Armarsi, acquistare un milione di fucili.
La sottoscrizione per armare Garibaldi al Congresso delle SOMS nel 1859 a Novi Ligure.
Forse non tutti sanno che dal 22 al 24 ottobre 1859 si svolse, nella sala comunale del municipio di Novi Ligure, a palazzo Pallavicini, il settimo Congresso delle SOMS, nate da pochissimi anni, e che durante tale consesso si parlò di aderire alla sottoscrizione Un milione di fucili per Garibaldi.

Si era nel clou del Risorgimento e alla vigilia dell’unità d’Italia, ma prima di arrivare a Garibaldi, due parole si devono spendere su queste nascenti SOMS che rappresentarono l’importante esigenza di organizzare forme di solidarietà sociale tra i lavoratori appartenenti alle classi più umili, lavoratori che non godevano di alcuna salvaguardia nel lavoro. Queste organizzazioni, in forma spontanea e non organizzata, nacquero alla fine del Settecento come associazioni volontarie con lo scopo di migliorare le condizioni materiali e morali dei lavoratori. Esse erano basate sulla mutualità, sulla reciproca solidarietà ed agivano a stretto contatto con il territorio da cui avevano avuto origine. Alcune iniziative si svilupparono ai primi dell’Ottocento, ma la vera stagione di nascita delle SOMS, come le conosciamo, si sviluppò attorno al 1848, un anno importantissimo per svariati motivi, dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx, all’adozione dello Statuto Albertino che, all’articolo 32, riconosceva «il diritto ad adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica».

Ci rendiamo conto che, prima di tale data, la censura e lo stato di polizia dei diversi stati italiani non avrebbero reso possibile l’organizzazione di associazioni legali e riconosciute. La prima Società di Mutuo Soccorso del Piemonte nacque, non a caso, a Pinerolo nell’ottobre del 1848. La sede dell’associazione ospita oggi il Museo Storico del Mutuo Soccorso, nato con lo scopo di illustrare il movimento mutualistico attraverso memorie, documenti ed oggetti ad esso relativi. La SOMS di Pinerolo nacque immediatamente dopo l’abrogazione albertina del divieto di associazione, ma le associazioni mutualistiche si diffusero rapidamente in tutto il Piemonte e in Liguria tanto che, prima dell’unità d’Italia, se ne contavano 115, alle quali se ne aggiungevano 91 nelle altre regioni settentrionali.

La nascita delle organizzazioni solidaristiche fu senza dubbio promossa dagli ideali mazziniani. Giuseppe Mazzini infatti può essere considerato il padre del movimento mutualistico; egli infatti spingeva ad unirsi «fra gente di uno stesso mestiere per dare vita a coraggiose cooperative» e consigliava di «tassarsi anche di una modesta quota per creare casse di previdenza e di assistenza». Nel 1841 Mazzini fondò la prima associazione operaia italiana, l’Unione degli Operai Italiani che era parte integrante della Giovane Italia. Il percorso era iniziato nel novembre 1840 a Londra con le pubblicazioni dell’Apostolato popolare, foglio che nel primo numero presentava l’articolo di Mazzini «Agli italiani e specialmente agli operai italiani». Il foglio venne pubblicato fino al settembre del 1843.

Novi Ligure, come abbiamo visto negli articoli precedenti, era un centro politicamente molto vivace, ricco di ambienti liberali e mazziniani. Alcune figure di religiosi molto attivi anche a livello culturale e sociale, come Don Montemanni e Don Capurro, furono fondatori ed attivisti delle nascenti Società di Mutuo Soccorso nel territorio novese. In particolare, Novi diede vita alla Società Operaia prestissimo, nel 1850. Don Capurro, per il suo attivismo in questo campo, finì per trovarsi in contrasto con l’autorità ecclesiastica ed osò apertamente sfidarla quando si recò al Congresso delle Società Operaie di Vercelli nel 1858, nonostante il divieto vescovile.

L’importanza di Novi come centro politico e culturale fece sì che a fine ottobre 1859 essa venisse scelta per ospitare il settimo Congresso delle SOMS. Nel saggio di Franco Romanò sulla storia delle SOMS ((http://ciapanota.it/wp-content/uploads/2025/05/Le-societa-di-mutuo-soccorso.pdf)) si legge:
Sul piano del credito, ad un Congresso fra le società di mutuo soccorso liguri, a Novi Ligure, si discusse sul tema della valutazione.
Da questo si deduce che le SOMS in questione fossero quelle del territorio ligure e che il tema del Congresso ruotasse su aspetti economici relativi al funzionamento delle Associazioni. Durante questo Congresso si affrontò un tema molto caldo per l’epoca, cioè l’adesione alla sottoscrizione Un milione di fucili per Garibaldi, in quanto si era in pieno fervore risorgimentale.


