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Quando l’Amministrazione Comunale di Serravalle commissionò una riduzione teatrale del Regalo del Mandrogno

IL REGALO DEL MANDROGNO.

Un viaggio nelle leggende di una famiglia.

Tratto dal romanzo “Il regalo del Mandrogno”di Pierluigi e Ettore Erizzo

Spettacolo itinerante con momenti video e audio.

Di Allegra de Mandato.

Personaggi:

PERSONAGGI IN SCENA:

Polo e Alvise

Narratori ma soprattutto guide del pubblico attraverso il viaggio nella storia, un viaggio nei meandri più nascosti della loro famiglia.

Polo e Alvise sono i nipoti di Policleto e sono i nostri accompagnatori attraverso i fantasmi e la storia segreta del Cucco, indagano sulle ragioni del testamento con Paoletta e scoprono la verità…sono ironici, arguti e dopo un’iniziale diffidenza si appassionano alla storia segreta della loro famiglia.

Paoletta Montecucco

Zia di Polo e Alvise li accompagna nella prima parte della loro ricerca-viaggio ma poi la rincontreremo giovane e protagonista di una parte della storia.

Rosina è la bisnonna di Paoletta e con lei ha più cose in comune di quanto possa sembrare, è diversa la loro personalità, almeno a prima vista. Paoletta appartiene ad un altro secolo, è più che mai contemporanea, viva, colta. Ha personalità, determinazione, intelligenza, senso critico. Ma anche lei vive il suo romanzo d’amore e scandalo, anche lei ha un marito che non ama, con cui non c’è nessuna passione, ma lei va fino in fondo e Agostino lo lascia, nonostante le conseguenze, nonostante la scissione della sua famiglia, nonostante il figlio e per il figlio. Paoletta è donna e madre, ama il figlio e ama Stefano Cadeo, l’avvocato che la difende e la ama e è il padre di quel figlio. Ma neanche il suo destino così come quello di Rosina sarà felice, non morirà giovane ma morirà il suo più grande amore e poi giovanissimo anche suo figlio.

È Paoletta che vuole saperne di più su quella strana eredità e che scoprirà che la sua famiglia è legata ad un destino di passione e dolore.

FANTASMI:

Policleto Montecucco

È  vissuto quasi cent’anni, il Cucco è diventato la sua casa ma anche la sua esistenza, un luogo immobile, dove non accade nulla e dove solo la figlia Pina è rimasta a convivere con lui e con i suoi riti: l’incubo dei ladri e il rito dell’orologio. È stato un padre difficile, con un carattere egoistico e sprezzante verso l’umanità e soprattutto verso i suoi parenti, come rivelerà il suo testamento, vero incidente scatenante della storia ma anche ultimo gesto di sprezzo alla famiglia. Dopo la disputa con la sorella e la rottura con la famiglia Baventore, a seguito dello scandalo della separazione fra la figlia Paoletta e il figlio di Aspasia, Filiberto, il rapporto non si era più rinsaldato. E questo rende ancora più insolita la presenza di Umbertina Baventore, figlia di Aspasia all’interno del testamento. Anche se questa non è la sola cosa insolita…

Rosina Bosio Montecucco

È da lei che la storia ha realmente inizio, la conosciamo nel passato, è il primo “fantasma” che Polo, Alvise e Paoletta incontrano, giovane, bella e tragica dà le prime coordinate per continuare il viaggio. Rosina è una donna pratica, attiva, con Giovacchino, ha un rapporto fatto di consuetudine nonostante siano freschi sposi. La loro è una ritualità silenziosa, un’abitudine, un ritmo uniforme. Ma è proprio quel ritmo ad essere bruscamente interrotto dall’arrivo di Isidore, un ufficiale francese che distrugge le abitudini e crea un appuntamento. Ogni sera Rosina per la prima volta parla e ascolta e vibra e ha un motivo per far correre la giornata. Rosina si scontra con la passione e scopre cos’è, scopre qualcosa di sé stessa, qualcosa a cui non può più rinunciare. Qualcosa che la porta prima alla felicità e poi con la partenza di Isidore alla disperazione, all’apatia ma anche alla speranza e all’attesa che lui torni a portarla via dal Cucco, a portarla con sé. Ma è anche l’attesa di qualcosa dentro di lei, di un bambino.

Rosina è un’eroina tragica ma anche una madre, aspetta un bambino: Napoleone e aspetta un ritorno, un sogno, ma sarà un’attesa vana e Rosina morirà giovane e cambiata dentro e fuori. Assorta, dolorosa, silenziosa, con lo sguardo assorto, lontano, sperduto. Su di lei Giovacchino aveva rancore e all’improvviso sadismo, dominio, Rosina si lasciava andare passivamente, nasce Paolo. E pochi mesi dopo come invasa dal freddo muore Rosina.

Giovacchino Montecucco

E’ il marito di Rosina e le sopravvive, padre di Paolo e “padre” di Napoleone segna la loro storia personale e per questo entra con “pavida” forza nelle vicende rievocate da Polo, Alvise e Paoletta.

Giovacchino a differenza del padre, capostipite dei Montecucco, Cleto, è pavido, inerme, lento e apatico. Non ama Rosina ma si è legato a lei dalla consuetudine e dalla sicurezza che le dà il suo tenere le redini del Cucco e la sua praticità. È spaventato dalle novità e dall’arrivo dell’ufficiale francese che trova repellente, lentamente capirà cosa lo lega a Rosina e questo lo renderà passivamente aggressivo nei confronti di lei e di Napoleone. Ha paura di Napoleone, è capace solo di decisioni a metà e di piccoli soprusi, vuole che il figlio Paolo sposi Vittoria perché un’altra donna prenda le redini del Cucco. Ha spesso scontri con Don Filippo che cerca di cambiarlo e consigliarlo e che quasi sempre è in aperto disaccordo con le sue decisioni e con il suo atteggiamento verso Napoleone.

Don Filippo

Prende parte a tutta gli eventi tristi e lieti del Cucco, è consigliere e amico dei personaggi, ma anche lucido osservatore, comprende il dolore di Rosina e ne conosce il tormento. Cerca di consigliare Giovacchino, è attento confidente e figura paterna per Napoleone e Paolo, è amico di Napoleone e con lui discute apertamente di democrazia e libertà. È uomo di fede, cultura ma anche di buon senso. Esprime la sua opinione e anche il suo dissenso, è un uomo positivo e saggio, ma anche ironico e silenzioso quando serve.

Napoleone “lo zio canonico”

E’ forse il personaggio che più di ogni altro alimenta la leggenda della famiglia, imponente, carismatico, bello, il primo dai “capelli rossi” e  primo discendente “della migliore linfa dell’imporrita pianta”.

Napoleone è il figlio di Rosina, e aveva i capelli rossi e un’indole lontana da Giovacchino, Giovacchino era quasi spaventato da lui, gli ricordava la trasformazione di Rosina, quella trasformazione che coincideva con la partenza di Isidore. Il sospetto era palpabile e sussurrato. Era venuto prepotentemente al mondo, robusto, rumoroso, fortemente vivo. Adorante di sua madre che amava e difendeva già a due anni, dopo una lite con Giovacchino, Rosina si era chiusa in pianto e Napoleone prontamente aveva morso G., era stato allontanato dal Cucco con una scusa. Rosina era sola. Rosina ne muore di quella solitudine.

Napoleone energico, vitale, intelligente viene mandato in seminario seppur contro la volontà di Don Filippo che vede le sue doti e capisce che sono destinate all’aria aperta…

Napoleone era fuggito dal seminario, è nel suo ritorno che rivede Vittoria che ancora bambina e dopo un incontro-scontro e dopo averla aiutata e difesa diventa per lei  un eroe. Come Napoleone è un eroe per suo fratello Paolo. E un eroe per il suo cane Bagatto. Ma Napoleone è inquieto, affascinato dalle idee carbonare e da un forte principio di libertà.

Napoleone è forte e la sua forza fa innamorare Vittoria, ci credono, scappano insieme e credono che ce la faranno, ma non è così, Vittoria sarà costretta a sposare Paolo e a morire giovane dopo aver dato alla luce Leone, che ha gli stessi capelli rossi di Napoleone e di Isidore.

Napoleone mantiene il suo carattere e la sua intelligenza ma cambia la sua vita, diventa canonico, un grandissimo canonico, illuminato, con dentro di sé saggezza ma anche sensi di colpa e ardore. Cerca di redimere e aiutare Leone che è irrequieto come lui, ma non riuscendoci alimenta il suo dolore interiore.

Napoleone ha in sé le contraddizioni dell’800, di un secolo di lotte che lui attraversa e vive sulla sua pelle. È in continua trasformazione, è un personaggio fortemente umano con cicatrici, saggezze, forze e passioni che lo trasformano eppure lo lasciano lo stesso.

Paolo Montecucco

Figlio di Rosina e Giovacchino, fratello di Napoleone.

Paolo è il fratello minore di Napoleone, è debole e pavido come il padre Giovacchino ma è anche buono e adora Napoleone. Soggiogato e vittima delle decisioni della seconda moglie Pierina, è sempre in attesa del ritorno del fratello e in balia degli eventi.

Vittoria Raimondi

Vive un’intensa fuga d’amore con Napoleone, è costretta a sposare Paolo, ha la stessa tragica morte giovanissima di Rosina.

Vittoria è bella, fragile, attaccata alla madre e intimorita dal padre Raimondo Raimondi. È innamorata di Napoleone di un amore pieno di passione senza se e senza ma, con lui passa i momenti più intensi della sua vita, quella fuga che la fa sentire in colpa ma anche viva. Quell’uomo che lei ha sempre amato sin da bambina e che ora è suo. Per Vittoria tutto durerà poco, il tempo di essere costretta a dimenticare quella fuga brevissima e quel sogno e di trovarsi all’altare con Paolo e con in grembo un bambino, dai capelli rossi.

Tutto dura poco per Vittoria, morirà anche lei giovanissima segnata da quel destino di passione e morte che avvolge il Cucco.

Aspasia Montecucco

Sorella di Leone, Eleonora e Policleto. Donna dura ma con una fragilità mostrata all’improvviso.

Aspasia è bellissima da sempre, è allo stesso modo dura e altezzosa, severa e desiderosa di vivere in mezzo a ricchezza e lusso. È ambiziosa e le sue nozze passano alla storia del Cucco per lusso e freddezza, sposa Agostino Baventore, futuro deputato in Parlamento. Una coppia fondata sulla collaborazione pratica e fattiva e non sulla passione. Aspasia è infedele al marito in maniera sistematica e allo stesso modo è destinata a soffrire, la malattia della figlia Maria Pia, l’attacco apoplettico di Agostino che lo rende paralizzato per anni nonostante ciò in età già avanzata Aspasia resta incinta di Umbertina, una bambina dai capelli rossi, con una forte somiglianza a Leone e Napoleone. Una bambina violenta e capricciosa che non ricambia l’amore della madre e anzi forse per sfida si farà suora. I nipoti di Aspasia muoiono tutti da bambini e Aspasia si attacca morbosamente al figlio di Filiberto, e di Paoletta.

Sarà Aspasia la causa della lunga lotta legale di Paoletta per separarsi da Filiberto, la donna è forte e testarda ma sarà anche crudele e senza scrupoli nel voler togliere il bambino alla nuora-nipote. L’unico momento di fragilità di Aspasia sarà con Umbertina che la rimprovera per l’egoismo del suo comportamento.

PRESENTE SOLO NEI RACCONTI DI ALTRI PERSONAGGI E COME VOCE OFF:

Leone Montecucco

Figlio di Vittoria e Paolo, ha gli stessi capelli rossi di Napoleone e Isidore.

Leone assomiglia a Napoleone nello sguardo e nei segni fisici, ma anche nell’irrequietezza del carattere, che però lasciato inselvatichire diventa duro, a tratti crudele, sofferente. Leone è spesso respinto e ha in sé rabbia e violenza, Napoleone ne sente il peso ma non sa aiutarlo, forse non sa amarlo e allo stesso modo Leone non sa amare. Possiede la passione e attrae a sé le donne degli altri, Marietta e Maìn, la moglie di un mandrogno, passione e violenza segnano la sua vita e di queste morirà misteriosamente una notte in un fosso, di morte violenta e forse omicida. Ma da lui nasceranno due bambini con i capelli rossi con due destini diversi: Andrea “DRIA”Marchesotti, mandrogno che sarà unito da notti di passione con Aspasia e Stefano Cadeo, avvocato, amore della vita di Paoletta.

PERSONAGGI PRESENTI IN VIDEO:

Isidore

Isidore è l’ufficiale che ferito finirà al Cucco, è il “regalo” di un mandrogno che lo porta lì, ferito, bello e che con i capelli rossi.

È impetuoso ma anche incosciente, irrazionale e affascinante, è uno di quegli eroi inconsapevoli che fanno parte e cambiano la Storia, è quello che cambierà le sorti o almeno l’interiorità segreta della famiglia Montecucco, entra velocemente e velocemente esce dal Cucco, ma ci resterà per sempre così come quella linfa dai capelli rossi.

Cambia la vita di Rosina e lei forse resterà solo un dolce ricordo legato alla battaglia di Marengo per lui.

Stefano Cadeo

Figlio illegittimo di Leone, nell’eredità di Policleto come parte della “migliore linfa dell’imporrita pianta”, i suoi capelli sono rossi.

Stefano è il figlio illegittimo di Leone e Marietta Bavastro, è cresciuto protetto dalla chiesa grazie a Napoleone e ha studiato per diventare avvocato, ha il senso di lealtà e giustizia di Napoleone e la forza che a lui è mancata di lottare per l’amore, lotta per stare con Paoletta e con suo figlio Tino e alla fine vince. Ma la sua felicità durerà poco perché travolto dalla maledizione di passione e morte del Cucco morirà giovane di polmonite.

Umbertina Baventore

Figlia di Aspasia, i suoi capelli sono rossi e il suo carattere ribelle.

Umbertina è ribelle, passionale e irrequieta, ha i tratti del carattere di Leone e Napoleone, è infatti la figlia di Andrea Dria Marchesotti, figlio illegittimo di Leone e quindi nipote di Napoleone.

Ha un rapporto conflittuale e severo con la madre a cui si collega la scelta di farsi suora, ha un senso di giustizia forte ereditato da Napoleone ma ha anche dei tratti di avidità del carattere della madre che emergeranno nel momento del lascito dell’eredità di Policleto.

Filiberto Baventore

Filiberto è brutto e di questo soffre, è inerme di fronte alle scelte di sua madre. È irritato dagli interessi della moglie Paoletta e la rende vittima dei suoi soprusi e delle sue cattiverie gratuite, non ammette né accetta la sua impotenza fisica e nonostante questo riconosce il figlio di Paoletta nata durante il matrimonio e nonostante evidentemente non sia suo. È pavido e vigliacco e si fa scudo con la forza di sua madre e con la ricchezza e il potere della sua famiglia.

Andrea “Dria” Marchesotti

Mandrogno che compare nell’eredità di Policleto, figlio illegittimo di Leone e Main, cresce impetuoso e forte tra i mandrogni, ha una relazione con Aspasia da cui nasce Umbertina, vive un forte risentimento per il fratellastro Stefano Cadeo destinato ad un destino migliore del suo. È vivace, intelligente e ironico.

Note.

Molti altri personaggi saranno presenti e vivi attraverso l’evocazione di questi, raccontati, nominati e “respirati” nell’intero spettacolo.

I fantasmi saranno vestiti tutti di bianco o comunque dovranno avere un segno distintivo che li distingua dagli altri personaggi.

Lo spettacolo sarà diviso, data la sua messinscena itinerante, in tappe e non in atti. Saranno invece segnalate le scene, ovvero il cambio dei personaggi.

Ogni tappa avrà un videoproiettore per le parti integrate video e autoparlanti e casse per le voci fuori campo che entreranno nella storia.

Data la sua natura di spettacolo itinerante-evento il pubblico sarà riunito ad un punto informazioni iniziale in cui verrà dato loro un piccolo kit contenente: l’albero genealogico stampato con disegni originali che ritraggono i personaggi (così da poterlo consultare durante gli spostamenti da una tappa all’altra o durante lo spettacolo stesso), i tarocchi porta-fortuna e protagonisti di alcuni momenti della storia,la presentazione dello spettacolo  e la “mappa” delle tappe, un’altra mappa rappresenterà le “case” protagoniste del racconto, “ll Cucco”, “la Pietra”, “la Bailotta” e “la Fornace”.

I luoghi delle tappe non saranno scritti nel copione ma decisi con il regista in fase di allestimento così come i costumi e le scenografie, verrà data solo in caso di necessità di chiarezza in lettura, qualche indicazione di massima che potrà subire variazioni in caso di necessità. Lo stesso con i dettagli fisici o i movimenti di scena, verranno scritti per esigenze di chiarezza ma potranno allo stesso modo subire variazioni da parte del regista e\o degli attori.

Verranno invece indicati e perlopiù dovranno essere rispettati per esigenze drammaturgiche i momenti video. Ogni tappa avrà un videoproiettore.

I dialoghi e le scene “tradiranno” per esigenze drammaturgiche il romanzo nella sua forma, ci saranno monologhi e dialoghi non esistenti nel libro per dare un andamento “drammatico” e non narrativo alla vicenda, questo cercando sempre di rispettare il senso del romanzo stesso. Ne sono esempi i monologhi di Policleto e Rosina, o il dialogo tra Don Filippo e Giovacchino sull’arrivo di Isidore.

Lo stessa libertà è stata presa per l’andamento temporale che va avanti e indietro non sempre seguendo quello del romanzo ma mai alterando in modo sostanziale gli eventi.

PROLOGO.

Prima tappa. Entrata spettacolo.

Polo e Alvise sono mescolati al pubblico ma riconoscibili in quanto portano costumi di scena. Sono due uomini di altezza media e sulla quarantina.

 Davanti a loro e al pubblico c’è un video proiettore nero. Si accende.

Il video proiettore in videografica riassume con l’apporto di un disegno che si forma mentre la voce off parla l’albero genealogico della famiglia (di cui una copia è già in possesso degli spettatori).

Voce off maschile

“ci sono delle storie in cui il protagonista è un eroe, ci sono delle storie in cui il protagonista è una persona comune, altre storie hanno una storia d’amore con due protagonisti al centro, altre ancora, hanno protagonista un bambino o un personaggio famoso, alcune storie riguardanoun uomo comune che rappresenta dal basso un pezzo di storia del nostro mondo così come lo conosciamo, altre ancora raccontano storie eccezionali di fantasia. Questa è una storia in cui fantasia e storia si mescolano, in cui biografia e leggenda si incrociano ma più di tutto questa è la storia di una famiglia. Una famiglia e la sua leggenda segreta. E allora per capire la storia dobbiamo prima conoscere per grandi linee i suoi componenti, il suo albero genealogico. Perché come tutte le famiglie ha un albero genealogico ufficiale che ora vi descriverò in breve, quello segreto frutto di fantasia e leggenda, lo scopriremo man mano. Forse sarete voi stessi a comporlo.”

Mentre la voce narrante parla , sullo schermo si è disegnato un albero genealogico vuoto, man mano che la narrazione prosegue verranno aggiunti i personaggi nominati.

“questa famiglia nel suo ramo primigenio porta il nome di MONTECUCCO e il suo capostipite nato nel 1718 e morto nel 1796 si chiama Cleto, in parte ne sentirete raccontare da chi l’ha conosciuto, molto diverso da lui come vedrete è suo figlio Giovacchino che nasce nel 1760 e nel 1794 sposa Rosina Bosio, che da lui avrà, a quel che si dice, due figli Napoleone nel 1801 e Paolo due anni dopo. Napoleone sarà il primo, ma come scoprirete non l’ultimo, ad avere dei ribelli capelli rossi. Paolo sposerà Vittoria Raimondi prima,che partorirà Leone nel 1822 e in seconde nozze, dopo la prematura scomparsa di Vittoria, Pierina Gandini da cui nasceranno la bellissima Aspasia nel 1834, Eleonora tre anni dopo e  nel 1840 l’apparentemente fragile Policleto che proprio oggi è morto.”

Voce off femminile

“zio Policleto spirato stamane assistito da me.Stop. solenni esequie domattina ore nove. Abbraciamovi. Zia Nanette”

Lo schermo diventa scuro e appare solo la scritta: 1930. Il Cucco.

Rumore di voci e sussurri e pianti. Poi rumore come di un treno e su questo, Polo e Alvise s’ incamminano e escono dal pubblico.

Polo: “è stata Nicoletta a dirlo che al funerale non si poteva mancare…”

Alvise “per lo zio Policleto, per la famiglia e per il paese”

Polo “è brava Nicoletta in queste cose, è la sorella assennata, e sa capire le cose che vanno fatte.”

Alvise “e farti sentire in colpa se non le fai”

Polo “ e non solo per il paese anche per il Cucco…”

Alvise “non ci si crede ma lo zio Policleto ci ha passato dentro cent’anni, e nei mesi di vacanza dopo che nonna Eleonora se n’è andata a vivere alla Pietra, tutte le estati gli zii si riunivano lì al Cucco…”

Polo: “e noi invece allo Spineto, la casa che papà ha regalato alla mamma, dall’altra parte e quelle estati a casa della nonna alla Pietra…ecco il paese per noi era quelle tre case. A volte a Genova ce lo dimentichiamo…”

Alvise “e allora ha ragione Nicoletta, sia fatta la sua volontà…ma non mi sarei mai aspettato che ci fossero tutti…”

Polo: “zia Nanette e zia Celestina non potevano certo mancare, si sa, Zia Nanette lo ha assistito”

Alvise “Polo smettila già Nicoletta ti ha fatto notare questa tua totale mancanza di tatto…”

Polo: “Lo so zia Nanette è la bontà personificata ma non si può negare che in famiglia…”

Alvise “Zia Nanette assiste e zia Celestina accompagna con le sue lacrime chi muore”

Polo “con le sue lacrime e con il suo nero…zia Celestina porta il lutto davvero degnamente”

Alvise “ e la sincronizzazione delle zie è perfetta, tac quando un parente si mette a letto per l’ultima volta ecco zia Nanette compare al suo capezzale e lo assiste e appena esala l’ultimo respiro…”

Polo “giunge da Casale Monferrato, in nero, zia Celestina, eternamente in nero, eternamente in gramaglie…”

Alvise “perfettamente sincronizzata, ammantata di nero, uno scafandro.”

Polo “e non le manca un dettaglio, tutta la passamaneria funeraria è sua: scialli, veli, paludamenti, festoni…”

Alvise “non abbiamo fatto in tempo a prendere il caffè alla stazione e mi manca ancora…”

Polo “ci hai pensato tutto il funerale?”

