Antifascisti e partigianiBenedicta fucilati e deportatiCaduti

MERLO, Luigi – Un ritorno a casa

A Bosio, il 24 giugno 2022, i soci dell’Istituto giovanile San Giovanni Bosco hanno inaugurato le targhe, da loro stessi donate, in ricordo dei partigiani bosiesi che avevano frequentato l’asilo del paese, costruito agli inizi degli anni ‘20 e attivo fino ai primi anni ‘90. Ora, il salone dell’ex asilo, in cui le targhe sono affisse, è sede delle aree protette dell’Appennino piemontese, di cui fa parte il Parco della Pace della Benedicta. Un luogo al servizio della cittadinanza, un luogo di aggregazione e di memoria.

Gastaldo Giovanni, Ghio Giacomo Mario, Ghio Mario, Merlo Enrico, Molinari Emilio, Ghio Emilio, Grosso Luigi e Merlo Renato sono i partigiani morti alla Benedicta nell’eccidio del 7 aprile 1944, Ghio Giovanni, morto nel campo di concentramento di Mauthausen e
Merlo Luigi ucciso a Serravalle nel ’45.


Una storia particolare è quella di Luigi Merlo, che qui voglio raccontare.

Luigi Merlo è deceduto in realtà a Serravalle

Merlo Luigi è nato a Parodi Ligure, il 16 aprile 192, nell’allora frazione di Bosio (Bosio iniziò ad operare ufficialmente come Comune dal 1 luglio 1948). Frequentò l’asilo delle suore a Bosio, e poi la scuola elementare, insieme a numerosi piccoli compagni. Dopo le scuole, cominciò a lavorare in campagna, come tanti ragazzi a quei tempi. Un bel ragazzo, di carattere mite, qualche simpatia fra le ragazze, fino alla chiamata alle armi. Luigi Merlo fece il militare a Roma. In seguito ai bombardamenti del luglio 1943, atterrito e smarrito, riuscì a fuggire dalla città, inforcando una bicicletta. Tornò duramente a casa, a Bosio, presso lo zio e il cugino più piccolo (anch’egli Luigi Merlo, nato nel 1933). Doveva stare nascosto, così seguiva i partigiani, un po’ in una cascina, un po’ nell’altra, di qua e di là dove capitava. Salì anche alla cascina Benedicta, ma non per molto. Non era lassù durante l’agghiacciante rastrellamento del 7 aprile 1944. Dopo il tragico eccidio, si compose la Brigata Martiri della Benedicta e lui ne prese parte. Organizzavano azioni di disturbo contro i tedeschi. Un giorno si appostarono, in una decina, in località Crenna di Serravalle Scrivia, nei pressi della galleria, per sorprendere i tedeschi che da lì passavano per raggiungere la Val Lemme e il Forte di Gavi, dove erano rinchiusi i prigionieri angloamericani. In realtà non fu un’azione vera e propria programmata, in teoria i tedeschi, a questo punto disorganizzati, dovevano essere in ritirata, a guerra ormai perduta e quasi finita, non avrebbero dovuto esserci scontri armati. Forse un malinteso, un tafferuglio, forse la diffidenza, il nervosismo.
Ci fu una sparatoria, un tedesco cadde. Alcuni interminabili attimi di silenzio, aspettando infrattati che i rumori si allontanassero e la polvere si depositasse. Poi Luigi si avvicinò pian piano al fosso dov’era caduto il tedesco, per controllare se fosse ferito o morto. Uno sparo, un colpo al cuore e Luigi si accasciò, senza vita. Erano le dodici.

Siamo nei pressi della cappelletta di San Defendente, in località Crenna di Serravalle Scrivia, proprio nel luogo in cui Luigi perse la vita. Una cappelletta interamente realizzata in arenaria della Crenna. Costruzione forse seicentesca, riedificata nel XIX secolo con il caratteristico avancorpo formato dal prolungamento dei due pioventi del tetto, sorretti da pilastri laterali. Il ruscello che scorre presso la cappella, indicato come Lavandera, segnava l’antico confine tra la Repubblica di Genova e lo Stato di Milano. Una cappelletta contesa: accudita e venerata dalla gente della Val Lemme, si trova in area serravallese. In quanto dipendente della parrocchia di Serravalle Scrivia, fa capo alla diocesi di Tortona e non di Genova, come la chiesa di Gavi.

Nel 2009-2010 il Gruppo Alpini in congedo, presidente Ezio Pestarino, dimenticando le controversie, seguendo il motto dell’Alpino, dare senza chiedere, decise di restaurare il tetto e l’esterno, facendola tornare all’antico splendore, dopo anni di abbandono. San Defendente non è il patrono degli alpini, il patrono è san Maurizio, comandante della legione romana in cui San Defendente ha subìto il martirio. L’antico affresco, che rappresentava San Defendente in divisa di legionario romano, non è stato possibile restaurarlo, poiché sbriciolatosi col crollo dell’intonaco, così è stato sostituito da un dipinto su legno eseguito dalla pittrice gaviese Rosa Repetto.

Il comune di Bosio (ove è sindaco l’ex alpino Stefano Persano) ha voluto ricordare il luogo ove Luigi lasciò la vita, erigendo una lastra in pietra così incisa:

QUI IL
5 APRILE 1945
cadde per la libertà
LUIGI MERLO

Torniamo a questa data. I partigiani, spaventati e attoniti, con l’angoscia che i tedeschi potessero ritornare più numerosi, adagiarono lo sfortunato compagno su una sorta di scala a pioli e a passo lugubre rientrarono faticosamente verso Bosio, attraverso le colline, passando da Carrosio, fino all’Oratorio della SS. Annunziata, di fronte alla parrocchiale. Eravamo ormai a sera inoltrata. Andò il parroco a dare la cupa notizia ai familiari. Una processione silenziosa di gente, affiancata da chi stava di guardia, pronti a dare l’allerta, partecipò alle funzioni. Commossi, confusi, arrabbiati e impauriti da quello che ancora poteva succedere. Pochi giorni dopo, un altro nugolo di polvere e baccano si sollevò all’uscita della galleria, provocando un fuggi fuggi tra chi era nei campi vicini. Erano i partigiani di Serravalle, che andavano a unirsi a quelli di Gavi per festeggiare la liberazione. Luigi fu posto in una cappella provvisoria. Ora è sepolto insieme ai Martiri della Benedicta di Bosio, anche il suo nome è inciso nel monumento.

Terzultimo nome a sinistra: Luigi Merlo

Con l’inaugurazione delle targhe del giugno 2022, presso l’ex asilo, si può dire che Luigi Merlo sia nuovamente tornato a casa. Piccolo bimbo che giocava spensierato insieme ai molti amichetti nel salone dell’asilo delle suore di Bosio, poi scolaro, giovinetto… ora ritorna con 9 compagni, nello stesso salone, sede degli uffici del parco Memoria della Benedicta, come in un girotondo che si chiude, nella tristezza della fine, nella gloria e nell’onore della memoria, nel monito a tenere alta la bandiera della libertà.

Fonti

Rassegna Stampa Aree Protette Appennino Piemontese
Sergio Pedemonte, Elenco di caduti antifascisti 1943 – 1945
Andrea Merlo, La cappella contesa, in “Il Nostro Giornale”, 5 dicembre 2009
Per le notizie su San Defendente, si veda https://www.santiebeati.it/

Un ringraziamento particolare a:

Luigi Merlo (Gino della Serra), cugino di Luigi Merlo, che mi ha raccontato la storia del cugino ucciso alla Crenna
Giuseppe Persivale (Pino)
Stefano Persano
M.a Ardea Grosso

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