OltregiogoTestimonianze

In ricordo di un amico

Complice la sciatica che (mea culpa) mi affligge da giorni a causa di qualche sforzo inopportuno, da un pò di tempo la notte fatico a dormire; cosa mai successa. Così la mente vaga e spesso .. torna indietro. Ultimamente mi occupo della vendita, seppure in quantità minime, dell’Almanacco di Chieketè ed il maneggiarne le copie fa sì che spesso riveda la foto che mi ritrae in sella alla mia moto di un tempo (Benelli Tornado 650, anno 1971) nel capitolo che narra i miei ricordi di immigrato a corto raggio. Ma in quella foto c’è anche un mio vecchio amico il cui nome non appare nella didascalia della stessa. In alcune copie da me distribuite ho cercato di porre rimedio alla svista del tipografo inserendo un bigliettino col nome del mio amico Paolo Pallavicini, ahimè scomparso da diversi anni.

Mi corre l’obbligo di citare a questo punto il non elegantissimo nomignolo che gli era stato cordialmente affibbiato, all’interno del nostro gruppo, a causa di una sua espressione abituale che usava per esprimere meraviglia e stupore quando si era in confidenza, fra amici: “bagasa”. Voglio però precisare che, dopo averlo avuto come compagno di scorribande a due ed a quattro ruote, ebbi modo di conoscerlo come persona estremamente precisa e corretta, al limite della pignoleria, quando ne divenni collega come esattore al casello dell’autostrada. Per come lo ricordavo dalle precedenti esperienze, quasi irriconoscibile: serio ed irreprensibile come pochi! Ma io lo ricordo anche allegro, generoso e pronto all’avventura. Alcuni episodi, scelti in ordine sparso, serviranno come esempio.

l’ambulanza FIAT 1800 della CRI di Serravalle

Eravamo tutti quanti volontari in Croce Rossa, allora; oltre a lui con Giuseppino (Citro), Fausto (Cicca), Carlo (Daffy), Gabriele (Grillone) ed il sottoscritto rappresentavamo l’élite emergente di piloti di ambulanze. Perlomeno dal punto di vista del pilotaggio perché, quanto a capacità di assistenza medica .. meglio sorvolare! Ricordo quando, un pomeriggio d’inverno, arrivò in CRI la notizia che alle Capanne di Marcarolo un camion carico di soldati, sul posto per un’esercitazione, si era ribaltato in una scarpata. Temendo una grande quantità di feriti, partimmo “con tutte le auto disponibili” (due). lo mi misi alla guida del vecchio Fiat 1800 con Gianluigi Ferrari come coequipier, volontario una tantum reclutato al volo. Con la Fiat 125 Special, molto più “racing”, non so più chi venne … Ricordo però che verso la Benedicta trovammo anche il ghiaccio sull’asfalto. Eravamo tesi al pensiero di una possibile strage di militari .. c’era la massima urgenza! Ma … arrivammo tardi! Se qualcuno si era fatto male era già stato soccorso, noi eravamo senza clienti e praticamente avevamo fatto una gita.

Tornando verso Serravalle però, imboccata la galleria della Crenna, udimmo alle nostre spalle il suono di una sirena e pensammo immediatamente che un’altra ambulanza avesse caricato un ferito. Diedi subito gas per uscire dalla galleriaed appena fuori accostai a destra per dare strada ….ma dietro di noi non c’era nessuna ambulanza, solo una normale vettura. Non ricordo chi la guidasse, ma con la testa fuori dal finestrino c’era lui, Paolo, che rideva come un matto perché la sirena lui la sapeva fare a voce: “UaaaAAAaaa … “. Aveva aspettato di essere in galleria per sfruttare l’acustica !!!

