GASTALDI, Marco

Ufficiale di Fanteria del Regio Esercito, Pluridecorato al Valore Militare, Caduto

Marco Gastaldi (di Luigi Gastaldi e di Anna De Maestri / Serravalle Scrivia, 21 ottobre 1892 / Feidia, Cirenaica, Libia, 22 luglio 1919).

Marco Gastaldi nacque il 21 ottobre 1892 a Serravalle Scrivia, figlio di Luigi Gastaldi, caffettiere e di Anna De Maestri, casalinga. Intrapresa la carriera militare, come ufficiale del Regio Esercito, durante la 1° Guerra Mondiale, servì inquadrato con il grado di Capitano nella Brigata “Sele”, 220° Reggimento di Fanteria [M.M.]. L’8 ottobre del 1917, a Vrh Louz (Slovenia), il Capitano Gastaldi seppe dare prova di capacità e di coraggio in battaglia, guadagnandosi la Croce di Guerra al Valor Militare, con la seguente motivazione: «…Comandante interinale di Battaglione, col saggio e tempestivo impiego di un reparto contribuiva a ributtare un audace contrattacco nemico…».

Utile a ricostruire la vicenda dell’Ufficiale serravallese, l’articolo di Andrea Spicciarelli, pubblicato sul sito web www.storiaememoriadibologna.it: «….Dopo un mese in prima linea la “Sele” retrocede il 25 luglio a Schio, dove rimane fino al 9 agosto, per ripartire quindi in ferrovia in direzione del fronte isontino, dove è in prima linea dal giorno 30 agosto. l 13 ottobre la “Sele” viene sostituita dalla Brigata “Ravenna” (37°-38° RF) riunendosi a Canale d’Isonzo (sl. Kanal ob Soči): i fanti avrebbero dovuto riprendere le loro posizioni il giorno 24, ma l’inizio dell’offensiva di Caporetto sospende le operazioni. Ripresentatisi in linea al fianco dei soldati della “Ravenna”, i reggimenti della “Sele” cercano di difendere le posizioni attorno a Koprivšče. L’ordine di ripiegare giunge il 25: l’indomani, i soldati arrivano a Plava (sl. Plave), dove passano l’Isonzo. Concentratisi il giorno successivo a Prepotto (Udine), dopo una faticosa marcia raggiungono il Torre nel pomeriggio, all’altezza di Pradamano (Udine). Qui le truppe si dispongono sulla riva destra del fiume, che difendono per tutta la giornata. La mattina del 28 la ritirata prosegue: i fanti giungono a Mortegliano (Udine), quindi l’indomani sono a Pasian Schiavonesco (oggi Basiliano, Udine), a sbarramento delle strade che provengono da Udine. Nel pomeriggio, passati alle dipendenze della 65a divisione, i reggimenti occupano la strada che congiunge Pozzuolo del Friuli a Carpeneto (Udine), per proteggere il comando del XXIV Corpo d’Armata che staziona nella stessa Pozzuolo. Le numerose infiltrazioni nemiche nelle linee italiane impongono di continuare il ripiegamento verso il Tagliamento, che viene attraversato il giorno 31 all’altezza di Madrisio (Udine). Ridotta a soli ottocento uomini, il 3 novembre la “Sele” è messa a disposizione del comando delle retroguardie. Passata sotto la 10a divisione, il giorno 21 giunge nella zona compresa fra Solesino e Vescovana (Padova): qui, il 22 novembre, la Brigata viene disciolta…».

