“Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece”
Un loculo nel cimitero di Gavi, non distante dalla cappella dei Martiri della Benedicta. Vi è sepolto Ernesto Ghio e con lui il papà Marziano. Una lastra in marmo bianco, due motivi floreali agli angoli superiori incornicianti una croce, in basso il portalume vuoto e il portafiori di ottone cesellato, con una delicata orchidea sbiadita. Niente foto. Al centro l’epigrafe che mi stupisce e mi emoziona.
Per Marzianin Ghio disperso in Russia una prece
Il fratello di mio padre, Primo Bruno Montecucco, è caduto in Russia e anche per questo ho fatto diverse ricerche sulla tragedia dei morti e dispersi in Russia: ma chi è Marzianin Ghio? Non ho mai incontrato questo nome. Non è nelle liste di leva consultate, non nel monumento ai Caduti, non negli elenchi dell’UNIRR. Forse proviene da Bosio. dove sono frequenti il cognome Ghio e il nome Marziano, forse è di una leva anteriore a quelle esaminate.
Chiedo, chiedo ancora… Si fa strada un’ipotesi. Viveva a Gavi una famiglia di ciabattini, detti I Marsciani (da Marziano). Chiedo in Comune il certificato di morte di Ernesto mentre nell’archivio parrocchiale di Gavi scopro diversi interessanti atti, fra i registri delle nascite, delle morti, dei battesimi… Trascorro mattinate all’archivio di Stato di Alessandria, tra i fogli matricolari. Marzianin non c’è ancora. Forse è un altro Ghio, non è figlio di Ernesto, magari figlio di un parente o amico, o un garzone…
La mia amica Rosi è convinta sia un figlio: una frase così, mi dice, teneramente affettuosa, quel nomignolo … solo per un figlio si può scrivere.

Vado avanti. Finalmente Marzianin compare: il suo nome è scritto ad inchiostro, in parte sbiadito, chiuso nel libro delle anime, il vecchio registro dove i parroci annotano i componenti delle famiglie, in occasione delle benedizioni pasquali, fin dal XVII secolo.
Quando si raggiunge un traguardo dopo una lunga fatica, paghi, anche più di quello che si immagina: tutto sembra finito, l’adrenalina esaurita, vorresti fermarti. Non sai se il proseguire ti porterà la stessa contentezza che hai provato fra quelle pagine, così polverose, ingiallite, eppur vive e parlanti, ti sembra, scavando ancora, di violare un’intimità, un segreto, sfiorare qualcosa che non ti appartiene. Sempre Rosi mi sprona e consiglia: vai avanti, tante sono ancora le domande da chiarire, gliel’hai promesso ormai. Quella di Marzianin non sembra una storia semplice.

A Bosio il 3 febbraio 1849 nasce Marziano Ghio (il nonno di Marzianin), figlio di Giovan Battista (il bisnonno); costui fa il calzolaio, ed è sposato con Luigia Rabbia, di Benedetto e di Rosa Montecucco. Marziano Ghio apprende il mestiere dal padre, si sposa a Gavi nella chiesa di San Giacomo il 3 febbraio 1880 con Carolina Corotti, nata nel 1854 da Francesco e da Marianna Stangalina1.
Uno spostamento dunque, da Bosio a Gavi, per nuzialità. A Gavi Marziano come calzolaio apre una bottega in via Umberto I, la Via Maestra, attualmente Via Goffredo Mameli. Marziano e Carolina mettono al mondo sei figli: Giulia, nata il 9 aprile 18812, Giovan Battista Francesco Ernesto, che vede la luce il 16 luglio 1882, Rosa Alfonsina del 1884, Maria Ernesta Ida, 30 luglio 1887, Giovan Battista Augusto Oreste e Mario Edoardo, nati rispettivamente il 26 dicembre 1889 e il 23 ottobre 1893.

Giovan Battista Ernesto, il secondogenito, impara dal padre il mestiere del calzolaio, è sempre in bottega, già in età scolare. I voti migliori a scuola li hanno Ida ed Edoardo, l’ultimo figlio, ma Ernesto è un ragazzo sveglio, a modo, apprende in fretta e il padre si fida di lui: lo manda in giro per il Piemonte a cercare il necessario per il lavoro, in provincia di Torino in particolare, dove le concerie e le pelletterie sono numerose e rinomate. Durante quei viaggi conosce la futura moglie, Teresa.
Nel frattempo si presenta alla leva al distretto di competenza, quello di Voghera, frequenta il tiro a segno ed è congedato caporalmaggiore di artiglieria nel 1904, al termine della ferma di due anni. Trova un impiego nei pressi di Torino, per essere più vicino alla fidanzata, Teresa Saluto, di Bartolomeo e di Ferrero Domenica, nata a Piossasco, in provincia di Torino, il 30 giugno 1882. Ernesto e Teresa si sposano a Beinasco, il 5 luglio 1911 e vanno ad abitare ad Orbassano: in questa città nasce Ghio Mario, Marziano Bartolomeo, (Marzianin) il 3 gennaio 1912. È battezzato nella parrocchia di San Giovanni Battista.

