Istituzioni scolasticheOltregiogoOltregiogo - Novi LigureSpazio scuolaUncategorized

Il 1° centenario del Liceo-Ginnasio “Andrea Doria” di Novi Ligure (1961)

Nella prima metà degli anni Sessanta del Novecento, il Liceo Classico di Novi Ligure celebrò due importanti anniversari: l’anno scolastico 1960-1961 fu il centesimo dopo la trasformazione della “vecchia” scuola di latinità e filosofia in Liceo-Ginnasio; nell’aprile 1965 cadde invece l’anniversario della nuova denominazione, Liceo-Ginnasio “Andrea Doria”.
Una storia quasi dimenticata e sepolta negli archivi. La riporta in vita questo piccolo saggio storico pubblicato su “La Provincia di Alessandria” nel maggio 1961. L’autorevolissima firma in calce all’articolo è quella di GIUSEPPINA SOVERA: insegnante di matematica nel liceo novese dal 1940, ne era diventata Preside incaricata nel 1950 per assumerne la titolarità dal 1960 al 1970, anno della sua morte, a soli 54 anni, a causa dei postumi dell'”Asiatica”, il temuto virus influenzale che fece in quell’anno molte vittime.
Lo ripubblichiamo volentieri, anche come primo omaggio alla memoria della professoressa Sovera, per trent’anni protagonista della storia scolastica di Novi Ligure e del Novese. (Redazione Chieketè)

La scuola classica è di tradizione nella nostra città: infatti chi volesse ricercare l’origine delle «scuole di latinità» nella città di Nove (la denominazione Novi è recente e più recente ancora raggiunta dell’aggettivo Ligure) dovrebbe risalire ai primissimi albori dell’età moderna. Un documento degno di fede in modo irrefutabile afferma che la prima scuola di latinità fu aperta nel 1470 e poco più tardi, nel 1535, stabilita in maniera definitiva. La scuola era tenuta dai padri Somaschi, i quali nella città rimasero fino all’inizio del nostro secolo con varia fortuna e con due sole soluzioni di continuità rappresentate l’Una dal passaggio del corso di umanità e filosofia ai padri Gesuiti, e l’altra dalla parentesi della dominazione francese nel periodo napoleonico.

La cittadinanza ebbe sempre care le scuole di latinità, le quali, oltre a fruire dei cospicui lasciti delle nobili famiglie genovesi dei Lomellini, dei Grimaldi, degli Spinola e di altri ancora, videro sempre la Comunità sollecita della loro sorte tanto da dedicare loro contributi di elevato valore.

Alla scuola classica hanno avvialo sempre i figli le migliori famiglie della città e l’hanno frequentata quanti per doti d’ingegno ambivano a divenire funzionari della serenissima repubblica genovese o di aprire studi professionali.

Non volendo soffermarsi oltre sui primi secoli di vita della scuola classica novese, basterà ricordare che dall’elenco di tutti gli alunni dell’anno scolastico 1822-1823 e dal loro luogo di nascita si deduce che a Novi confluivano studenti di una vasta plaga circostante, e che la scuola era assai fiorente se si contavano nei sei anni del corso 140 alunni. Tale numero deve essere rapportato alla popolazione di quell’epoca e alle condizioni culturali di essa per apparire veramente elevato.
Un poco più tardi la scuola dei Padri Somaschi, che era nota col nome di «Collegio S. Giorgio», conobbe un periodo di eccezionale floridezza arrivando fino a 300 alunni. Di questa epoca, che va dal 1815 al 1859 vogliamo citare due fatti: nel 1820 il Regio Riformatore agli Studi di Genova pregava «il signor Sindaco di concertarsi col signor Commissario Vaccinatore, onde succeda la visita agli alunni del Collegio pei fini intesi dagli ordini sovrani (regno sardo) sulla vaccinazione». Sollecitudine che suscita meraviglia ed è degna di ammirazione per l’epoca nella quale è espressa.

Del 1843 è invece una lettera del Rettore del Collegio S. Giorgio all’Amministrazione Comunale con cui si chiede uno stanziamento speciale in bilancio per acquisto di macchine per la scuola di Fisica. Ciò che dimostra la cura degli insegnanti di seguire il progresso scientifico a profitto della Scuola.

