardò il controllore e con un filo di voce mormorò: “Lei non ci crederà, ma io questo biglietto l’ho pagato tre volte”.
PS. Il controllore rise “Ah, è lei!”. Il buon bigliettaio lo aveva avvisato di quel distratto viaggiatore e fattogli pergiungere il biglietto, il controllore lo riconsegnò al legittimo, quanto pallido, proprietario. “Mi avevano avvisato dalla biglietteria!” concluse sorridendo.
PPS. L’abbonamento numero 1 fu rinvenuto dopo anni, incastrato fra la testiera del letto, la rete e il materasso. L’abbonamento numero 2 non fu mai ritrovato.
PPS. Il giorno dopo, alla sera, andai a prendere mio padre ad Ovada.