Marziano ha pochi mesi quando Ernesto e Teresa decidono di partire per Buenos Aires. Hanno un passaporto per l’estero della durata di tre anni, prorogabile. Partono nel 1912, verosimilmente a maggio; il nullaosta per Buenos Aires è rilasciato il 19 aprile ad Orbassano. Perché scelgono di emigrare in Argentina con un bimbo così piccolo? Già cominciano ad essere sconsigliate le migrazioni in Sud America, in quanto più difficile trovare lavoro. Cosa fanno a Buenos Aires? Hanno conoscenti o parenti? Ernesto lavora in qualche bottega di ciabattino? Comunque sia, nel 1913, il primo gennaio, a Buenos Aires nasce Mario, il secondo figlio dei due giovani emigrati, battezzato nella chiesa di San Carlo3.

Nel frattempo il 20 agosto 1911 muore a Gavi, a 18 anni, il fratello più giovane di Ernesto, Mario Edoardo. Ecco forse l’origine dei nomi dei due fratelli. Marziano come il nonno, Mario come uno zio che non conosceranno mai.
1911, 20 agosto, muore Ghio Mario (Edoardo) figlio di Ghio Marziano e di Corotti Carolina, di anni 18, alle ore 7. Morte improvvisa. Sepolto il 21 agosto nel cimitero di Gavi. Parroco don Rabbia

Ernesto e Teresa si fermano in Argentina per circa 4 anni. La crisi economica argentina limita le condizioni di vita e di lavoro di tanti immigrati ma per gli umili spesso non c’è limite al peggio. Nel 1916 la guerra in Europa è ormai iniziata da due anni. Ernesto, richiamato alle armi per mobilitazione, deve rimpatriare con tutta la famiglia e far annullare la dichiarazione di diserzione. I rimpatri dall’estero sono gratuiti per il richiamato ma non per la famiglia. La situazione è drammatica per la quasi totalità dei rimpatriati. Problemi, disagi, drammi che quei ritorni comportano, anche episodi di intolleranza. Il rientro non è facile, le navi disponibili ridotte, i pericoli enormi.
Il 1 agosto 1916 Ernesto è assegnato al 1o reggimento Artiglieria da Fortezza come sergente nella 743a batteria d’assedio; nel 1918 è al fronte, nella zona d’armistizio. Ottiene il congedo illimitato dal 16 agosto 1919.
La moglie di Ernesto con due figli, i nonni e le zie rimane ad aspettare la fine della guerra a Gavi, nella grande casa di via Umberto I n. 28, proprio nell’angolo attiguo all’asilo infantile, dove suo suocero Marziano il calzolaio ha la sua bottega. Gavi effettivamente è per Teresa una soluzione più tranquilla, rispetto al rifugiarsi in una grande città come Torino, dove abitano i suoi genitori. Il 10 agosto 1917 mette al mondo la sua ultimogenita: Lorenzina4. A fine guerra, in via Umberto I, Ernesto e Teresa vivono pertanto con tre figli, gli anziani genitori di Ernesto e il fratello di questi, Augusto.

I due maschietti, Marzianin e Mario, frequentano la scuola elementare di Gavi, in piazza Regina Margherita, ora Piazza Dante; Marzianin ha come insegnante la Maestra Gandini, suo fratello Mario il Maestro Domenico Savelli. I vecchi gaviesi ricordano quest’ultimo come molto moderno nei metodi: suona il flauto e spesso conduce le lezioni all’aperto. I voti per Mario, specie nei primi anni, sono modesti, ma poi piano piano migliorano, fino alla sesta elementare.

