RAVIOLO, Mario Giuseppe

Raviolo Mario Giuseppe (di Pietro Raviolo e Marietta Carlotta Massacane / Serravalle Scrivia, 15 marzo 1906 / Hanzien, Etiopia, 4 febbraio 1936)

Fornaciaio, milite della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, deceduto in Africa Orientale Italiana

RAVIOLO Mario Giuseppe, nacque il 15 marzo 1906, a Serravalle Scrivia, da Pietro Raviolo, operaio e Marietta Carlotta Massacane, contadina. Dopo aver frequentato la scuola trovò impiego come lavoratore delle fornaci, caricatore e scaricatore di mattoni. Vestita la Camicia nera della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale Raviolo (ritratto nella foto a lato, tratta dal periodico Alexandria) venne inquadrato nella II Divisione d’assalto “XXVIII ottobre”, 180° Legione, 180° Battaglione, reparto che nel 1935 venne mobilitato per la Guerra d’Etiopia. La “XXVIII ottobre” si distinse in scontri chiave della campagna militare etiopica. Nel corso della prima Battaglia del Tembien, svoltasi dal 19 al 23 gennaio 1936, il 20 gennaio, il reparto schierato a Passo Uarieu subì una furiosa offensiva nemica a cui resistette coraggiosamente combattendo per giorni senza mai arretrare, sino alla controffensiva coronata da successo.

Il milite serravallese, ricoverato nell’ospedale da campo nr. 407, il 2 febbraio 1936, per una broncopolmonite acuta, complicanza del tifo petecchiale, malattia purtroppo molto diffusa tra i soldati al fronte. Vi morì due giorni dopo. Venne sepolto ad Hanzien e successivamente traslato nel cimitero militare di Macallè, capoluogo del Tigraie e terza città etiopica. Là tutt’ora riposa, accanto ai resti mortali di altri 450 militari italiani, caduti durante il periodo dell’occupazione italiana d’Etiopia fra il 1935 e il 1941, provenienti dai cimiteri di Hauzien, di Enda Jesus, Maia Caia’, Mai Makdem, Scelicot, Mai Ceu, Biet Mara e dalla zona di combattimento dell’Amba Alagi.

Raviolo Mario morì nei giorni in cui le truppe italiane mossero l’attacco decisivo alle forze etiopiche che, attestate in posizione fortificata e dominante sul massiccio dell’Amba Aradam, sbarravano l’avanzata fascista verso la capitale, Addis Abeba, dispiegando una strenua ed efficace resistenza. L’azione pianificata dal maresciallo Pietro Badoglio si concretizzò, dal 10 al 19 febbraio, nella sanguinosa battaglia dell’Amba Aradam, risoltasi in un terribile massacro di soldati abissini, decimati senza pietà dalle incursioni aeree italiane che diffusero sulle linee nemiche l’iprite, il gas venefico già strumento di immani carneficine tra le trincee della prima guerra mondiale. Una condotta criminale, vietata dal diritto internazionale, che il deposto Imperatore di Etiopia, Hailé Selassié, denunciò all’assemblea della Società delle Nazioni.

Immagine in evidenza tratta da www.wikipedia.org.

Torna alla HOME