Il grande evento (dopo il cineforum)

Gino Cervi e Fernandel in “Don Camillo”

Era finalmente arrivato il giorno, o meglio la sera, in cui il nostro progetto si sarebbe trasformato probabilmente in un evento da ricordare. Gli esperti si erano presentati in canonica in perfetto orario e quindi avevamo la certezza di poter contare su di un medico ed una sessuologa e, con nostra grande soddisfazione e contrariamente alle previsioni della vigilia, i due erano più giovani di quanto osassimo sperare. Naturalmente erano dei laici scelti dalla Curia, erano un uomo ed una donna di fede comprovata e teologicamente inattaccabili persino dagli agnostici più convinti. Indubbiamente dovevano essere molto ben preparati per saper rispondere a tono alle domande più maliziose e ricche di sottintesi e quella sera forse avrebbero dovuto anche saper contrastare ogni tipo di provocazione senza mai cadere in polemiche.

Sapevano benissimo che a Serravalle avrebbero potuto diventare un bersaglio per gli  attacchi sferrati dai giovani della FIGC. Loro sarebbero accorsi in massa per  provare a mettere in difficoltà quel clero “opportunista” che improvvisamente aveva dato segno di volersi svecchiare.

Simbolo della FGCI

 Allo scoccare dell’ora prestabilita il Presidente (dei giovani di Azione Cattolica) tutto impettito si era piazzato davanti all’ingresso del teatro dei Luigini. Si era convinto di essere il solo in grado di accogliere in un modo consono gli invitati di riguardo e i …curiosi; l’importanza dell’ evento aveva bisogno un tocco di classe e di signorilità. Teneva  in bella mostra sotto il braccio, un grande notes e sulla prima pagina aveva infilzato una stilografica Parker che aveva comperato proprio per l’occasione. Tutti lo avrebbero capito che l’avrebbe usata per prendere degli  appunti. Sarebbero stati utili per stendere il verbale della serata e di supporto a chi avrebbe scritto gli articoli sulla Gazzetta del Popolo (Dertonino) e magari persino sul Popolo di Novi.

Simbolo dell’Azione Cattolica

Le mie erano  pretese molto più modeste, mi sarei sentito soddisfatto di quattro righe, scritte da qualcuno capace, sulla Buona Parola, il periodico parrocchiale che i Serravallesi avrebbero trovato nella cassetta della posta.

Quando salutava chi stava entrando non lesinava gli inchini e stratte di mano e se si trovava davanti la moglie di un VIP arrivava farle il baciamano, aveva imparato le movenze esatte dal Conte Max di Sordi e De Sica.

De Sica e Alberto Sordi in “Il Conte Max”

I personaggi che riteneva importanti li accompagnava nei posti di prima fila riservati alle Autorità e in modo ossequioso li invitava ad attendere pazientemente l’inizio del programma e non dimenticava di promettere che prima che iniziasse avrebbe accompagnato i due docenti a far la loro conoscenza. Quando gli capitava di conversare con i due docenti dimostrava una tal disinvoltura da far credere che probabilmente erano stati suoi compagni di banco. Gli si doveva concedere la possibilità di pavoneggiarsi un po’, in fondo era lui che si poteva ritenere l’anfitrione.

La platea e la galleria non contavano certo il numero di posti del Regio di Torino o della Scala di Milano ma a noi sarebbe bastato un quasi tutto esaurito per gridare al successo. Avevano fatto il pienone e non solo per merito dei biglietti di invito e per la presenza dei genitori dei ragazzi, la maggioranza era costituita da persone interessata all’argomento. Naturalmente in prima fila c’erano anche l’Arciprete e la Madre Superiora, forse ritenevano che la loro presenza avrebbe fatto da barriera a quelle domande che avrebbero potuto sconfinare nella pornografia e nel blasfemo. Il gruppo delle ragazze dell’Asilo, anche se non era al completo, si era fatto vedere e le più vergognose si erano rifugiate in galleria. Quelle che erano rimaste a casa forse temevano i rimbrotti  che sarebbero arrivati  il giorno dopo dalle suore. Vice parroco e le religiose che avevano accompagnato al Superiora, avevano preferito rimanere in chiesa a supplicare la Madonna affinché non permettesse  a qualche screanzato di costringere i due docenti a dar risposte su argomenti scabrosi e contrari alla morale cristiana. Aveva dato il via alla serata il Presidente che da consumato uomo di spettacolo teneva con una mano il microfono e con l’altra un libro, dopo i rituali ringraziamenti ed i saluti si era premurato di elencare  tutti i titoli accademici dei relatori e di precisare che avrebbero usato un linguaggio medico-scientifico in totale rispetto dei principi contenuti nelle recenti  Encicliche papali.

E’ inutile che io dica che il successo non era mancato e che non si era verificato nessun incidente e  noi eravamo pienamente soddisfatti; avevamo tenuto fede agli impegni presi con i nostri ragazzi.

Entusiasmati dal buon risultato ottenuto e diventati ormai super esperti dell’argomento, avevamo letto e commentato a lungo una  pubblicazione sul rapporto Kimsey e un libro della Pocket Mondadori dal titolo “La psicologia del sesso”, io ed il Presidente avevamo deciso di presiedere un’adunanza mista nella nostra saletta della Casa del Giovane nel corso della quale  avremmo risposto alle domande e dato chiarimenti sugli  argomenti che erano stati trattati quella sera in teatro.

Fotografia della Collezione Kinsey

Quel  sabato pomeriggio le ragazze avevano rinunciato ad andare dalle suore all’asilo e si erano presentate tutte! Ci eravamo trovati davanti tanti visi sorridenti che aspettavano da noi una sorta di illuminazione su argomenti considerati ancora un tabù dalla maggioranza delle persone e soprattutto dai genitori. Quei sorrisi un tantino maliziosi  che forse ci volevano far capire che loro ne sapevano certamente più di noi ci aveva bloccato. Per evitare delle brutte figure, avevamo annunciato spudoratamente che don Lino ci aveva tassativamente vietato di trattare certi argomenti, per cui eravamo stati costretti a cambiare l’ordine del giorno. Avevamo colto la palla al balzo per cominciare a parlare di come avremmo voluto organizzare l’imminente veglione di Capodanno. I Santi Martino e Stefano ancora una volta ci avevano dato una mano.

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