La Festa della Mamma

Il 9 maggio è la festa della mamma. Questa ricorrenza civile è presente in molti Paesi del mondo, con date spesso differenti, che vanno da marzo a maggio, ma comunque sempre in primavera, essendo celebrata in occasione della rinascita della natura e quindi della figura materna, della maternità e dell’influenza sociale delle madri. Per quanto riguarda l’Italia gli storici non concordano su di una datazione precisa di inizio, alcuni sostenendo  l’otto maggio, altri la seconda domenica di maggio, come avviene attualmente, così come in gran parte degli Stati europei, negli Stati Uniti, in Giappone, in Australia e in numerosi altri Paesi. A San Marino si festeggia il 15 marzo [1]; in Spagna e Portogallo la prima domenica di maggio, nei paesi balcanici l’8 marzo; in molti paesi arabi la festa cade invece nel giorno dell’equinozio di primavera.

La Dea Rhea

Una mamma molto festeggiata nell’antichità era Rhea, sposa di Crono e madre degli dei greci. I Greci dedicavano a Rhea un giorno di festeggiamenti ogni anno. Il culto di Rhea si diffuse anche in Asia Minore e tra i Romani, che la chiamarono Cibele. Cibele era ritenuta la madre di Giove, Giunone, Nettuno, Cerere e Plutone. Era la personificazione della Madre Terra, protettrice della vegetazione e dell’agricoltura e veniva raffigurata come una matrona seduta in trono fra due leoni. Nel mese di maggio i Romani dedicavano un’intera settimana di festeggiamenti, detta “Floralia”, a Cibele, alla primavera e ai fiori.

Nel Cristianesimo, come tutte le feste pagane, queste si fusero con le celebrazioni cristiane e Maria, madre di Gesù, divenne presto un importante oggetto di culto. La sostituzione del culto di Cibele con il culto della Madonna sembra sia avvenuto fin dalla nascita della Chiesa cristiana e non a caso oggi il mese dedicato a Maria è proprio il mese di maggio.

In epoca moderna e più precisamente nel 1914 gli Stati Uniti istituirono la “Giornata nazionale della mamma” su proposta di Anna M. Jarvis (1864-1948) per iniziativa del presidente americano Woodrow Wilson che decretò il Mother’s Day festa nazionale. Anna era molto legata alla madre, un’insegnante della Andrews Methodist Church di Grafton, nel West Virginia. Quando la madre morì, lasciandola sola con la sorella cieca Elsinore, Anna cominciò a scrivere lettere a persone influenti, come ministri, uomini d’affari e membri del Congresso perché venisse celebrata una festa nazionale dedicata alle madri, in modo che tutti i figli potessero dimostrare attenzione e affetto alla propria mamma mentre questa era ancora viva. Grazie ai suoi sforzi, la prima Festa della mamma fu festeggiata a Grafton e l’anno dopo a Philadelphia: era il 10 maggio 1908. Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse. La campagna di Anna Jarvis e dei suoi sostenitori continuò finché nel 1911 il Mother’s Day fu celebrato in quasi ogni stato dell’Unione.

Anna M. Jarvis

In Italia la festa della mamma come la si intende oggi è nata invece a metà degli anni cinquanta in due diverse occasioni, una legata a motivi di promozione commerciale e l’altra invece a motivi religiosi. La prima risale al 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con Giacomo Pallanca, presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, al Teatro Zeni; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

La seconda risale all’anno successivo e ne fu protagonista don Otello Migliosi parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il 12 maggio 1957. L’idea di don Otello Migliosi fu quella di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo delle varie culture tra loro: il suo tentativo è stato ricordato, in due contributi, anche dal quotidiano vaticano.[2] Da allora, ogni anno, la parrocchia di Tordibetto celebra ufficialmente la Festa con importanti manifestazioni a carattere religioso e culturale. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un “Parco della Mamma”, progettato dall’architetto assisano Enrico Marcucci intorno ai resti dell’antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua della maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini.

Il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari – insieme ai senatori Bellisario, Baldini, Restagno, Piasenti, Benedetti e Zannini – presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente a ottenere l’istituzione della festa della mamma.[3] L’iniziativa suscitò un dibattito in Senato, che si prolungò anche nell’anno successivo: alcuni senatori ritenevano inopportuno che sentimenti così intimi fossero oggetto di norma di legge e temevano che la celebrazione della festa potesse risolversi in una fiera di vanità.[4]

La festa comunque prese ugualmente campo in tutta Italia, e, secondo alcune fonti la data corrisponde all’8 di maggio [5]. Secondo altre fonti, invece, la festa fu spostata per motivi commerciali nella seconda domenica di maggio e da allora rimase fissata a tale momento [6].

