28 aprile 1945. “Sole Rosso” a Serravalle, Novi, Isola del Cantone, Busalla e Voltaggio

La presenza dei militari nippoamericani a Serravalle e nel Novese dopo la Liberazione

Nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile 1945, le truppe Alleate, provenienti in maggioranza dalla zona di operazioni di Genova e del Genovesato, entrarono nel territorio del Novese, progressivamente abbandonato dalle truppe naziste, costrette alla resa oppure alla fuga dalle brigate partigiane nel corso dei combattimenti avvenuti tra il 24 ed il 27 aprile. Nelle città e nei paesi del Novese, del Tortonese, nell’Alessandrino, in gran parte liberati dai partigiani e dai cittadini in armi, arrivarono non solo soldati americani ed inglesi, ma anche truppe brasiliane ed indiane.

A Serravalle l’insurrezione armata iniziò la mattina del 24 aprile 1945, i partigiani di Serravalle risposero all’ordine di mobilitazione S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica) per la Valle Scrivia, le truppe germaniche di stanza in paese – 240 soldati del Reich agli ordini del Tenente Utecht – le cui fila vennero ingrossate da nuclei di soldati tedeschi sbandati, resistettero con accanimento, fino alla notte del 26 aprile. Il paese visse giornate di angoscia, con le abitazioni dei civili sotto lo scacco costante del tiro nemico minacciato dalle munite postazioni della Crenna, dell’Armanina, del Castello, un silenzio carico di tensione attanagliò le strade, le piazze, i vicoli, un “vuoto” riempito dal fragore delle mitragliatici, dal sibilare delle pallottole, dai boati delle bombe a mano e dei bazooka, dalle cannonate dei pezzi da 75 e dal sordo rombare delle autoblindo con la croce uncinata. I partigiani combatterono conquistando le posizioni strategiche, lottando anche casa per casa quando necessario, per snidare i tedeschi irriducibili. La mattina del 27 aprile Serravalle si svegliò libera.

Una coppia di soldati nippo-americani del 100° Fanteria USA, posa per le vie di Novi Ligure (foto tratta da www.100thbattalion.org,

I Serravallesi scesero in strada, festanti, euforici per la ritrovata libertà, sfiniti dalla violenza, dalla guerra con i suoi lutti e le sue privazioni, stanchi della dittatura. I fascisti datisi alla macchia. Gli oppressori germanici sconfitti, fuggiti o disarmati e fatti prigionieri, il loro temuto Comandante morto suicida una volta firmata la capitolazione. Gli uomini della Resistenza sacrificarono in quelle ultime concitate ore le vite di due compagni della S.A.P. serravallese, (Giacomo Menini e Domenico Morchio) caduti sul campo e contarono diversi feriti. L’incubo era finito, gli Alleati erano vicini, molto vicini e di lì a poche ore avrebbero fatto capolino da Porta Genova.

Tra i reparti dell’Esercito Statunitense operativi in Basso Piemonte nel corso della “Campagna d’Italia”, vi furono anche il 100° Battaglione di Fanteria (100th Infantry Battalion) ed il 442° Reggimento di Fanteria (442nd Infantry Regiment), due reparti dalla storia particolare. Il primo, composto da soldati provenienti dal cuore dell’Oceano Pacifico, dall’arcipelago delle Hawaii; il secondo da volontari, giovani nippo-americani di seconda generazione. Tra le conseguenze del proditorio attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbour, datato il 7 dicembre 1941, cui seguì la dichiarazione di guerra al paese del sol levante, vi fu l’Ordine Esecutivo nr. 9066, firmato dal Presidente Franklin Delano Roosvelt, il 19 febbraio 1942, atto che aprì la strada all’internamento in “campi di ricollocazione” degli americani di origine giapponese, italiana e tedesca, ristretti in campi di segregazione allestiti in territorio americano, perchè divenuti “stranieri nemici”, potenziali sabotatori e spie. Tra i giovani internati di origine nipponica non mancarono i giovani, ben presto soprannominati “Nisei” (termine in lingua giapponese utilizzato di fuori dell’Asia per indicare un bambino giapponese nato in terra straniera) che chiesero di essere arruolati come volontari nell’esercito americano. Vennero così costituito il 100° Battaglione ed il 442° Reggimento di fanteria. Questi reparti giunsero al fronte italiano nel 1943 ove combatterono sino ad ottobre 1944, quando vennero trasferiti in Francia. Dal marzo del 1945 vennero nuovamente impiegati in Italia lungo la Linea Gotica. I soldati nippoamericani combatterono con valore e pesantissime perdite, guadagnandosi ben 18.143 decorazioni individuali, divenendo l’unità più decorata della Seconda Guerra Mondiale.
In Italia, combatterono valorosamente a Cassino, Anzio, Livorno, Firenze; in Francia si distinse nelle operazioni, a Biffontaine, nel Dipartimento dei Vosgi.