Alvise “Smettila Polo, però è stata una cerimonia partecipata…”

Polo “un avvenimento d’interesse regionale direi…”

Alvise “ si assomigliano tutti eh, i quattro fratelli Montecucco, alti, magri, scarni, con il naso aquilino.”

Polo “Paoletta è il pezzo migliore e Pierpaolo quello da cui la bellezza esula totalmente.”

Alvise “ti ha sempre affascinato Paoletta”

Polo “anche la sua storia, anche se non ce l’hanno mai raccontata troppo bene…sappiamo solo dell’acre, lunga e clamorosa separazione da Filiberto Baventore…comunque il funerale è stata una bella cerimonia.”

Alvise “ma ora è finita e dovremmo già essere in stazione”

Polo “a me basta riprendere il treno…in tempo…”

Alvise “ma hai notato che i Baventore mancavano, quel dissidio tra la zia Aspasia e lo zio non si è mai colmato e l’unica superstite è Umbertina, la figlia di zia Aspasia…”

Polo “e non tornare per un bel periodo al Cucco…”

Alvise “allora muoviamoci, passerà parecchio tempo prima di tornare qui!”

Il video si riaccende, Polo e Alvise tacciono, si riapre l’albero genealogico e riparte la voce narrante.

Voce off

“sia Aspasia che Policleto che Eleonora si erano sposati e altri due rami erano sorti nella famiglia Montecucco, dal matrimonio sfarzosissimo e solenne di Aspasia con il potente Agostino Baventore, nel 1853era entrata a far parte della famiglia il ramo Baventore e dal matrimonio di Eleonora con il più modesto Pietro Mansueto Bailo, nel 1857,i Bailo appunto. Anche Policleto si era sposato con Giuseppina Rambaldi nel 1863.”

Sull’albero genealogico si compongono i nomi appena detti con le date.

Il video diventa nero e riappare una scritta: alcuni giorni dopo. 1930

Voce off maschile (diversa da quella dell’albero genealogico)

“Dolenti vostra improvvisa partenza. Testamento papà ora aperto nominavi entrambi suoi esecutori testamentari. Vostra immediata partenza necessaria. Abbraciamovi. PIERPAOLO”

 Poco lontano dal punto dove c’è stata la video proiezione si vede una figura vestita di bianco, un uomo magro, anziano, seduto. Polo e Alvise si avvicinano il pubblico li segue. È Policleto, o meglio il suo fantasma. Policleto si alza.

Policleto : “chissà se Pina ha caricato l’orologio, se ha chiuso la porta o se tutto andrà in rovina al Cucco ora che non ci sono più io…povera Pina, crede che io non abbia capito che stavo morendo, tanto buona e tanto stupida…appena è arrivata zia Nanette ho capito…quella accompagna tutti alla morte,  ma piangeva e singhiozzava Pina, brava figlia, devota, pratica. Ha subito preso il vestito, i candelabri, il bacile d’argento per l’acqua benedetta, senza più una parola, una lacrima. Ai Montecucco non è mai mancato lo spirito pratico. Altrochè i Baventore, non sono ancora morte tutte quelle carogne…chissà se ha caricato l’orologio e chiuse le porte Pina”

Policleto si risiede.

Polo e Alvise sembrano non essersi accorti del fantasma di Policleto, gli sono accanto, si guardano perplessi. A loro si unisce un personaggio, un uomo, il notaio. Ha in mano una cartelletta.

Notaio: “Il testamento del vostro signor pro-zio risale a quasi venticinque anni addietro. Due dicembre 1905. Fu l’anno in cui il compianto cavaliere Policleto era rimasto assai preoccupato per la sua salute a causa di un raffreddore che lo aveva costretto a letto per alcuni giorni.”

Alvise guarda Polo “Il famoso raffreddore…”

Il notaio (li ignora) “ Godeva di una salute di ferro il compianto cavaliere ma era molto curante del suo benessere. Quando si alzò dal letto decise di provvedere subito alle sue ultime volontà ed ebbimo numerose sessioni al Cucco prima di stendere la versione definitiva.”

Polo “Una data molto remota rispetto alla morte…”

Notaio “Indubbiamente ma il testamento rispecchia le volontà anche recenti del compianto cavaliere, da allora mi chiese più volte di rileggerlo, e vi aggiunse codicilli ma sempre confermandolo e…”

Polo e Alvise “E?…”

Il fantasma di Policleto si alza e si avvicina ai personaggi che non lo vedono.

Notaio “E oserei dire compiacendosene”

Policleto sorride.

Alvise “In che senso compiacendosene?”

Notaio “Non tutte le clausole di questa disposizione sono chiare…almeno a me. Non è stato male che parli con voi prima che riferiate agli eredi.”

Il notaio apre la cartella che aveva in mano e ne tira fuori un documento.

Il video proiettore si riaccende, il testamento con una grafia particolare appare sullo schermo.

Policleto srotola un documento che tira fuori da una tasca. Legge.

“Il presente mio testamento ha per iscopo e fine di assicurare sostanzialmente conservazione e il trapasso del peculio familiare compatibilmente con l’osservazione delle leggi cui devo gioco forza sottostare, ossia a tutti coloro in cui è legittimamente tramandato il nome e il sangue dei Montecucco; prima cura dovendo essere la conservazione del nome attraverso legittime, anche se per avventura deprecabili unioni.”

Polo e Alvise guardano il notaio, il notaio li guarda.

Polo “Povera Ermellina, lo zio non l’ha mai apprezzata come moglie di Pierpaolo”

Alvise “La chiamava affittacamere…”

Polo “Smettila, prosegua pure…”guardando il notaio.

Notaio “Ecco adesso arriva la parte che mi è meno chiara” e gli porge il documento.

Policleto “Qualora vuoi per imperscrutabile disegno della provvidenza, vuoi per inettitudine o pochezza dei discendenti maschili…”pausa

Alvise “Povero Pierpaolo…un figlio così disprezzato dal padre…e solo perché ha avuto solo figlie femmine…”

Polo “Smettila Alvise, andiamo avanti”

Policleto “Fosse il nome avito destinato ad estinguersi, è più che lecito che il testatore del suo peculio disponga a favore di quanti conservino in sé, sia pure per via ascose, la miglior linfa della imporrita pianta”

Polo abbassa il documento.

Polo: “Per vie ascose?”

Alvise: “Illegittimi?”

Polo “In fondo dev’essere stato giovane anche lui mezzo secolo fa”

Policleto scuote la testa ridendo.

Il notaio sorride.

Notaio “Non credo si tratti di quanto voi supponete, sarà bene finire di leggere…”

Policleto “Per cui i beneficiari saranno, primo: Andrea Marchesotti…”

Polo “Un contadino? Un mandrogno…forse allora lo zio…”

Alvise “Con una procace contadina…”

Notaio “ Il Dria, Andrea Marchesotti è nato nel 1850 quando vostro zio aveva dieci anni. Non è possibile alcuna ipotesi meno che rispettosa inoltre il Dria era in evidente stato di disgrazia presso il cavaliere per cui è tutto molto oscuro…”

Policleto scuotendo la testa “Seconda Umbertina Baventore…”

Polo: “Una Baventore????”

Notaio “Precisamente! La figlia di Aspasia, sorella di vostro zio e di Agostino Baventore…”

Alvise “ma lo zio e la zia Aspasia non si sono più rivolti la parola…”

Polo “Non capisco questo testamento, i collegamenti…”

Notaio “Non è finita…”

Policleto “Terzo: Agostino Baventore del fu Filiberto e di mia figlia Paoletta”

Polo “Almeno lui è il nipote maschio.”

Alvise “L’unico nipote maschio…”

Policleto “ Quarto: Stefano Cadeo, di padre ignoto e della fu Marietta Bavastro.”

Polo e Alvise fissano il notaio.

Notaio “Era un avvocato di Casale Monferrato, deceduto vent’anni fa”

Polo “Un amico dello zio ?”

Notaio “Non credo si conoscessero…ma proprio su di lui c’è un codicillo, che vostro zio mi ha fatto aggiungere nel 1910 dopo la morte di Cadeo, ossia che in caso di premorienza la suaparte di eredità andasse interamente a Tino, insomma ad Agostino Baventore”

Polo “Il figlio di Paoletta…”

Alvise “Questo testamento è una beffa dello zio… quali sono i collegamenti tra queste persone?”

Notaio “Non ne ho la minima idea…ma non è finito c’è dell’altro…”

Policleto: “Lascio a titolo di legato il cavallo che eventualmente troviate nelle mie scuderie all’atto della mia morte, al primo cittadino di Borgo Mandrogno in Fraschetta che dopo la mia morte passerà dalla mia tenuta al Cucco…infine lascio a Pina tutta l’argenteria di casa…”

Polo “Bè Pina se lo merita proprio è stata una santa figlia…”

Alvise “Sì l’ha sopportato…voglio dire gli è stata accanto fino all’ultimo con una dedizione pari al sacrificio…”

Polo “Io non capisco ma comunque finchè Pierpaolo è vivo noi non avremo la seccatura di andare a cercare per il mondo a rintracciare gli eredi…”

Alvise “E magari lo Pierpaolo applicandosi riuscirà a procurarsi un discendente maschio…”

Polo “Lunga vita a Pierpaolo!”

Polo, Alvise e il notaio escono di scena.

Resta Policleto.

Policleto “Afavore di quanti conservino in sé, sia pure per vie ascose, la miglior linfa dell’imporrita pianta”

Policleto si siede.

Il pubblico segue Polo e Alvise che nel frattempo continuano a parlare.

Alvise: “Non so cosa dire…”

Polo “Non la prenderanno bene quest’ultima mascalzonata dello zio, e davvero io non credo che finirà qui…ci saranno sviluppi interessanti…”

Alvise “Ricordati che hai augurato cent’anni a Pierpaolo”

Polo “ E centouno ne auguro a noi per saperne di più…”

Alvise “venendo ho visto  uno strano carrettiere col fazzoletto rosso e giallo al collo, un aspetto spagnolesco divertentissimo…”

Polo “quello è un Mandrogno.”

Polo e Alvise si fermano alla prossima tappa e lasciano il pubblico davanti ad un videoproiettore allontanandosi.

FINE PROLOGO.

SECONDA TAPPA-PRIMO ATTO.

Il videoproiettore si accende. Ricompare l’albero genealogico. Riparte la voce off e la scrittura grafica sull’albero genealogico

Voce off

“vanno formandosi con i matrimoni le nuove generazioni, i Baventore da una parte, Aspasia avrà quattro figli, Clotilde nata nel 1860 e morta nel 1887, Maria Pia, nata due anni dopo Clotilde e morta nel 1923, Filiberto nato nel 1803 e morto nel 1924, e Umbertina, che è nata in età avanzata di Aspasia nel 1880 ed è tuttora viva e di cui avete sentito parlare nel misterioso testamento di Policleto, anche Eleonora dà alla luce quattro figli Cleto, Napoleone, Pino e Vittoria, di cui solo Napoleone è vivo alla lettura del testamento incriminato e infine proprio Policleto avrà cinque figli, la devota Pina, l’affascinate Paoletta, Pia, Pierina e il bistrattato Pierpaolo che proprio un anno dopo la morte del padre viene a mancare. Proprio ora nel 1931.”

Sullo schermo scompare l’albero genealogico e appare la scritta 1931.

SCENA I.

Polo e Alvise ricompaiono sotto al videoproiettore, non sono soli con loro c’è Paoletta, nonostante i suoi sessant’anni è una donna ancora molto dinamica oltre che affascinante.

Polo “è stata zia Celestina a leggerci il testamento…”

Alvise “allontanando per un attimo il velo nero dal viso…”

Voce off femminile:

“scrivo le mie ultime volontà con un certo compiacimento che è la prima volta nella mia vita che riesco ad esprimere una volontà qualsiasi. Mi auguro che dal di là io possa assistervi perché è uno spettacolo al quale da vivo non ho mai potuto assistere…faccio espresso divieto ai miei eredi sotto pena di essere legittimati, di tumularmi al Cucco: dopo esservi stato malamente tollerato da vivo non ho intenzione di esservi sopportato per l’eternità. Lascio quel poco che possiedo alle mie figlie in parti uguali e l’intero usufrutto alla mia adorata Ermellina. Prego i miei cugini Polo e Alvise, esecutori testamentari di mio padre, di dire ai signori Andrea Marchesotti e Umbertina Baventore che sarei molto lieto di conoscere le ragioni per cui entrarono in possesso di parte dell’eredità di mio padre, di cui ha creduto bene di privare i legittimi discendenti.”

Paoletta “io proprio per questo sono con voi ora, non ho il carattere remissivo degli altri Montecucco…e non me ne viene un soldo in tasca, ho largamente quanto basta a me e a mio figlio e a noi spetta in ogni caso la stessa somma sia che si esegua il testamento sia che lo si butti all’aria…ma io…”

Polo “che vuoi farci Paoletta?”

Paoletta “Voglio vederci chiaro e poi non mi sembra giusto che Ermellina e le sue figlie debbano vivere con così poco…il testamento di mio padre è ingiusto”

Polo “se nessuno impugna il testamento noi dobbiamo eseguirlo…”

Paoletta “subito? Non ci si può prendere del tempo…

Polo “tempo?”

Paoletta “per indagare sulle ragioni della scelta…”

Polo “non saprei come fare… perché per far partire una causa di indegnità a ricevere il testamento sono poche e gravi, aver attentato alla vita  del testatore , aver captato o falsificato il testamento”

Paoletta “niente di meno?”

Polo “niente di meno.”

Alvise “ a meno che…”

Paoletta “a meno che?”

Alvise “le disposizioni dettate da tuo padre hanno effetto soltanto nel caso che Pier Paolo non abbia figli maschi”

Paoletta “Ebbene?”

Alvise “possiamo attendere il termine legale per assicurarci che Ermellina non stia per mettere al mondo un erede maschio.”

Paoletta scoppia a ridere. “e di quanto è questo termine?”

Alvise “trecento giorni”

Paoletta “dieci mesi? Perché non nove?”

Polo “perché la legge dice dieci”

Paoletta “la legge è grande.”

Polo “perché?”

Paoletta “perché in un caso come questo lascia a una vedova che abbia un po’ d’iniziativa un mesetto di tempo per riparare alle deficienze del defunto consorte. E dov’è scritto questo?”

Alvise “nel codice civile”

Paoletta “ e dopo questo tu lo chiami ancora civile?”

Polo “sì perché è gentile con te”

Paoletta si accende una sigaretta.

Paoletta “voi siete d’accordo con questa decisione?”

Polo “se ti fa piacere sì, è perfettamente legale”

Paoletta fuma nervosamente.

Alvise “c’è dell’altro?”

Paoletta “siete d’accordo ad aiutarmi?”

Polo “ma non sapremmo come…”

Paoletta “neanch’io ma so quale sarà il nostro campo di esplorazione…il Cucco. Nella biblioteca e nella soffitta troveremo qualcosa, tesori dei fasti e dei nefasti della nostra famiglia.”

Alvise “tu ci inviti a nozze”

Paoletta “lo so che vi piace scartabellare…”

Polo “sai come ci chiamava il nonno”

Paoletta “buon vecchio! Lo ricordo, che pazienza che aveva con voi bambini…”

Alvise “i dui can da trifole…così ci chiamava!”

Paoletta “allora andiamo ad annusare la soffitta…”

Polo “hai già qualche idea in testa Paoletta?”

Paoletta “forse una ma grossa e pittoresca…ma ancora…”

Alvise “possiamo saperla”

Paoletta (riflessiva) “ancora non la so neanch’io…allora intesi can da trifole?”

Alvise “can da trifole, intesi! Ma anche se troveremo il materiale per un romanzo o due o tre…non ci troveremo nulla che ci impedisca di eseguire il testamento…”

Paoletta “non è detto, quando vi ho chiesto tempo avete detto che non era legale e poi pensandoci avete trovato più che un cavillo, anzi di più una legge che vi impone di agire così. Non chiudiamo le porte alla speranza, la legge è così, la legge è bella, è fatta dagli uomini e anche se l’hanno fatta con il pretesto di applicarla rigorosamente, una persona d’ingegno riesce sempre a fare il comodaccio suo.”

PAUSA.

Paoletta (sorride in modo enigmatico) “io l’ho imparato a mie spese.”

Spegne la sigaretta.

Paoletta  “Peccato che Ermellina abbia passato i cinquant’anni e abbia così poca fantasia…in un mese di tempo…”

I tre si spostano. Il pubblico resta fermo.

SCENA II

Dal lato in cui Paoletta, Polo e Alvise si allontanano, arriva una figura che loro non sembrano scorgere, una ragazza sui venticinque anni, bella e vestita di bianco, si avvicina al pubblico è Rosina.

Si accende contemporaneamente anche il video proiettore, prima mostra una scritta:1800, poi partano le immagini che mostrano un mandrogno che trasporta un uomo ferito in una carretta, un uomo che si lamenta del dolore e delira in francese.

VIDEO:

ESTERNO GIORNO.

 È sporco di fango, distrutto, la divisa è stracciata, la cravatta slacciatala, indossa uno stivale solo, bestemmia si alterna in francese e in italiano, poi tace sembra guardare attraverso il video Rosina che dal vivo davanti al pubblico. Sono particolarmente evidenti i suoi capelli rossi. Un cane abbaia, il mandrogno raccoglie gli oggetti nella carretta, lo stivale mancante ,la sciabola, il cappello, una pistola.

Isidore “dov’è l’altra pistola?”

Mandrogno “c’è n’è una sola, l’altra l’avete persa…” e gli prende un braccio e facendolo passare sotto una spalla lo sorregge.”

Il video proiettore torna scuro.

 Rosina (come se neanche avesse visto le immagini)                            “E’ stato un mandrogno a cambiare la mia vita, una giornata come questa…un mandrogno, mio suocero ha sempre avuto un buon rapporto con i mandrogni, Giovacchino, lui si è subito spaventato, mi piacerebbe dire che aveva un presentimento ma la verità è che lui aveva semplicemente paura di tutto. Preoccupazione su tutto…

Era una giornata come questa quando è arrivato Isidore, Isidore Chènousset, dal braccio del mandrogno è passato al mio e insieme lo abbiamo portato dentro il Cucco.”

In mezzo al pubblico si fanno spazio altri due personaggi un prete, Don Filippo e un uomo gracile e bruttino, Giovacchino, tremante.

Giovacchino “un ufficiale ferito…perché mai al Mandrogno è saltato in testa di portarlo proprio a me? Cos’è poi un amico o un nemico? Proprio un vero regalo da Mandrogni!”

Don Filippo “devi solo prestargli cure e ospitalità Giovacchino”

Giovacchino “Cisco, gli ha pure rubato la pistola…il prezzo del trasporto dice…Don Filippo io non so cosa fare…”

Don Filippo “tuo padre Cleto non si sarebbe posto questi dubbi o queste paure…”

Giovacchino “certo lui con i Mandrogni aveva amicizia e rispetto…tutti gli volevano bene…”

Don Filippo “non aveva paura…e aveva dalla sua tutti, le donne, gli uomini, le autorità, i militari…tutti i belligeranti, e in tempi difficile Giovacchino, tempi tristi. Tempi in cui tutti fuggivano. Sapeva mediare, attingeva notizie e quando un esercito doveva ritirarsi abbandonando le provviste si faceva vendere alla meno peggio quello che restava. Provvide al rifornimento della rocca di Serravalle del 1745 e quando questa fu presa dagli spagnoli contribuì lui al rifornimento. Non aveva paura Giovacchino, non averne neanche tu ora.”

Giovacchino muove nervosamente le mani, si allontanano un po’…riprende la scena il fantasma di Rosina.

Rosina “quando sono arrivata al Cucco, mi sono assestata subito, avevo delle abitudini e i riti erano l’unica cosa che univa me e Giovacchino. I Mandrogni mi hanno sempre fatto simpatia e anche se non sapevo perché, tutt’altro che paura. Isidore si è addormentato subito, era molto ferito, forse grave e arrivava dalla battaglia di Marengo…era come se la Storia fosse entrata di colpo al cucco, Napoleone, gli ufficiali, quello che stava succedendo nel mondo. Giovacchino aveva solo paura…a me sembrava un regalo. Il regalo dei Mandrogni.”

Rosina si allontana lentamente. Raggiunge Don Filippo e Giovacchino, tutti e tre restano immobili come ad aspettare che il ricordo li faccia rinascere.

 Tornano in scena Polo, Alvise e Paoletta, Polo e Alvise trascinano un mobile scuro, “il coso scuro”. Che però lasciano un poco lontano da loro.

Si accende il video proiettore: 1931.

SCENA III.

Paoletta “qui forse potremmo trovare qualcosa, perché qui nella biblioteca papà passava metà dell’anno, ma qui possiamo trovare cose relativamente recenti perché la stessa biblioteca è relativamente recente, prima era un ripostiglio. L’ha fatta trasformare lo zio Canonico quando già celebre è giunto al Cucco…”

Polo “sappiamo poco di quest’illustre prelato, ma aveva un culto speciale per la nostra famiglia vero?”

Paoletta “sì e forse ha raccolto dati e documenti che potrebbero esserci utili e forse so dove, qui prima, tra le due finestre c’era un vecchio mobile nero, lugubre, antico, con molti cassetti che noi chiamavamo “coso scuro”, da piccole ne avevamo sacro rispetto, come se contenesse tesori della famiglia…”

Alvise “segreti…”

Polo “che fine ha fatto?”

Paoletta “è stato tolto in occasione delle mie malaugurate nozze…per far spazio ai fiori, l’hanno tolto con altri mobili…l’hanno relegato in soffitta, ora che ci penso papà era stato sarcastico quando gliel’avevo chiesto, con quello che contiene è meglio nell’interesse della famiglia che rimanga lì”

Alvise “direi cheè il posto giusto da cui cominciare.”

Paoletta sorride. I tre si avvicinano al coso scuro.

Trovano subito un piccolo involto di carta ingiallita.

Alvise lo legge all’esterno “Bailotta 1821…cosa vuol dire Bailotta?”guardando Paoletta.

Paoletta è turbata, prende l’involto sembra conoscere molto bene, quella parola “Bailotta”.

Paoletta “è una scrittura femminile…la Bailotta è una cascina non molto lontana da Mandrogne…Apriamolo”

Polo legge “Sei pur bella cogli astri sul crine, che scintillano quai vivi zaffiri, è pur dolce quel fiato che spiri, porporina foriera del dì…”

Alvise “pare un cimelio rivoluzionario, la data lo conferma…”

Paoletta “è una scrittura femminile…”

Polo “guardate c’è dell’altro” mostra da un cassetto un pacco di lettere ingiallite legate con un nastro di seta rosso tra loro, sopra la prima c’è una scritta con un’altra penna, Paoletta la legge ad alta voce, “Mamma”.

