Ambiente

Il Maggiociondolo e nonno Marcello

Il gregge è nell’ovile e anche Cannella, con Briciola, è rientrato nella baracca; giace con il testone tra le zampe, accanto alla cena, e mi aspetta paziente mentre si stropiccia le grandi orecchie. Mi avvicino e inizio a ripulirlo: sorrido pensando alle nostre scorribande e mi sembra di rivederlo sulle pecore, ma proprio sopra, mentre corre sulla schiena del gregge! Mi guarda come per vantarsi; allora ci facciamo una risata o un ululato, a seconda del punto di vista. Tra il pelo fulvo scorgo un fiore giallo, lo raccolgo, e la memoria mi fa spalancare la bocca come mi succedeva con il Nonno quando raccontava certe storie, quelle che tra noi pastori si tramandano da secoli.

Marcello mi spiegava degli effetti magici del maggiociondolo, un fiore che inizia a colorare la montagna proprio mentre noi ci trasferiamo con gli animali, a maggio, e continua a profumare l’aria sino a giugno, risalendo con la ricca fioritura, per accompagnarci sino a circa 1600 metri di altitudine.

In Val Borbera cresce florido; è una pianta tenace che nasce arbusto, ma è così orgogliosa che si crede albero e da grande, se le condizioni lo permettono, arriva anche a misurare dieci metri di altezza.

Sai Pietro – mi sussurrava Marcello – succede dalle parti dell’Antola: di giorno suonano un flauto dalle note stridenti e la notte, al loro passaggio, senti un forte sibilo, così come quando il vento solletica le finestre e le fa gemere. Sono le Streghe e realizzano pozioni magiche proprio con il maggiociondolo!

Oggi ne sappiamo decisamente di più: sappiamo che si tratta di una pianta velenosa, ma non sempre e non per tutti; molti animali se ne cibano senza avere effetti negativi, altri ne hanno conseguenze allucinogene e molti altri rischiano grosso, addirittura la vita! La colpa, ma anche un po’ il merito, è di una molecola, la Citisina, scoperta involontariamente durante la seconda guerra mondiale dalle truppe russe, che, a causa della mancanza di sigarette, avevano iniziato a fumare le foglie del maggiociondolo, ma, ben presto, anche a smettere di provare piacere nel fumare; oggi è usata come medicina proprio per aiutare chi ha problemi di tabagismo.

Tra le Streghe, caro Pietro, Drusilla è la mia preferita! Lei prepara una particolare tisana dal profumo intenso e dal colore del sole all’alba. È solita vagare leggiadra, agitando un bastone sapientemente inciso, che racconta di serpi bianche che nascondono, tra le pieghe delle squame, un corpo nero come la pece e compatto come il granito. L’intarsio è eseguito su un lungo ramo di maggiociondolo che, sotto il primo strato, l’alburno, a sua volta protetto da una corteccia sottile, nasconde un cuore scuro e duro come l’ebano, utilizzato anche nella realizzazione di flauti: flauti magici, sia chiaro!

Ben presto molti si accorsero di come alcune streghe riuscissero a volare cavalcando la serpe inanimata e fu per questo che anche Drusilla dovette camuffare il maggiociondolo legandolo all’estremità un mazzo di saggina per trasformare quel miracolo in una semplice scopa.

Il sole ha finito di contornare pazientemente, con un pennarello arancione, il profilo dell’Antola, Pietro sfila dalla tasca il suo coltello, quello che gli fu regalato dal Nonno, in ricordo di un caro amico sardo di Pattada; uno strumento indispensabile, con una lama speciale dalla forma di foglia di mirto. Il giovane raccoglie nell’angolo della cucina, di fianco alla cesta della legna, il suo bastone e con Sa Resolza inizia a raccontare la sua giornata incidendo un grappolo di petali che diventano cangianti a seconda della pressione della lama. È soddisfatto, stanco, stanco ma felice e con il sorriso tra le labbra appoggia il suo sostegno, sapendo che lo aiuterà nel cammino e lo proteggerà nelle difficoltà.

Il sonno profondo lo porta ad incontrare Drusilla e insieme viaggiano tutta la notte raccontandosi storie vere fatte di flauti magici e cani che saltano di pecora in pecora. Ridono, ululano, saltano, suonano, volano e al mattino… un gran mal di testa!

Insieme decidono di smettere di fumare.

Realizzazione di Roberto Ponzano. La base è in olmo di Gavazzana, il paesello è in Maggiociondolo della Val Borbera

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