MILANESI, Ugo

Ugo Milanesi (Santa Giuletta, Pavia, 1 aprile 1911 / Orano, Algeria, 16 novembre 1944).

Geniere, militare internato, caduto nella 2° Guerra mondiale.

Dal 1940 al 1943, in Africa settentrionale, l’esercito italiano combattè aspramente per ben 35 mesi, uno sforzo bellico che vide l’importante contributo dell’Arma del Genio dell’Esercito regio, così descritto da Gianfranco Baldini, in una monografia della Rivista militare del 1991: «…L’opera dell’Arma del Genio in questo teatro fu una delle più gloriose e delle più vaste di quelle compiute durante tutta la guerra. Qui si ebbe il più importante schieramento di reparti e di mezzi. Tutte le specialità furono intensamente impiegate… artiglieri,…pontieri,…ferrovieri…, ed infine i guastatori che trovarono in terra d’Africa il battesimo della gloria… Nelle alterne vicende della campagna, nella decisiva battaglia combattuta nella stratta di El Alamein ed infine nell’impari lotta sostenuta in Tunisia, i genieri ridotti ad uno sparuto manipolo per le gravi perdite subite continuarono a prodigarsi con abnegazione ed atti di sublime eroismo…».

Tra i militari italiani catturati dagli inglesi e concentrati nei campi di prigionia allestiti tra le sabbie del deserto africano d’Algeria (Nella foto in alto, tratta dalla collezione del “National World War II Museum”, un gruppo di prigionieri di guerra italiani ai lavori forzati nel campo di Orano, anno 1943), il geniere Ugo Milanesi (ritratto nella foto a lato).

Nato il 1 aprile 1911 a Santa Giuletta (PV), residente a Serravalle, figlio di Giovanni Milanesi e Luigia Cignoli, coniugato con Caterina Bagnasco. Di umili condizioni economiche.

Durante la 2° Mondiale venne richiamato alle armi ed arruolato in forza al 27° Battaglione Genio della Divisione “Pavia”. Inviato a combattere in Africa, venne fatto prigioniero dal nemico. Cadde il 16 novembre del 1944, in circostanze non meglio specificate, falciato dal fuoco di una sentinella del campo di prigionia di Saint Cloud, ad Orano, in Algeria, dove era stato internato come p.o.w. (Prisoner of war). Venne sepolto nel locale cimitero.

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