Racconti, testimonianze, favole, poesie

Franco Fossati: ovvero come viaggiare dalla casa del giovane allo spazio

Nell’immagine in evidenza la parte anteriore della stazione Spaziale Internazionale (ISS). A destra il laboratorio europeo Columbus e a sinistra il Nodo 2, Entrambi i moduli sono stati prodotti a Torino. Si vede anche il braccio robotico prodotto in Canada.

Ho incontrato Franco Fossati dopo decenni. Serravallese, classe 1963, lo ricordavo ancora universitario, quando frequentavamo la casa del Giovane. Dopo un paio di frasi di circostanza, scopro che la sua carriera lavorativa è assolutamente affascinante. Gli ho pertanto chiesto di raccontarmi qualcosa in tal senso.

Franco Fossati al Festival dell’Aerospazio

La casa del giovane la conoscevo già ai tempi di Don Lino ma è diventata il mio vero punto di riferimento verso la fine delle superiori, con Don Giuseppe e in contemporanea con l’inizio di quell’esperienza importante che é stata la Polifonica di Gigi Bolchi.

Era il posto dove potevo incontrare gli amici e distrarmi ma è stata una stagione breve: gli studi a Torino in ingegneria nucleare non mi hanno concesso molte pause e da lì in poi ho iniziato a perdere di vista Serravalle.

Prima entrando nel Gruppo Sistemi Spaziali di Aeritalia (oggi Thales Aleni Space) dove ho passato il primo ventennio professionale collaborando al satellite Tethered e al Beppo Sax (un successo mondiale nel campo dell’astronomia a raggi X) e poi passando alla stazione spaziale con ruoli di progettazione e successivamente di coordinamento tecnico, responsabile della progettazione strutturale dl laboratorio europeo Columbus, sistemista della Cupola (quella con le sette finestre, la parte più fotografata della stazione).

Franco Fossati e la Cupola

Lo fermo. Lo spazio mi ha sempre affascinato fin da quando, da piccolo con papà, entravo dentro il campo sportivo, allora si poteva, per osservare le costellazioni e più tardi, davanti alla televisione, in una notte del 1969, per guardare lo sbarco sulla luna, accompagnato dalle voci di Tito Stagno, Enrico Medi e Ruggero Orlando. Il termine “Cupola” risveglia il mio interesse, mentre Franco mi mostra qualche immagine sul suo cellulare.

Questa è la Cupola, mi dice, durante i test vibroacustici (essenziali per valutare la risposta alle sollecitazioni meccaniche al lancio). Due finestre sono in configurazione finale mentre le altre sono dei simulatori

Franco durante i test necessari per testare la Cupola

Dal suo telefonino spunta un’immagine straordinaria. C’è Samantha Cristoforetti galleggiante all’interno di una navicella spaziale.

Qui lei qui sta fotografando la Terra dalla Cupola che, con le sue sette finestre, è il modulo con la maggiore superficie vetrata nello spazio. I pannelli interni sono neri per evitare riflessione mentre i vetri – di spessori fra i 12 ed i 45 mm, in strati multipli sono di normale vetro ma esenti dal minimo difetto per migliorarne le proprietà ottiche.

Dopo quell’ esperienza sono passato ai sistemi ipersonici ed ai lanciatori con diversi programmi in ambito europeo, nazionale e della difesa anche come rappresentante Finmeccanica in tecnologie avanzate come le nanotecnologie (fra Torino, Roma e Monaco).

La mia testa è però rimasta inchiodata su quell’immagine. Samantha Cristoforetti… ma la conosci di persona? Franco sorride. Mi fa segno di sì con la testa. Spunta tra le sue mani un’altra fotografia.

Franco con Samantha Cristoforetti

Nel 2010 è arrivata l’esperienza alla galassia Airbus, prima come capo dell’ingegneria nella filiale italiana, poi responsabile della baia avionica e dell’infrastruttura di trasporto a terra di Ariane 6 per ArianeGroup (a Brema) e quindi responsabile del controllo delle attività svolte in Italia per Airbus defence and space a Torino, Milano e Roma. Durante la crisi del Covid passai alle dipendenze di Airbus Italia (a Roma), prima come direttore generale e poi come amministratore delegato.

Ariane 6

Cessato il mio periodo in Airbus ricevetti la nomina a direttore scientifico della Fondazione Rome Technopole e direttore generale della Fondazione D34Health, sempre per conto dell’Università Sapienza di Roma. Venni poi sapere che una vecchia collega di Airbus stava aprendo un’azienda incentrata sul trasporto spaziale e cercava un punto di riferimento in Italia e così divenni il responsabile per Italia e Sud Europa di The Exploration Company, una società molto giovane ma già individuata dal NASDAQ come una delle 100 società al mondo che cambieranno il futuro. Così ho potuto tornare più stabilmente in Piemonte (ora sto nella piana della Merella) e soprattutto a maggior contatto con la mia famiglia, il mio risultato più importante da me conseguito con la moglie, che ha supplito alle mie frequenti e prolungate assenze e due fantastiche figlie che non me le hanno mai fatte pesare.

Riccardo Lera

"Io nella vita ho fatto tutto, o meglio un poco di tutto" (Uomo e galantuomo di Eduardo De Filippo) Pediatra, scrittore per diletto, dal 2002 al 2012 assessore alla cultura di Serravalle Scrivia; ex scadente giocatore, poi allenatore e ora presidente del Basket Club Serravalle.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *