1965: cosa leggevano i serravallesi?

Il 21 marzo 1965, alla presenza del vescovo di Tortona Francesco Rossi, fece il suo ingresso solenne nella Collegiata di Serravalle Scrivia il nuovo parroco, don Teresio Angeleri.
Come era avvenuto già in passato1, la comunità parrocchiale pubblicò per l’occasione un opuscolo dal titolo “Serravalle insieme”2.
Fedele a una consolidata tradizione che risaliva ai primi numeri del mensile parrocchiale “La Buona Parola”, che non si presentò mai come un semplice bollettino parrocchiale di impronta religiosa, anche questa pubblicazione colse l’occasione dell’arrivo del nuovo parroco per dedicare notevole attenzione alla storia, all’arte e alla società di Serravalle: sedici le firme dei cittadini, quasi tutti giovani, che pubblicarono i loro contributi in gran parte dedicati a notizie e riflessioni sui problemi del tempo.
Nelle prossime settimane proporremo, per il loro valore documentario, altri articoli apparsi su “Serravalle insieme”. Qui vogliamo iniziare con un contributo di Piero Gardino, che propose un piccolo lavoro informativo dedicato alle letture dei serravallesi. Armato di penna e taccuino, si recò presso gli edicolanti di Serravalle (due) e, con il loro aiuto, costruì una interessante tabella con i dati relativi ai giornali ed ai periodici più letti in paese.

Non ci troviamo di fronte ad un lavoro statisticamente accurato, perché Gardino non disponeva dei dati relativi agli abbonamenti ai quotidiani e ai periodici (sicuramente significativi per un quotidiano come “La stampa”, o per un settimanale come “Famiglia Cristiana”, e per i periodici locali) o delle vendite in occasione delle diffusioni “militanti” (quasi ogni domenica venivano distribuite in questo modo decine di copie de “L’Unità”, ma anche la stampa cattolica era interessata a questa prassi); inoltre non è possibile stabilire in che percentuale si recavano in edicola anche cittadini e lavoratori non serravallesi, né individuare altre variabili sicuramente possibili. Tuttavia quelli giunti sino a noi sono dati molto significativi, che ci offrono informazioni preziose su quale era la diffusione della lettura e la “sete” di notizie e informazioni sessant’anni fa, quando non solo l’universo della rete era ancora lontana fantascienza, ma anche la televisione offriva solamente i due canali3 nazionali, che trasmettevano per poco più di 12 ore al giorno.
Prima di presentare i dati raccolti da Piero Gardino un’ultima considerazione, che si situa anch’essa più nel territorio della curiosità che in quello della statistica.

Al censimento 1961 Serravalle contava 4.965 abitanti e poco meno di 1.500 nuclei familiari4. Quattro anni dopo, quando la situazione demografica non era sicuramente modificata di molto, nelle edicole del paese si vendevano, ogni giorno, mediamente 300 quotidiani. Difficile stabilire quanti di essi finissero nelle case delle famiglie serravallesi (ricordiamo che alcuni esercizi commerciali, parrucchieri e bar su tutti, mettevano e mettono tradizionalmente a disposizioni dei loro clienti uno o più quotidiani), in che misura gli abbonamenti incrementassero le copie a disposizioni delle famiglie, quanti giornali finissero fuori paese o, al contrario, quante copie venissero acquistate dai serravallesi sui luoghi di studio o di lavoro, e l’incidenza di altre variabili.
Proprio per questo il calcolo che sto per proporre non può ambire a un valore statistico, ma può comunque essere utile per maturare un’idea ragionevolmente fondata riguardo a quante famiglie si dedicassero abitualmente alla lettura dei quotidiani. Diciamo tra le 250 e le 300 famiglie, ovvero circa il 20 per cento dei nuclei familiari serravallesi.

Ribadendo che ci troviamo di fronte a numeri che pur non essendo statisticamente fondati hanno tuttavia un certo valore conoscitivo, possiamo tentare anche un paragone con le percentuali di lettura dei giornali in Italia negli anni Sessanta. I dati disponibili sul tema, in realtà, non sono molti, e bisogna ancora oggi rifarsi al “vecchio” lavoro di Paolo Murialdi dedicato alla stampa italiana nel dopoguerra5. Secondo lo storico dell’editoria, nel 1960 venivano diffuse 104 copie di quotidiani ogni 1.000 abitanti, con grandi differenze tra nord e sud e tra città e campagna6: Serravalle si situerebbe dunque un po’ al di sotto della media italiana, a conferma di una tendenza che vede i lettori concentrati soprattutto nelle grandi città del Nord.
Se si guarda poi alle vendite in edicola dei periodici, soprattutto settimanali, il dato più rilevante che salta agli occhi è la diffusione della stampa cattolica, nazionale e locale: è ragionevole pensare che fosse regolarmente diffusa almeno tra il 30-35 per cento della popolazione di Serravalle Scrivia.
E dopo sessant’anni, come si sono evolute le cose? Quanti giornali si vendono in paese? Certo, le modalità di fruizione delle informazioni sono drasticamente cambiate, oggi basta un click per avere sui nostri display le versioni digitali, anche se incomplete, di moltissimi quotidiani, i canali televisivi all news si sono moltiplicati, le forme di accesso alle notizie sono moltissime e una comparazione diventa perciò quasi impossibile. Tuttavia una piccola ricerca come quella condotta da Piero Gardino abbiamo voluto ugualmente compierla anche noi, e abbiamo chiesto ai rivenditori di giornali quanti copie di quotidiani si vendono ogni giorno7. Cinquanta, è stata la risposta. Prendiamo questo dato come una curiosità o poco più, ma forse anche come il segno che la scomparsa dei giornali cartacei è (quasi) dietro l’angolo.

- Nel 1929 e nel 1935, in occasione dell’insediamento dei parroci carlo Milanese e Luigi Guerra, il mensile parrocchiale “La Buona Parola” venne pubblicato in edizione speciale con una foliazione notevolmente ampliata; nel 1951, in occasione della morte di monsignor Guerra venne data alle stampe una pubblicazione speciale edita in migliaia di copie, riedita nel 2021 a cura di Chieketè e della Parrocchia SS. Martino e Stefano di Serravalle Scrivia. ↩︎
- “Serravalle insieme”, numero unico iper l’ingresso parrocchiale di don TERESIO ANGELERI, 21 MARZO 1965. ↩︎
- La televisione si era però diffusa rapidissimanente, passando dai 25.000 abbonati delle prime trasmissioni datate 1954, ai 6.000.000 di abbonati nel 1965. ↩︎
- I dati sono desunti dalle risultanze del X Censimento generale della popolazione, in particolare dal fascicolo Dati sommari per Comune, volume III, fascicolo VI – Provincia di Alessandria (liberamente scaricabile dalla biblioteca digitale ISTAT: https://ebiblio.istat.it/digibib/Censimenti%20popolazione/censpop1961/IST0005304Vol3_Fascicoli_provinciali/IST0005310_fasc_06_ALESSANDRIA+OCRottimizz.pdf ↩︎
- P. Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra (1943-1972), Roma-Bari, Laterza, 1973.
Utile anche la relazione ISTAT, Indagine speciale sulle letture in Italia al 15 aprile 1965, Istat, 1966. ↩︎ - P. Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra, cit., pag. 372. ↩︎
- È stato Walter Ansaldi ad aver avuto questa idea, ed è stato lui a recarsi presso le rivendite per rivolgere la fatidica domanda: un grazie sincero per l’aiuto! ↩︎