I tre si allontanano portando con sé il “coso scuro”

Il pubblico resta fermo.

Rosina torna di corsa davanti al pubblico, il video si riaccende, con la scritta 1800, poi partono le immagini: INTERNO SERA. Isidore è steso in un letto, ora Rosina guarda il video con il pubblico.

VIDEO:

Isidore sembra quasi delirare, ha uno straccio bagnato sulla testa da cui escono i capelli rossi, è sudato. Si agita.

Isidore: “sin dalla sera del 18 Brumaio io l’avevo capito che le cose sarebbero andate male, e l’ho detto al mio grande amico Giovanni Manet “Manet le cose si mettono male tutta colpa di quell’artigliere”, ma Manet aveva litigato con Marta ed era sempre distratto, è sempre distratto quando litiga con Marta. Per colpa di Marta e Bonaparte abbiamo rischiato di rompere il rapporto…perché l’artigliere vede sempre le cose da lontano e non capisce cosa succede in mezzo alla guerra. Ma io le ho viste bene e da vicino le cose…”Manet quando la smetterai di pensare a Marte au grand cul?” scusatemi signora, ma noi ufficiali siamo un po’ crudi, un po’ pane al pane e vino al vino…siete molto bella signora…Manet però si è arrabbiato e non mi ha più parlato…colpa di Napoleone e Marta…Manet è andato su tutte le furie e per un pezzo non mi ha rivolto la parola, e per colpa di Bonaparte. Basterebbe questo per farmi contento quando penso che ieri ha preso un sacco di legnate a Marengo il primo console! Mi spiace per Desaix ma si salverà, lui sa sempre tirarsi fuori d’impaccio…non è un ufficialetto d’artiglieria lui, ma un generale vero!

Sì signora poi mi sono riappacificato con Manet, il 30 Piovoso, il giorno in cui il Primo console si è trasferito alle Tuileres”

Sembra addormentarsi per un attimo. Poi si riprende.

“sì, signora, poi mi sono riappacificato con Manet, sicuro. E poi il generalino dell’artiglieria, quello che si è fatto nominare Primo console, sì Napoleone Bonaparte signora, bè lui è andato a vivere nella casa del Re, allora tanto valeva lasciarci re… almeno quello, il Re voglio dire, lo sapeva fare il Re, si muoveva da Re, parlava da Re…no Signora a Napoleone non gli basta fare il re, lui vuole diventare imperatore! Les Tuilers,voilà, così si chiama la casa del Re…e io e Manet quel giorno eravamo di servizio lì, e lui non mi parlava…sempre per Marte grand cul, e io volevo solo dirgli “Manet falla finita! E poi è vero o no che Marta quel nome lì se lo merita? Non bisogna prendersela, se è così, è così. Tu mi chiami sempre Chien Rousset, eppure io non mi arrabbio…” ecco, voilà cosa volevo dirgli, ma mi stava lontano… e io non potevo muovermi” “sì signora poi ci siamo riappacificati, siamo amici e soldati della Repubblica insieme…finalmente si era lasciato con Marte, “avevi ragione a chiamarla Marte au grand cul…” ero felice, finalmente si erano lasciati, ma è durata solo qualche mese perché poi si sono riappacificati, proprio quando stavamo per partire per il san Bernando! Maledetto San Bernardo!”

Isidore si blocca come se dormisse, ma si riprende subito

era di nuovo offeso con me, ma che ne sapevo io che si era riappacificato con quel cammello, scusate signora, con la sua amica, io gli ho detto solo “avanti Manet andiamo in Italia, là troverai qualcosa di meglio di quella carogna di Marte au grand cul…” e invece erano tornati insieme e Manet di nuovo non mi ha più rivolto la parola. E io durante tutto quel maledetto viaggio non ho pensato ad altro che a riappacificarmi con lui. Eravamo perciò vicini, muti ma vicini quando le prime truppe si sono avviate su per il Gran Bernardo. Che disastro cara signora! Bonaparte ha mandato Lannes per primo, se ci fosse stato Desaix avrebbe mandato Desaix, che se la cava sempre, anche all’inferno se la caverebbe Desaix, ma questa è un’altra storia signora…noi non siamo andati all’inferno ma quasi: su per il san Bernardo. E a me si stringeva il cuore, vedendo quella brava gente andar su tra la nebbia e il nevischio…poi tutti su, cercavo Manet e a un certo punto l’ho visto, mi è passato vicino, di corsa, doveva, credo, portare un ordine, je ne sais pas, era stanco, volevo dirgli “vado io al tuo posto” e gli sono corso dietro, l’ho visto impalarsi e fare il saluto, non vedevo niente in mezzo a quella buriana, solo un mulo e poi nella nebbia ho visto qualcosa…qualcosa di grigio muoversi. Pensate signora eravamo sul colle, dietro di noi altri soldati che salivano, davanti a noi soldati già nella pianura. Il vento sembrava spingerci, il vento della rivoluzione. Lassù passava la storia, sembrava l’apocalisse signora. Credetemi, sembrava l’apocalisse e lì davanti a me mentre la Storia passava, il Primo Console pisciava contro un sasso. Non c’è niente da ridere signora…anche loro devono scendere di sella come noi mortali. Ecco chi salutava Manet, non un mulo qualunque…mi rendo conto che divago, scusate signora e la pendola giù da basso suona…”

Rumore di pendola, Rosina si avvicina al video.

Isidore dalla video proiezione sembra guardare verso di lei.

“Davvero? Vi interessa? Mi fa piacere perché poterne parlare mi fa stare meglio…forse ho un po’ di freddo, mi dareste un po’ d’acqua, s’il vous plait…siete molto gentile a farmi compagnia e molto bella…no, non sono stanco…e voglio spiegarvi come sono venuto a finire qui al…al…come si chiama Mont Cocu? Ah già Monte Cucco è il vostro nome, ho capito Cucco è il nome della casa…scusate i nomi non sono il mio forte…che vi dicevo…ah sì ho provato a parlare con Manet ma niente “hai visto che roba?” e lui si è voltato ed è andato via, tutto per colpa di quella Marte, è troppo debole lui con le donne. Io per esempio ora che sono qui davanti a voi che siete così bella…sì avete ragione divago…bè, lui, Manet non mi parlava e io ero di cattivo umore, gli altri camerati se ne sono accorti “che hai Chien Rousset” mi chiamano così per via dei capelli rossi e della faccia da mastino…noi Chenousset siamo tutti così, tutti con i capelli rossi…la razza maschile dei Chenousset è così, non ce n’è uno che non abbia i capelli rossi…

eravamo tutti preoccupati e Manet non mi parlava, solo perché gli avevo dato del Cocu, del cornuto, ora che ci penso anche vostro marito si chiama Monte cocu…no scusate divago…e non voglio certo offendere vostro marito o voi…che siete così bella..c’era una gran confusione, tutto per colpa di Napoleone che dopo che Massena se n’era andato non si quietava più e voleva cercare gli austriaci che secondo lui volevano sottrarsi alla battaglia…e non divago più signora…e dopo che Murat era stato mandato a Piacenza, tutti erano in cerca di Melas che Bonaparte non voleva farsi scappare, con cui voleva ingaggiare battaglia…e temeva che lo rifiutasse il combattimento e continuava a farci correre avanti e indietro dalla pianura…quando quattro giorni fa è arrivato Desaix abbiamo sperato che le cose migliorassero, ma niente Bonaparte gli ha dato due divisioni e anche lui ha iniziato a fare avanti e indietro . prima era a Stradetta…avete ragione Stradella…ma sapete io per i nomi…non sono il mio forte…invece le donne, a voi non vi potrei dimenticare nemmeno tra cent’anni…scusate divago…ma le vostri mani…essere accarezzato da voi dev’essere…no non ve ne andate vi prego…continuerò il mio racconto mi date da bere per favore…grazie…era a Stradella e poi a Voghera sempre in cerca di Melas…tutta la pianura…cespugli, frasche, fango…e Napoleone arriva e si stabilisce in un paesetto, Torre qualcosa e manda il suo generale Lapoype verso il Po e manda via anche Desaix, che errore!ora che ha gli austriaci vicini manda i suoi migliori a cercarli lontano e manda Gardanne a Marengo e lui ci picchia dentro subito agli Austriaci e quelli si ritirano, con una bellissima finta che Bonaparte ci casca tutto nella loro finta…Gardanne si ferma a Marengo e Bonaparte pensa che gli austriaci siano lontani e il grosso di Melas chissà dove!e tutti a dormire, tutti tranne gli austriaci naturalmente. Bonaparte se ne va a Voghera e la mattina dopo mi mandano a vedere come sono andate le cose. Tutto bene, tutto tranquillo, ma mentre sto per tornare indietro e già penso di trovare Manet ecco che parte una sparatoia infernale…”

Il video si oscura, non si vede più Isidore ma tutto è nebbia, spari, ricostruzione della battaglia con voce off di Isidore.

Voce off su immagini “non c’è fuga, mentre torno al galoppo a Marengo sento che la battaglia si è estesa, sapete signora la battaglia è come il fuoco: attacca in un punto e poi dilaga tutt’intorno…fortunatamente c’è il fosso a trattenere un po’ gli austriaci…come si chiama…sì il Fontanone…grida da ovunque “se riescono a passare il fosso siamo fottuti” comincio a rivedere i miei compagni, Rivaud fa miracoli, ma ha una brutta ferita non se la caverà…Spari ovunque, anche su, hanno attaccato anche là, abbiamo trovato Melas! Le notizie si susseguono, terribili, anche Lannes sta per mollare…”siamo fottuti tra poco li avremo qui!” Carico le mie due pistole…che fra l’altro una è sparita quando sono arrivato qui…comunque le carico…pensando a Manet, dovìè finito quel porco! Un disastro continuo…non vi sto a raccontare quello che ho visto…Monnier mi manda a San Giuliano di corsa e lì la confusione è infernale come sempre ai comandi durante una battaglia…tutti gridano e ritrovo Manet, stringe la sella “Manet siamo fottuti” ma lui continua a stringere la sella…ci chiamano, dobbiamo andare tutti e due, ventre à terre, cavalli freschi, a portare a Lapoype l’ordine di corre qui…non c’è altro da fare se non vogliamo essere massacrati tutti, ma ce la faremo, c’è Manet! E con lui non si perde, avanti a cavallo a cercare Lapoype! Ma è d’improvviso successo qualcosa, parlo con Manet e lui non mi parla, mi volto e lui non mi risponde e si slancia al galoppo senza farmi segno e senza aspettarmi! Ed io dietro di lui “Manet, Manet perdio che tutti i sacramenti ti stramaledicano!”, ma lui sparisce…se non lo trovo e se non troviamo Lapoype sarà la disfatta, tutto per colpa di quella carogna di Marte, carogna, carogna, carogna! No signora non grido, parlerò più piano ma voi non sapete com’è svegliarsi abbrutiti di fango, in una boscaglia fetente senza ricordarmi dove devo andare, come diavolo si chiama quella Villa, Villa…sono sempre stato debole con i nomi.E arrivo ad un fiume, forse è il Po…”

Sullo schermo torna l’immagine di Isidore, è steso sul letto, sussurra…

Isidore “accorre un uomo con il forcone e altri uomini, tiro fuori le pistole, “sentite buona gente, sapete se qui c’è un paese con Villa nel nome,” uno mi risponde “su di là”, sono agitato, supero tanti paesi, all’improvviso vedo uno della cavalleria, è Savary, l’aiutante di Desaix, ma che ci fa lì? Gli dico che i tedeschi hanno sfondato, che tutto è perduto, che cerco Lapoype per la ritirata, mi guarda “razza di idiota e tu sei venuto qui a cercare Lapoype? Ti sei perso carogna…” e corre via per avvertire Desaix che dev’essere da quelle parti, ma non ha più una divisione, cosa ci può fare Desaix? Ci voleva Lapoype e io invece mi sono perso e ho confuso il Po con lo Scrivia, razza d’idiota, tutta colpa di Marte grand Cul comunque…è finita, signora, ormai è tutto finito, finito l’esercito repubblicano, finito il primo console. Finito io, forse mi fucileranno o sarò preso dai tedeschi…non lo so signora, poi ho battuto la testa,datemi dell’acqua vi prego…ho battuto la testa e non ricordo più nulla, fortuna che i Chenousset hanno la testa dura, signora, rossa e dura…sì e poi sono arrivati tre uomini  e una carretta…guardavano il mio cavallo…mandrogni?che cosa vuol dire mandrogni? Mangiano i cavalli…porci!

Ma non importa niente signora perché è finita, è tutto finito, anche se Manet ha trovato Lapoype, ormai era tardi. È finita per colpa mia. Dovevo trovarlo, ma sono un messaggero che ha perso la strada e ho fatto perdere la battaglia a tutti. Ho rovinato tutto…ho sete. È finita. Tutta colpa di Marte grand cul…”

Isidore crolla addormentato. Lo schermo si spegne, Rosina si stende davanti allo schermo e dorme anche lei.

Arriva Giovacchino, è vicino a Rosina e al video spento ma non li guarda.

Giovacchino “Morto? Forse è morto, per questo Rosina non è venuta a dormire stanotte…le finestre erano chiuse male, lei le chiude meglio…sì probabilmente è morto.-sembra sollevato ma poi diventa serio-sì ma adesso, che conseguenze ci saranno, doveva proprio morire a casa mia? Non mi sento bene…dannazione dovevo chiudere meglio la finestra ieri sera…troppa luce…dov’è Rosina? Perché non viene a dirmi niente…cos’è questo rumore?

Rumori fuori campo di zoccoli, passi, cavalli…

Giovacchino “cosa succede? Chi è? Questo rumore sembra della stanza dell’ufficiale? Ma cos’è? E poi è un amico o un nemico? Dev’essere morto…chi viene qui? È presto…”

Rosina si alza, si avvicina a Giovacchino, lo sfiora, lui sembra spaventato, poi la riconosce.

Rosina “ti sei svegliato finalmente?”

Giovacchino “è…è morto?”

Rosina “morto? Chi?”

Giovacchino “lui, quell’ufficiale francese…”

Rosina,con l’aria sognante, “perché dovrebbe essere morto?”

Giovacchino “ e chi è venuto?”

Rosina, sorridendo come tra sé, “Manet, un suo compagno…un amico…il suo amico Manet”

Rosina torna seria .

Rosina “dovresti alzarti anche tu!”

Giovacchino “non c’è da aver paura?”

Rosina “paura?di chi?”

Giovacchino “sai, se arrivassero i tedeschi…”

Rosina sorridendo “i tedeschi non possono arrivare…hanno vinto i francesi, ieri a Marengo alla fine hanno vinto i francesi…”

Giovacchino resta fermo, Rosina si allontana di pochi passi, è raggiunta da un ufficiale, Manet.

Manet-brontolando come tra sé- “t’as d’la veine, foutu Chien Rousset!”

Rosina “come dite?”

Manet “dico che ha della vena…della fortuna, il mio amico. Sbaglia la strada, si rompe la testa e capita nelle vostre mani…sacre veinard!”

Rosina “ha passato una notte orribile il vostro amico, dovete farlo riposare ora non può parlare…è troppo stanco…”

Manet “ma…”

Rosina “deve riposare non affaticatelo, avete parlato anche troppo…”

Manet “neanche voi dovete aver dormito troppo stanotte”

Rosina arrossisce “io non sono ferita…siete contento di avere ritrovato il vostro amico?”

Manet “lo credevo poi Savary …insomma ho saputo da Savary che gli era comparso davanti, quel cretino che aveva perduto la strada…stamattina sono andato a chiedere sue notizie e degli uomini con delle carrette…”

Rosina “Mandrogni…”

Manet “sì…sapevano che un ufficiale ferito con i capelli rossi era qui…”

Rosina “Ha passato una notte orribile…sono stata in ansia per lui.”

Manet “sono in ansia per lui…ma non per la sua ferita…ha perso la strada mentre doveva consegnare un ordine, e di tanto, è andato a Sud invece che a nord…vedete io gli voglio bene e lui è un bravo soldato, uno di quei soldatacci che non ha paura di niente ma questa volta ha sbagliato…non so se la caverà!”

Rosina sembra preoccupata.

Manet “quando un ufficiale riceve un ordine, non può partire come un imbecille, deve memorizzare bene nomi e direzioni e quando in piena battaglia compie una bestialità simile la paga.”

Rosina “ha passato una notte da delirio, sosteneva addirittura che voi aveste perso a Marengo. Era il suo incubo.”

Manet “era la verità. E ci è mancato poco. Ma non è merito né mio né di Lapoype, nonostante l’impegno non saremmo mai arrivati in tempo”

Rosina “ma come?”

Manet “un miracolo signora, un vero miracolo: Desaix”

Rosina “Desaix?”

Manet “Desaix, signora, nessuno sapeva che lui era a poche miglia da Marengo e non si sa come né si saprà mai quel demonio di Desaix è giunto a Marengo…ma che importa in fondo? Quello che importa è che è arrivato, inaspettato, inaspettato da noi e dagli Austriaci e ha lavorato come un dio signora…abbiamo vinto, vinto e vinto!la Repubblica è salva! Me lo ricorderò per sempre signora, Desaix ci ha salvato!”

Rosina “Desaix…”

Manet “Desaix, il demonio dev’essere suo amico e deve averlo avvertito che eravamo a Marengo…”

Rosina –sembra entusiasta- “ma non vi rendete conto? Savary era l’aiutante di Desaix e Isidore voglio dire l’ufficiale Chenousset si è trovato faccia a faccia con Savary…Desaix potrà dire chi l’ha portato sulla strada giusta…”

Manet sorride amaramente “Desaix è morto…”

Manet esce di scena resta Rosina. Si riaccende il video proiettore, pioggia.

Rosina “Ho iniziato a parlare con lui, ogni notte, era una sensazione nuova per me, non avevo mai parlato con nessuno, con Giovacchino ancora meno…mi acolta davvero Isidore, per me lui era un eroe, uno di quegli eroi dimenticati che hanno cambiato la storia, l’eroe che rischiava una punizione nonostante avesse salvato la Francia, un eroe portato per caso in regalo a me da un mandrogno.                 Più di tutto è un uomo che mi ascolta, con lo sguardo attento e i capelli rossi, quel buffo accento francese “non è molto divertente la vostra vita”, nessuno me l’aveva mai detto, non è che avessi mai parlato con nessuno in realtà, di me, parlavo solo di cose materiali, pratiche, attive, inutili, neanche con me stessa parlavo di me stessa…”non è molto divertente la vostra vita”, è vero, non è per niente divertente la mia vita,è caduto il velo. Avevo sempre chiuso bene le finestre ma non ero mai stata felice…era la verità. Mi mancava il respiro, non è più stata la stessa cosa. Ora lo vedevo, vedevo Giovacchino, avrei voluto che non ci fosse. Aspettavo solo le notti per parlare con Isidore, si sta così bene lassù. Cammino per il Cucco di giorno e immagino dove portarlo quando potrà camminare meglio, senza fatica, le cose che vedo, le cose che penso non vedo l’ora di potergliele raccontare…come vorrei che Giovacchino non esistesse…è un soldato, un uomo che se dà un pugno, Giovacchino trema solo all’idea di dare un pugno, ha le braccia così bianche e flaccide…non mi piace averlo intorno, si stava così bene lassù nella sua camera…adesso invece tutti e tre in casa a pranzo insieme, sempre con Giovacchino, con quello sguardo spaventato e preoccupato…Manet non è più tornato ma è arrivata una sua lettera”

Il video proiettore cambia immagini ora si vede Isidore, non più sdraiato ma seduto con una lettera in mano, anche Rosina “dal vivo” ha la stessa lettera in mano.

Isidore in videoproiezione-gridando-

“Foutu pied!faut p’as s’en faire? Non bisogna prendersela vero Rosina?”

Rosina dal vivo guardando la videoproiezione “è cambiato tutto come cambia all’improvviso, ho sentito  qualcosa che era lì sotto e prima cercavo d’ignorare, ma non lo potevo più ignorare…tutto è cambiato quando mi ha chiamato Rosina e ancora di più quando gli ho risposto…sì Chien Rousset…ho pensato che non era giusto che venisse punito e che non era possibile no, Desaix era morto, ma Savary avrebbe detto che era stato Isidore ad avvertirlo…sarebbe stato riempito d’onori altro che punito, appena fosse giunto a Parigi e lì ho capito, lui sarebbe partito, sarebbe finita, tutto sarebbe finito. Fra cinque giorni, forse fra due…è diventata all’improvviso una veglia per me…Partito…ho freddo, tanto freddo…partirà, questo regalo del mandrogno e io ho freddo”

Il videoproiettore cambia immagine, riprende la pioggia, sempre più forte. Rosina si sdraia, accovacciata, entra in scena Giovacchino.

Giovacchino “proprio un bel regalo mi ha fatto quel maledetto mandrogno…quell’essere repellente,con quella zazzera rossa e quella faccia prima di lenticchie…è inquietante e ha reso inquietante anche Rosina…che lo tiene appoggiato alla sua spalla per camminare, lo sorregge neanche fosse la sua…come un abbraccio…è repellente…come fa Rosina a non accorgersene?quelle mani tozze come fanno a non darle fastidio? Ma è cambiata…forse è solo una mia impressione, devo stare tranquillo…repellente ecco che cos’è…sono salito in camera e Rosina dormiva o almeno mi sembra che dormisse…comunque io non ce la faccio a dormire…me ne vado in giro per i campi…repellente ecco cos’è…”

Giovacchino si allontana, Rosina resta stesa, si riaccende il videoproiettore Isidore è in piedi anche se stentamente.

Isidore “tu sei la mia donna…”

Rosina si avvicina al videoproiettore, è come se rappresentasse per lei l’impossibilità di essere davvero nello stesso posto di Isidore. “sì sono la tua donna, creata per te e ti seguirò ovunque, rinuncerò a tutto e verrò ovunque vorrai…”

Isidore in video proiezione “tu me rèjoindras…tu mi raggiungerai…io non ti abbandonerò…”

Il videoproiettore si spegne.

Entra in scena Don Filippo “Se ne deve andare, guardando Rosina, le divisioni che avevano preso parte alla battaglia di Marengo hanno ricevuto l’ordine di tornare immediatamente a Parigi al completo io stesso ignoravo fino ad ora i progetti del Primo console”

Voce off di Isidore come se non fosse neanche più presente:

quali progetti?”