Guardando le date qualcosa sembra non funzionare, in quanto la sottoscrizione ufficiale venne lanciata con un proclama di Garibaldi stesso nel dicembre del 1859 a seguito di un precedente rivolto ai giovani studenti dell’Università di Pavia e il Congresso novese si svolse ad ottobre. Molto probabilmente, però, l’idea della sottoscrizione girava da mesi negli ambienti filo-garibaldini e gli aderenti alle SOMS presenti a Novi ne erano certamente a conoscenza. Nel proclama, Garibaldi, con l’enfasi dell’epoca, così si esprimeva:
Armarsi, acquistare un milione di fucili
Agli Italiani,
Chiamato da alcuni amici ad assumere la parte di conciliatore di tutte le frazioni del partito liberale italiano, io fui invitato ad accettare la presidenza di una società, che si doveva chiamare: La Nazione Armata. Credetti di poter essere utile. La grandezza dell’idea mi piacque ed io accettai.
Ma come la Nazione italiana armata è un fatto che spaventa tutto ciò che vi è di sleale, di corruttore e d’insolente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei gesuiti moderni si è spaventata e ha gridato: Anatema!
Il governo del Re galantuomo è stato importunato dagli allarmisti, e, per non comprometterlo, mi sono deciso ad abbandonare il nostro onorato disegno. Di unanime accordo di tutti gli associati, io dichiaro quindi disciolta la Società della Nazione Armata, ed invito ogni italiano che ami la patria a concorrere alla sottoscrizione per l’acquisto di un milione di fucili.
Se con un milione di fucili gli Italiani, in faccia allo straniero, non fossero capaci di armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità! L’Italia si armi e sarà libera.
Giuseppe Garibaldi
In conseguenza del proclama, il 5 gennaio 1860 Garibaldi, con il consenso del governo piemontese, diede incarico a Giuseppe Finzi ed Enrico Besana di organizzare una raccolta per un milione di fucili. Viene spontaneo chiedersi come andò a finire l’iniziativa. La prima cifra raccolta fu una donazione di 5.000 lire da parte dello stesso Garibaldi. L’organizzazione fu capillare con la presenza di comitati nei Comuni dell’Italia centro-settentrionale che inviavano i fondi ai Comitati provinciali, i quali a loro volta facevano affluire i fondi alla Direzione che si trovava a Milano.

I fondi non affluirono solo dal nostro paese, ma anche dall’estero. Non vennero offerti solo contributi in denaro, ma anche munizioni, materiale bellico e medicinali. Una curiosità: Samuel Colt, inventore e imprenditore noto per l’invenzione dell’omonima pistola, inviò via mare da New York a Genova cento revolver Colt Navy.

Le armi che affluirono a Milano furono depositate presso la caserma dei Carabinieri Santa Teresa ma di lì non uscirono per armare i Garibaldini in partenza da Quarto perché il governatore di Milano, Massimo d’Azeglio, le fece sequestrare con la scusa che temeva che tali armi non arrivassero nelle mani di Garibaldi, scusa che forse non tiene tanto. Non si arrivò certamente all’obiettivo prefissato, ma vennero raccolti oltre due milioni di lire, provenienti in maggioranza dalla borghesia piemontese, la quale, pur spinta dall’idealità, mirava sicuramente al mercato e alle ricchezze delle terre napolitane. La sottoscrizione si chiuse il 20 dicembre 1860 con una rimanenza di cassa di 52.179 lire e 19 centesimi. L’anno seguente venne pubblicato a Milano il Reso conto (sic) di tutta la gestione del “Fondo del milione di fucili” diretta dai signori Enrico Besana e Giuseppe Finzi d’immediato incarico del Generale Garibaldi.
Una questione questa del “milione di fucili per Garibaldi” che interessò tutto il nord Italia e anche la nostra zona, una questione condotta con uno zelo quasi ragionieristico, fino al rendiconto finale; in fondo si trattava di soldi degli Italiani, anche se l’Italia era stata fatta, ma gli Italiani forse no, come disse proprio quel Massimo d’Azeglio, custode delle armi donate a Garibaldi.
