PERNIGOTTI, Clotilde
Pittrice, miniaturista
Clotilde Pernigotti (di Luca Pernigotti e Serafina Cancino / Piacenza, 23 dicembre 1899 / Alessandria, 20 maggio 1971).
Tra le famiglie che nei secoli diedero lustro alla storia della comunità serravallese figura certamente la famiglia Pernigotti. Progenie dalle origini milanesi, trapiantata lungo la Scrivia, quello dei Pernigotti fu un casato nobiliare che diede alla Storia Patria prelati e teologi, amministratori locali e politici nazionali, magistrati, avvocati e notai, militari di carriera. Della riconoscenza dei Serravallesi verso questa nobile famiglia è muta testimonianza la toponomastica del centro storico, ove un vicolo è ancora oggi a loro intitolato, Vico Pernigotti, per l’appunto.

Se degli illustri uomini di cui si lustra la genealogia dei Pernigotti vi è memoria in documenti e scritti, assai più difficile è trovare memoria delle figure femminili della famiglia. Tra queste, sicuramente degna di nota è Clotilde Pernigotti, artista, pittrice. Clotilde nacque a Piacenza, il 23 dicembre 1899, figlia di Luca Pernigotti, Ufficiale del Regio Esercito, rampollo di facoltosa famiglia, e di Serafina Cancino, donna di condizione agiata, nell’abitazione di famiglia, in Via San Salvatore (l’attuale Via Scalabrini), al civico nr. 6, nelle antiche stanze del cinquecentesco palazzo Appiani d’Aragona Borromeo. La coppia ebbe due figlie, la primogenita, Giuseppina Pernigotti, classe 1898, e Clotilde, che ricevette in dote il nome della zia paterna.
Luca Pernigotti, militare di carriera con il grado di Capitano, all’epoca risiedeva nella città di Sant’Antonino, con ogni probabilità, per motivi di servizio, ufficiale in forza presso una delle numerose caserme della città emiliana, importante piazzaforte del Regno nella Pianura Padana, sin dall’epoca preunitaria. L’ufficiale, classe 1860, iniziò il suo cursus militare come Cadetto presso l’Accademia Militare di Modena. Nel 1883 sottotenente del Servizio di Commissariato, combattè nella Prima Guerra Mondiale. Durante il conflitto, nel 1916, raggiunse il grado di colonnello. Ricevette altresì l’incarico di Direttore di Commissariato del Corpo d’Armata di Alessandria. Nel 1920 Pernigotti è posto nelle forza Ausiliaria Speciale. Nel 1921 è promosso Brigadiere Generale. Nel 1923 è Maggiore Generale del Commissariato. Nel 1926 transita nei ruoli della Riserva, quale Generale Commissario.
Particolarmente legata alla storia della comunità serravallese è l’eminente figura del nonno di Clotilde, Giuseppe Pernigotti. Tre volte eletto Sindaco di Serravalle, nel 1885, nel 1890 e nel 1910, fu tra i protagonisti dell’amministrazione comunale a cavallo tra Ottocento e Novecento, un periodo segnato da grande instabilità nel governo cittadino. Nel 1873, in considerazione di particolari benemerenze, fu nominato dal Sovrano, Vittorio Emanuele II, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Fu proprio Giuseppe a portare ulteriore lustro al nome dei Pernigotti, con il riconoscimento del titolo nobiliare, acquisito nel 1902, regnante Vittorio Emanuele III.
Luca Pernigotti e la sua famiglia si trasferirono a Serravalle Scrivia, paese d’origine del capofamiglia, in data non nota, certamente provenienti da Alessandria. La loro residenza fu a Villa Rio Maggiore (o Romassone), nella zona della Bollina – Strada Costiera Bicocca, dove vissero sino al 14 giugno 1922, per fare ritorno al capoluogo. La giovane Clotilde, maturato l’interesse e la passione per l’arte, si iscrisse alla “Regia Accademia Albertina di Belle Arti”, a Torino. Qui si mostrò particolarmente portata per la arti grafiche. Nel 1919 si diplomò in disegno. Tra i banchi di scuola conobbe un giovane di origini alessandrine, Alberto Luigi Caffassi, anch’esso diplomato nello stesso anno. Entrambe intrapresero la difficile strada della professione del pittore. (Nell’immagine, Clotilde Pernigotti, ritratta dal marito).