Paolo a sinistra, io a destra e in mezzo Giuseppino (Citro) Saturnino, davanti alla Mini Cooper di Paolo

Devo dire che allora ci sentivamo un po’ tutti piloti abilissimi con macchine e moto. (Di Mirco Bottazzi, altro bel “manico”, ve ne parlo un’altra volta). lo mi sentivo un piccolo Sandro Munari e credo che Paolo in qualche modo apprezzasse queste mie discutibili capacità. Infatti non esitava a farmi guidare la sua Mini Cooper, arrivando con una certa incoscienza a prestarmela addirittura per un viaggio che dovetti compiere a Genova. Un pomeriggio con quell’auto ed il sottoscritto alla guida “passeggiavamo” dietro villa Pomela e giunti all’innesto con la strada per Monterotondo c’era da effettuare una curva a gomito. Mi impersonai nel citato Munari ..: terza, seconda, colpo di sterzo con contemporaneo rilascio del gas e la Mini parte in derapata controllata senza bisogno del freno a mano! (Provate per credere – ma con le auto di oggi non si può, se non disattivate i vari controlli). Paolo incomincia ad urlare: « ferma, ferma! ». Io mi fermo pensando che mi voglia rampognare, magari si è spaventato o si preoccupa per le gomme … E invece lui scende e mi fa: « ora vai indietro e lo rifai perché voglio vedere da fuori ». Ed io eseguo prontamente.

Le nostre moto di allora: la mia Benelli Tornado 650 e la “scorbutica” Kawasaki 500 di Paolo

Nella foto del libro è con me a Monte Spineto, sulla sua Kawasaki 500. Una moto con la quale non era difficile fare “guai seri”. E, visto che siamo a Monte Spineto, ve la ricordate la Grillotta? Ora è solo un mucchio di sassi ma, a quei tempi, lì c’era il “bandito” Carlino. Il brav’uomo viveva lì con la moglie ed un sacco di animali: capre e mucche, galline e cani .. Noi si andava da loro con moto e motorini, d’estate a tarda sera, a mangiare pane, salame e formaggio, alla luce del carburo (acetilene), perché non avevano la corrente elettrica.

Una sera, finita la degustazione, allietata anche dall’inaspettato ingresso in casa di una capra, io uscii nel buio profondo sbattendo contro una placida mucca nera, priva di luci. C’era ovviamente Paolo, che raggiunta la sua moto di allora (Aermacchi 250) sentì dell’umido sulla sella. Subito dopo potè constatare, alla luce di qualcosa, che la suddetta bovina gli aveva masticato la sella della moto. Il « Bagasa! » fu clamoroso!

Scendendo dalla Bocchetta verso Voltaggio. foto del sottoscritto scattata da Paolo con la sua Zenit reflex con obiettivo 50mm

Lui passò poi dall’Aermacchi, una ventina di CV, alla Kawasaki H1, che ne aveva quasi il triplo ed un giorno, alla ricerca di curve, andammo a “fare la Bocchetta” dal versante ligure. Bisogna sapere che su quella strada a quei tempi si disputava una gara in salita del Campionato Italiano della Montagna e posso ammettere che noi eravamo lì per emulare i piloti veri. lo lo precedevo ma circa a metà salita non lo vidi più. Mi fermai e dopo qualche istante di attesa tornai indietro per vedere cosa fosse accaduto. Fortunatamente dopo poco lo vidi arrivare veloce e soprattutto sano. Alla mia domanda sulla causa del ritardo rispose: « sono andato a vedere se c’era qualcosa in terra perché uscendo dalle curve mi partiva la ruota dietro ». Non aveva tenuto conto della potenza della sua moto e perciò non lesinava con le aperture del gas!

Come dicono gli smanettoni: « Se sei incerto tieni aperto! ».

3 pensieri riguardo “In ricordo di un amico

  • Giacomo Schiaffinl

    Ciao Cesco, è bello ricordare gli amici, un gran regalo a loro ed a tutti noi… Mino

  • Federico Piana

    Per me Paolo era un carissimo amico persona onestà e seria.

  • Enrico Pallavicini

    bellissimo racconto, tutti ragazzi guori di testa che io ricordo da bambino

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