In questa occasione, i bambini offrono regali alle loro madri, come disegni o altri lavoretti, che molto spesso hanno realizzato a scuola; comune è anche l’usanza di recitare poesie dedicate alla mamma, anch’esse studiate a scuola[7].

E A SERRAVALLE?

E a Serravalle? Cosa succedeva negli anni Sessanta e Settanta in occasione della festa della mamma?
Molte cose naturalmente, ma l’evento pubblico clou aveva luogo, tanto per cambiare, nel Teatro dei Luigini. Promoter  teatrali e direttrici di palcoscenico erano nell’occasione le Suore dell’asilo infantile, le quali organizzavano l’evento ispirandosi ad una filosofia semplice ma efficace: più bambine e bambini saliranno  sul palcoscenico più genitori, nonni, zii, cugini, parenti e affini  si presenteranno alla biglietteria e si accomoderanno in sala. Così nei mesi precedenti la fatidica seconda domenica di maggio decine di attori, ballerini e cantanti in erba preparavano con attenzione il loro numero.

L’unica eccezione si verificò nel 1974. L’anno precedente era andata in scena “Pane amore e fascine”, delirante commedia comico-noir scritta da noi in collaborazione con Aldo Orlando. In un tempo in cui non esistevano mille canali televisivi, youtube, tiktok e social vari, il successo della commedia fu talmente clamoroso che i ragazzini del paese per mesi ripeterono tra di loro alcune battute del testo. La nostra proposta di organizzare in occasione della festa della mamma due repliche della commedia fu perciò accolta dal parroco,  mentre le esibizioni dei ragazzi dell’asilo furono mestamente relegate a spettacolino di contorno.
Per vendicare l’onta l’anno successivo le suore dell’asilo partirono alla carica per tempo, decise non solo a riappropriarsi dello spazio proditoriamente sottratto ma ad organizzare un vero e proprio kolossal. Fu così che pensarono di abbandonare il collage di piccole esibizioni e di proporre la riduzione teatrale di Pinocchio; inoltre decisero di scritturare i due protagonisti di “Pane amore e fascine”, ovvero chi scrive, per affidarci il ruolo di guest star dello spettacolo (cachet zero lire, al cambio attuale zero euro).
Ovviamente accettammo e diventammo, lo avrete già indovinato, il gatto e la volpe. Decidemmo per uno sketch surreale, di cui ancora oggi non sappiamo se vergognarci o considerarlo un piccolo colpo di genio. Ma non è questo il punto. La questione è che ci ritrovammo sul palco tra decine di banotti e assistemmo (anzi, fummo coprotagonisti) dell’episodio che andiamo a raccontare.
Gironzolavamo dietro le quinte in attesa di entrare in scena. Schierato sul palco c’era un bel gruppo di ragazzini sommariamente truccati da sorci in attesa di iniziare il coro e balletto dei topini. Tenuti a bada da suor Cleofe, aspettavano l’apertura del sipario e soprattutto l’avvio della musica che doveva scaturire da un Gelosino, il mitico registratore caratterizzato dalla luccicante presenza di cinque tasti coloratissimi e in quegli anni presente in quasi tutte le case.

Tutto era immobile e silenzioso. Una giovane suora di cui non ricordiamo il nome aveva assunto il delicato incarico di direttrice dei suoni, ovvero doveva schiacciare il tasto verde che metteva in funzione il Gelosino. All’improvviso sentimmo un brusio e ci avvicinammo. La suora aveva pigiato il pulsante verde d’avvio ma il registratore era rimasto muto. Ora, in preda all’agitazione, pigiava convulsamente tasti su tasti. Giallo… nero… rosso… nero… bianco… verde-gallo-rosso in una improbabile sequenza semaforica. Verde, verde, verde… Niente!!! Il magnetofono non ne voleva sapere di diffondere la melodia che gelosamente custodiva e dalla sala inziavano ad arrivare i primi mormorii. La giovane suora tentò ancora qualche sequenza cromatica, infine prese una decisione drastica. Si inginocchiò davanti al Gelosino, giunse le mani e iniziò a pregare.
Noi nel frattempo ci eravamo avvicinati. Guardammo quel filo grigio adagiato sulle assi del palco, ci chinammo, raccogliemmo il cavo di alimentazione del Gelosino e lo inserimmo nella presa di corrente. Ed ecco, miracolosamente, la musica partì, iniziò il coro e il balletto, sommerso da scroscianti applausi.
Dopo i topini era il nostro turno. Regalammo un po’ di risate e ci prendemmo la nostra razione di applausi.
Al termine dell’esibizione, nel caos dell’angusto palco e del minuscolo camerino, non tornammo sull’episodio. Riemerge di tanto in tanto alla memoria per essere raccontato con un po’ di ironia come abbiamo fatto anche qui. Ci restano però due dubbi. Se la suora si accorse del nostro intervento, e se, in seguito, acquistò o no un Gelosino…

NOTE
Tina Lera Buganè. Ritratto di Cesare Lera

1^ Festa della Mamma: a San Marino si festeggia il 15 marzo, Giornalettismo. URL consultato il 2 maggio 2016.