Nel 1923 purtroppo per Teresa ed Ernesto Lorenzina muore, a soli 5 anni. L’Italia intanto, fa il suo ingresso nel ventennio fascista. Nel 1929 Ernesto è nominato sottotenente (capomanipolo) della M.V.S.N. (Milizia Volontaria per Sicurezza Nazionale). Un breve articolo sul Bollettino della Guardia, nel marzo 1929, ne dà notizia, in occasione degli anniversari della liberazione dalla peste, le onoranze al Maresciallo Cadorna e il ringraziamento per la pace tra Chiesa e Stato:
a questi anniversari parteciparono baldi giovani ordinati e compatti guidati dai loro capisquadra e istruttori, fra cui il tenente gaviese Ernesto Ghio.
Nel 1933 muore nonno Marziano. Ormai molto anziano e malato si erano prese cura di lui la moglie Carolina, la figlia Ida, le nuore Teresa (soprannominata Gina in famiglia) e Maria Luigia, detta Marietta. Era stato in vita un bravo calzolaio, anzi, un impresario. Nel bollettino della Guardia troviamo il seguente necrologio:
Aveva 84 anni e da parecchio tempo era sofferente. Abile lavoratore, finché poté esercitò l’arte sua di calzolaio. Noi ricordiamo ancora quando unitamente al fratello Masin avea assunto l’impresa della calzoleria nel reclusorio della Fortezza e davano lavoro ai poveri detenuti e tiravan su nuovi apprendisti e li mettevano sulla via della riabilitazione. Retto di cuore addimostrò la sua fede anche durante la malattia e nei suoi dolori trovò il conforto in Dio che è Resurrezione e Vita. Ai congiunti sentite condoglianze.
La moglie, nonna Carolina, lo segue quattro anni più tardi, morendo nel 1937.
Anche il fratello di Ernesto, Augusto, classe 1889, è soldato di leva e poi militare nella Grande Guerra, ma con un percorso lievemente diverso. È il più alto di tutti i maschi della famiglia, un bell’uomo dagli occhi chiari e con i capelli castani e lisci; di mestiere è calzolaio, come il padre ed Ernesto. A soldato ci va con la leva del 1890, essendo stato rimandato alla prima visita. Chiamato alle armi nel maggio 1916, nel 1o reggimento artiglieria da Fortezza, a Genova, dal 1917 è inquadrato nell’8° reggimento artiglieria da Campagna e impegnato sul fronte alpino, nella zona del Monte Grappa, dopo la ritirata di Caporetto. Ottiene il congedo illimitato ad agosto 1919. Gli è concessa la croce di guerra.

Augusto sposa Bassano Maria Luigia nel 1925; la ragazza, nata a Gavi il 13 giugno 1891, è qui domiciliata, al Molino di Mezzo (Il mulino altrimenti detto della Tugne si trovava nei pressi dell’attuale campo sportivo, dove, nel dopoguerra, era attiva una segheria)); lavora, è un’operaia ed è figlia di Gerolamo, ma orfana di madre perché Angela Benasso, fu Luigi, è mancata da tempo. Testimoni di nozze sono Gerolamo Bassano e Marziano Ghio. Augusto e Maria Luigia non avranno figli.
Nella casa di Via Umberto I c’è il laboratorio di calzolaio, del vecchio Marziano. Di ritorno dalla Grande Guerra, vi lavorano Ernesto con il fratello Augusto: un deschetto, due sgabelli, uno da una parte, uno dall’altra. Di lato il nuovo banco di finissaggio con le mole e le spazzole. I due maschi di Ernesto e Teresa apprendono il mestiere, ma studiano fino al ginnasio, hanno altre ambizioni. Marzianin crescendo diventa un bel ragazzo dai lineamenti fini, alto, capelli biondi e ondulati, occhi chiari; frequenta le scuole con buon profitto. Dopo gli studi si arruola volontario nei Carabinieri a piedi della Legione Allievi di Roma, per la ferma di 3 anni.
Che gioia e che orgoglio per la famiglia quando Marzianin torna in licenza, anche solo per pochi giorni. La mamma Teresa ha le lacrime agli occhi, proprio bello e bravo, un figlio impegnato, sempre lontano, in mezzo ai pericoli, ma che onore, vuole diventare addirittura brigadiere. Forse Augusto, che è più chiacchierone, ne parla a volte con conoscenti e parenti del nipote carabiniere, ma il resto della famiglia è abbastanza schivo e tiene per sé, nel proprio animo, la soddisfazione e le pene per quel ragazzo incantevole e risoluto.

