Paesi scomparsi
Esistono molti paesi abbandonati e/o scomparsi. Alcuni di questi luoghi sono una sorta di città fantasma, completamente disabitata, ma ancora con edifici diroccati o avvolti dalla vegetazione. Altri sono completamente scomparsi e non si sa nemmeno quale fosse la loro precisa ubicazione. Quando si parla di paesi scomparsi ci si può anche riferire a stati non più esistenti come la Repubblica di Genova o la Repubblica di Venezia, solo per citare gli esempi più famosi; ma non è questo l’argomento del giorno.
Oggi vogliamo parlare di luoghi di cui conosciamo solo il toponimo e poche altre notizie, luoghi completamente scomparsi. Parlando di borghi abbandonati del territorio, raggiungibili con faticose camminate attraverso sentieri impervi o strade quasi cancellate dalla vegetazione, non si può non accennare a quelli della Val Borbera. Si tratta di zone rurali e montane desertificate dall’esodo dei primi anni ’60 del secolo scorso, quando l’industrializzazione attirò le nuove generazioni verso ideali di vita più comodi e remunerati nelle grandi città: principalmente a Genova, Torino e Milano, l’epico triangolo GE-MI-TO, allora motore dell’Italia nel dopoguerra, figlio del piano Marshall e del boom economico. In questa valle scomparvero villaggi di pietra come Rivarossa, Avi, Camere Nuove, Casoni di Vegni, Ferrazza, Reneuzzi, Chiapparo, Casoni Risciotti e Connio Vecchio, l’unico facilmente raggiungibile.

Il destino di Reneuzzi è segnato da una tragedia: nel settembre 1961, Davide Bellomo, trentunenne e ultimo abitante rimasto nel borgo, uccise la sua giovane cugina, ventenne, Maria Franco di Ferrazza, ex fidanzata. L’omicidio, seguito dal suicidio dell’assassino, scatenò un’ondata di sgomento che contribuì al definitivo abbandono del paese. Nel piccolo cimitero del borgo è ancora visibile la lapide di Bellomo, ultima testimonianza rimasta tra le tombe dimenticate.

I paesi che abbiamo visto finora sono centri abbandonati dall’uomo in seguito a evoluzioni di tipo economico che hanno interessato il territorio. Come abbiamo visto sono “paesi fantasma” che però conservano tracce del loro passato. Esistono invece paesi che sono scomparsi completamente a causa di eventi naturali come terremoti, alluvioni o altri cataclismi. Ne sono esempi famosi Zardino, nella pianura novarese, simile a quello in cui Sebastiano Vassalli ambienta il suo romanzo La Chimera. Oppure Alluvioni Cambiò, o Borgo Franco, sommerso da un’alluvione nel 1808.
Torniamo però alla nostra zona, e a quei paesi medievali che sorgevano nei pressi di attuali comuni che nacquero dal loro abbandono e da un’edificazione spostata rispetto ai luoghi più antichi:
Brionte, dal toponimo così affascinante, era un paese nei pressi dell’attuale Cassano Spinola.
Bosiglio si trovava tra i comuni di Spineto Scrivia e Paderna.
Gambera era l’insediamento precedente alle attuali frazioni di Tortona, Mombisaggio e Torre Calderari.
Monte Marciano era il borgo antico prima della costruzione di Spineto Scrivia.
Abbiamo notizie di questi luoghi dal libro di Mons. Clelio Goggi Storia dei Comuni e delle Parrocchie della Diocesi di Tortona.
Brionte. Su Brionte scrive Don Goggi:
Le due ripide ma non molto alte sporgenze, che parallele si staccano dal sovrastante monte divise tra di loro da una stretta valle sono una l’area di Cassano e l’altro di Brionte. Brionte è nome ligure, Cassano è di origine romana e possesso di un ricco Cassius e difatti è sempre scritto Cassiano. Ai tempi del Barbarossa dipendevano entrambi dal Comune di Tortona e, per esso dal Vescovo come lo dimostrano i documenti che citerò fra i quali uno del 1306 che ci narra qualmente gli uomini di Cassano e di Brionte appellavano al Vescovo contro una tassa imposta dal Comune. Federico Barbarossa tolse entrambi i luoghi ai Tortonesi e li diede ai Pavesi, poscia riconcigliatosi con i Tortonesi nel 1177, li restituì. Ai medesimi furono confermati da Federico II.
In un documento del 1149 parlando di Cassano si dice “Castello borgo e corte” mentre parlando di Brionte dicono “monte e corte”, non “castello”, questo può far pensare a un borgo più antico, precedente al periodo dell’incastellamento e legato al tracciato della Via Postumia. Anche il toponimo di origine ligure, anziché latina, può rimandare a un’origine precedente a quella di Cassano. Quando e come Brionte scomparve (o fu riassorbito) non si sa. Don Goggi dice:
Di Brionte non rimane che il nome: del Castello di Cassano che doveva essere molto vasto, rimangono le vestigia…Dell’antico castello esistono ancora traccia di muraglia. Nel centro di esso vi è un profondissimo pozzo terminante a guisa di campana, a che servisse è facile immaginarlo.