Don Filippo “a proposito ho saputo dalla vostra ospite che avete partecipato alla battaglia di Marengo, mi ha raccontato tutto e siamo molto fieri di avere qui un eroe…e…”

Voce off interrompe Don Filippo

“quali progetti?”

Don Filippo “non siete infomato? Io non soltanto vi credevo informato ma partito”

Rosina sembra coprirsi per il freddo.

Voce off di Isidore con effetto eco“Ma quali progetti?quali progetti? Progetti?”

Don Filippo “Tutti i combattenti di Marengo, ufficiali e soldati hanno ricevuto l’ordine di partire immediatamente a Parigi senza perdere tempo con tappe a cui attenersi…ma voi non ne sapevate niente. Ci sarà una sfilata ai Campi Elisi davanti al Primo Console…i ritorni sono a tappe obbligate perché tutti dovranno sfilare contemporaneamente”

Voce off Isidore “Crè nom de Dieu! Datemi un cavallo! Chi mi dà un cavallo!”

Don Filippo “calmatevi non siete in grado di cavalcare…forse può portarvi il mandrogno…ma subito però…”

Rosina cade a terra a sedere.

Giovacchino li ha raggiunti, è di fianco a Don Filippo, Rosina resta a terra, è stravolta.

Rosina “tu parti?”

Don Filippo guarda con un misto di severità e comprensione Rosina e si allontana con Giovacchino. Giovacchino continua a guardare però nella direzione di Rosina.

Rosina “Isidore ma tu mi lasci qui? Non posso rimanere…io non posso…”

Voce off Isidore “Rosina io ti amo, ma tu devi capire che sei la donna di un soldato e non puoi venire con me, lo capisci? Ma mi raggiungerai…te lo giuro…mi raggiungerai…”

Rosina “Isidore…non lasciarmi qui…”

 Voce off Isidore “Mi raggiungerai…”

Rosina in francese “Oui je te rejoindrai, n’importe où…”

Giovacchino e Don Filippo la raggiungono.

Giovacchino aggressivo ma con la voce che trema “cosa gli hai detto in francese?”

Rosina si ricompone, Don Filippo la guarda.

Rosina “andiamo a pranzo…”

Giovacchino “ma cosa gli hai detto?”

Don Filippo come a zittirlo guardando Rosina “possono pranzare con voi?”

Rosina “certo” e a voce bassa “grazie”

Don Filippo e Giovacchino si allontanano, Rosina resta.

Rosina si tocca la pancia come una donna incinta, tira fuori dalla tasca un foglio e un pennino, si allontana anche lei, singhiozzando.

SCENA IV

Il videoproiettore si riaccende “1931” Polo e Alvise tornano sul posto trascinando il “coso scuro” Paoletta è con loro, si appoggia, fuma.

Paoletta ha in mano un pacco di lettere ingiallite e chiuse con un nastro di seta rosso.

Ne apre una. Rosina si riavvicina.

Paoletta inizia a leggere “Domenica 3 luglio 1800”

Prosegue Rosina “Isidoro amore mio, un attimo appena, ben può dirsi, è trascorso da quando tu abbandonasti questa casa, e mentre, ancor dolente per la tua ferita, veloce percorri la via che da me lungi ti porta, ecco ch’io già ti scrivo. Scriverti mi fa sentire a te più vicina. Io sono qui nella stanza che fu la tua dove ti conobbi e ti mai con tutte le mie forze. Dove mi hai detto che la mia vita non era molto divertente. Ora la mia vita sembra finita. Qui verrò ogni giorno…”

Paoletta “ce ne sono altre…questa è datata 26 agosto : Amore mio…”

Rosina “devo confidarti un segreto, il più grande, perché non sei qui a consolarmi…Isidore io ho in seno un figlio…una tua creatura…”

Rosina si allontana, Paoletta spegna la sigaretta sembra turbata e commossa.

Paoletta “Un figlio di mia bisnonna Rosina…  Rosina e Giovacchino non ebbero che due figli, lo zio canonico e Paolo. Mio nonno. Lo zio Canonico è il primo…e aveva i capelli rossi…”

Polo e Alvise prendono il gruppo di lettere e leggono la scritta in rosso, in coro “mamma…”

FINE PRIMA PARTE.

Intervallo

ATTO II. TAPPA II.

SCENA I.

Polo, Alvise e Paoletta si spostano e il pubblico li segue, si fermano poco più in là. Portano anche “il coso scuro” A terra dei cuscini dove il pubblico può sedersi. Paoletta ha in mano le carte trovate nel “coso scuro”. Le matte in tasca. Dietro di loro un videoproiettore.

Polo “e così napoleone ha conservato il segreto di sua madre Rosina…”

Paoletta , seria e commossa,“e noi continueremo a farlo…”

Alvise “ma l’altra poesia quella rivoluzionaria…”

Polo lo interrompe “Sei pur bella cogli astri sul crine, che scintillano quai vivi zaffiri, è pur dolce quel fiato che spiri, porporina foriera del dì…chi ha preso parte hai moti del 21 nella tua famiglia?”

Paoletta “ non so…nessuno penso…né mio nonno, né mio bisnonno Giovacchino erano tipi rivoluzionari-sorride-e poi questa è la scrittura di una donna!non so…” riprende in mano l’involto con le lettere che aveva precedentemente messo in tasca. Poi si riavvicina al “coso scuro”, apre un cassetto.

Paoletta “c’è dell’altro…guardate…”tira fuori un documento, lo passa ad Alvise.

Alvise “illustre ed esimio signore, tuttora senza conferma alcuna al mio scritto che or compie un mese le inviai per le poste, vivo è ancora in me il cordoglio per la tristezza profonda che tal mia lettera dovette recare al di lei nobile cuore di Padre, e maggior cordoglio mi arreca il doverle ora ben peggiori nuove comunicare sulla scandalosa condotta del Figliuol suo Napoleone e sulla dolorosa necessità che egli sia senza indugio da questo seminario allontanato.”

Polo “a chi è inidirizzata la lettera?”

Alvise “al molto esimio signore Giovacchino di Montecucco”

Alvise interrompe la lettura, sia lui che Polo guardando Paoletta in modo interrogativo.

Polo “Napoleone non era il nome dello zio canonico?”

Alvise “il figlio di Rosina e di…”

Paoletta “è un segreto di cui non conosciamo neanche la certezza…comunque è vero che io ero troppo bambina quando è mancato, i miei ricordi sono perciò pochi e lacunosi, ma lui era una di quelle figure che non si possono dimenticare. Ricordate il busto di marmo giù in biblioteca? Non assomigliava ad alcuno di noi”qui sussura “era davvero un bell’uomo con dei capelli di un rosso acceso”

Polo “forse se leggessimo ancora qualche lettera di Rosina…”

Paoletta “ora basta, queste lettere devono restare chiuse qui, nello stesso segreto dove erano riposte…”rimette le lettere di Rosina nel “coso scuro”

Alvise “ma Napoleone, lo zio canonico, non è strano che sia stato mandato via dal seminario?”

Polo “quando è datata la lettera “milleottocentoventi…”dev’essere successo qualcosa di grave…”

Alvise “magari qualcosa che ci faccia capire meglio, l’imporrita pianta…”sorride

Paoletta “1820…”

Il videoproiettore si accende: “1820”

SCENA II

Tornano in scena sebbene invecchiati Don Filippo e Giovacchino.

Don Filippo”è come se voi aveste sempre avuto paura di vostro…di Napoleone…insomma…da quando è piccolo.”

Giovacchino “è sempre stato difficile…”

Entra in scena Rosina, lei è vestita di bianco, uguale a come l’avevamo vista precedentemente.

Rosina “quando gli ho detto che ero incinta, Giovacchino è diventato rosso di rancore, aveva capito, ero certa che avesse capito, ma non ha detto nulla, non una parola. Io avevo sempre freddo, guardavo sempre altrove, mi aspettavo che Isidore tornasse a prendermi da un momento all’altro, a prenderci, me e il nostro bambino…Giovacchino voleva dominarmi, vedermi soffrire, senza dirmi mai nulla, senza aggredirmi, con una passiva cattiveria…non avevo più dominio sul mio corpo, mi lasciavo andare e ne uscivo…così sono rimasta incinta di Paolo…avevo freddo, non riuscivo ad allattarlo, l’hanno mandato via da una balia…avevo solo Napoleone, il mio bambino, il nostro bambino, solo quando ero con lui mi sentivo un po’ forte, mi sembrava che Isidore ci fosse, che fosse lì con noi. Ma non c’era, ero sola e Napoleone era anocra più solo di me…non riusciva ad avere un rapporto con Giovacchino, e anzi erano diversi, come erano diversi Isidore e Giovacchino, Napoleone era forte e impetuoso, un bambino pieno di energia e coraggio, non sopportava di vedere Giovacchino maltrattarmi, inveire contro di me…un giorno l’ha addirittura morso. Mi ha visto piangere e l’ha morso…l’hanno mandato via “Rosina ha bisogna di quiete”, così ha detto Giovacchino, io avevo bisogno solo di mio figlio…ho avuto sempre più freddo…finchè non ha avuto la meglio il freddo…”

Rosina si allontana, esce di scena.

Giovacchino guarda Don Filippo.

Giovacchino “è sempre stato difficile sin da bambino e ora lo cacciano anche dal seminario…è un disgraziato”

Don Filippo “se la volontà del cielo avesse permesso che vostra moglie vivesse ancora…”

Giovacchino,sommessamente rabbioso, “la volontà del cielo?”

Don Filippo “se il Cielo avesse permesso che vostra moglie vivesse ancora, forse Napoleone non avrebbe lasciato questa casa e le cose sarebbero andate diversamente.”

Giovacchino “come potevo tenerlo con me? Ho allontanato anche Paolo”

Don Filippo “ma Paolo lo avete ripreso e Napoleone invece è rimasto lontano dalla sua famiglia, presso degli estranei o quasi, che lo hanno lasciato crescere con dei garzoni da stalla…”

Giovacchino, serio ed imperturbabile, “non gli è mancato niente, e Paolo ha fatto una vita diversa? No, anche lui ha vissuto qui con le serve e i mezzadri…è diventato un delinquente anche lui?”

Don Filippo, sospira, “Il passaggio dai garzoni di stalla al seminario è stato azzardato, avreste dovuto tenerlo qui e capire se aveva una reale vocazione prima di mandarlo in seminario…nel poco tempo che ha passato al Cucco io un’opinione su di lui me la sono fatta.”

Giovacchino ,ironico,“portandolo a caccia?”

Don Filippo, serio, “sì anche portandolo a caccia…e parlandogli da amico, certamente era più adatto a fare il cacciatore , ha grandi doti di vitalità, energia…gli piacciono le cose libere, gli animali…”

Giovacchino “sì per ammazzarli…”

Don Filippo “non solo, è buono…è violento qualche volta…ma sarebbe facile domarlo! Intanto dovete andare subito a Genova a prenderlo, portarlo qui con la sua famiglia…con voi…appena possibile”

Giovacchino “deciderò domani…è sempre stato difficile…”

Si allontanano. Musica. Il videoproiettore si accende “giorni dopo.”

Don Filippo torna, è solo.

Don Filippo “non è andato…non ha seguito il mio consiglio…e Napoleone è scappato, non poteva fare altrimenti…”

Entra in scena un ragazzo giovane, non particolarmente alto, dallo sguardo gentile, è Paolo Montecucco, figlio di Giovacchino e fratello di Napoleone.

Paolo –agitato-“non sappiamo dove sia Napoleone, se stia bene, se…ho passato la notte a pensarci…non sappiamo niente Don Filippo…”

Don Filippo “lo so Paolo, sono stato io a dire a tuo padre di andare a Genova a prenderlo…ma…”

Paolo “non è andato e ora chissà dov’è Napoleone…spero solo stia bene”

Giovacchino, entra in scena sorridente, “Buongiorno Don Filippo, come state?”

Don Filippo “e come volete che stia? Siamo preoccupati, io e Paolo almeno…”

Giovacchino “ah è per Napoleone?”

Don Filippo “e per cosa volete che sia…”

Giovacchino, con fare disinteressato, “è la vergogna e il disonore della mia famiglia…”

Don Filippo “a tutto si può rimediare…con l’aiuto di Dio…”

Giovacchino, diventa per la prima volta violento, “sì, sì a tutto si può rimediare, ma forse è meglio non rimediare…forse è meglio così, se rimedieremo a questa ne farà di peggiori e magari anziché diventare prete finirà sulla forca”

Don Filippo “ma…”

Giovacchino,non lo fa parlare “ finirà sulla forca vi dico! O magari finirà sugli altari, a me non importa un corno! Io ho fatto per lui quello che dovevo, anzi quello che in fondo non ero neanche tenuto a fare e voi lo sapete bene Don Filippo…mi ringrazia così, è scappato? Fa ricadere la vergogna sulla mia famiglia, oggi, proprio oggi!”

Don Filippo “perché che succede oggi?”

Giovacchino “devono venire qui i Raimondi.”

Don Filippo “i Raimondi?”

Giovacchino “sì sono a Novi per Pasqua e hanno accettato il mio invito…brava gente…danarosa…hanno anche appoggi forti…un cugino colonnello a Torino, molto ben visto a corte, sapete oggi questo conta molto…”

Don Filippo, con nonchalance, “oggi, perché iori no?”

Giovacchino, in difficoltà, “bè ieri, non lo so…voglio dire, non era molto in buona con i francesi…mi pare, che però non sia un gran male…”

Don Filippo “c’è del bene e del male dappertutto!”

Giovacchino, con tono scherzoso, “sempre giacobino voi…”

Don Filippo, serio, “Giacobino forse è troppo ma…in fondo certe idee…ha avuto delle noie con i francesi?”

Giovacchino “noie proprio no, si è ritirato in disparte, per qualche anno è stato in campagna…sapete la gente, giravano voci su di lui, si è solo trasferito un po’ fuori ma continuavano a dire che era strabico, con un occhio guardava la città e con uno la campagna, sapete com’è la gente, ma da quando i francesi se ne sono andati è tornato in città e la gente…”

Don Filippo “lo dice a bassa voce… PAUSA…ci tenete molto a questa visita, vi ha fatto anche dimenticare l’altra faccenda…”

Giovacchino,nervoso, “e cosa dovevo fare? Annullare tutto? Mandare a dire a quei signori che non venissero nella mia casa disonorata in faccia agli uomini e a Dio?”

Don Filippo, arrabbiato, “Lasciate in pace Dio, che a quest’ora ha già giudicato tutto e tutti, compresi voi e me…cosa intendete fare per vostro…insomma per quel disgraziato?”

Paolo che fino a quel momento era rimasto in silenzio si avvicina.

Paolo “dobbiamo trovarlo, povero Napoleone”

Giovacchino “esci Paolo, vai a prendere della focaccia…”

Paolo esce di scena, si allontana.

Giovacchino “che ne pensate del mio Paolo?”

Don Filippo “un bravo ragazzo, gentile, mansueto, affezionato a suo fratello…”

Giovacchino, ignorando l’ultima frase, “è un uomo ormai, ha quasi diciott’anni…i Raimondi hanno una figliuola…”

Don Filippo, ironico, “Ah…”

Giovacchino, “ha sedici anni, figlia unica, una brava ragazza dicono…Vittoria…”

Si accende il videoproiettore: “1811. 

VIDEO:

Esterno giorno.

Una bambina sui sette anni, seduta per terra, ha in mano delle more,il paesaggio è quello della campagna piemontese, le si avvicinano due bambini dallo sguardo cattivo, uno guarda l’altro “è la figlia del Raimondo…”, l’altro risponde ridendo “è un ladro il Raimondo”, la bimba si alza inviperita “non è vero, bugiardo!”.

Il bambino la guarda fissa “anche tu sei una ladra”, l’altro gli dà man forte “sì sei una ladra come tuo padre, hai rubato queste more…”

I due le si lanciano addosso per toglierle le more dalle mani e cominciano a colpirla, insultandola “ladra figlia di ladro!”

Improvvisamente arriva un altro ragazzetto, di circa dieci anni, robusto, con dei capelli di un rosso acceso e si butta sui ragazzini picchiandoli, questi scappano, restano solo lui e la bambina, graffiata e sporca che piange.

Lui (NAPOLEONE) la guarda “come ti chiami?”

Lei(VITTORIA) continua a singhiozzare, “Vittoria”

Napoleone sorride “sei una stupida, smetti di piangere, non serve a niente piangere…”

Vittoria, si asciuga le lacrime con le mani, “ma mi hanno fatto male e mi hanno tutta sporcata…”

Napoleone, serio “non serve a niente piangere…”

Vittoria, con un timido sorriso lo guarda “e tu come ti chiami?”

Napoleone, si avvicina “Napoleone”

Vittoria: “non mi piace il tuo nome…voglio dire a mio papà non piace…”

Napoleone “allora la prossima volta arrangiati”fa per andarsene.

Vittoria “aspetta…scusa…”

Napoleone “non fa niente…”

Vittoria “mi accompagni a casa?”

Napoleone “sì…”

Vittoria “siamo amici allora?”

Napoleone “amici.”

La videoproiezione si interrompe. Su video nero appare la data: 1820.

SCENA III

Giovacchino e Paolo, sono soli, arriva una ragazza sui sedici anni, molto bella. Giovacchino guarda Paolo.

Giovacchino “Paolo, fai fare una passeggiata a Vittoria, io parlo un po’ con i suoi genitori…e mi raccomando sii gentile, sii espansivo…”

Vittoria, si avvicina, sorride timidamente, Giovacchino si allontana. Paolo è silenzioso.

Vittoria, pensierosa e interessata, “e Napoleone è sempre a Genova?”

Paolo, indeciso mordendosi le labbra, “Sì”

Vittoria, con veemenza “ma perché vostro padre lo obbliga a stare in seminario contro la sua volontà? Non potreste farglielo capire anche voi?”

Paolo, “volete vedere il pollaio del Cucco?”

Vittoria “ma non capite che per fare il prete ci vuole la vocazione, Napoleone non l’ha, non l’ha mai…”arrossisce.

Paolo “già…abbiamo molto miele qui al Cucco sapete?”

Vittoria “bello…ma questa strada dritta porta a Genova vero?”

Paolo “sì…abbiamo anche molte castagne…”

Vittoria, mordendosi le labbra, “sì lo so Napoleone me ne parlava sempre…dev’essere un’infelicità enorme per lui stare lontano dal Cucco e poi lui non vuole diventare prete…ma non gli volete bene voi a Napoleone?”

Paolo,diventa veemente, “sì, tanto!”

Vittoria, decisa, “ e allora voi dovete aiutarlo! Parlatene a vostro padre…lì non può restare…”

Paolo “lo so…ma…”

Vittoria, “e allora perché lo lasciate lì? Badate un giorno l’anno scorso, me l’ha detto, se mi lasciano qui, trovo un modo per farmi andare via, e se non mi mandano via scapperò! Ora vi pare che…”

Paolo sembra molto turbato.

Vittoria “Ma, Paolo! Cosa avete? Che cosa è accaduto? È accaduto qualche cosa a Napoleone?”

Paolo annuisce.

Vittoria “Una disgrazia? È ferito?”

Paolo “no, no peggio! Ma vi prego, vi supplico, non dite niente a nessuno…se mio padre…”

Vittoria, passa per confidenza al tu, “te lo giuro! Non dirò nulla a nessuno…”

Paolo, quasi piangendo “Napoleone non voleva più stare in collegio…e allora prima ha cercato di farsi cacciare via e poi…”

Vittoria, agitata, “e poi?”

Si accende il video proiettore, Vittoria lo guarda fisso: una carretta guidata con un mandrogno passa a gran velocità, sulla parte posteriore, ciondolavano un paio di gambe, c’è un ragazzo di circa vent’anni con i capelli rossi e vicino a lui Don Filippo. IL VIDEOPROIETTORE SI SPEGNE

Vittoria e Paolo lo guardano, Vittoria sorride.

Escono di scena. Entrano in scena vestiti come nel video, quasi fossero usciti dal video stesso, Napoleone e Don Filippo parlano, sono ora a piedi.

Don Filippo “è un bene che tuo padre non ti abbia visto…ma quella ragazza?”

Napoleone “Vittoria?”

Don Filippo “La conosci?”

Napoleone, “sì, siamo amici da quando eravamo bambini…ma che ci fanno al Cucco i Raimondi?”

Don Filippo “sono venuti a far visita a tuo padre…ma quella ragazza?”

Napoleone, sorride, “non dirà niente non vi preoccupate…”

Escono di scena.

SI ACCENDE LA VIDEOPROIEZIONE: QUALCHE TEMPO DOPO. SUBITO DOPO PARTE IL VIDEO, quattro personaggi seduti ad un tavolo che giocano a tarocchi), sul tavolo una bottiglia e bicchieri. Poco dopo entra silenziosamente anche Napoleone con un cane, nessuno lo guarda lui li osserva un po’ in silenzio. Poi parla con tono pacato, commentando il gioco.

NAPOLEONE “quel bazzotto di bastoni non poteva andar bene: bisognava taroccare prima!”

nessuno dice niente, come se non lo avessero udito.. ma appena riniziano a giocare. Uno di loro, Andrea Marchesotti si schiarisce la voce “ e stiamo attenti a non far balle coi bazzotti!” la partita continua solenne…uno di loro guarda i capelli di Napoleone “si sarà poi accorto il francese del furto della pistola?” Marchesotti lo guarda male. Napoleone continua ad osservare. Uno dei Mandrogni si alza e fa un gesto a Napoleone, Napoleone serio si siede e inizia a giocare al suo posto, Cisco, uno dei mandrogni lo fa alzare, Napoleone stupito alza il mazzo e divide una metà da una parte e una dall’altra. Cisco “basta così per stasera…”, lo guardano tutti sorpresi, Napoleone sorride e si alza. Lo seguono tutti. Escono di scena. Cisco resta solo, si riempe il bicchiere e con la mano libera sparpaglia le carte che Napoleone ha alzato, ne fa una fila, poi le divide in tre parti e forma un triangolo.

Ora sullo schermo si vedono solo le carte in dimensione ingrandita (effetto di videografica):ai tre vertici del traingolo ci sono tre carte. Si rivede la mano di Cisco e poi il dettaglio del suo volto che scuote, svuota con un sorso il bicchiere. Ritorna sullo schermo dettaglio delle tre carte con voce off di Andrea Marchesotti.

Voce off su dettaglio carte “questa è la temperanza rovesciata, vuol dire sottana di prete o Porta di Chiesa o Messa solenne, comunque ha a che fare con la Chiesa.PAUSA.

