UN ANNO DA FAVOLA – Fiaba numero 1. Nutria

Con il Calendario dello Scrivia Aldo Orlando ci sta conducendo mese dopo mese in un viaggio alla scoperta della fauna che ancora popola le acque e il greto del torrente che scandisce, nel bene e nel male, la storia del paese.
Ora Emma Bricola ci propone un altro viaggio, questa volta nel mondo magico delle favole, in quel territorio all’incrocio tra realtà e finzione capace di portarci lontano con la fantasia ma anche di costringerci a pensare ai problemi del nostro presente.
Anche i protagonisti di queste favole saranno gli animali, quelle bestiole che chi ama la natura può facilmente incontrare se percorre i sentieri delle nostre valli e dei nostri monti, o più semplicemente alzando gli occhi verso il cielo o abbassandoli verso terra, oppure passeggiando nell’aria limpida di una sera stellata.
Animali magnifici e animali meno belli, animali a volte protagonisti di favole a tutti note, dalla cultura greca ad oggi, e altri meno presenti nelle fiabe più conosciute,  e quindi più sorprendenti. Ma tutti necessari per mantenere intatto quell’ecosistema a cui spesso non prestiamo la dovuta cura e il dovuto amore.
Anche questa volta ci accompagnerà il calendario: dodici fiabe (tanto per iniziare…), una per ogni mese, a scandire il passare delle stagioni e i mutamenti della natura.
Ogni mese un diverso animale alle prese con la necessità di rispettare la natura e di farsi rispettare da essa; animali protagonisti di storie che sono una metafora dei nostri problemi e dei nostri momenti di gioia quotidiani.
Come le favole precedenti, proposte da Emma nel suo libro o qui sulle pagine di Chieketé, si tratta di racconti pensati e scritti per tutti, per i bimbi e per gli adulti. Le sue storie ci propongono questioni su cui tutti dobbiamo riflettere: il rispetto per gli uomini e per la natura, la tolleranza, la necessità dell’amicizia e della pace.
Ed eccoci dunque alla prima fiaba. La protagonista è un animale che, probabilmente, fa qui il suo esordio assoluto come “star” di una favola! A lei il compito di accompagnarci sulle alture di Monterotondo, uno dei luoghi più cari ai serravallesi, forse il luogo simbolo della necessità di preservare la natura e il territorio per consegnarlo intatto e magnifico alle generazioni future (redazione Chieketè).

Nutria

Sotto il ponticello sulla strada per Monterotondo, accanto al campo da golf, viveva Nutria con la sua famiglia. Nessuno li vedeva mai perché si nascondevano tra le canne, le foglie di tifa e i giunchi. Non piacevano a nessuno, erano considerati troppo brutti con la coda lunga e nodosa come spago, il pelo ispido e il muso simile a quello dei ratti. Nutria non aveva amici ed era sempre sola, avrebbe voluto uscire al sole e respirare l’aria di primavera, giocare a nascondino tra i filari delle vigne della Bollina ma non le era concesso. Così si accontentava di far dispetti alle anatre e agli aironi cinerini che ogni tanto capitavano da quelle parti.
Si annoiava molto e per questo motivo non sorrideva mai e i suoi occhi erano tristi. Un giorno sulle sponde del fiume arrivò un gruppo di bambini che erano andati a fare una passeggiata, si fermarono sul prato a fare merenda e Nutria, curiosa, mise il musino fuori dall’acqua.

Sperava di non essere vista perché aveva paura che in caso contrario le avrebbero lanciato sassi e le avrebbero fatto male. Era già successo in passato, qualcuno aveva provato a ferirla soltanto perché non era carina, le avevano lanciato pietre e bastoni e Nutria si era tanto spaventata.
Il più grande si accorse dei suoi movimenti ma non si spaventò. – Chi sei?- le chiese-  Perché hai paura di me?
La bestiola non sapeva se fidarsi o meno e così fuggì, nascondendosi sotto un groviglio di rami.
La notte però non riusciva a dormire, dalla voce il bambino non sembrava avesse cattive intenzioni! Forse avrebbe dovuto fidarsi e conquistarsi un amico. Ma oramai era tardi e aveva perso la sua occasione.

Il giorno seguente, il sole stava salendo da dietro le colline e Nutria nuotò fino alla riva, era presto e in giro non c’era nessuno che potesse accorgersi di lei. Sulla riva trovò un cestino che conteneva patate, una pannocchia di granoturco e molte altre prelibatezze. Chi gliele aveva portate? Allora si ricordò del bambino che era passato di lì il giorno prima e capì che era stato lui. Non aveva avuto paura, non aveva pensato alla sua bruttezza. Si era solo reso conto della sua tristezza e aveva voluto regalarle un momento di gioia. Da allora Nutria non si vergognò più del suo aspetto, anzi cominciò ad apprezzare il suo pelo irsuto e la sua coda legnosa. Perché tutte le creature del mondo sono belle  e utili alla Terra che abitiamo.

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