Gambera. Scrive Don Goggi:
A Mombisaggio vi è una regione detta Gambaria. Di essa scrive il Carnevale (storico tortonese a cavallo tra ‘700 e ‘800):”Gambaria era un paesello su di una collina la cui chiesa dedicata a Sant’Ambrogio era stata eretta in parrocchia dal Vescovo Gandolfo che resse quella diocesi nel 1184. Nel paese di Gambara tenevano villeggiatura le antiche famiglie romane stabilite in Tortona, fra le quali quella dei Silla, cui la tradizione attribuisce l’erezione di questa parrocchia (che poi è) stata soppressa dal Vescovo Gambara e l’oratorio caduto per vetustà.”

Continua il Goggi parlando di Gambera:
Gambaria trovasi nominata in atti notarili del 1180 e del 1221; negli Statuta Dertonae è scritto “Gambaria Mussolengo”. Ilario Busseti sul principio del 1500 scrive “in diruto palatio Gambaria” (in un palazzo cadente a Gambaria). La chiesa di sant’Ambrogio nel 1523 era retta da un sacerdote che reggeva pure quella di Fonti. Di essa (della chiesa) rimane il nome portato da una regione in Gambaria.
Mussolengo o Musolengo doveva essere l’abitato precedente a quello di Torre Calderari, così come Gambera o Gambaria era il centro precedente a quello di Mombisaggio. Quando quest’ultimo fu fortificato con un castello, Gambera iniziò a decadere finendo per scomparire tra fine ‘500 e inizio ‘600.

poco conosciuto, giace in condizioni d’abbandono.
Monte Marciano e Bosiglio. Passiamo ora a parlare dei due paesi scomparsi antecedenti a Spineto Scrivia e Paderna, cioè Monte Marciano e Bosiglio. Iniziamo dal primo sempre con l’aiuto degli scritti di Don Goggi.
Sovra il dorso del colle a sud ovest di Spineto è la località detta Monte Marciano. Qui era un abitato di tal nome. Lo trovo nominato in un istrumento del secolo IX in cui la signora Teberga donava alla chiesa di San Lorenzo di Tortona beni posti in Monte Marciano. Questo abitato è nominato pure in un istrumento del 1217 col quale il prevosto della suddetta chiesa confermava beni posti ivi. Marciano in dialetto è Marsan: presso Torriglia vi è un altro Marzano, prima vista sembra nome latino, ma non lo è.
Continua Don Goggi:

Sotto Monte Marciano vi era una regione chiamata San Giacomo. Il titolo di essa accusa un’origine medioevale posteriore al mille. Può darsi che questa sia stata la chiesa di Monte Marciano. Si può presumere che, distrutto Monte Marciano con la sua chiesa, gli abitanti del nuovo paese (Spineto Scrivia) abbiano edificato un’altra chiesa col medesimo titolo (San Giacomo è infatti il patrono di Spineto).
Venendo a Bosiglio ecco le notizie che abbiamo:
A nord-est di Paderna esisteva un luogo detto Bosilio ricordato ancora da una regione detta Bosia. Questo luogo è quello nominato nel testamento della signora Teberga come insegna il Legè (storico tortonese di fine ottocento).
… Esso (Bosiglio) esisteva ancora nel 1330. Anche fra Tortona e Castelnuovo esisteva un luogo dello stesso nome modificato in Boxilio od Ubaxillo od Uboxillo. Molto probabilmente la vocale iniziale è l’articolo U incorporato nel nome che deriverebbe da bosso (la pianta), come da bosso derivano Busseto, Busalla, Bolzaneto, Bussoleto. Il signor Ilario Busseti trovò nei campi una lapide antica. La tradizione narra che quelli di Bosiglio (per errore dicono quelli di Paderna) lasciarono il luogo e andarono a fondare Spineto. Sembra vi fosse una Chiesa distrutta ed un cimitero in un campo detto S.Martino. Io mi recai colà percorrendo una viuzza seminata di cocci, di embrici e di mattoni romani.

emergono resti di vario genere.
Interessante è la descrizione dell’esplorazione del luogo da parte di Don Goggi.
Arrivai al suddetto campo (detto di San Martino) proprio il giorno dopo in cui era stato profondamente arato e lo trovai cosparso di ossa umane e fra queste un gruppo tale da potersi comporre uno scheletro intero. L’esistenza del cimitero dimostra l’esistenza di una chiesa. Sembra che le campane di quella chiesa fossero sepolte lì vicino. Piantando una vigna si trovò un muro che aveva la direzione nord-est. Non sorrida il lettore ma i vecchi ricordano quel luogo come misterioso e narrano di apparizioni di vitelli, di spiriti, ecc…A Bosiglio vi era un ridotto per riporvi al sicuro le derrate.
Mia mamma che era originaria di Paderna raccontava di questo luogo, detto San Marten(San Martino), dove a detta degli anziani si sentiva, cioè, secondo le credenze popolari, si trattava di un luogo infestato dagli spiriti, spiriti di anziani monaci che vivevano in quella valle.
Questi paesi scomparsi di cui abbiamo parlato non hanno nulla a che vedere con i paesi abbandonati della Val Borbera e non sono scomparsi a seguito di eventi catastrofici come alluvioni o terremoti. Molto probabilmente si trattava piccoli centri posti in luoghi riparati, magari come nel caso di Gambera sovrapposti a ville romane. Quando iniziò il periodo dell’incastellamento, vedi il caso di Cassano o di Spineto, le popolazioni dei piccoli centri vicini si trasferirono nel borgo maggiormente difeso lasciando decadere il luogo di provenienza. Resta il grande fascino di immaginare la vita di questi piccoli borghi, dove ora impera la campagna.