Assegnato quindi a nuova destinazione Gastaldi entrò in servizio presso l’86° Reggimento Fanteria delle Brigata “Verona”. Il 23 dicembre 1917, nella zona di operazioni di Col del Rosso, sull’Altipiano di Asiago (VI), venne valorosamente ferito in combattimento. Decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Militare con la seguente motivazione: «…Moveva arditamente con la propria compagnia al contrattacco di una posizione caduta in mano del nemico e la riconquistava. Ferito gravemente ad un braccio non abbandonava il combattimento e provvedeva ancora all’utile impiego dei suoi dipendenti. Colpito successivamente da due pallottole al petto ed al ventre, cadeva svenuto sul luogo dell’azione…». L’Ufficiale serravallese si distinse nelle drammatiche circostanze che la storia ricorda come la seconda “Battaglia delle Melette”, una serie di rilievi montuosi situati nella parte settentrionale dell’Altopiano di Asiago, così ricostruita dal sito www.storiaememoriadibologna.it: «…Causa la ritirata di Caporetto, le truppe italiane in Altopiano fissarono la linea di massima resistenza sui monti Tondarecar, Castelgomberto, Meletta Davanti, Longara; Asiago venne in parte rioccupata. L’offensiva nemica si fece irresistibile nei giorni 10 e 12 novembre: Asiago fu abbandonata, poi toccò al monte Longara; gli italiani si ritirarono sul Sisemol. Riorganizzate le truppe, gli austriaci attaccarono nei giorni dal 14 al 17 novembre monte Fior e Castelgomberto, non riuscendo a progredire che di poche centinaia di metri. Un secondo tentativo fu fatto dagli austriaci nei giorni 22 e 23 novembre, prima sul monte Miela poi su monte Fior e di nuovo Castelgomberto. Le cime cambiarono di mano diverse volte, alla fine rimasero italiane. Dopo una settimana di relativa calma, il 3 e 4 dicembre gli austriaci fecero l’ultimo tentativo per sfondare sulle Melette, scendere a Gallio ed aprirsi la strada per Bassano e la vicina Val Sugana. Di nuovo le cime furono investite da un uragano di fuoco; le truppe italiane resistettero oltre ogni previsione, impedendo un decisivo sfondamento avversario. Fu la neve, che iniziò a cadere abbondante, a mettere fine ai combattimenti. Tuttavia, la prima linea italiana risultò talmente indebolita che fu giocoforza per il Comando Supremo ordinare il ripiegamento su nuove posizioni difensive dette dei “Tre Monti”: il Col d’Echele – Col del Rosso – monte Valbella… (Nell’immagine sotto, tratta dal sito www.ilgiornaledivicenza.it, una trincea italiana sul Col d’Echele nel 1918)».

La Brigata “Verona”, come narrato dal sito www.storiaememoriadibologna.it : «…Il 24 ottobre, Caporetto, la Brigata si trova schierata nei pressi di Volnik, con due battaglioni di riserva sull’Oscedrik; tutti gli attacchi nemici vengono inizialmente respinti, tuttavia un ordine superiore impone il ripiegamento su di una linea difensiva più arretrata. Nel pomeriggio del 25, l’86° si trova col fianco scoperto per il ripiegamento della 68° divisione e subisce violentissimi attacchi di truppe austro tedesche, che riesce a contenere con gravi perdite. Nel proseguire il ripiegamento verso il Tagliamento, la Brigata opera azioni di retroguardia sempre a contatto con le avanguardie nemiche, la marcia è penosamente lenta per l’intasamento delle strade...».

Prosegue la narrazione: «…Il 30 ottobre l’86° si trova quasi circondato e con gli effettivi ridotti a 300 uomini contrattacca eroicamente il nemico presso il villaggio di Villacaccia, purtroppo l’avanzata nemica non si arresta e verso sera i superstiti dell’86° ed il comando della Brigata sono di nuovo circondati e debbono cedere alle soverchianti forze germaniche. L’unico reggimento rimasto, l’85°, anche grazie al sacrificio del reggimento fratello, passa il Piave il giorno 8 novembre, viene poi inviato nelle retrovie in attesa di ricostituire gli organici. In dicembre la Verona, di nuovo su due reggimenti, sale in Altipiano d’Asiago dove partecipa alla battaglia dei tre monti ed in generale a fermare la spinta nemica che sino a fine anno si pronuncia rabbiosa e potente. Purtroppo il prezzo pagato è altissimo ed i complementi non sono più sufficienti per una nuova ricostituzione, e la gloriosa Brigata viene sciolta. Anno 1918. Il 1° giugno la Brigata Verona si ricostituisce in Albania con reparti della 20° brigata di Milizia Territoriale e 48° reggimento di Milizia Territoriale, che assumono rispettivamente i numeri 85° ed 86 ° reggimento fanteria. La nuova dislocazione è sulla Vojussa, a nord di Valona, alle dipendenze della 38° divisione. Il giorno 5 luglio la Brigata opera per la conquista di Fieri, ottenuta il giorno 9; nei giorni successivi la Verona si pone a difesa del campo trincerato di Valona tra Malakastra ed il monastero di Ardenica. Segue un periodo di scarso impegno, poi la notte del 1 ottobre il nemico inizia una ritirata verso nord; la Brigata avanza occupando varie località sino a fermarsi il giorno 10 oltre lo Skumbi. Praticamente cessano i combattimenti, ed i nostri soldati attendono l’armistizio su dette posizioni…».

L’Ufficiale serravallese partecipò anche alla “Campagna di Libia”, inquadrato nel 40° Reggimento Fanteria della Brigata “Bologna”. Nella notte del 22 luglio 1919, mentre si trovava nel ridotto militare di Feidia, in Cirenaica (nella foto in alto, tratta dal sito internet www.istitutonastroazzurro.org, cartolina propagandistica del 1911), Marco Gastaldi perse la vita nell’occorso di un non meglio specificato infortunio per fatto di guerra.