Alberto si dedicò alla pittura su tela, mentre Clotilde predilesse cimentarsi soprattutto con una delle cosiddette arti minori, l’antica arte della miniatura. Questa tecnica si esprimeva nella realizzazione di graziosi dipinti dalle piccole dimensioni, all’epoca realizzati su materiali dalla natura molto varia, quali, carta, pergamena, avorio, rame, oro, in genere utilizzando vernice a smalto. Un mercato che nel Novecento divenne progressivamente di nicchia, schiacciato dalla concorrenza della fotografia, innovativa forma espressiva, che dalla Francia andò affermandosi in tutta Europa. La frequentazione artistica e l’amicizia tra i due si trasformò in amore. Il 6 novembre del 1939, ad Alessandria, nella Chiesa Cattedrale di San Pietro, convolarono a nozze. La coppia gravitò a lungo sul capoluogo, intorno allo studio-atelier di Caffassi, che sorgeva a due passi dal Duomo. I lavori di Alberto Caffassi suscitarono un certo qual interesse negli ambienti artistici, ma in realtà la sua esperienza di pittore fu assai travagliata ed avara di soddisfazioni. Poco sappiamo della carriera di Clotilde, che sicuramente era artista di talento, pittrice e soprattutto miniaturista: così la rivista specializzata L’Artista moderno, rivista … illustrata d’arte pura ed applicata, del 25 aprile 1928, «…Anche con pochi fiori si fa onore e promette pure frutti…»..Dal 1924 al 1929 e nel 1933 Clotilde prese parte alla Mostra Sindacale di Casale Monferrato. Nel 1939 diverse sue opere, degne di menzione, erano presenti all’ esposizione della Società Promotrice Alere Flammam di Genova.
L’avvento della Seconda Guerra Mondiale segnò drammaticamente la vita ed il percorso artistico della coppia. Nel 1944 lo studio di Alessandria venne distrutto durante uno dei bombardamenti Alleati sulla città. L’evento arrecò profondo dolore ad Alberto che, disperato per la perdita delle sue opere più care, spaventato dal rischio di perire sotto le bombe e nauseato dall’esperienza della quotidianità della città in tempi di guerra, decise di trasferire se e la famiglia a Serravalle.

Sfollati sulle colline della Scrivia, il 13 settembre 1944 presero casa presso la tenuta Riomaggiore, proprietà dei Pernigotti e vi rimasero, facendo vita semplice e ritirata, verosimilmente sino al 1947. In questi anni, Clotilde oltre ad accudire il figlio Pier Angelo Caffassi, di soli 4 anni, fu di grande sostegno al marito.Ricordando la moglie, venuta a mancare, il 20 maggio 1971 ad Alessandria, Alberto affidò alla penna, il lutto e la tristezza per la scomparsa dell’amatissima compagna e la sua amarezza per le promesse non mantenute dalla sua vita d’artista:
“…Privo della dolce compagna che mi aveva aiutato con la sua bontà e col suo grande candore a sopportare tutto con rassegnazione…Nella mia vita piena di sogni e di delusioni poche furno le ore di gioia, molti i dispiaceri…Feci il pittore come desideravo sin dall’adolescenza, dipinsi molto. La dura necessità mi costrinse per tutta la mia carriera a dipingere ritratti, cioè a fare una pittura contraria al mio sentire ed a soffocare quanto veramente agitava il mio spirito…“.
Nel volgere di due anni anche Alberto Caffassi (immortalatosi nell’autoritratto qui riprodotto) concluse la sua esperienza terrena: spirò il 3 maggio 1973, ad Alessandria, vinto da una lunga malattia. Egli fu tra i più interessanti e talentuosi artisti alessandrini della sua epoca, lasciando un’importante eredità artistica e culturale alla città di Alessandria ed al territorio. In memoria dell’artista, il Museo Civico di Alessandria, nella prestigiosa sede di Palazzo Cuttica, dedicò una sala espositiva stabile alle sue opere. Suoi lavori sono conservati anche nella quadreria della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Purtroppo buona parte dell’archivio della famiglia Pernigotti, insieme alle carte dei Caffassi, andò perduta quando, intorno al 1955, la Villa Pernigotti di Serravalle venne venduta insieme a tutto ciò che conteneva, compresi la biblioteca e l’archivio.
Fonti:
Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia
Archivio Storico del Comune di Alessandria
Archivio Storico del Comune di Piacenza
Fausto Miotti, “I Pernigotti di Serravalle Scrivia“, in “Iulia Dertona – Bollettino della Società Storica Pro Iulia Dertona”, n. 109, a. LXV, 2014, s. II, 2, Società Storica “Pro Iulia Dertona”, Tortona, 2014
Giovanni Sisto, Lucio Bassi, Bruno Galvani, Giuseppe Colli, Francesco Sottomano, Dino Molinari, “Alberto Caffassi. Un artista fra innovazione e tradizione“, Ugo Boccassi Editore, Alessandria, 1997
https://www.treccani.it/enciclopedia/miniatura
http://san.beniculturali.it/web/san/dettaglio-soggetto-produttore?id=28494
Immagini:
Giovanni Sisto, Lucio Bassi, Bruno Galvani, Giuseppe Colli, Francesco Sottomano, Dino Molinari, “Alberto Caffassi. Un artista fra innovazione e tradizione“, Ugo Boccassi Editore, Alessandria, 1997
https://wannenesgroup.com/lots/368-70-alberto-caffassi/
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0800134916
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