Questo è l’Otto di bastoni: mal di stomaco, vermi nella pancia insomma agitazione interna e pentimento. PAUSA.

E questo è l’Asso di bastoni rovesciato che quando è dritto vuol dire tanti figli…ma quando è rovesciato vuol dire: bastardo…PAUSA.”

Il dettaglio delle carte passa ora su Andrea che pensieroso mette via il mazzo.

IL VIDEO PROIETTORE SI SPEGNE.

SCENA IV

Entra un po’ turbato Don Filippo, si siede a terra, poco dopo lo raggiunge Giovacchino.

Giovacchino “siete preoccupato Don Filippo? È per quelle teste calde vero? Per quei maledetti carbonari?…non dovete temere il Raimondi mi ha detto…”

Don Filippo “è già qualche mese che Napoleone è qui al Cucco…”

Giovacchino, ignorandolo, “il Raimondi mi ha detto che non c’è da temere…si tratta di una bravata, le milizie avranno presto la meglio, sono dei ribelli poco pericolosi…npon preoccupatevi!”

Don Filippo, poco persuaso, “già, già…queste notizie te le dà il Raimondo vero?e da chi le ha lui, dal cugino colonnello a Torino? Strano però che non sappia che il 7 il vicario del Re, il Duca di Calabria ha pubblicato un editto che proclamava che la costituzione del Regno delle Due Sicilie è quella spagnola e lo stesso giorno i Carbonari che sentono odore di tranello del Re, hanno obbligato Re Ferdinando a confermare e sanzionare quello che ha fatto il suo vicario…questo non ve l’ha detto il buon Raimondi?”

Giovacchino, stupito, “ sì ma se il Re è stato obbligato che valore volete mai che abbia…”

Don Filippo, alzando la voce, “eh no se si giura si giura!specialmente se si ha una corona in testa poi il giuramento è sacro!se non voleva dare la Costituzione se ne andava ma l’ha data…”

Giovacchino tace, Don Filippo continua “eh guardate che adesso si guarda al Piemonte e si diffonde l’idea che la Costituzione sia un toccasana…vi è fermento ad Alessandria così come ad Asti…circolano fogli volanti e si parla di Costituzione…”

“certo di Costituzione e libertà” entra ora in scena anche Napoleone e la sua voce fa voltare entrambi.

Don Filippo “ah sei qui tu? Avvicinati…”

Napoleone, continua sullo stesso tono esaltato, “dove si sente parlare di costituzione? Forse Vittorio Emanuele l’ha concessa?”

Don Filippo “oh no…”

Napoleone, sempre più convinto e esaltato “bè sarà costretto a concederla alla fine!”

Don Filippo, in difficoltà, “bè può darsi…ma non ti riguarda così da vicino! Parliamo di te invece!”

Giovacchino fa per andarsene ma Don Filippo con forza lo trattiene. Giovacchino resta lì cupo ed esitante e Napoleone si fa un po’ curvo, Don Filippo è spazientito.

Don Filippo “sono sicuro che anche tuo padre sarà d’accordo con me…penso che dovresti trasferirti ad Alessandria da quella zia che ti ha ospitato da bambino e ora è vedova e sola…per lei sarebbe un bene e…”

Giovacchino lo interrompe “anche per te sarebbe un bene, per tutti lo sarebbe. PAUSA. prepara il tuo fagotto figliolo…ti aspetta domattina…prima ci vai…”

Napoleone annuisce, Don Filippo sorride. Don Filippo e Giovacchino si allontanano, Napoleone cammina avanti e indietro per un po’.

SI ACCENDE IL VIDEOPROIETTORE: QUALCHE MESE DOPO. POI SI RISPEGNE.

In scena c’è Vittoria e Napoleone un po’ distante che la guarda…si avvicina.

Napoleone, tra sé, “se non alza il capo da sola e non mi vede prima che abbia contato fino a cento me ne vado.” Passa un attimo “che stupidaggine io me ne vado”

Napoleone si volta e fa per andarsene, ma fa uno sguardo strano e come per impulso grida “Vittoria!”

Vittoria lo guarda sorpresa “sei proprio tu?”

Napoleone sorride “tua madre quel giorno mi aveva regalato un grappolo d’uva…ricordi?”

Vittoria, sta al gioco, “e quei due monelli li hai più visti?”

Napoleone, sorride, “uno lo vedo spesso ad Alessandria, fa il calzolaio…e tu non piangi più ora?”

Vittoria “non serve a niente piangere…non dicevi così Napoleone?l’ho quasi imparato…”

Napoleone “e rubi ancora le more dalle siepi?”

Vittoria “che ci fai qui?”

Napoleone “sono da una zia, da luglio…”

Vittoria, offesa, “perché non sei mai venuto?”

Napoleone, sostenuto, “ho molto da fare, poi un giorno ti ho vista con tuo padre, avevi un vestito verde chiaro…”

Vittoria “e tu che facevi?”

Napoleone “compravo della paglia…ma ero malvestito e sporco…”

Vittoria “e allora? È normale, tu lavori, non puoi essere sempre in ordine come me…ma tu hai studiato non è giusto che tu…”

Napoleone le avvicina, un dito alla bocca come a zittirla“non sarà sempre così: cambierà tutto! Vedrai!”

Prende dalla tasca un fiore e glielo pone tra i capelli “sei pur bella cogli astri sul crine che scintillano quai vivi zaffiri, è pur dolce quel fiato che spiri…”

Vittoria arrossisce e si toglie il fiore dai capelli “sei anche un poeta”

Napoleone, lentamente, “veramente quella non era per te…”

Vittoria s’incupisce e Napoleone tira fuori dalla tasca un piccolo involto, un pezzo di stoffa o meglio tre pezzi di stoffa legati insieme a formare una piccola bandiera dai colori nero, amaranto e azzurro. Ne tira fuori un foglio e lo porge a Vittoria, sembrava un manifesto, aveva intorno bellissime figure simboliche e al centro una lunga poesia. NELLA VIDEOPROIEZIONE APPARE UN DETTAGLIO DEL FOGLIO STESSO, così che il pubblico possa a sua volta vederlo.

Napoleone vede lo sguardo contrariato di Vittoria e le strappa il foglio di mano: “tu sei in collera per me, per questa poesia, è per quello che ti ha detto tuo padre vero? Non m’importa lui avrà le sue buone ragioni per pensarla come la pensa, ma devi comprendere che io invece la penso diversamente e se ho le mie idee, che poi sono le idee di tanti altri che hanno coraggio e che per queste idee sanno affrontare anche la morte vuoi considerarmi un nemico?”

Vittoria sgrana gli occhi senza capire.

Napoleone “ti sei così turbata per la poesia di Rossetti vero? Te ne ha parlato tuo padre?”

Vittoria sorpresa, “Rossetti?la poesia di chi?”

Napoleone “Rossetti, ovviamente a casa tua te ne avranno parlato come di un brigante…”

Vittoria “io non so chi sia…”

Napoleone “e allora perché sei così in collera?”

Vittoria, sul punto di piangere, “ma non l’hai scritta tu?”

Napoleone “io?”

Vittoria “allora l’hai imparata a memoria a me…e l’ha scritta un altro per un’altra?”

Napoleone “un’altra? Ma non è per una donna, è per la costituzione, l’ha scritta a Napoli!”

Vittoria, turbata “per la Costituzione? Ma papà dice che finirà tutto quello che è iniziato a Napoli”

Napoleone “non finirà! Hai visto la bandiera che avevo, è la bandiera che sventola a Napoli, dei carbonari!”

Vittoria “non m’importa nulla…”scoppia a piangere.

Napoleone “ma perché piangi? Li ho detti perché sono belli anche se non sono stati scritti per una donna ma per la libertà e per la giustizia e anche tu sei bella…che hai?”

Vittoria “io pensavo che tu l’avessi scritta per un’altra…”

Napoleone improvvisamente e impulsivamente la bacia.

Napoleone “avevi detto che avevi imparato a non piangere più…”

Escono entrambi di scena.

SCENA V

Don Filippo entra in scena, è solo e pensieroso.

Don Filippo “che cosa accade laggiù Signore? O Signore Benedetto illuminate vi prego quelle teste calde! So bene che costoro si sono messi contro la legge: hanno fatto male, certo che lo so…ma la parola libertà è così cara alle orecchie degli uomini! Signore illuminate anche chi sta al potere, per porre il gregge verso le giuste mete in santa pace…non riescono a intendersi Signore, non riescono a trovare la giusta via! I re sono tornati al trono dopo la bufera francese, anche noi l’abbiamo sentita al Cucco quella bufera ricordate Signore…l’ordine è stato restaurato, per Vostra volontà Signore, non potevate permettere uno stato di cose create con la violenza e il sopruso…ma il mondo cammina, cammina e non può essere fermato ed è una dolce parola la libertà, chi l’ha imparata non la dimentica Signore…non hanno capito quei Re e sovrani che il mondo cammina dunque? E poi Signore non si può fare come fa il colonnello Raimondi, con i metodi duri, vi sono sì le teste calde ma dietro ogni testa calda c’è un cervello, un cuore e un’anima…e purtroppo Signore spesso una pistola e proprio quel colonnello Raimondi così sicuro di sé si è preso una pistolettata in faccia da uno studente! Signore abbiate pietà di quel ragazzo! Cosa gli faranno ora? Lo ammazzeranno? Forse si sarà già messo in salvo…speriamo. Cioè no Signore, lo so, se ha fatto del male deve essere punito, ma io credo che solo voi possiate giudicare. Ma quel colpo di pistola non nasce dal niente Signore…si è parlato di cariche alla baionetta e a che giovano le baionette Signore? Il Re aveva dovuto andarsene quell’altro che doveva prendere il suo posto, Carlo Felice, non è venuto a Torino, c’era rimasto il Principe di Carignano, buon sì…ma…ma in fondo io sono solo un povero prete di campagna, cosa ne so di quello che succede fuori di qui?tutte queste parole nuove, Giunta, Federazione…se almeno ce le spiegassero…il difficile sta nell’intendersi, nel mettersi d’accordo. E nessuno capisce più niente e intanto Signore, il mondo cammina…oh se cammina….e Napoleone, c’è dentro a quelle idee rivoluzionarie, a quel mondo che cammina…o Signore che devo fare?”

Don Filippo continua a prlare tra sé, sottovoce e alle sue spalle entra Napoleone, lui non lo vede.

Napoleone “Buonasera…”

Don Filippo si volta di colpo, spaventato. Poi lo vede e sorride.

Don Filippo “Oh! Sei tu?Vieni, vieni avanti”

Napoleone si avvicina.

Don Filippo “eri con loro?”

Napoleone annuisce.

Don Filippo “da dove vieni?”

Napoleone “Da Valle San Bartolomeo.”

Don Filippo, sorpreso “sei stato già là?oggi? come hai fatto a fare tutta quella strada?”

Napoleone “Dovevo portare un ordine a quel sindaco. Guardate qui ho la ricevuta!”

Don Filippo guarda il foglietto che Napoleone gli passa e legge a voce alta “1821 ali 18 marzo ho ricevuto dal pidone le carte Barcelona Andrea Sutto Sindaco. Valle San Bartolomeo.”

Don Filippo lo guarda stupito “questa sera che fai? Vai a casa?”

Napoleone scuote la testa e sorride ironico “non ho niente da fare a casa. Nessuno mi aspetta. Invece là c’è molto da fare.”

Don Filippo “potresti portare una grammatica italiana…a Valle…”

Napoleone lo guarda perplesso “che dite?”

Don Filippo “dico che la Giunta, come la chiamate, dovrebbe forse istruire un po’ questa gente.”

Napoleone “la Giunta Provinciale Provvisoria di Governo. Non ha tempo per queste cose.”

Don Filippo “eppure ragazzo, qui si parla di queste cose e la gente, te lo assicuro, li ho sentiti fuori dalla Messa, non capisce cosa sia questa Costituzione”

Napoleone “spiegheremo poi, a tutti, cos’è. Anzi lo vedranno da soli che la Costituzione si è tutti uguali e anzi saranno soprattutto protette le classi minori, come gli agricoltori e saranno eguali davanti alla legge come lo sono davanti a Dio e saranno annullati tutti i privilegi e tutti potranno accedere al Governo. Lo capiranno da soli, senza bisogno di spiegazioni. Ma adesso bisogna lottare per raggiungere lo scopo.”

Don Filippo “voi lottate per uno scopo giusto, di eguaglianza e libertà, ma la gente non capisce, non vi conosce, non sa chi siete. E poi è diffidente perché usate la violenza e il disordine e ha paura del disordine. Voi dovete capire che avete bisogno della gente e di farvi capire, non della violenza e non del disordine…se no chissà come può andare a finire!”

Napoleone “solo in un modo può andare a finire con la giustizia e la libertà!”

Don Filippo “io spero che Dio vi ascolti, Lui deve decidere e lui deve mettere ordine, nessun altro…”

Napoleone “è giusto avere fede in Dio ma anche negli uomini Don Filippo, negli uomini di buona volontà!”

Don Filippo diventa serio “tu cosa fai laggiù?”

Napoleone “Io? Oh niente…cerco solo di aiutare dove occorre…porto ordini ma niente di davvero importante…altri si sono assunti enormi responsabilità, come il colonnello Ansaldi, è lui che si è occupato di tutto, lo hanno nominato Presidente della Giunta provvisoria…”

Don Filippo “e tu vai in giro portando ordini…e che ci fai qui?”

Napoleone, gli passa una busta, “ho un messaggio per voi…”

Don Filippo “per me?” apre la busta e inizia a leggere “circolare ai parrocci, essendo questa municipalità in dovere…ah non è la Giunta è la municipalità che scrive…Visconti,vicesindaco…ma non c’è più Bolla come sindaco?”

Napoleone “no hanno cambiato tutto, il nuovo sindaco si chiama Ghillini…”

Don Filippo “Ah…”ricomincia a leggere “in dovere di presentare per brevissimo tempo a questa giunta provvisoria di governo il quadro della guardia nazionale che la medesima si lusingava di poter riempire per volontarie iscrizioni…che a quanto pare sono mancate…”

Napoleone “quella gente non vuole capire…non vuole persuadersi…”

Don Filippo “è quello che cercavo di dire forse prima di dire a questa gente, su venite ad arruolarvi alla Giunta provvisoria, bisognerebbe spiegargli…-PAUSA-va bè lasciamo perdere…(continua a leggere)a termine della notificanza delli 14 correnti si trova nella necessità di dover pregare Vostra Signoria molto illustre e molto Reverenda a volersi compiacere di voler estrarre dal di lei stato delle anime tutti gli individui maschi dagli anni 17 ai 45…ma 17 sono pochi e 45 troppi…va bè lasciamo perdere il mondo cammina…indicando la rispettiva età di ciascuno dei medesimi ecc…eccettera…non finisce più…da trasmette a questa Municipalità fra due giorni al più tardi…Due giorni???ma ci sono dunque già i nemici alle porte che c’è questa premura?”

Napoleone, serio, “Forse.”

Don Filippo, sospirando, “e va bene…estrarrò gli individui maschi. Ma tu vuoi proprio andar via subito?potresti fermarti qui stanotte…”

Napoleone “no, voglio rientrare…domattina devo essere là.”

Don Filippo “ ho capito e allora ascolta: oggi sono passate di qui due carrette, sono due Mandrogni che conosco…”

Napoleone “li conoscete tutti?”

Don Filippo sorride “sono nato qui…bè sono andati a portare della legna a Gavi, potrebbero accompagnarti ad Alessandria quando tornano. Tra poco.”

Napoleone, sorride, “Grazie”

Don Filippo “ Potrai anche dormire un po’…non devi stancarti troppo Napoleone. Fa quello che senti, secondo la tua coscienza ma non esagerare e soprattutto rifletti, ti conosco bene e so quanto sei impulsivo. Io ti penso spesso e ti ricordo sempre nelle mie preghiere. Ricordati di riflettere sempre. Sono contento di averti visto e lo dirò a tuo padre…che stai bene voglio bene.”

Napoleone sembra oscurarsi al sentire nominare Giovacchino. “Paolo come sta?”

Don Filippo “stanno tutti bene, tuo padre, Giovacchino ha predisposto tutto per farlo sposare a quella Vittoria Raimondi…la figlia del Raimondi…”

Napoleone si fa serio.

Don Filippo “magari farà bene al Cucco che ci sia una donna, una nuova Rosina, qualcuno che prenda il posto di tua madre…”

Napoleone “Forse…farà bene…o forse è solo merce di scambio”

Don Filippo lo guarda annuendo “non ti strapazzare Napoleone e non essere troppo impulsivo.”

Napoleone “A presto Don Filippo e grazie.”

Escono entrambi di scena.

SCENA VI.

Entra in scena Rosina di corsa, è trafelata, è vestita da sposa. Si siede per terra. In un angolo. Entrano in scena anche Don Filippo e Giovacchino, sembrano non vederla.

Giovacchino “il 15 l’affare sarà fatto…”

Don Filippo “è un matrimonio Giovacchino…”

Giovacchino “sì certo Don Filippo, i ragazzi saranno felici…non vi preoccupate…”

Don Filippo “devo andare ora…ho molto da fare…sapete ieri sera mi è arrivato un ordine da Alessandria…sì, devo fare l’elenco di tutti quelli che possono essere arruolati nella Guardia Nazionale, dai 17 ai 45 anni…”

Giovacchino, lo guarda con indifferenza, “Ah sì?”

Don Filippo “e ovviamente nell’elenco è incluso anche il vostro Paolo. Non mi pare perciò il momento di parlare di matrimonio…”

Giovacchino, si agita, trema, “Il mio Paolo? No, state sicuro che troveremo…voglio dire troverò il modo di farlo esonerare…”

Don Filippo, ignorandolo “certo anche Paolo e anche Napoleone…”

Giovacchino, cambiando tono, “Oh!Oh! Quello sì!Gli farà molto bene un po’ di disciplina militare! Nessuno è più adatto di lui!”

Don Filippo sembra innervosirsi. Giovacchino continua “per la prima volta anche la Rivoluzione serve a qualcosa, vedrete che lo faranno rigare dritto, meglio che i preti!”

Don Filippo stringe il pugno…Giovacchino esce di scena, Don Filippo grida “disgraziato, mentecatto, buono a nulla! E Cattivo sì soprattutto cattivo e malvagio, che Dio lo perdoni!”

Esce di scena anche Don Filippo, resta solo il fantasma di Vittoria, che ha assistito al flashback ma con sguardo vuoto.

Si accende la videoproiezione mostra immagini di massa, di città, ricostruzioni storiche che mostrano (come già era stato fatto durante la ricostruzione della battaglia di Marengo) i tafferugli e le campagne alessandrine, in sottofondo voce off di Don Filippo “Requisiscono i cavalli, i disertori si nascondono, nella confusione generale molti soldati hanno piantato i reggimenti. Non ci sono notizie di Napoleone…avete visto Napoleone del Cucco? Nessun Mandrogno mi ha saputo dare notizie…scomparso nel nulla. Ad Alessandria c’è grande movimento, è arrivato un altro generale, sono arrivati altri soldati…e Napoleone del Cucco lo avete più visto? Io non avevo messaggeri, né corrieri ma ogni tanto passava qualche vecchio Mandrogno…c’è movimento in Lombardia, soldati austriaci ovunque…e Napoleone? L’8 aprile gli Austriaci arriveranno…i rivoluzionari sono stati distrutti e dispersi ed è tutto un susseguirsi di notizie…i più vanno verso Genova, verso il mare…i fedeli vanno a Novara per prendere alle spalle Della Torre…è tutto un susseguirsi di notizie…ma Napoleone dov’è finito? Gli Austriaci erano ad Alessandria, ogni illusione, ogni speranza era caduta. Per molti era rimasta una sola cosa da fare: eclissarsi. E in effetti anche il Raimondo è sparito…strano…repressioni, arresti, processi e condanne ma il Raimondo che c’entra?che Napoleone sia da lui? Hai più sentito parlare del Raimondo? Chi quello dagli occhi storti? Sì lui…non vanno tanto bene i suoi affari pare…è mal visto dagli Austriaci? No, non per quello…è per la ragazza…quale ragazza? La figlia…e che cosa ha fatto…gli è scappata o meglio gliel’hanno portata via…o meglio ancora è scappata perché doveva sposarsi con uno ma ha preferito un altro…con chi è scappata? Io non lo so Don Filippo…e di Napoleone nessuna notizia?”

Si spegne il videoproiettore ora in scena c’è solo Vittoria, vestita da sposa, pallidissima.

Vittoria “non ne sapevo niente, ero una ragazza e neanche troppo informata sui Mandrogni, ma è stato Napoleone a raccontarmi di loro e delle loro case, in piena fraschetta ne esisteva solo una, di pietra, povera, misera, per me è stata la più meravigliosa delle dimore…ma l’ho capito dopo, all’inizio avevo solo paura…era di Rossino, un uomo strano, un uomo inquieto, un protetto dei Bailo, un rivoluzionario…la casa si chiamava Bailotta…io ci sono finita dentro con il mio sogno d’amore nel 1821. Era fine aprile, i sogni di rivoluzione di Napoleone erano crollati, era crollato tutto, tutto tranne il nostro sogno d’amore. La Bailotta.

Mi sembrava di vivere fuori da ogni realtà, alternavo stati d’animo, da una parte mi sentivo alla vertigine del mio ideale, dall’altra dentro un incubo. Non riuscivo ad uscire dai ricordi di quei giorni terribili, una vertigine vera, mia madre che pronuncia quasi sottovoce la parola matrimonio poi la parola Cucco e dentro di me si è accesa la speranza, poi la parola Paolo e la speranza è diventata disperazione. Credo fosse la prima volta in vita mia che urlavo, “no!no!non posso!” e poi tutto si accavalla nella mia memoria, giorni che sembrano anni, minuti che sembrano secondi..papà sempre più cupo, sempre più taciturno, finchè non è sbottato “tua madre e io ti assicuriamo un avvenire e quello che giudichiamo noi per te, è ben fatto…ricordatelo sempre.” Ero paralizzata, dentro e fuori. Desolata, anche nella Bailotta mi sono svegliata di notte con Napoleone vicino e dovevo toccarlo per non impazzire, sentire che c’era davvero. Povera mamma, l’11 aprile, il suo compleanno, papà era ancora più cupo “non so se possiamo continuare a stare qui…”e poi parlava di Austriaci che entravano, forniture e rovine. Io avevo solo una cosa in testa, e Napoleone? Che faceva? Dov’era?, ero disperata, “bisogna partire Vittoria”, papà mi ha guardato fissa, “dove andiamo? Quando mamma?” mia madre piangeva e taceva, taceva e piangeva. “non puoi capire Vittoria…tuo padre…tu…è per il tuo bene…vedrai starai bene…”, “noi partiamo questa notte e tu…”balbettava e piangeva, piangeva e balbettava, “tu andrai al Cucco…”, ho provato per la prima volta in vita mia un sentimento che non avevo mai sentito, era ribellione, e Napoleone? “torneremo presto bambina, vedrai…”, non la sentivo più, e Napoleone? Ci sarebbe stato anche lui al Cucco?dov’è? ma non potevo pronunciare il suo nome…stringevo l’involto con la poesia e la bandiera, lo stringevo al seno…e Napoleone?

