Gli Oratori a Voltaggio – Per entrare in argomento

Nel Borgo di Voltaggio, la storia delle confraternite laicali, e degli oratori destinati a loro sede, è da ricercare in un contesto più ampio che ne accomuna l’origine. Tale contesto è rappresentato dalla pratica delle processioni, diffusasi nell’area ligure-piemontese, dei “battuti” o “flagellanti” che a partire dalla seconda metà del secolo XIII percorrevano la valle dal contado alla città “cantando lo Stabat mater e battendosi il petto…”1. Furono queste processioni il germe delle compagnie dette poi dei “disciplinanti” che, vestiti di cappe di diversi colori, stabilivano in ogni borgata i loro oratori o “casacce”, la cui antichità non trova in Voltaggio concreti riscontri nella documentazione esistente. Sono con certezza anteriori al 1582, ma distrutti e riedificati nel corso dei secoli, presentano caratteristiche architettoniche assai più recenti.
Queste istituzioni, in passato, oltre ad avere scopi religiosi (che hanno mantenuto nel tempo): celebrare festività liturgiche e Santi, cooperavano alla sepoltura dei defunti, visitavano i malati, soccorrevano i bisognosi, cioè compivano opere di misericordia. Le Confraternite a tutt’oggi sono organizzazioni autonome con propri Statuti e amministrazione, dipendenti dai parroci per il funzionamento religioso. Ogni Confraternita che nasceva doveva aggregarsi a una Confraternita di Roma prendendone il nome.
Gli Oratori sorgono pertanto come luoghi di culto delle Confraternite laiche e, soprattutto dal secolo XVII, sono per eccellenza sede di festività sacre cicliche legate ad azioni di beneficenza, assumono nel tempo un’importanza sempre maggiore, almeno sino all’ultimo decennio del 1800, dando identità all’associazione religiosa che aveva scelto un luogo dove incontrarsi a pregare. La loro costruzione è in genere successiva allo sviluppo della Confraternita.

Per il raggiungimento dei loro scopi assistenziali le Confraternite si servono di un patrimonio formato con le offerte e i lasciti dei fedeli. Il servizio deve essere prestato con la massima umiltà e per questo i confratelli indossano tutti lo stesso abito, un lungo saio o “sacco” generalmente bianco che inizialmente ha sulle spalle delle aperture per l’uso della frusta e un cappuccio che copre completamente il viso, con due fori per gli occhi; solo le mantelline di diverso colore e le piccole insegne fanno riconoscere un gruppo dall’altro. Dalla cintura pende la frusta, ora ricordata simbolicamente da un fiocco. Ogni Confraternita possiede le proprie insegne che la contraddistinguono, e crocifissi lignei spesso di valore che vengono portati in processione con devozione sacrificio da una sola persona per mezzo del “crocco”, un’imbracatura costituita da cinturone e spallacci in cuoio.
All’interno di ogni Confraternita vi sono diverse cariche: il Priore che ne è il rappresentante ufficiale, il segretario, il cassiere e i consiglieri2
Va infine ribadito che componente fondamentale dell’attività spirituale delle confraternite è, ancor oggi -pur nella mutazione dei tempi- l’organizzazione delle feste calendariali e cicliche che scandiscono le stagioni tra quotidianità e festa. Esse infatti, per le credenze tra sacro e profano che le determinano, per le loro cerimonie e per l’interruzione del tempo quotidiano che le caratterizzano, sono i principali elementi di una cultura fondata sulla trasmissione orale, visuale e gestuale le cui tracce si stanno perdendo3
Per ridefinirne la presenza a Voltaggio, territorio della Repubblica di Genova dal 1121 al 1814 e ancor oggi parte della diocesi genovese, è necessario ricorrere alle fonti documentarie che ne descrivono la collocazione urbanistica.
Qui vogliamo presentarvi brevemente alcune note storico-artistiche dedicate agli Oratori del paese della Val Lemme:
| GLI ORATORI DI VOLTAGGIO |
| Sant’Antonio Abate |