Come ricostruito da Alessandro Lantero, nel saggio “Truppe nippoamericane durante la Liberazione tra Liguria e Basso Piemonte” (“In Novitate“, Novembre 2015, fascicolo II) i soldati della Compagnia “C” del 442° Reggimento Fanteria , secondo quanto annotato nel brogliaccio dell’ “Operational Report” dell’U.S. Army, relativo alle operazioni svolte dal 5 aprile ed il 2 maggio 1945, vengono indicati come presenti a “Seravelli” (chiaramente interpretabile come Serravalle) nella giornata del 28 aprile 1945. Possiamo quindi immaginare gli sguardi dei serravallesi, verosimilmente sospesi tra la sorpresa, la curiosità, ma anche la diffidenza, nel vedere arrivare sulle loro jeep con le insegne a stelle e strisce, quegli insoliti “Yankees” dagli occhi a mandorla, dalle fattezze così simili ai lontani alleati giapponesi – gli “invincibili Samurai” mitizzati dalla propaganda fascista ai tempi del “Patto Tripartito” – quindi per alcuni considerati dei “traditori” passati al nemico americano… – o peggio temibili uomini in armi giunti dal lontano Oriente, così sinistramente somiglianti ai crudeli “Mongoli”, i feroci soldati turkmeni della Divisione Nazista “Turkestan” che misero a ferro e fuoco la vicina Val Borbera, infierendo crudelmente sulle popolazioni civili nell’inverno 1944. Ma le divise indossate da quei ragazzi, la lingua da loro parlata, le marche delle sigarette accese appese alle loro labbra sorridenti, non potevano certo mentire… sciogliendo nei Serravallesi ogni dubbio… anche lore erano gli Americani!!! (Nella foto in alto a sinistra, tratta dal sito web, www.100thbattalion.org, una coppia di soldati nippo-americani del 100° Fanteria USA, posa per le vie di Novi Ligure).

Il 100° Battaglione Americano, come narra il saggio di Alessandro Lantero «…dopo la presa della città toscana di Aulla (MS) ricevette l’ordine di lanciarsi all’inseguimento dei Tedeschi in direzione di Genova. Il 27 aprile la rapida avanzata lo portò nella Valle Scrivia, con il compito di anticipare i tedeschi e chiudere loro lo sbocco nella Pianura Padana. Partendo da Carasco (GE) le truppe iniziarono un veloce spostamento lungo i monti dell’Appennino.

ricostruzione dell’itinerario dei militari nippoamericani

Dopo 17 miglia di viaggio a Boasi (GE) i soldati furono costretti a scendere dai mezzi a causa del crollo di un ponte  e dopo ulteriori 7 miglia di marcia dovettero accamparsi sull’altura di Sottocolle (GE) per la notte. Il giorno successivo le truppe ripresero la marcia raggiungendo Casalino, frazione di Montoggio (GE): punto d’incontro con i veicoli dell’esercito statunitense ma anche autobus e camion messi a disposizione dai Partigiani, destinati a trasportarli fino a Busalla, raggiunta alle 14,30. Qui venne fissato il nuovo Comando di Reggimento. I “Nisei “risultano essere i primi Alleati ad essere entrati nelle città di Busalla ed Isola del Cantone… Ai primi di maggio il 100° si trasferì poi a Bolzaneto (GE) dove venne alloggiato in baracche inizialmente realizzate dai tedeschi. Durante questo periodo, parte dei suoi soldati venne inviata a Molini  di  Voltaggio  a sostegno  dei  Partigiani,  impegnati  a combattere un gruppo di 40 tedeschi… All’arrivo degli statunitensi però la situazione era già sotto controllo. Il 2 maggio il 100° Battaglione cambiò nuovamente città trasferendosi (con il compito di pattugliare il territorio) nel nuovo Comando di Reggimento: Alessandria. Anche questo fu un soggiorno breve: due giorni dopo le truppe ripartirono verso Novi Ligure dove il 100° restò dal 4 al 15 maggio… Una parte delle truppe del 100° parte per Casale mentre la Compagnia “C” si dirige a Serravalle. Intanto il resto del 100° Battaglione muove i carri armati verso Isola del Cantone che viene occupata alle ore 16.53. I prigionieri catturati verranno, due giorni dopo, trasferiti in treno a Genova presso la 92a Divisione...». 

Secondo le ricerche di Andrea Gianassi, raccolte nella pubblicazione “I Nisei in guerra. I soldati nippoamericani in Italia. 1944-1945” (ArgoT Edizioni, Lucca, 2018) . Ai primi di maggio i “Nisei” si concentrarono nella zona di Alessandria. A Novi Ligure nei pressi del campo di aviazione, si tenne anche una cerimonia di consegna di onoreficienze, con festeggiamenti per la fine della guerra in Europa.

Purtroppo agli atti dell’archivio storico di Serravalle e nelle ricostruzioni della Liberazione di Serravalle, proposte dalla principale saggistica locale inerente il periodo, non abbiamo trovato menzione espressa della presenza di soldati “Nisei” tra gli Alleati presenti in paese. Sicuramente, secondo la ricerca di Alessandro Lantero, il reparto si acquartierò a Novi, nella zona delle caserme, in Via Verdi, installando il proprio comando più precisamente nell’attuale sede scolastica dell’ITIS novese.

Nell’immagine in alto, tratta dalla Taki Family Collection, estratta dal sito web del Densho Digitale Repository, Seattle, WA, USA, un reparto di soldati nippo-americani del 442° Combat Team sfilano per le vie di Novi Ligure.

Nell’immagine a sinistra, tratta dalla Bob and Masa (Ogawa) Nakayama Collection, estratta dal sito web del Densho Digitale Repository, Seattle, WA, USA, soldati nippo-americani del 442° Combat Team, posano con un giovane italiano a Novi Ligure.

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