2 ^ C’è ancora la Festa di campagna?, in: “L’osservatore della Domenica” del 25 luglio 1982; più di recente: S. Gusmano, Alla scoperta della maternità, in: “L’Osservatore Romano”, 8 maggio 2011, p. 4.

3 ^ Dal sito del Senato della Repubblica (PDF), su senato.it.

4 ^ Dal sito del Senato della Repubblica (PDF), su senato.it.

5^ Giorgio Raimondo Cardona, La lingua della pubblicità, Longo Editore, 1974. Consultabile su Google Libri a pag. 22;
Papa Benedetto XVI, Insegnamenti di Benedetto XVI, Volume 1, Libreria Editrice Vaticana, 2006 (pagina 65)
Joseph Tusiani, La parola antica: autobiografia di un italo-americano, edizioni Schena, 1992. Consultabile su Google Libri a pagina 129. In quest’ultima fonte l’autore nota la differenza tra la data in cui si celebra la festa della mamma in Italia e negli Stati Uniti;

6^ Alcuni articoli dal quotidiano La Stampa (consultabili online qui)
La Nuova Stampa Domenica 12 maggio 1957, p. 2, titolo: Fiori a tutte le mamme: «Oggi la festa è dedicata alla figura della madre».
La Stampa Domenica 14 maggio 1961, p. 2, titolo: I più bei temi sulla mamma tra i ragazzi delle elementari: «Ricorre oggi la “Festa della Mamma” che da qualche anno è diventata una gentile tradizione […]».

Bruna Ghedini Botta

La Stampa Domenica 10 maggio 1964, p. 2, titolo: Alle mamme in terra e in cielo: «In questi giorni, in tutte le elementari di Torino sui quaderni e sulla lavagna spiccava la parola più dolce e soave: mamma. Preludio alla festa che si celebra oggi […]».
La Stampa Domenica 11 maggio 1969, p. 5, titolo: Fiori per due mamme: «”Specchio dei tempi” ha voluto ricordare l’odierna “festa della mamma” […]».
La Stampa Domenica 14 maggio 1978, p. 7, titolo: Il dono di una rosa per 4 mila mamme: «Una rosa per ogni mamma. In occasione della festa che ricorre oggi […]».
La Stampa Domenica 13 maggio 1984, p. 21, titolo: I bambini dell’asilo festeggiano la mamma: «Oggi pomeriggio i bambini dell’asilo Monsigno Bertolotti si troveranno nei locali del cinema Della Rosa per la festa della mamma».
La Stampa Domenica 13 maggio 1990, p. 1 della cronaca di Torino, titolo: C’è un’azalea per la festa della mamma: «[…] in occasione dell’odierna Festa della mamma».
La Stampa Domenica 14 maggio 1995, p. 1 della cronaca di Imperia-Sanremo, titolo: Festa della mamma un fiore e un sorriso: «Era il 7 aprile 1956 quando il consiglio comunale [di Bordighera] decide all’unanimità che tutti gli anni, alla seconda domenica di maggio, si festeggeranno tutte le mamme. Da Bordighera fa presto a fare il giro della penisola».
La Stampa Domenica 14 maggio 2000, pag. Imperia Spettacoli, titolo: Festa della mamma alla scuola Respighi: «Una festa della mamma in musica (classica) insieme a giovani esecutori stranieri».
La Stampa Domenica 9 maggio 2004, p. 39, titolo: Oggi in piazza le azalee contro il cancro: «Anche quest’anno le piazze italiane ospiteranno l’Azalea della Ricerca, in occasione della festa della mamma […]».

7^ Poesie e lavoretti per la festa della mamma, dal sito Lapappa dolce, vedi questa pagina; Massimo Loreggian, Stagioni e feste in poesia: Poesie per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo della scuola primaria, 2017. Consultabile a questa pagina Archiviato il 1º dicembre 2017 in Internet Archive.

NB Testo basato sulla voce di Wikipedia

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