La richiesta citata prova l’eccellenza della scuola per la sapiente sintesi delle discipline umanistiche con quelle matematico-scientifiche.
Infine, di quest’epoca, ricordiamo che fu insegnante di latino nella nostra scuola P. Faustino Gagliuffi, celebre quale poeta estemporaneo anche e soprattutto in eleganti versi latini così da meritare l’epitaffio:

Sorte Ragusinum vita italus ore latinus

E giungiamo al 1859: le rinnovate condizioni generali della Nazione rinata a nuova vita politica richiedevano una riforma della antica scuola media di latinità e di filosofia.

Gabrio Casati

Il Ministro della Pubblica Istruzione Conte Gabrio Casati presentava il 13 novembre 1859 un progetto che il Parlamento subalpino approvava e per il quale le scuole di latinità e di filosofia venivano riorganizzate in Liceo-Ginnasio con generali mutamenti nei programmi. Proclamato nel 1861 il Regno d’Italia, la legge Casati valse per tutto il territorio nazionale e stabilì il principio unitario della Scuola di Stato.

Le scuole private e congregazioniste, come quella novese vengono soppresse; meglio, passano alla dipendenza dello Stato, e ciò specialmente nei capoluoghi, oppure alla dipendenza dei Comuni costituendo le scuole «pareggiate», le quali debbono uniformarsi ai programmi della scuola statale restando sotto la sorveglianza dello Stato stesso.

A Novi due iniziative convergono al medesimo scopo: il funzionamento del Liceo-Ginnasio nella città. Una deliberazione del Consiglio comunale del 19 aprile 1860 nomina una Commissione per l’ordinamento delle scuole in base alla legge Casati. Da parte sua il rettore del Collegio S. Giorgio, Padre Albino Vairo, presenta al Sindaco un progetto di trasformazione delle proprie scuole di latinità e filosofia in Liceo-Ginnasio. I due progetti, comunale e di Padre Vairo, furono abbinati, la trasformazione avvenne, previo controllo del Regio Provveditore agli Studi di Alessandria (Novi era allora passata da Genova alla circoscrizione provinciale alessandrina) per il nuovo anno scolastico 1860-61.

Con Decreti ministeriali furono successivamente pareggiati nel 1864 il Liceo, nel 1867 il Ginnasio. Il ritardo fu dovuto principalmente a ragioni amministrative, non ultime gli stipendi arbitrari degli insegnanti. Padre Vairo, abile e capace, univa in sé le due cariche di Preside del Liceo e di Rettore del Convitto; congregazionisti erano la maggior parte dei professori, onde il Liceo-Ginnasio costituì ancora, quanto agli insegnanti, espressione della Congregazione Somasca fino alla fine del secolo XIX.

Frattanto il D. M. 4-3-1865 disponeva che ciascun Liceo dovesse essere intitolato: ivi si diceva, anzi, «qualificato» col nome di un illustre italiano; allora il Consiglio comunale, in seduta del 29 aprile, deliberava di intitolare il Liceo comunale pareggiato ad «Andrea Doria». Al nome di un santo guerriero si sostituiva il nome d’un condottiero illuminato: scelta felice quant’altra mai se si ricorda che ad Andrea Doria si deve la riconquistata libertà della città dalla tirannia di Pietro e Orriga Fregoso, che tenevano la città per i conquistatori francesi (1528). Nel nome di Andrea Doria, del suo amor di patria e della libertà, e della sua magnanimità, hanno informato il loro insegnamento i professori che si sono avvicendati sulle cattedre del nostro Liceo e da questi hanno tratto generosità di sentimenti i giovani studenti, di cui rifulse l’eroismo sui campi di battaglia, di cui la scuola ricorda con fierezza orgogliosa le splendide carriere di funzionari, di ufficiali, di docenti universitari, di professionisti, di industriali.

Tra questi ultimi basti ricordare Mariano Dellepiane, la cui attività instancabile e meravigliosa gli conquistò una posizione economica delle più cospicue e la cui probità lo fece scegliere quale arbitro nelle divergenze insorgenti nel campo industriale. Di bontà e generosità eccezionali, ha lasciato il suo nome legato a tutte le opere pie della città e alla famiglia il sacro retaggio di continuarle.