Nel 1930 lo troviamo nell’arma dei Reali Carabinieri a Pontedera, dove conosce la futura moglie, Anna Maria Tarabotti. Nell’ottobre 1935 a Firenze frequenta il corso di lingua tedesca ed è promosso al grado di vicebrigadiere, assegnato prima a Livorno, poi a Forno e quindi a Marina di Massa. La ferma triennale prosegue fino al 1939, anno in cui diventa brigadiere. Marzianin e Anna Maria si sposano il 31 marzo 1940. Anna Maria in qualche occasione sale dalla Toscana a Gavi per trovare i suoceri, benvoluta insieme all’adorato figlio. È una donna minuta, molto graziosa, gentile e affabile. Alcune note caratteristiche di Marzianin si possono leggere nei rapporti informativi della legione territoriale dei Reali Carabinieri di Livorno:
Ha una volontà tenace, disciplinato, autorevole, buon istruttore, ben voluto, sa sollevare compagni e sottoposti nei momenti di maggiore difficoltà. Riflessivo, buone qualità intellettuali, militari e professionali, affidabile, perseverante, franco, sensibile. Sa tradurre dal tedesco con l’uso del vocabolario, sa dattiloscrivere e si esprime in un buon italiano. Si distingue come abile ciclista e ottimo marciatore.
Nel 1941 è alla stazione di Torre del Lago, l’anno successivo a Massarosa, assegnato alla 56^ sezione mobilitata. Ogni rapporto comunicativo, anno per anno, è controfirmato per presa conoscenza da Marziano, tranne l’ultimo, del 10 novembre 1942, quando la 56^ sezione è in partenza per il fronte russo.
Suo fratello Mario si arruola volontario nel corpo truppe coloniali in Africa (ancor minorenne ottiene il consenso del padre) e a fine guerra torna in Argentina, sua terra di nascita. Mario somiglia poco al fratello; anch’egli è alto e pallido con occhi chiari, ma ha il viso butterato, i capelli scuri e i lineamenti pronunciati, un carattere forte, un po’ scontroso. Arrivato alla 6a elementare, successivamente diventa un abile meccanico motorista. Volontario parte per la Tripolitania, imbarcandosi da Siracusa per la Libia nel luglio 1931, assegnato al reggimento Cacciatori d’Africa. E’ richiamato alle armi nel 1935 all’aeroporto di Cameri. Iscritto nel ruolo delle forze in congedo del D.M. di Tortona, negli anni della seconda guerra mondiale è alla FIAT- filiale Torino, assegnato al parco automobilistico speciale. All’atto del congedo abita a Torino in via Castelnuovo delle Lanze. Di Mario alcune sue notizie si ottengono da una dichiarazione del Consolato Militare d’Italia a Buenos Aires del 14 ottobre 1976:
Trasferito nei contingenti dell’Aeronautica, assegnato alla base aerea di Mallach. Sbarca a Siracusa nel 1933. Richiamato alle armi nell’ottobre del 1935, a novembre è trasferito all’aeroporto di Cameri. Collocato in congedo a gennaio 1937. Richiamato dal settembre 1939 al maggio 1942, rinviato in licenza illimitata a motivo di avere due congiunti alle armi. Dal maggio 1942 all’aprile 1943 mobilitato quale militarizzato nei gruppi mobili FIAT per il mantenimento Automezzi delle truppe operanti in Africa Settentrionale. Rimpatriato e militarizzato presso il servizio tecnico FIAT a Torino in corso Dante nel 1943. Dal novembre 1943 fino all’aprile 1945 assegnato dalle truppe tedesche di occupazione all’organizzazione Tod-Sper. Gli fu assegnata medaglia a ricordo del servizio prestato in Libia.
Marzianin nel frattempo ottiene alcune brevi licenze. La più importante, il 30 marzo 1940, di 15 giorni, per nuzialità. La seconda, del 19 febbraio 1942, di 5 giorni, la trascorre a Gavi e a Pontedera. Per l’ultima volta saluta la moglie e i genitori. Da quella data, forse tranne qualche cartolina nei primi tempi, la famiglia non saprà più nulla di Marzianin. Parte per la Russia a fine novembre 1942 ed è assegnato nel dicembre 1942 alla 56^ sezione motorizzata regi carabinieri mobilitata. Al 17 gennaio 1943 risulta DISPERSO SUL FRONTE RUSSO. Il verbale di irreperibilità è rilasciato il 18 luglio 1943.
E così siamo arrivati, almeno in apparenza, all’epilogo di questa storia. Purtroppo non è così, perchè i documenti e le testimonianze ci raccontano ancora molto: un’altra porta si apre, scoprendo una vera e propria tragedia che colpirà non solo la famiglia Ghio, ma tutta la comunità gaviese.
Me ne occuperò in un prossimo articolo.
