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Il Cabreo degli Spinola (1825-2025): un’istantanea di Arquata di 200 anni fa

Domenica 28 settembre 2025, presso l’atrio del Palazzo Spinola, sede municipale del Comune di Arquata Scrivia, è stata inaugurata la mostra “Il Cabreo degli Spinola (1825-2025): un’istantanea di Arquata di 200 anni fa”, curata dallo scrivente Davide Canazza e patrocinata dal Comune di Arquata Scrivia e dalla Fondazione Spinola. Il Cabreo è un elenco, descrittivo e figurato, di tutti i beni immobili appartenenti a un unico proprietario – un feudatario, un ente ecclesiastico, un privato – e della loro destinazione d’uso. In questo caso, il Cabreo degli Spinola descrive tutti possedimenti fondiari di questa nobile famiglia genovese, feudataria di Arquata per oltre 4 secoli. La mostra sarà visitabile fino al 13 ottobre, dal lunedì al sabato dalle 8:30 alle 18:30.

Nel 1312, in piena lotta tra Guelfi e Ghibellini, l’imperatore Enrico VII (noto anche come Arrigo VII) crea i Feudi Imperiali Liguri, dipendenti direttamente dalla corona. A tale scopo, sottrae molti territori e castelli ai Comuni di Genova e di Tortona e li affida a nobili famiglie genovesi di parte ghibellina, a lui fedeli. Lo scopo principale è quello di creare una sorta di stato cuscinetto tra i due grandi Comuni rivali. 

Arquata, assieme ad altri Feudi delle valli Scrivia e Borbera, è concessa a Opizzino Spinola, il principale esponente del ramo di Luccoli di questa nobile famiglia. Oltre a ottenere i diritti feudali – amministrazione della giustizia, riscossione dei tributi, potere legislativo – Opizzino acquisisce, per diritto, la proprietà di tutti i beni allodiali del Feudo di Arquata, ossia beni immobili: terreni, case, il castello ovvero tutte quelle proprietà che gli antichi signori di Arquata (gli Ospinelli e i marchesi del Bosco) avevano venduto al Comune di Tortona tra 1244 e 1255. 

Opizzino Spinola muore, senza eredi diretti, nel 1317: tutti i suoi beni e i suoi feudi passano ai cugini, figli dello zio Edoardo Spinola. Da quel momento inizia la frammentazione del Feudo arquatese tra i discendenti dei cugini di Opizzino, pur rimanendo sempre nell’ambito della famiglia Spinola. 

Nel XVI secolo il Feudo di Arquata è suddiviso in 15 compartecipazioni. Tra il 1630 e il 1641 Filippo Spinola q. Giulio q. Angelo Giò, esponente di uno dei più ricchi rami della famiglia, acquista la maggior parte delle quote e dei beni immobili dai suoi parenti fino ad arrivare a possedere i 14 quindicesimi dell’intero Feudo. 

In virtù di queste acquisizioni, nello stesso anno l’Imperatore Ferdinando III conferisce a Filippo Spinola il titolo di Marchese di Arquata e Conte di Vocemola, gli concede il diritto di primogenitura e la facoltà di battere moneta. 

A Filippo succedono, in sequenza, i figli Giulio – il cui figlio gli premuore – e Gherardo. A questi seguono i figli Filippo e poi Ferdinando: entrambi muoiono senza prole. Alla morte di Ferdinando, nel 1771, il feudo di Arquata passa ad Agostino Spinola conte di Tassarolo, adottato dallo stesso Ferdinando. 

Nel 1797, con proclama del generale napoleonico Vendriez, emesso proprio ad Arquata, i Feudi Imperiali sono aboliti: gli Spinola perdono il potere che conservavano da oltre quattro secoli, ma mantengono le numerosissime proprietà immobiliari sparse all’interno del territorio arquatese. 

Dopo la Restaurazione, nei primi anni del 1800 inizia il periodo di decadenza dei discendenti della nobiltà feudale. L’assenza di redditi provenienti dalla riscossione delle tasse costringe gli ex feudatari a censire e, eventualmente, vendere i propri beni.

Allo scopo di avere un quadro preciso circa l’estensione, il posizionamento e il valore di tutti i beni immobili situati nell’ex Marchesato di Arquata, nel 1824 Ferdinando Spinola, figlio di Agostino, commissiona all’agrimensore novese Giò Domenico Sartirana – coadiuvato dal regio misuratore Piazzato – la stesura di un cabreo, ovvero di un «libro figurato (come recita l’incipit dell’intestazione) di tutti i Beni e Case» di proprietà dell’ultimo feudatario arquatese. 

Il Cabreo è composto da due elementi distinti: un libro di 60 pagine rilegate comprendente 53 tavole a colori, ciascuna raffigurante i beni di proprietà spinolina disposti nelle varie località del territorio di Arquata, Pessino e Vocemola, un indice e la descrizione dei vari appezzamenti, e una mappa – cm. 250 di larghezza per 164 di altezza – in cui tutte le proprietà descritte nel libro sono riportate in una sorta di grande quadro d’unione inquadrato nel territorio di Arquata. 

Il libro misura, in copertina, cm. 31 di larghezza per 48 circa in altezza. Ciascuna pagina è larga 30,2 e alta 47,5 cm. L’unità di misura utilizzata per la rappresentazione grafica dei terreni e degli edifici è il trabucco di Novi, pari a metri 2,8575. 

Nel volume, fuori rilegatura, sono inseriti 3 fogli contenenti 5 tavole aggiuntive: due rappresentano i beni appartenenti al Marchese Tommaso Spinola, esponente di un altro ramo della famiglia genovese; le altre tre documentano i beni venduti a Cristoforo Rubiano nel 1828 e a Giuseppe Giudice nel 1832. 

In assenza di un catasto di epoca napoleonica o tardo settecentesco – al contrario della vicina Serravalle – il Cabreo costituisce la prima rappresentazione planimetrica di una certa precisione e completezza del paese e precede di pochi anni il foglio 79 del rilievo “Riviera di Levante alla quarta della scala di Savoia” (1828) e il catasto urbano del 1870-75 (ormai perduto conservato solo in copia manoscritta). 

Con un atto stipulato a Genova dal notaio Federico Arata, il 15 Novembre 1905 i marchesi di Arquata fratelli Carlo e Bendinelli Spinola, figli del vivente Ferdinando (nipote del suo omonimo che aveva commissionato il Cabreo) vendono tutti i loro – ancor cospicui – beni immobili di Arquata alla Società Anonima Fondiaria Industriale, rappresentata da Giovanni Agusti, Presidente del Consiglio di Amministrazione. Anche il Cabreo è ceduto durante il passaggio immobiliare. In seguito i preziosi documenti saranno affidati al geometra Emilio Rosi, direttore della Società Anonima Fondiaria Industriale, i cui eredi ne sono tutt’oggi i custodi. 

La mostra espone tutte le pagine rilegate del libro, evidenziando le più significative per contenuto e grafica.

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