Finiva il secolo XIX: l’ultimo Somasco che resse la scuola, Padre Garbarino, ormai vecchio, si dimette nel 1902. A lui successe il cavalier ingegner Vittorio Aicardi, professore di matematica, che tenne la presidenza fino al 1916. Durante questo periodo per adeguare la scuola alle sempre maggiori esigenze il nostro Comune, come numerosi altri, ritenne che fosse di vantaggio indubbio la «regificazione» del Liceo-Ginnasio. Furono avviate trattative col competente Ministero e quando si presentò l’ultima grave difficoltà, i locali inadatti ed insalubri della scuola, il Comune con pronta ed illuminata generosità deliberò la costruzione di un nuovo edificio scolastico. Nella primavera del 1910 ebbero inizio i lavori, che rapidamente terminati, consegnarono alla scuola un edificio in amena posizione, dignitoso, con magnifiche aule ricche di spazio e di luce. Così il R.egio Decreto 29-9-1910, n. 527, trasformava il Ginnasio-Liceo da comunale e pareggiato in statale. L’evoluzione della scuola era interamente compiuta.

II Liceo continuò il suo cammino: alla prima guerra mondiale, gloriosa e durissima, parteciparono come valorosi combattenti professori ed alunni. Tra i primi, il prof. Rodolfo Savelli, ordinario di filosofia, tenente colonnello dei bersaglieri, decorato di medaglie di bronzo ed argento, il quale più tardi deputato nella prima legislatura fascista volle trarsi in disparte quando capì che ivi non poteva servire la patria nella libertà.

Riccardo Silvestro Baiardi

Tra i secondi il Capitano Riccardo Silvestro Baiardi, alla cui memoria a riconoscimento del valore e del sacrificio fu concessa la massima ricompensa al valor militare, la medaglia d’oro. Al Capitano Baiardi è intitolata l’aula della III Liceo, come ricorda una targa marmorea :

DULCE ET DECORUM EST PRO PATRIA MORI
AULA
SILVESTRO BAIARDI
MEDAGLIA D’ORO – M. SIEF. – 20-IX-1917
KAL. IUN. MCMLVII

Con lui caddero altri 32 alunni e furono concesse 14 medaglie d’argento. Al Preside Prof. D. Pizzarello si deve l’iniziativa della creazione del viale della Rimembranza, che il Comune realizzò in modo veramente degno. Nel fervore di rinnovamento che animò la scuola nei primi anni della riforma Gentile, il preside, Prof. Roberto Menasci, insieme al Consiglio d’Amministrazione della Cassa scolastica, volle eretto un monumento in onore dei caduti in guerra, inaugurato nella primavera del 1924 e per il quale dettò l’epigrafe:

PIÙ CHE AQUILE VELOCI PIÙ CHE LEONI FORTI
COME GLI EROI DEL CANTO ANTICO
LASCIASTE I CORPI SUI CAMPI DI BATTAGLIA
MA LE ANIME
ALEGGIANO VIGILI SU QUESTA NOSTRA SCUOLA
DICENDO AI GIOVANI LE GRANDI VIRTÙ
PER CUI SI VIVE E SI MUORE

La Cassa scolastica, creata secondo i precetti della riforma, s’intitola al Prof. Guglielmo Calvi, per un trentennio benemerito insegnante d’Italiano (a cui devesi tra l’altro l’epigrafe in ricordo del conte Edilio Raggio nell’atrio dell’ospedale S. Giacomo) eretta in Ente morale con R.D. 21-2-1926, ha svolto sempre opera altamente benemerita aiutando gli alunni di famiglia disagiata e affiancando l’educazione culturale degli alunni con l’organizzazione di cicli di conferenze, contribuendo all’arricchimento delle biblioteche e dei gabinetti scientifici. In questi ultimi notevoli la raccolta di minerali e una pompa a vuoto spinto che in poche decine di secondi giunge alla rarefazione atta ad ottenere i raggi catodici.

