SACERDOTE, Anna Marcella

Casalinga.

Anna Marcella Sacerdote (di Moisè Sacerdote e di Ester Foà, Genova, 7 luglio 1893 / ?).

Anna Marcella Sacerdote, figlia di Moisè Sacerdote e di Ester Foà, nacque a Genova il 7 luglio 1893. Casalinga, si sposò con Giorgio Giacomo Dadone, impiegato e rappresentante di commercio, nato il 10 giugno 1890 a Mandas (Ca). La coppia ebbe due figli, Enrico Dadone, nato a Genova l’8 agosto 1920 ed Olga Alba Dadone, nata sempre a Genova, il 1 dicembre 1931.

Nel 1943 la famiglia Dadone, sfollata dal capoluogo ligure, trovò ospitalità a Serravalle, prese casa in Via Abbazia. Il 3 febbraio 1943 il Podestà di Serravalle, come previsto dalla legislazione razziale voluta dal Fascismo, comunicò alla Prefettura di Alessandria che era giunta a Serravalle, la “cittadina di razza ebraica” Anna Marcella Sacerdote. (Nella foto a lato tratta dall’Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia). Negli archivi comunali non vi è invece riscontro dell’eventuale segnalazione degli altri membri della famiglia, per i quali non è dato sapere se fossero di fede ebraica. Passarono i mesi e dopo l’Armistizio anche Serravalle venne occupata dalle truppe tedesche. Un giorno arrivò in Municipio un drappello di nazisti che portavano con se con una lista di nominativi. Una dipendente del Comune, Caterina Cartasegna Bruni, coraggiosamente riuscì a leggerne il contenuto e comprese subito che i Dadone erano in pericolo. Vivono poco distante dalla sua abitazione e sulle intenzioni dei nazisti evidentemente ci sono ben pochi dubbi. Incurante dei rischi per la propria persona, Caterina corse ad avvisare la famiglia genovese del pericolo incombente. I Dadone fuggirono senza indugiare e per loro fu la salvezza. Il 23 marzo 1944 venne cancellata dai registri degli sfollati del Comune di Serravalle con la motivazione “assente al censimento”.

La famiglia Dadone proveniva da Genova, città dove la comunità ebraica era numerosa, come narra il sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche (www.ucei.it): «…dopo la prima guerra mondiale, giunse a superare le duemila unità ed appariva chiaramente inserita nel contesto sociale ed economico della città… L’inaugurazione della nuova Sinagoga, nel 1935, con una solenne cerimonia svoltasi alla presenza delle autorità cittadine, parve essere emblema di un più forte legame, in grado di rappresentare al tempo stesso il punto di riferimento per tutti gli ebrei di Genova e il segno concreto di una significativa presenza nel contesto cittadino. Sembrava l’inizio di un’epoca brillante, era invece la vigilia del periodo più tragico… Nel 1938 le leggi razziali… determinano… un drammatico risveglio per gli ebrei italiani. La situazione a Genova è ancor più complessa; nuovamente, come quattro secoli prima, il capoluogo ligure diviene meta, a partire dagli anni ’30 e fino all’ autunno del ’43, di un intenso flusso di profughi, questa volta dalla Germania e dall’Europa centrale, in fuga dal regime nazista e alla disperata ricerca di qualche meta di salvezza. Trovano ad accoglierli i volontari della Delasem, la società di soccorso per i profughi ebrei… dell’Unione delle Comunità israelitiche italiane… Con l’8 settembre del ’43, e la susseguente occupazione tedesca, la situazione precipita; gli arresti e le deportazioni degli ebrei di Genova hanno inizio ai primi di novembre del ’43, quando le SS fanno irruzione nella Sinagoga e costringono il custode a consegnare l’anagrafe con gli iscritti alla comunità; un primo gruppo di ebrei viene quindi catturato in sinagoga con un tranello, il giorno seguente viene arrestato il Rabbino Riccardo Pacifici, molti altri lo seguirono nella tragica sorte. L’ aiuto coraggioso di alcuni cittadini, l’intervento concreto ed autorevole della Curia genovese… con la collaborazione di Don Repetto e di altri sacerdoti, in coordinamento con  quel personaggio straordinario che fu Massimo Teglio – “la primula rossa“ – contribuirono ad assicurare la salvezza e ad alleviare le sofferenze di molte famiglie… Non mancarono tuttavia spregevoli episodi di delazione che segnarono la tragica sorte di altri ebrei. Alla fine dei tragici eventi si contarono 261 ebrei deportati, ne tornarono 20. In queste scarne cifre si sintetizza l’esito in vite umane della Shoà in Liguria...».

A guerra finita, nell’ottobre 1945, la famiglia Dadone ritornò a vivere a Serravalle, in quel piccolo paese che non li tradì. Tuttavia nel 1946 i Dadone fecero richiesta di nulla osta per ottenere il passaporto valido per l’espatrio in Svizzera, Francia, Spagna, Regno Unito, Cuba, Brasile e Stati Uniti d’America. Si può quindi immaginare che intendessero lasciare l’Italia. Restarono a Serravalle sino al febbraio 1954, quando si trasferirono a Busalla (Ge). Nello stesso periodo Enrico Dadone espatriò nel Regno Unito.

Immagine in alto, Museo dei Lumi di Casale Monferrato (tratta dal sito www.casalebraica.info).

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