Erano passate ore o erano minuti?non capivo più nulla…la mamma ora singhiozzava e se ne andava, ero sola con la cuoca ad aspettare il signor Montecucco…mi ero addormentata finchè non ho sentito un rumore e una figura nera era sopra di me, Napoleone!Lui! mi ha stretto, non respiravo, ero felice, terrorizzata e felice… “Vittoria, io sono tra i ricercati, lo sai che era nella Rivoluzione? E ora la Rivoluzione è stata stroncata e siamo ricercati, se ci trovano ci incarcerano e poi impiccano…ma vedrai alla fine la Rivoluzione trionferà e con lei la libertà e la Costituzione…”, non lo ascoltavo, vedevo solo i suoi capelli rossi, “ma dove andrai? Che farai?” “io ho un rifugio…ti amo Vittoria, ricorda telo sempre…non ho casa, non ho padre…ma ho te e il mio ideale…non piangere amore mio…mi aspetterai?” “vogliono che sposi Paolo…ma tu devi aspettarmi…”, non riuscivo a pensare, avevo solo un pensiero in testa, “Portami con te!Napoleone ti prego portami con te!” e poi la finestra, il cavallo, il bosco, gli alberi, la notte, il freddo, la felicità, la paura e la Bailotta. “volete del latte signora?” la Rossina mi porgeva del latte…ero al sicuro? Mi chiamava Signora, ero passata al di là del Mistero, ero sua. Sono stati i venti giorni più vivi della mia vita…gli unici di felicità, poi Napoleone era partito per cercare i compagni dispersi con il Rossino, “torno presto amore mio, non ti preoccupare, sei al sicuro”, non ero al sicuro, non ero al sicuro da me stessa, dai miei dubbi e dalle mie paure e un giorno è arrivato Don Filippo e tutte quelle paure e quei dubbi hanno preso forma esterna. Ero sua ma ora mi sembrava un peccato e lui mi sembrava un giudice, buono ma un giudice.”

VOCE OFF DON FILIPPO “che cosa avete fatto figlioli? E tua madre, figliuola? Non hai pensato al dolore di tua madre? Lo sai che da quando ha saputo della tua fuga è quasi impazzita dal dolore? Piange da mane a sera chiamandoti…non le vuoi bene dunque?”

Vittoria “tutte le forze mi hanno abbandonato a quelle parole, la mia felicità è diventata un incubo…non sapevo cosa fare, non potevo far morire di dolore mia madre. Lui mi parlava di perdono e di Napoleone che amava come un figlio, di mio padre, solo sentirlo nominare mi ha terrorizzata ancora…Don Filippo se n’è accorto subito e prima che parlassi mi ha rassicurato.”

VOCE OFF DON FILIPPO “tuo padre non è a casa figliuola, per ora troveremo solo la mamma, a tuo padre parlerò io prima che torni e che ti veda. Ed è bene che sia così…ma dobbiamo partire subito ora…”

Vittoria “senza aspettare Napoleone? Senza rivederlo?”

VOCE OFF DON FILIPPO “devi venire con me figliola, non posso lasciarti rivedere la persona che ha generato il tuo peccato. Ma ti prometto che gli parlerò io…tu sai come mi è caro, è per il tuo bene ma soprattutto per il suo…vieni con me figliuola, fai cessare la disperazione di tua madre…”

Vittoria “non riuscivo a smettere di piangere e me ne sono andata, era la fine della mia felicità, io lo so che poi Napoleone non ha aspettato Don Filippo, che era furibondo, lo so, io lo vedo dentro di me, era sparito. ..per tutti era morto…non si avevavo più sue notizie, a Giovacchino non importava…anzi aveva solo rabbia in corpo verso Napoleone.”

VOCE OFF GIOVACCHINO “ dite che mio figlio è morto…mio figlio? Non poteva finire che così quell’essere ribelle, indomabile, perverso…di tutti i delitti si è macchiato, si è fatto cacciare dal seminario, si è ribellato al Governo, si è affiliato ai Rivoluzionari e ha rapito e sedotto una ragazzo di buona famiglia…che cosa poteva aver commesso di peggio a soli vent’anni? È stato fortunato poteva finire nella forca…! Maledetto e adesso Raimondi mi minaccia, gli ha rovinato la bambina continua a dire…ma è pura e non avrà fatto niente di male…a Paolo non ho raccontato niente…si sposeranno…così dev’essere…Vittoria è pura non avrà fatto niente di male…Maledetto!”

Vittoria “mi hanno portato al Cucco, io non vedevo niente, non mi ricordo niente, fissavo la casa e non la vedevo…tutto sarebbe andato bene, continuavano a dire tutti così…fissavo il Cucco e non lo vedevo…pensavo solo a Napoleone e al bambino che avevo dentro di me…ero invasa dalla nausea, con addosso un vestito da sposa e non vedevo niente…”

Vittoria si accarezza la pancia ed esce di scena.

SCENA VII

Si accende il videoproiettore: “1834 circa.”

Entra in scena Napoleone invecchiato, i capelli sono sempre molto rossi, è vestito da prete, ha in mano una lettera “Signore sia fatta la tua volontà…sarei dovuto tornare prima, per fargli coraggio, povero Paolo, solo con un bambino per cinque anni, Vittoria è morta il 9 ottobre del 1829…non sono stato un buon fratello mai…era solo…non ho avuto la forze e non so perché…o forse lo so. Mi sembrava di mentire, di falsificare la mia pietà per lui!non sono andato a trovarlo…non ho potuto, ho pregato per avere la forza, perché lui l’avesse…e per Vittoria…che non ce l’ha fatta…per fortuna si è risposato, ha dato una madre a quel bambino…a Leone…so che Dio mi ha perdonato ma io non riesco a perdonare me stesso. Ma ora che Giovacchino…che mio padre sta morendo dovevo tornare…ma non sono arrivato in tempo…Giovacchino non c’è più, Vittoria non c’è più, mia madre non c’è più…è pieno di fantasmi il Cucco. È piena di fantasmi la mia vita…sarò sempre sotto accusa per i miei precedenti politici. Ma Signore proverò ad essere un buon prete.”

Entra in scena Paolo, sorride, anche lui è invecchiato, i due fratelli si abbracciano.

Paolo”non mangiava più…e i rari bocconi che riusciva ad inghiottire lo facevano soffrire terribilmente. Non c’era più speranza.”

Napoleone “e Don Filippo?”

Paolo “dev’esserci stato qualche screzio tra lui e nostro padre…quando m’incontrava era sempre gentile e affabile…ma non è venuto neanche al matrimonio tra me e Vittoria…”

Napoleone “ e i Mandrogni?”

Paolo “chiedono spesso di te…e il Reverendo? Sono così contento di averti qui…Reverendo…”

Napoleone sorride.

Paolo “lo abbiamo chiamato Napoleone come te il bambino…lo chiamiamo Leone perché il nome è lungo…ma è stato battezzato Napoleone…pensavamo fossi morto. È uscito anche quel maledetto tarocco al Marchesotti, il tarocco XIII. La morte…”

Napoleone “Leone…”

Paolo “è forte e robusto…ti assomiglia tanto, ha i tuoi capelli e il tuo viso…evidentemente dev’esserci stato nella nostra famiglia un antenato del vostro tipo.”

Napoleone sembra pensieroso.

Paolo “ha un carattere molto difficile, non riusciamo a domarlo anche se ha solo dodici anni…abbiamo dovuto mandarlo da suo nonno…il Raimondi ha ancora una buona tempra…”

Napoleone “dovrò tornare domani stesso a Genova…c’è bisogno di me…c’è  un ragazzo, il figlio del sacrestano, è sotto la mia protezione…lo aiuto, è timido ma buono, ha solo vent’anni…si chiama Memmo, Guglielmo Artuffo.”

Paolo “capisco ma torna presto…”

Napoleone sembra turbato.

Paolo esce di scena. Napoleone resta solo.

Napoleone “Forse anche Leone, il figlio di Vittoria ha bisogno di aiuto…non l’ho mai veduto…si chiama Napoleone…Signore sia fatta la tua volontà…”.

Esce di scena anche Napoleone.

Si accende il video proiettore: “Don Filippo è sdraiato a letto, vecchio e stanco. Napoleone è chinato su di lui, lo abbraccia piangendo. Scena muta.”

La scena è vuota, solo voci fuori campo.

Voce off Napoleone “le ho dato conforto…è una povera donna….”

Voce off estranea “Devo usare prudenza caro Don Montecucco…”

Napoleone “prudenza verso di chi?”

Voce off “il figlio di quella donna è accusato di essere affiliato alla congiura del 1833…prudenza soprattutto verso sé stesso…quella donna è sempre sorvegliata dalla polizia…lei mi capisce?”

Napoleone “no.”

Voce off estranea “la prudenza deve insegnare a pensare a tutte le cose anche le più impensate…”

Voce off Napoleone “per esempio ch’io possa essere politicamente sospettato?”

Voce off estranea “che dice? Perché mai?

Napoleone “per i miei precedenti politici.”

Entrano in scena Napoleone e il canonico Cambiaso, un uomo sottile e distinto.

Canonico Cambiaso “lei non ha bisogno di giustificarsi Don Montecucco…”

Napoleone “io capisco che il mio passato…”

Canonico Cambiaso “non ne parli…la prego…”

Napoleone “penso solo che ora ci siano circostanze politiche più gravi di quelle del mio passato…”

Canonico Cambiaso “ci sono cambiamenti pericolosi…”

Napoleone “ma come mi ha detto una volta qualcuno…il mondo cammina…”

Canonico Cambiaso “non bisogna farlo camminare troppo in fretta però…”

Napoleone “Sono contento di parlare con voi…”

Canonico Cambiaso “contate sempre sulla mia amicizia.”

I due si stringono le mani.

Escono di scena.

Si accende il videoproiettore: “Napoleone di fianco ad un letto d’ospedale, steso il marchese canonico Cambiase, lo guarda.

Canonico Cambiaso “ti aspettavo…”

Napoleone, risponde al tu “anche tu…”

Canonico “credevi forse che fossi diverso dagli altri?il Signore mi ha concesso tanto tempo…”

Napoleone “ma perché sei qui e non a casa?”

Canonico Cambiaso “la casa è pei vivi, non pensi anche tu che gli angeli del Signore scendano più volentieri qui che non nei palazzi sontuosi?”

Napoleone “perché non mi hai fatto venire subito?”

Canonico “non volevo distrarti dal tuo lavoro cristiano ma ora ho bisogno di te…vuoi confessarmi?”

La videoproiezione si spegne.

SCENA IX

Paolo cammina avanti e indietro, sembra agitato.

Paolo “sei diventato canonico e hai avuto il colera abbiamo avuto paura di perderti”

Entra stanco anche Napoleone “sono conciato male ma devo pregare per tutti quelli che non hanno avuto la grazia, il canonico Orengo, il canonico Cambiaso e tanti altri…”

Paolo “sarai tu il suo successore…l’eco delle tue prediche arriva sin qui…Pierina ne è così fiera…e anche io, da quando è nata Aspasia aspettavamo la tua visita…”

Napoleone “Aspasia…che scelta particolare di nome… e Leone ha ormai quindici anni vero?”

Paolo “è indomabile e selvaggio…”

Napoleone, mette una mano in tasca e tira fuori una pistola, è la pistola di Isidore, la accarezza e la mostra a Paolo, la voce è emozionata “l’ho trovata nel mobile scuro…bisogna conservarla Paolo, era di ufficiale di Napoleone I che ha combattuto a Marengo. L’imperatore avrebbe dovuto serbargli molta riconoscenza, forse la vittoria che ha deciso le sorti della guerra l’ha dovuta a lui…”

Paolo rimane in silenzio. Sembra indifferente.

Napoleone “voglio passare un po’ di tempo con Leone…cosa ne pensi se lo portassi con me un po’ a Genova, mi pare che stia bene con me…”

Paolo “è molto orgoglioso di te e del fatto che i mandrogni ti rispettino così tanto…”

Napoleone sorride.

Napoleone “mi occuperò volentieri della sua educazione e dei suoi studi…lo farò sgobbare alle Scuole Pie, vedrai starà bene…”

Paolo annuisce sembra indifferente.

Escono entrambi di scena.

Videoproiezione si accende “1842”

Rientra in scena Napoleone: “non sono in grado, in questi anni Leone è peggiorato, risse, sofferenze, non finirà la scuola di Retorica, un arresto per tafferuglio, mostra solo aggressività e litigiosità…io non so che fare Signore? Si è fatto arrestare e io non riesco a fare niente…farlo tornare al Cucco è l’unica soluzione che ho trovato. Paolo continua a fare figli dopo Aspasia ed Eleonora, è nato un altro piccolo, forse qui Leone potrà trovare pace…Genova con tutto quello che succede e con il Cav.Luciani e l’antipatia che prova per me non è più un buon posto per lui…forse non lo è mai stato…il mondo cammina…ma bisogna saperlo far camminare…”

Entra in scena anche Paolo.

Paolo “pensavo di chiamarlo Giovacchino…”

Napoleone contrae il viso un istante “perché non lo chiami come il nonno? Nessuno di noi ha preso il suo nome ed è a lui che dobbiamo la nostra fortuna…”

Paolo sorride “Policleto…”

Napoleone “come va con Leone? Si è riambientato?”

Paolo “non va bene…”

I due si allontanano.

Videoproiezione “1846.  Interno Duomo di San Lorenzo.

Si vede solo il pulpito vuoto. Voci che arrivano dalle panche, “si sa che è liberale ma anche riservato e prudente…”

“il Cav. Luciani non ha simpatia per lui, ma è anche spaventato da questo predica”

“non arriva a quanto pare anche il Montecucco ha paura”

“è un prete e dei preti non ci si può fidare, non è così facile esprimere le proprie idee dal pulpito…”

“La Curia gli avrà chiuso la bocca…”

“c’è tutta Genova, hai visto?”

“il fior fiore degli intellettuali…”

All’improvviso sul pulpito sale lentamente Napoleone, apre il libro del Vangelo.

“Ogni dottore ammaestrato nel regno dei cieli è simile ad un padre di famiglia che sa cavar fuori da ciò che possiede cose nuove e cose vecchie”PAUSA “L’eccesso delle passioni ha generato in ogni secolo la disgrazia persino di alcune parole. Nel secolo nostro la parola Progresso la è appunto di questo numero, una: a lei toccarono in sorte grandi fortune e grandi sventure…” …”il vero problema, qual sia per veramente progredire la via più sicura. Signori voi ben vedete in quale aspro sentiero io ponga il piede; io sono per parlare dei tempi che corrono, e le mie parole non stanno nel tempio vanno nel mondo e il mondo prudente non è…cauto io esporrò le cose e non giudicherò, voi giudicherete. Ut prudentibus loquor vos ipsi iudicate. Il progresso non può sussistere se non nel perfezionamento degli individui. Nulla che di progresso possa aver nome potrà essere raggiunto senza amore. Solo quando uno uguale si senta e sia del suo fratello pi vicino o lontano, solamente quando tutti leghi ed avvinca un ideal solo, noi saremo uniti. Ma il mezzo, il come mi chiederete? Io vel dicevo dal principio, le mie parole non stanno nel tempio ma vanno nel mondo e il mondo prudente non è. Io ve lo indicherò cionulladimeno il mezzo, ma con un paragone. Osservaste mai voi l’arguto passero? Oh lo scaltro augelletto ch’egli è mai desso! Par sempliciotto qual colomba, ha però due occhi di serpente, sta nelle piazze e nelle vie sempre festoso ma sempre in guardia, sempre attento e sempre accorto”…”ora udite: nella pubblica via egli ha scorto un sol gran di biada. Chi va, chi viene…ma egli coglie l’istante, scende e becca e se lo sbietta in meno che non si dica. È già sul tetto e ciancia e canta più lieto di prima. Ut prudenti bus loquor vos ipsi iudicate. “

Napoleone chiude il vangelo. Silenzio che sembra preludere un applauso.

Voci dalle panche “non gli si può dir niente, è proprio forte.”

“è forte.”

Si spegne la videoproiezione.

SCENA X

Napoleone è solo in scena “non è un ragazzo forte, è buono e mi ha sempre portato una sensazione gradevole. I suoi tratti nonostante i trenta anni si sono mantenuti infantili, pudici e nonostante l’eredità ricevuta dopo la morte del padre, è sempre rimasto sacrestano…lo amavo e lo volevo con me, capivo che ne aveva bisogno, gli avevo affidato la copiatura in bella calligrafia delle mie prediche…ella biblioteca, al cucco e non avevo capito subito…ma il suo interesse per Marietta, l’esuberante serva del Cucco, lui non lo ammetteva neanche a sé stesso…se n’era accorto Leone, che ne aveva fatto un motivo di divertimento…Leone era così diverso da Memmo eppure io sono riuscito a sbagliare con entrambi…Leone faceva i suoi comodi, “sente l’odore di una porcata lontano un miglio…”Mario lo diceva sempre di lui…”

Voci fuori campo: voce di Leone alterata dal vino “Su Marietta  devi insegnare a Memmo come si fa l’amore…non vedi che non lo sa ancora!”

Risata sguaiata femminile in sottofondo.

Voce off di Leone “non ti mollo se non lo baci!”

Voce di Mario Marchesotti “quel ragazzo è ubriaco, bisogna farlo star quieto…ci sono le bambine, Aspasia ed Eleonora…”

Leone voce off “tutti a dormire! Tutti a dormire! Vieni con me Marietta”

Risate sguaiate in sottofondo.

Terminano le voci fuori campo, riprende a parlare Napoleone.

Napoleone “se solo avessi saputo cosa era accaduto quella notte e quanto era stata malvagia Pierina…li aveva trovati subito la mattina a letto insieme Leone e Marietta e aveva mandato via Marietta e convinto il povero ignaro Memmo a sposarla appena saputo che era incinta di quel disgraziato…povero Memmo, io che quando sono tornato l’ho pure ringraziato per l’ospitalità a Memmo, mi sono congratulato per la notizia del fidanzamento, non ho capito niente…e Leone era sempre più selvatico, sempre più inquieto, sempre più abbandonato a sé stesso e ai suoi istinti…se solo avessi saputo…avrei dovuto sapere…domine, non eram dignus…domine non sum dignus…non ho saputo ubbidire al mio dovere…non ho saputo occuparmi di lui, non ho saputo compiere il mio dovere…Dio mi ha abbandonato…e Memmo il mio protetto, il ragazzo a cui credevo di aver dato ogni bene, dopo il suo matrimonio per qualche mese mi ha dato sue notizie, entusiasto per la futura paternità, non avevo capito neanche a quel punto…poi non ne ho saputo più niente finchè non mi sono giunte le prime voci…

VOCE OFF ESTRANEA “è un po’ di cattivo umore dopo la nascita del figlio…sapete gli è venuto al mondo un ragazzone di quattro chili dopo cinque mesi e mezzo di matrimonio, bello e con i capelli rossi, e per quanto il buon Memmo sia la persona più angelica del mondo e la meno pratica a queste cose, gli è sorto qualche sospetto; tanto più che egli si era condotto con la fidanzata in modo casto e puro, prima delle nozze, si fosse almeno preso qualche licenza, ora avrebbe il cuore in pace!”

Napoleone “i capelli rossi, Marietta, Pierina e Leone…Memmo sicuramente crede che io sia a conoscenza dell’inganno e sia stato complice, il furbo canonico per scagionare le conseguenze del fallo del nipote, aveva fatto al chierichetto il regalo della fidanzata! Ecco perché è sparito…povero Memmo! E la mia reazione è stata di nuovo di un uomo senza Dio, la scenata violenta che ho fatto a Pierina, Paolo e Leone, ecco il vecchio Napoleone che è tornato! Dio non mi ha perdonato e mi ha punito, io non ho saputo salvare l’anima che mi era stata affidata, Leone e Leone è finito atrocemente, morto di morte violenta”

VOCE OFF DI PAOLO “aveva la testa spaccata, dev’essere caduto a capofitto su una pietra tagliente, dev’essere morto sul colpo, forse senza soffrire…quella notte aveva giocato a Tarocchi con i Mandrogni…”

Napoleone “disgrazia o delitto? E se si tratta di delitto di mezzo sicuramente c’è una donna…e sicuramente una donna del Cucco, Maìn, la moglie del figlio di Mario Marchesotti, la donna di un Mandrogno, la moglie di Cesco…c’era qualcosa d’infido nelle sue movenze…qualcosa di ambiguo nel modo in cui Leone la guardava…non sum dignus domine…Leone aveva trascorso la sera dai Marchesotti a giocare a Tarocchi, nessuno aveva notato niente di anormale, verso le undici era rientrato in casa, e fumato la pipa davanti al focolare acceso, avevo detto alle serve di coricarsi che lui sarebbe uscito con il cane a mezzanotte per andare a caccia lontano…la cuoca destatosi verso le due per l’uragano, si era chiesta se il padroncino fosse ancora fuori con quel tempaccio…la camera di Leone era aperta e il letto intatto…

VOCE OFF FEMMINILE “povero signorino, chissà se avrà trovato dove ripararsi?”

VOCE OFF MASCHILE “Pensate Monsignore, sono forse l’ultima persona che l’ha veduto, perché l’ho accompagnato io sulla mia carretta fino al bivio del Lastrico…era solo, col cane e col fucile, l’ho caricato e dato che io andavo a Vignole e lui mi ha detto che doveva andare al Lagoscuro, l’ho lasciato al bivio del Lastrico…ma no Monsignore non era affatto mezzanotte, era l’alba, aveva sonno…l’ho raccolto a casa, al Cucco, ma non era affatto bagnato per l’acquazzone, era perfettamente asciutto…”

Napoleone “all’alba, asciuttto…ma non ha dormito in camera sua quella notte, però usciva dalla Corte alle sei…dov’ha dormito?

Non sum dignus domine…da Maìn ecco dove, Cesco non c’era quella notte e il loro piccolo alloggio ha un’entrata indipendente dalla corte…LA VOCE GLI TREMA…forse qualcuno dei Marchesotti ha saputo o ha sospettato? Cesco e Beppe erano assenti ma il vecchio Andrea e Mario…Mario…Mario dormiva abitualmente nel fienile e difficilmente gli può essere sfuggito chi attraversa la corte…Mario…è taciturno e chiuso in questi giorni…Mario ha avuto precedenti di violenza nel suo passato e per una questione d’onore è certamente capace di trascendere…ma a cosa servirebbe rendere pubblico lo scandalo? A cosa frutterebbe un’inchiesta quasi certamente inutile?

La verità è una sola, come sia andata la morte di Leone, c’è un solo vero colpevole di quella triste vita e sono io…non ho saputo aiutare un’anima che mi era destinata, non ho saputo salvare Vittoria da una morte disperata e Memmo da un’umiliante sorte…sono maledetto, sono nato da un adulterio e non dalla volontà di Dio ma dal peccato dell’uomo e non ne sarò mai redento e lo stesso è successo a Leone, concepito anche lui nel peccato, nel mio peccato e ora un altro bambino è nato dai capelli rossi e anche Maìn porta in seno il frutto della maledizione! La maledizione di tutta la discendenza, la dannazione su tutta la schiatta dai capelli rossi! Una dannazione invincibile!URLANDO.” 

Napoleone si siede a terra e scoppia in singhiozzi…pian piano si calma.

“Ma Dio non abbandona mai…posso fare solo una cosa passare il resto della mia vita ad espiare, annientarmi, vivere solo per dare…”

VOCE OFF DI BAMBINO “zio…”

NAPOLEONE “eccomi piccolo Policleto, arrivo…”

Napoleone esce di scena.

Rientrano in scena Polo, Alvise e Paoletta, sembrano provati, Polo ha in mano la pistola di Isidore e Alvise le carte, Paoletta fuma una sigaretta.

PAOLETTA “uno dei beneficiari del testamento di papà è proprio Andrea Marchesotti, il Dria, il figlio di Maìn, è nato con quel ciuffo di capelli rossi e la paternità di Cesco è stata subito messa in discussione da tutti…ma sottovoce…almeno così mi è stato raccontato…”

POLO “l’altra pistola deve averla ancora un mandrogno…”

ALVISE “ora la scultura di Napoleone è più chiara, e anche la base con il dorso dei tre libri e l’incisione “LAVORO, PROGRESSO E ESPIAZIONE”

Polo “le sue prediche più famose…”

Paoletta inizia a camminare silenziosa, Polo e Alvise la seguono. Lo stesso fa il pubblico.

ATTO III. TAPPA III.

Polo e Alvise si fermano, Paoletta li guarda.

Polo “mi ricordo le nostri estati alla Pietra…si parlava spesso di zia Aspasia…”

Alvise “tutti dicevano gran bella donna…ma a me è sempre sembrata più bella nonna Eleonora, più dolce…”

Paoletta  appare pensierosa.

Polo “c’era ancora dopo cinquant’anni eco del suo matrimonio con Agostino Baventore…”

Paoletta continua a fumare.

Alvise “nonno Pietro ce ne parlava sempre, lo riempivamo di domande…”

VOCI OFF DI BAMBINI “ha tante perle vero?”, “e a Roma abita in un palazzo non è vero?”, “e ha carrozze e cavalli vero nonno?”, “perché la zia Aspasia è più ricca della nonna?”

VOCE OFF PIETRO ALMORò “c’è una certa differenza bambini tra me che sono un professore e Agostino Baventore che fa l’onorevole…io preferisco passare il mio tempo a studiare le piante, i fiori e gli animali…guardate qui questa è una mantide religiosa…”

VOCE OFF BAMBINO “viene anche Filiberto?”

VOCE OFF NONNO “no viene solo la zia.”

VOCE OFF BAMBINO “ non può venire è ammalato…”

VOCE OFF NONNO “ammalato? No, sta benissimo…”

VOCE OFF BAMBINA “lo so anch’io che è ammalato. È proprio ammalato e cafone”

VOCE OFF NONNO (MERAVIGLIATA) “chi vi ha detto questo?”

VOCE OFF BAMBINA “papà, ha detto che era un cafone”

VOCE OFF NONNO (RIDENDO) “cafone non vuol dire ammalato, vuol dire poco educato, rozzo ma forse vostro padre non parlava di lui.”

VOCE OFF BAMBINA “sì, sì parlava proprio di lui…”

VOCE OFF BAMBINO “è proprio cafone perché litiga con Paoletta!”

VOCE OFF NONNO (STUPITA) “e voi cosa ne sapete che litiga con Paoletta?”

VOCE OFF BAMBINO “daì nonno che lo sai anche tu…la zia Aspasia litiga con quelli del Cucco per Paoletta e Filiberto.”

VOCE OFF BAMBINA “nonno cosa vuol dire impotente?”

VOCE OFF NONNO (IN DIFFICOLTA)’ “Si dice impotente quando non si sa fare qualcosa…se ti sbucci un piede sei impotente a camminare…”

Voce off bambino “che cosa non sa fare Filiberto?”

VOCE OFF NONNO “Filiberto?”

VOCE BAMBINA “zio Napoleone ha detto che Filiberto è impotente…”

VOCE OFF BAMBINO “è vero che è impotente nonno?”

VOCE OFF BAMBINA(NICOLETTA)”chi ha la faccia da impotente è impotente…”

FINE VOCI OFF.

Paoletta guarda Polo e Alvise.

Paoletta “quel giorno era venuta per convincere mio padre a risolvere le cose, a convincermi a lasciar perdere, a cercare una soluzione per non umiliare ulteriormente suo figlio…”

Polo “che è successo esattamente? In famiglia si è parlato della tua separazione da Filiberto, ma noi non abbiamo mai capito bene…”

Paoletta “dopo Filiberto sono stata felice…per poco ma sono stata felice…”

Alvise “che vuoi dire?”

Paoletta “è da zia Aspasia che inizia la mia storia, da prima che io nascessi, dal suo matrimonio con Agostino Baventore…dalla sua decisione di farmi sposare Filiberto e dalla mia debolezza nel farlo…il suo era stato un matrimonio basato sulla collaborazione pratica e sulla reciproca ambizione, Agostino era in rapporti con Cavour, era destinato a una carriera politica, la zia trovava le sue distrazioni…anche dopo l’attacco apoplettico di Agostino ha avuto l’ultima figlia, Umbertina, con i capelli rossi…”

Polo “Umbertina è tra i beneficiari del testamento di zio Policleto…”

Paoletta sorride annuendo.

Paoletta “ma non è stata fortunata la zia Aspasia, Umbertina non l’ha mai amata, era violenta, capricciosa e alla fine si è anche fatta suora….inaspettatamente… ma non è solo questo, ha avuto altri dolori tutti i suoi nipotini figlie della altre sue figlie sono morti…desiderava solo un nipotino e sperava in un figlio di Filiberto…di Filiberto e mio…”

Alvise “Agostino, anche lui è tra i beneficiari…”

Paoletta “ma non è così semplice…niente lo è stato nella mia vita…”

Alvise “e poi c’è Stefano Cadeo, era il tuo avvocato nella causa di separazione vero?”

Paoletta annuisce malinconica.

Paoletta “non è così semplice…hanno deciso loro, mio padre e Aspasia del mio matrimonio, mi è crollato il mondo addosso ma non ho avuto la forza di ribellarmi…soprattutto a zia Aspasia…”

VOCE OFF POLICLETO “tua zia Aspasia ed io abbiamo deciso…”

Paoletta “la zia Eleonora ha provato a piegare la loro dura volontà…poi ha tentato di consolarmi…sperava che sarebbe stato come per Aspasia, forse avrebbe desiderato un altro tipo di marito ma alla fine era stata felice ma io non ero come lei e Filiberto era peggio di Agostino…era un uomo meschino, crudele e…la sua incapacità lo rendeva ancora più pavido e meschino…”

Alvise sorride “aveva ragione Nicoletta chi ha la faccia da impotente è…”

Polo lo zittisce con sguardo, Paoletta sembra non ascoltarli più, persa nei suoi ricordi e nella sua sofferenza.

Paoletta “passavano gli anni e aumentavano le meschinità, se mi mettevo un vestito nuovo mi umiliava “cara per quel genere di toilettes ci vogliono sale e pepe e tu non hai nessuna delle due…”, non avevamo mai consumato quel matrimonio eppure eravamo sposati …mia suocera, la zia Aspasia viveva nell’attesa del lieto evento, possibile che non sapesse la verità su suo figlio?è stato un vecchio amico l’avvocato Del Grillo a farmi capire che le cose non potevano continuare, sottilmente “forse se aveste avuto un figlio…”dalla mia espressione ha subito capito l’insospettata anormalità, “Paoletta bisogna che lei ne parli a suo padre…”, non ho avuto il coraggio di confidargli quanto poco mi avrebbe compresa mio padre…Policleto che da piccolo aveva avuto in casa e accanto lo zio Napoleone, era sempre stato considerato fragile di salute e piccolo e ora era così duro e freddo…mi sono confidata con l’Abate…”

VIDEOPROIEZIONE: 1898

APPARE IN VIDEO UN UOMO VECCHIO E CANUTO, L’ ABATE” Ho inteso male figliola o sei sposata da quattro anni?”

Paoletta risponde dal vivo guardando il video, come se presente e passato si scindessero…”Da quattro anni Monsignore Abate…”

ABATE DAL VIDEO (sospirando)“Dio togliendoti le possibilità di ricevere le giuste gioie del matrimonio, ti ha designato ad una sorte di sacrificio, se tu chinerai il capo alla sua Santa volontà, Egli terrà conto della tua umiltà e della tua obbedienza come di gran merito. Ma se di questo non ti senti capace, se ti rivolgerai alla Sua giustizia e a quella degli uomini e chiederai con onestà che il caso sia esaminato, e accetterai il verdetto qualunque esso sia, tu non commetterai peccato figliuola perché questo è tuo diritto. Per prima cosa parlane a tuo padre…”

SI SPEGNE LA VIDEOPROIEZIONE.

Paoletta” ero felice, ero sollevata e avevo deciso di parlarne a mio padre, forse per la prima volta speravo nella sua comprensione…ero un illusa…”

VOCE OFF POLICLETO (risuona come un eco)“e con questo?”

Paoletta “il mondo mi è crollato addosso…ho provato a ribattere ma inutilmente…”

POLICLETO VOCE OFF (effetto eco)“e l’onore della famiglia? Vuoi essere il disonore della casa? Non pensi che stai sputando in faccia alla fortuna che hai avuto?”

Paoletta “ero rientrata nella mia vita grigia, ma avevo persone nuove vicino, il vecchio Del Grillo cercava di starmi vicino e molti altri amici mi facevano sentire il loro affetto…nascevano così i giovedì di Sant’Evasio, che diventarono i giovedì intellettuali di Casale, pochi e scelti habitués, si parlava di letteratura e arte…ma Filiberto ne era infastidito e si mostrava sempre più meschino…ma ne restava fuori, nessuno sapeva del nostro problema tranne Del Grillo…io continuavo la mia vita, come riuscivo e tutto era grigio finchè(Paoletta ora sembra emozionata e intimidita)…finchè non ho trovato l’amore, quello vero e senza eguali…sono stata travolta e mi sono fatta travolgere…così che è arrivata anche la maternità e ho temuto e sperato, ora tutto crolla pensavo, avevo paura ma anche speranza di essere libera finalmente…ma Filiberto non ha battuto ciglio, ha sorriso con disprezzo, c’era da aspettarselo, mi ha detto così, guardandomi…e poi è arrivata la lettera piena di felicità e di commozione di Aspasia..era improvvisamente meno dura, era…era una nonna…ero intrappolata e non sarei mai stata libera…ero diventata con la mia gravidanza un alibi per Filiberto, nessuno avrebbe più messo in dubbio niente…ero in trappola…e le cose peggioravano la mia gravidanza era in pericolo ma il piccolo nacque… ”

VOCE OFF FILIBERTO “si chiamerà Agostino, sono stato a dichiararlo stamattina, Agostino come mio padre…”

Paoletta (tremando) “Filiberto agli occhi di tutti era diventato padre…ero in trappola…era iniziato un tormento per me…ero ignorata e preda delle sue meschinità, avevo solo Tino, che cresceva con i capelli rossi e era il simbolo del mio amore…”

Polo (sottovoce) “come Rosina e Napoleone…”

Alvise lo zittisce e sorride a Paoletta.

Alvise “ma Paoletta si è ribellata, questo è un nuovo secolo…”

Paoletta sorride riconoscente.

Paoletta “forse è un caso ma la mia ribellione interiore è diventata azione proprio all’inizio del secolo era il 18 dicembre 1902 e me ne sono andata da quella casa…era un giovedì”

SI ACCENDE LA VIDEOPROIEZIONE:

In video compare prima una scritta: 18 dicembre 1902.GIOVEDì.

In un elegante stanza ci sono Paoletta più giovane e un uomo piuttosto brutto e curvo su sé stesso, Filiberto Baventore.

Filiberto “questa sera se non sbaglio è uno dei tuoi giovedì intellettuali?”

Paoletta “Ebbene?”

Filiberto “mi farai il piacere di dire ai tuoi amici che io non ho nessun desiderio che queste riunioni continuino…”

Paoletta (stupita) “ti danno poca noia mi pare, non ci sei mai…”

Filiberto “appunto, perché io non ho nessuna passione per la poesia e detesto la musica e questa sino a prova contraria è casa mia e voglio viverci come mi fa comodo…Desidero per questo che sia l’ultimo giovedì.”

E senza aspettare risposta Filiberto esce dalla stanza.

Paoletta resta un attimo perplessa, poi a voce alta. “non ne posso più.”

FINE VIDEOPROIEZIONE

Paoletta “ ma ancora non avevo deciso, è stata la lettera che mi è giunta poco dopo da Del Grillo a farmi decidere finalmente”

Paoletta tira fuori una lettera, usurata e legge.

Gentile e cara Signora Paoletta, proprio mentre stavo per muovere alla volta della Sua casa tanto ospitale e accogliente, Suo marito mi reca notizia del lieve malore che l’ha colta e che mi interdice di venire da lei. Ne sono dolentissimo prima e soprattutto per lei…alla quale auguro che sia una cosa passeggera e lieve, e poi per me che perdo la possibilità di questa simpatica riunione. Provvedo io stesso-come Suo marito me ne prega- ad avvertire gli altri.”

Le mani di Paoletta tremavano.

Paoletta “ è in quel momento che ho deciso me ne sarei andata e non sarei tornata mai più…è iniziata la battaglia e la posta in gioco era per Aspasia, Tino, il mio bambino…Filiberto era nelle sue mani e lei aveva appena perso Umbertina, la figlia più piccola, quella dai capelli rossi e il carattere ostile, quella che le aveva appena comunicato con una lettera che sarebbe entrata in convento…ora le restava solo il nipotino e non poteva perderlo a nessun costo…per questo quel pomeriggio che voi ricordate si era recata alla Pietra per convincere mio padre a smorzare tutto ma era tardi, ormai era entrato in gioco l’orgoglio anche per mio padre…ma Filiberto pensava che sarei tornata e non ha fatto nulla…io comunque aveva ottenuto Tino per tutto il tempo della causa e mi ero trasferita dal Cucco a Torino da mio fratello Pierpaolo…e avevo cambiato avvocato…”

Polo la guarda “Stefano Cadeo?”

Paoletta annuisce.

Parte la videoproiezione: in video Filiberto e una bella donna sui sessant’anni, Aspasia Baventore.

Aspasia “chi è questo Stefano Cadeo?”

Filiberto “era un nostro amico!”

Aspasia “un vostro amico?”

Filiberto “ma sì uno degli assidui frequentatori dei giovedì di Paoletta…è stato ospite molte volte…un mezzo pazzo dannunziano, amante della musica e della poesia…uno che si è riscattato con la carriera d’avvocato, un illegittimo, figlio di una certa Marietta e di padre sconosciuto e cresciuto tra i preti…con dei fastidiosi capelli rossi…era uno degli intimi qui…”

Aspasia “è un bravo avvocato?”

Filiberto “sì molto battagliero…”

Aspasia “doppia necessità di non restare con le mani in mano allora…ma non comprendi che la posta di questa battaglia è Tino? Tuo figlio?”

Filiberto sussurra “mio figlio…”

FINE VIDEOPROIEZIONE.

Polo guarda Alvise “Stefano Cadeo è figlio di una Marietta e ha i capelli rossi…”

Alvise annuisce e fa segna di tacere…Paoletta li ginora e continua nel racconto.

Paoletta “Stefano Cadeo, era interessante, così lo definivano, non bello, era più alto della media e a Casale lo soprannominavano “il moschettiere in borghese”…aveva un’indemoniata capigliatura rossa, spesso in disordine, una mente solida e colta e la risposta sempre pronta..era un grande avvocato…rifiutava le cause che non gli piacevano…e sapeva rispondere alle meschinità… il contrario di Filiberto.”

VOCE OFF ESTRENA “Avvocato Cadeo! Almeno io so chi mi ha messo al mondo!”

VOCE OFF STEFANO CADEO “E me ne condolgo grandemente con lei…la sua posizione sarebbe molto più invidiabile se come me ella potesse almeno ignorare chi fu suo padre…”

Paoletta sorride “si era roso le mani quando in tribunale aveva sentito De Andreis difendermi alla meno peggio…”

VOCE OFF STEFANO CADEO “Basta questa causa ora la guido io, Paoletta, a qualunque rischio. Sino in fondo. E più in là.”

Paoletta “ e più in là…e la prima parte della causa è stata nostra ma poi…Aspasia aveva fatto sentire la sua influenza, si era recata a Roma e dopo aver parlato con qualcuno…”

PARTE LA VIDEOPROIEZIONE: 1903.

Paoletta e un uomo affascinante con i capelli rossi, Stefano Cadeo.

Stefano la guarda, “Il decreto sarà pubblicato domani mattina. Ti ordina di riconsegnare Tino a tuo marito per tutta la durata dell’appello.”

Paoletta scoppia a piangere. Lo guarda “quando?”

Stefano Cadeo “Entro tre giorni dalla notificazione. Cercheranno di accelerare, naturalmente. Penso che notificheranno domani stesso.”

Paoletta“e se non lo consegno?”

Stefano “possono eseguire il decreto.”

Paoletta “ossia?”

Stefano “venire a prendere Tino…”

Paoletta “con la forza?”

Stefano “assistiti dalla forza pubblica…”

Paoletta “non lo do…a nessun costo…è mio.” PAUSA “cosa puoi avvenire se sparisco con lui?”

Stefano “quanto tempo potrai restare nascosta, due mesi? Sei mesi?”

Paoletta “ma se nel frattempo finisce la causa e se io la vinco…”

Stefano “tu setessa non hai finito la frase Paoletta…la tua causa dopo questa sconfitta è una causa difficile…se tu ora ti ribelli al Magistrato, diventa ancora più difficile. Tu che finora non hai avuto accuse da parte di tuo marito passi dalla parte del torto con la fuga e i giudici saranno prevenuti su di te…”

Paoletta “quindi se rifiuto di obbedire la mia causa è perduta?”

Stefano “se rifiuti di obbedire la vittoria rimarrà estremamente difficile e se tu soccomberai anche in appello…”

Paoletta “lo so avrò due alternative o dare il bambino a loro o riprendere la mia vita con lui.” IMPROVVISAMENTE LA SUA VOCE SI ALZA E DIVENTA VIOLENTA “ma non si può gridare la verità ai giudici e al suo viso? Non si può dire a tutti che lui non ha alcun diritto su questo bambino perché non è suo? Dire a tutti che io non sono mai stata sua moglie e quindi lui lo sa che questo bambino non è suo?”

Stefano le si avvicina e le mette una mano sulla spalla. Lei continua a gridare.

Paoletta “ma sono dunque così infami le vostre leggi da stabilire che io non possa più, oggi, dichiarare che fra di noi non è mai esistito matrimonio, soltanto perché è nata questa creatura non sua?

Stefano “la legge non dice niente su questo Paoletta, e questo silenzio è difficile da varcare. Contro questo tuo diritto umano, morale, santo sono sorti con la nascita di Tino degli ostacoli quasi insormontabili”

Paoletta “ascoltami io non difendo me, difendo mio figlio. Non m’importa nulla di me. Che io sia bandita dal mondo e dalla società non m’importa. Voglio Tino, tu sai bene che quando doveva nascere io non avevo paura, se avessero dovuto scegliere tra la mia e la sua vita io non avevo dubbi, dovevano scegliere lui, ora io per me accetto qualunque rischio ma non do mio figlio ai Baventore. Alla mia felicità ho già rinunciato, ho sofferto, ho rinunciato a passare la mia vita con chi amavo davvero-lo guarda- ma a Tino e alla sua felicità non rinuncio.”

Lui la prende per le braccia e la guarda negli occhi.

Stefano “sei decisa?”

Paoletta “sì”

Stefano “anche contro il consiglio di tutti gli avvocati?”

Paoletta “anche contro il tuo se sei contrario.”

Stefano “di fronte alla sicurezza di perdere tutto, e di fronte alla sola probabilità, vaga e incerta di conservare Tino tu ti rifiuti ora di darlo?”

Paoletta “sì”

Stefano la tiene e la fissa “allora chiediamo tutto.”

Lei sorride, non capisce.

Stefano, emozionato, “tutto Paoletta, allora chiediamo tutto. Anche quello che tu dopo la nascita di Tino non hai forse più nessuna speranza di ottenere, la tua liberazione, l’annullamento di ogni vincolo. Buttiamo sul tavolo la verità intera: chiediamo tutto. Forse c’è una sottilissima speranza…se si spezza tutto crolla; ma se non si spezza sarà la libertà per te…e anche per me. Vuoi?”

Paoletta lo abbraccia, sorride con le lacrime e lo guarda “sì”

Si abbracciano forte, poi lei lo guarda di nuovo “Ma se riusciamo Tino si chiamerà con il tuo nome?”

FINE VIDEOPROIEZIONE.

Polo guarda Alvise. Paoletta sembra commossa.

Paoletta “è iniziata la fuga, tutti parlavano della mia fuga con Tino, nessuno però sapeva di me e Stefano.

VOCI OFF DA SALOTTO “certo che del marito lei non si era mai lamentata…”, “non credo avesse mai avuto nemmeno un amante”, “è strana allora questa causa di separazione…”, “è giusto che se ne sia andata e non è lecito che si tolga un bambino alla madre!”, “non è né logico né giusto che il padre resti senza il figlio per un capriccio della moglie!”

Paoletta “ho iniziato a sperare e a credere, non potevo rinunciare a Tino e sapevo che Stefano avrebbe fatto tutto quello che era possibile, per lui non era facile, continuare a stare a Casale e far finta di niente, simulare distacco…nel frattempo la zia Aspasia non perdeva tempo…non ne aveva mai perso in vita sua. Era tornata da mio padre…era preoccupata per la perizia che Stefano aveva richiesto su Filiberto, non ho mai capito se fosse più preoccupata per l’umiliazione del figlio o all’idea che davvero quel nipote che tanto desiderava non fosse suo…”

Polo, Alvise e Paoletta si spostano leggermente dalla scena, entrano in scena Policleto e Aspasia.

Aspasia “Policleto ti stupirai forse di vedermi qui…ma è nei momenti in cui sono in ballo il nome, il decoro e l’onore della famiglia che bisogna essere uniti e ricordarsi i vincoli che ci legano…noi siamo fratello e sorella…è necessario che ce lo ricordiamo.”

Policleto la guarda ironico “sarebbe opportuno stabilire chi se lo è dimenticato per primo.”

Aspasia “forse me lo merito…ma sono stata io dopo la morte di Agostino a tornare per prima e il matrimonio dei nostri figli è la prova del mio riavvicinamento”

Policleto “bel regalo quello!”

Aspasia, ignorando la provocazione, “quando quest’estate ci siamo incontrati alla Pietra avremmo dovuto trovare un punto d’incontro e anche adesso invece che rinfacciarci le colpe…”

Policleto la interrompe “mia figlia non ha nessuna colpa, tuo figlio stesso lo ha riconosciuto, non potendo sollevare su di lei la minima accusa…”

Aspasia “non credo che tu sia al corrente dei fatti nuovi…”

Policleto “non lo sono e non ho nessuna curiosità di esserlo…io non c’entro più nulla e non voglio più sapere nulla di quegli idioti dei nostri figli.”

Aspasia “non sai neanche della causa in appello e della fuga di Paoletta con Tino…”

Policleto “e per questo tu e tuo figlio ci avete mandato qui gli sbirri…in quel momento non ricordavi il nostro vincolo fraterno?”

Aspasia “questa è stata una sciocchezza della questura…era evidente che Paoletta non si sarebbe nascosta qui…troppo ovvio. PAUSA. Comunque sai cosa ha fatto Paoletta dopo la sua fuga?”

Policleto “no e non voglio saperne nulla.”

Aspasia “e invece sì, perché è in gioco il nome di tutta la famiglia…tua figlia sostiene che chiede l’annullamento perché il matrimonio non è mai stato consumato…apre un foglio…”il cavalier Baventore essendo effetto da impotenza coeundi et generandi, manifesta, perpetua, incurabile e sicuramente anteriore al matrimonio.” E allora Tino di chi è figlio? E tua figlia in questo caso come bisognerà chiamarla?” Aspasia perde il controllo e inizia a gridare. “è un’infamia! È un’infamia!” poi si riprende “possiamo accordarci, lasciarle per più tempo il bambino…lei non può vincere comunque…tanto vale che tutto torni come prima…d’altronde Tino è stato riconosciuto legalmente tre anni fa…”

Policleto “senti Aspasia io ho da fare…io non ho come te chi si occupa di tutto, non posso perdere tempo in colloqui inutili. Ti ho ascoltato per cortesia ma ora basta, ti ho già detto che non m’interesso di queste cose, mia figlia si è ribellata e ha fatto di testa sua. Faccia pure, a me non interessa, non muoverò un dito. Se vuoi rimanere a colazione dimmelo così faccio preparare perché casa mia non è come la tua dove tutto è pronto…ma parliamo d’altro…”

Aspasia si allontana “Grazie, non intendo disturbarti e distoglierti ulteriormente dalle tue occupazioni così importanti!” se ne va.

Policleto a sua volta si allontana “Arrivederci ”

Escono entrambi di scena.

Rientrano Paoletta, Polo e Alvise.

Paoletta “era la Bailotta il nostro rifugio…era cambiata ormai e si era ampliata…Stefano ci ha raggiunto a Natale, è stato il mio più bel Natale…aspettavamo ancora la discussione della causa…anche se avessimo ottenuto la perizia Filiberto e sua madre avrebbero cercato ogni cavillo e cercavano anche noi ovunque…avevano anche preso un investigatore da Roma…questo l’ho saputo dopo…Stefano ora era lì, con me e Tino, sembravamo quasi una famiglia…e Stefano aveva una sorpresa per me, per noi…ci ha fatto vestire e siamo saliti tutti e tre sul calessino…ero emozionata e felice…siamo arrivati al Tanaro e poi alle prime propaggini del Monferrato, Stefano sorrideva, io non capivo, poi abbiamo raggiunto un rustico…”

VOCE OFF PAOLETTA “dove mi conduci?”

VOCE OFF STEFANO CADEO “a casa…a casa nostra se vuoi…”

Paoletta “la casa si ergeva su di un poggio. Innanzi ad essa…era ancora da finire ma a me sembrava la casa più bella che avessi mai visto…”

VOCE OFF CADEO “è bello che possiamo finirla noi come vogliamo vero? Non è quasi nemmeno una casa ma può diventare la nostra se vuoi…la chiamano Mezzacà…”

VOCE OFF PAOLETTA “è un amore…”

FINE VOCI OFF.

Paoletta “avevo paura, paura che il sogno non si realizzasse ma ero felice…sono passate settimane e giorni difficili, anche il detective dei Baventore si era messo sulle nostre tracce ma Stefano era riuscito a depistarlo abilmente…aspettavamo ma ci avevano ormai concesso la perizia, ma Aspasia era sempre in agguato…e la gente cominciava a parlava forse a capire qualcosa…”

VOCE OFF DONNE: “ma se il marito è…come si dice…allora il figlio…”, “il suo avvocato è un bell’uomo…”, “non direi che si possa dire bello ma è uomo, veramente uomo.”, “in antitesi con il marito che…”, “Cadeo ha i capelli rossi e anche il figlio della Baventore…”, “ma sì non vedi che sono due gocce d’acqua!”

Paoletta “avevamo vinto, la prima fase l’avevamo vinta forse il sogno di libertà e di famiglia si stava realizzando e i giorni che passavo con Stefano e Tino alla Bailotta erano i più belli della mia vita…della nostra vita…se solo la perizia fosse andata come doveva andare. Trapelavano le prime notizie, era il 1904 aprile, la domanda di annullamento era stata giudicata ammissibile ora tutto dipendeva dalla perizia…sarei forse addirittura potuta diventare sua moglie…Tino avrebbe potuto prendere il suo nome…anche Aspasia sarebbe presto stata raggiunta dalla notizia…”

VIDEOPROIEZIONE.

Sala di casa di Aspasia, sedute una di fronte all’altra Aspasia e una suora dal cui velo esce un ciuffo di capelli rossi, è Umbertina Baventore, le raggiunge un uomo, l’avvocato di Aspasia, l’avvocato Rossi.

Aspasia indica Umbertina “mia figlia…ho appena saputo che la nostra raccomandazione non è andata a buon fine…la persona a cui era diretta è partita”

Avvocato “comunque signora Baventore il presidente è un magistrato incorruttibile…”

Aspasia “ma non si tratta di corrompere nessuno…”

Avvocato “comunque forse è tardi per…”

Aspasia “lei sa qualcosa?”

Avvocato, mentendo, “niente…”

Aspasia “ma se nel caso molto doloroso che la Corte confermasse la prima sentenza, il perito sarebbe confermato?”

Avvocato “sì d’altronde il Dott.Funari è il più accreditato fra i nostri medici e incorruttibile.”

Aspasia “e la perizia avrebbe luogo subito?”

Avvocato “Rapidamente.”

Aspasia “e se il perito declinasse il mandato?”

Avvocato “non credo sia possibile…il dottor Funari è…”

Aspasia “era un amico di mio marito…”

Umbertina ha un moto di nervosismo e si alza.

Aspasia la guarda “che succede?”

Umbertina “niente mamma…”si risiede

Aspasia “se declinasse guadagneremmo tempo vero? E magari si potrebbe arrivare a  discutere prima che la perizia sia depositata…”

Avvocato annuisce e salutando esce dalla sala.

Aspasia guarda Umbertina “che ti è preso?”

Umbertina “non guastiamo gli ultimi momenti insieme mamma…”

Aspasia “voglio saperlo…”

Umbertina “volevo tacere ma se proprio lo vuoi sapere, trovo il comportamento tuo e di Filiberto ripugnante…scusami ma non trovo altre parole.”

Aspasia “non abbiamo diritto di difenderci? Paoletta se ne è andata di casa…e ci ha infamato…ma tu sei una suora e non mi pare opportuno..”

Umbertina “a me non pare infamante, parliamone liberamente io non faccio parte di un ordine contemplativo e sono a contatto con ben altre brutture umane…e se non è vero perché evitare la perizia? Voi vi state muovendo per vie traverse e cavilli e questo lo trovo ripugnante…solo per paura. Se Paoletta mente voi avete il diritto di dimostrarlo ma se dice la verità ha il diritto di essere libera…”

Aspasia “ma io ho il diritto…”

Umbertina “tu mamma? Filiberto forse…ma tu…vuoi Tino mamma?”PAUSA Umbertina capisce di aver colto nel segno “Tino?”

Aspasia piange “non ho altri.”

Umbertina le prende la mano. “scusami…”

FINE VIDEOPROIEZIONE.

Paoletta “Alla fine Aspasia l’ha avuta vinta sul Dott. Funari…ha declinato la perizia…era ormai un anno che io e Tino eravamo fuggiti…eppure per qualche motivo si era sparsa la notizia del nostro nascondiglio alla Bailotta…credo l’abbia fatta trapelare proprio zia Celestina…”

Polo “la zia ammantata di nero…e come l’ha saputo…”

Paoletta “Pino cacciava con il Dria, Andrea Marchesotti e pare che tra loro ci sia stato uno scambio di notizie…i mandrogni erano sapevano di noi…alcuni erano amici di Stefano ma non il Marchesotti…”

Polo “un altro dei beneficiari…di zio Policleto…”

Paoletta “era detto il Barbarossa per i capelli rossi ed era figlio di Maìn e Cesco…”

Alvise “o di Leone…”

Paoletta “si è sempre detto che tra il Dria e Aspasia ci fosse stato…”

Polo “Umbertina…”

Paoletta annuisce.

Paoletta “il Dria odiava Stefano…erano entrambi bastardi…ma a lui era andata peggio, Stefano era cresciuto tra i preti e aveva potuto studiare, mentre lui era rimasto lì…finchè non l’hanno cacciato anche dal Cucco…insomma lui ha detto a Pino che eravamo nascosti alla Bailotta…almeno credo che le cose siano andate così…comunque noi ci eravamo già spostati a Mezzacà quando la voce si è diffusa…inconsapevoli del rischio…fortunati…per così dire…”

Alvise “ma se il Dria è figlio di Maìn e Stefano Cadeo di Marietta, entrambi potrebbero essere figli di…”

Polo “di Leone…l’imporrita pianta…”

Alvise “fratelli…”

Paoletta, come se non li ascoltasse, continua con i suoi pensieri, “Stefano si è confidato con Almorò, con vostro padre, ormai vedeva la vittoria lontana, la perizia era saltata, era disperato…provava le cose che avevo sempre provato io con lui, felicità e terrore”

VOCE OFF STEFANO CADEO “ho comprato una terra, una casa Almorò…sono stato guidato da una necessità irragionevole…ho agito prima della sentenza favorevole…avevo bisogno di qualcosa di tangibile per noi, mi capisci? Volevo costruire un mondo solo per noi e ormai questo mondo vive e ora sarà molto più dura…quando la sera arrivo là, in quel mondo, in quella casa e ci trovo quella donna che è stata sempre solo mia e nostro figlio che vivono una normalità assoluta, io provo insieme felicità e terrore…terrore che tutto possa finire…che quel nostro mondo possa crollare…e ora che Filiberto ha rifiutato di sottoporsi alla perizia…ora che tutto sembra perduto…perderò tutto…Tino e Paoletta…ora Filiberto chiederà la separazione per colpa e pretenderà Tino…ma né io né Paoletta sopravviveremo a questo…c’è solo una cosa che mi rimane da fare…”

PARTE LA VIDEOPROIEZIONE.

Stefano Cadeo e Filiberto sono nella sala di Filiberto, uno di fronte all’altro.

Stefano “Stamane mentre io ero alla Corte di Cassazione, lei è andato con un usciere e due carabinieri a una cascina in Fraschetta che si chiama Bailotta.”

Filiberto, turbato, “non sono andato per lei cercavo mia moglie e mio…figlio”

Stefano, ironico, “il suo viaggio era inutile perché non ha trovato né l’uno né l’altro…”

Filiberto “li troverò, non dubiti, li cercherò e li troverò.”

Stefano Cadeo “non occorre che lei li cerchi, sono entrambi a dieci chilometri da Alessandria in territorio di San Zeno tra Valenza e Sale in una casa di campagna che si chiama Mezza cà…”

Filiberto, sarcastico, “è venuto fin qui per dirmi questo…”

Stefano Cadeo, duro, “sono venuto per dirle che lì sono e lì rimarranno.”

Filiberto “no, nessuno può impedirmi di impossessarmi con qualunque mezzo …”

Stefano Cadeo, “di suo figlio?”

Filiberto si contrae “Questo colloquio non può continuare…”

Stefano “si sbaglia questo colloquio continuerà fino in fondo…avevo un mezzo per concluderlo ed era colpirimi e non l’ha fatto…”

Filiberto “Esca”

Stefano “lei sa benissimo che non uscirò finchè questa situazione non sarà risolta nell’unico modo possibile…lei ha tollerato quello che è stato detto, non si è avventato su di me, non mi ha smentito…perché sa che non mento…Tino non è, non può essere suo figlio.”

Filiberto “non ne ho bisogno dopo il naufragio di quella vergognosa causa…è stata fatta giustizia e non occorre…”

Stefano, alza la voce, “lei SA che non c’è una goccia del suo sangue in quel bambino non suo…”

Filiberto “esca!”

Stefano “nato da una donna non sua… e vuole prendersi un bambino non suo…ma si rende conto che io farò di tutto…anzi no vada! Vada! E se lo prenda e lo presenti a tutti come suo, lei è già la favola della città!udrà la risata irrefrenabile di tutta Casale! Anzi udrà il disprezzo di tutti…la città intera ha compreso e la disprezzerà e non solo…Non è suo! Non è suo!”

Stefano sta ora gridando a un passo da Filiberto quando entra dritta Aspasia.

Aspasia, calma, “Basta.”

I due rimangono immobili e in silenzio a guardarla.

Aspasia “basta. Né io né mio figlio compiremo più un solo gesto per riavvicinare persone che hanno cessato da tempo di appartenere alla nostra famiglia.” PAUSA “ne prendo io impegno, ora ci lasci, la prego…”

Stefano Cadeo le sorride con gratitudine e rispetto e esce correndo, con le lacrime agli occhi “Tino, Paoletta…”

FINE VIDEOPROIEZIONE.

Paoletta, ha le lacrime agli occhi, “E così è stato…Tino è rimasto con noi, nella nostra casa…ma non me l’ha ridato la giustizia, le vostre leggi che hanno mantenuto, nonostante la verità fosse sotto gli occhi di tutti, la loro fragile autorità. Ecco perché Tino porta ancora il nome che non gli è proprio e io sono la vedova Baventore, Tino non mi è stato restituito dalla legge ma dall’unica persona a cui devo il bene della mia vita, l’unico amore che ci siamo stato. Voi non lo avete conosciuto, non vi ha detto niente il suo nome quando lo avete sentito nel testamento, nessuno lo ha conosciuto intimamente e ha saputo quanta nobiltà e delicatezza si nascondessero dietro quell’aria un po’ spavalda e un po’ ironica…dietro quei capelli rossi che zio Napoleone ha tanto maledetto e che porta anche Tino…io sola l’ho conosciuto e per troppo poco ho vissuto insieme a lui…separati dal mondo…esisteva solo la nostra famiglia. Ma era una felicità troppo grande per durare…una notte stava correndo da noi che lo aspettavamo, in una gelida notte di neve e vento…ma era accaldato da un’arringa e sul calessino scoperto…è giunto tremante di febbre…è morto in pochi giorni…è stata una felicità breve ma io rivivrei tutti i tormenti e le sofferenze che ci portarono a quella seppur brevissima felicità…ora devo soffrire in pace, da sola…grazie di avermi ascoltata ragazzi, ora sapete qualcosa di più della nostra famiglia…di me e dei capelli rossi che ci hanno sempre accompagnato nella nostra vita…”

Paoletta esce di scena, Polo e Alvise sembrano commossi. Si incamminano poco lontano, il pubblico li segue.

FINE TERZA TAPPA.

EPILOGO.

SI ACCENDE LA VIDEOPROIEZIONE: “DIECI ANNI DOPO: 1941 CIRCA.”

Polo “Il Cucco non si vende e mai si venderà e rimarrà sempre estraneo al progresso…continua ad essere la casa non amata di cui nessuno ha cura e le figlie di Pier Paolo continuano a litigare per quella casa una e indivisibile…”

Alvise “Paoletta è invecchiata…l’ultima volta mi è sembrato proprio che la vecchiaia si fosse impossessata di lei…”

Polo “è morto Tino, da eroe in guerra e lei ha perso di nuovo tutto, di nuovo è sopravissuta alla felicità e a chi ama…”

Alvise “è stata troppa la curiosità e un po’ la delusione di andare a trovare i due superstiti del testamento di Policleto, Umbertina e il Dria…”

Polo “Suor Benedetta vuoi dire…”

VOCE OFF UMBERTINA “ a che titolo sono stata prescelta per questa elargizione?…forse con questa liberalità ha voluto riunirsi a sua sorella dopo anni di dissapore…avevo molto pregato per questa riunione tra loro due…ah e per l’eredità potete contattare il mio amministratore…”

Alvise “è curioso che Umbertina non abbia ancora pronunciato i voti di povertà dopo trent’anni di monacato non ti sembra?”

Polo “se non sapessi quello che sappiamo penserei che in lei scorre davvero il sangue dei Baventore…”

Alvise “basta un po’ di memoria uterina…”

Polo “ci siamo recati anche dal Dria…simpatico tutto sommato…e interessato a sapere se Aspasia fosse ancora viva…”

Alvise “certe passioni restano nella memoria…si è emozionato anche a sentire il nome di Umbertina…”

Polo “è pur sempre sua figlia….”

Alvise “ora basta è il momento di chiudere con il Cucco e i suoi fantasmi…con i ricordi…finalmente possiamo rimettere il mandato.”

Polo “è stato come rivedere tutta la stirpe riunita ripercorrere la sua storia prepotente dai capelli rossi che tanto hanno influenzato e perseguitato con un destino avverso la famiglia…nessuno dei discendenti di Isidore è penetrato nella placida famiglia se non in modo irregolare e creando scompiglio, ma portando anche passione e vita, sofferenza e espiazione, un inflessibile destino che si è ripetuto senza però vedere mai trionfare la felicità, mescolandosi e dando vita a caratteri diversi ma con punti comuni, a capelli rossi declinati in irruenza, sensualità ma anche violenza come nel caso di Leone che ha in sé anche i germi del losco Raimondo, un salto di generazione positivo permette invece a Stefano Cadeo di ereditare nobiltà del sentire da Napoleone e ironia dalla madre Marietta, anche Umbertina eredita il senso di giustizia di Napoleone, ma in tutti loro c’è il germe del loro personale destino…”

VOCE OFF POLICLETO “quanti conservino in sé, sia pure per via ascose, la miglior linfa della imporrita pianta…”

Polo “sono un po’ orgoglioso e un po’ stupito di avere la pistola di Isidore…”

Alvise, sorride, “Paoletta ha insistito…”

VOCE OFF PAOLETTA “mi duole solo che la sua gemella sia sparita nelle tasche di un Mandrogno, potrei ora darvene una per uno…”

Polo “è tardi, abbiamo perso di nuovo il treno per Genova”

Dal pubblico, un uomo vestito sportivamente con un pastrano color nocciola e una sciarpa scozzese si avvicina a Polo e Alvise.

ESTRANEO “ i signori hanno perduto il loro treno per Genova?”

Polo “precisamente”, guardandolo con aria interrogativa.

Estraneo “tra un’ora e dieci parte da Alessandria il direttissimo Torino-Roma. Posso avere l’onore di ospitarvi nella mia macchina? Io sono diretto proprio ad Alessandria.”

Alvise “Grazie noi siamo…”

Estraneo “non occorre presentazione voi siete i nipoti di Policleto Montecucco, nonché loro esecutori testamentari.”

Polo “ a chi dobbiamo tanta cortesia?”

Estraneo “io sono Paolino!”

Polo “Per bacco, certo Paolino, il proprietario della più nota trattoria del Piemonte!”

Paolino “grande perdita quella di vostro zio…”

Polo “lei lo ha conosciuto?”

Paolino “io personalmente no…ma il mio bisnonno aveva conosciuto il bisnonno del conte Policleto, il grande Cleto…era molto legato e questi ricordi creano dei doveri…”

Polo guarda Alvise “ecco un Mandrogno” sottovoce.

Alvise “sono sempre stati provvidenziali e silenziosi amici dei Montecucco e hanno diritto al cavallo…ricordi nel testamento dello zio…”

Polo “l’amicizia caro Paolino è ricambiato, tant’è che nel testamento dello zio c’era disposizione…”

Paolino “lo so, il cavallo…ho saputo ma so anche che l’ultimo cavallo di Policleto è morto di polmonite quindici anni fa…ma il pensiero mi ha commosso…ma non capisco il motivo…”

Alvise guarda Polo “Isidore, il regalo del Mandrogno!”

Scoppiano entrambi a ridere.

Paolino vede la pistola che ha Polo in tasca. Sorride. “io ho l’altra…mia madre mi raccontava che il mio bisnonno la ebbe in regalo da un ufficiale di Napoleone…”

VOCE OFF MANDROGNO “ce n’è una sola l’altra l’avete perduta…”

Polo guarda Alvise, sottovoce, “Potenza della leggenda!”

Polo guarda Paolino “vi prego tenete anche questa così che dormano insieme…”

I due si guardano.

Polo “Quiescant in pace, Alvise!”

Alvise “Chi? Le due pistole?”

Polo “le due pistole e con loro tutti i venerati cadaveri delle nostre famiglie che abbiamo indiscretamente disturbato.”

Alvise “Quiescant pure Polo, ma dato che il nostro lavoro è finito proporrei un altro motto…Consumatum est…”

Polo “Laudamus Dominum”

Si allontanano.

FINE.

Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.