Vanto del Liceo-Ginnasio sono le biblioteche, ricche di migliaia di volumi, tra le quali pregevoli collezioni, quali i classici latini e greci nella edizione teubneriana; «Gli scrittori d’Italia» e i «Classici della Filosofia» editi da Laterza; opere notevolissime, quali «Hortus romanu » in 7 volumi in folio, «Histoire de France» di Lavisse e Rambaud, «Cinquant’anni di relatività», solo per citarne qualcuno; opere rare come il «Platone educatore» di Stenzel, l’edizione critica di tutte le opere di Leopardi, ecc. Opere cospicue come l’Enciclopedia Treccani e l’altra in via di formazione «Enciclopedia universale dell’arte» ed altre ancora. Attualmente la biblioteca dei professori ha sede decorosa in eleganti scaffali nell’aula magna e si arricchisce sempre di nuove opere di vario interesse.

Non credo di esagerare nell’affermare che mai come nella nostra scuola si sono fuse in armonica unione l’educazione culturale e quella fisica, sì da poter fare nostro il motto «Mens sana in corpore sano». Insegnanti competenti ed entusiasti che vanno dal Prof. Ezio Campani al Prof. Domenico Signori hanno saputo ottenere dai giovani risultati veramente sorprendenti che vanno dal primo posto tra tutte le squadre scolastiche concorrenti conquistato nel 1924 dalla squadra del nostro Liceo al Concorso internazionale ginnastico di Firenze, all’espressione di un’atleta nazionale e di parecchi campioni provinciali nell’atletica leggera e nella scherma, così da procurare annualmente alla scuola nuovi splendidi trofei.

A buon diritto ad un alunno del nostro «Doria» è andato nel 1960 il premio al migliore studente-atleta istituito dal Panathlon di Alessandria.

Al preside Ettore De Marchi, letterato e poeta, traduttore delle Bucoliche e delle Georgiche, la cui anima appariva pervasa dalla bontà e dell’agreste serenità delle opere virgiliane, si deve l’inizio della tradizione di riuscitissime gite: ne sono mete ora i punti più suggestivi della Valle d’Aosta, ora la Città Eterna nell’anno santo 1933, la Toscana e l’Umbria nell’immediato dopoguerra, la Sardegna e la Sicilia in anni più recenti.

I giovani studenti che si distinguono negli studi ebbero assai spesso come premio viaggi all’estero: ne ha iniziato la serie nell’anno scolastico 1927-28 lo studente Gaspare Goggi, ora ordinario di materie scientifiche nella Scuola di Avviamento di Tortona, che visitò quasi l’intera Europa e lo seguirono ogni anno uno o più alunni da quando è stato creato il Centro viaggi C.I.V.I.S. presso il Ministero.

Ma ciò che più importa, ciò di cui la scuola è più fiera, sono i risultati della Maturità: sono parecchi gli anni in cui si conta il 100% dei maturi tra gli alunni: 1928-29, 1933-34, 1947-48, 1948-49. In quest’ultimo anno un candidato ottenne la media di quasi 9/10; e quasi ogni anno uno o più candidati ottengono la media di 8/10 o quasi.

Nel glorioso «Doria» si avvicendano le generazioni di alunni: universitari se ne contano parecchi vincitori delle borse di studio al Collegio Carlo Alberto di Torino, ai collegi pavesi, alla distinta Scuola normale di Pisa o primeggiano nelle accademie militari. Conseguita la laurea, abbracciano le più diverse carriere e le percorrono con successo a riprova della versatilità culturale dei diplomati di Maturità Classica. La città guarda alla scuola, le riconosce carattere tradizionale e di retaggio; a sua volta l’Associazione ex-alunni, pur contando un solo lustro di vita, coll’alimentare le antiche amicizie e promuovendo opera di solidarietà tra i soci, rinnova con generosa commozione l’atto di omaggio alla scuola, che li crebbe. L’annuale ritorno degli ex-alunni alla loro scuola è come la celebrazione d’un rito che propone ai giovani studenti di oggi una salutare violenza ed una soave servitù: violenza contro ogni inconsulta baldanza, contro ogni pericolosa spavalderia dell’anima, servitù alle eroiche e intramontabili virtù, onde la scuola fu sempre maestra e donna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *