Pietro Torre e Giuseppe Mazzini, ovvero come un serravallese iniziò Mazzini alla carboneria
Foto in evidenza: la casa natale di Giuseppe Mazzini, in via Lomellini 11 a Genova, ora Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano

Quando, dopo la morte di mio padre, non riuscendo più a dormire, scrivevo sul sito di Chieketè quasi un articolo per notte, alcune biografie ero riuscito a ricostruirle partendo dalla “regina” delle enciclopedie on line: Wikipedia (si era in pieno lock down e altre possibilità di ricerca erano precluse). Digitando infatti su Google “nati e morti a Serravalle Scrivia” si possono trovare nomi e cognomi i cui legittimi proprietari ormai fanno parte del nostro Dizionario Biografico. Provateci! Troverete fra coloro che videro la luce nel nostro paesello: Luigi Bailo, il ciclista, suo figlio Osvaldo Bailo, anch’egli ciclista, Roberto Berthoud, politico e martire antifascista, Maurizio De Negri, padre della neuropsichiatria infantile in Italia, Giovanni Firpo, altro ciclista, Mario Giani, oro olimpionico nel calcio, Carlo Giovanni Battista Grillo, magistrato e politico, Giacomo Gualco, anche questi politico, Cesare Pozzo, ferroviere, Tonina Torrielli cantante e Primo Zuccotti, ciclista e partigiano combattente. Fra i deceduti, wikipedia ne conta solo tre: il grande ammiraglio Biagio Assereto, Osvaldo Bailo e Opizzino Spinola, politico. In sintesi a Serravalle gli uomini illustri si sono distinti principalmente perché occupati o nella gestione della cosa pubblica o perché impegnati a pedalare. Certo Wikipedia non è esaustiva e, come i lettori potranno vedere, molti altri personaggi hanno via via catturato la nostra attenzione.
Questo tuttavia accadeva ormai alcuni anni fa. Del tutto casualmente ho ripetuto quella ricerca e, con sorpresa, fra i nati è comparso un nuovo nome. Quello di Pietro Torre. Cliccandovi sopra compaiono, sempre sulla “onniscente” Wikipedia, due righe tuttavia assai scarne: “Pietro Torre (Serravalle Scrivia, 25 luglio 1803) è stato un politico italiano. Fu deputato del Regno di Sardegna nella III legislatura, eletto nel collegio di Serravalle”. Mentre per le altre biografie è stato successivamente possibile accedere a testimonianze e documenti atti a descrivere le vite dei succitati personaggi, per Pietro Torre mi sono trovato ben presto in un vicolo cieco, nonostante Filippo Bertone avesse già pubblicato sul nostro sito alcune sue note biografiche.
Ma andiamo con ordine. Pietro Torre nasce a Serravalle Scrivia il 25 Luglio 1803, da Giuseppe e Rosa Grillo. I Grillo a Serravalle sono al tempo una potenza, ma rispetto ai nomi che ci sono noti, ormai consegnati al nostro Dizionario Biografico, non è chiaro il rapporto di parentela. Alcune notizie le rintraccio su di una pubblicazione della Società Ligure della Storia Patria, Omaggio al XIII Congresso della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento radunato in Genova nell’ottobre del 1925, I Fratelli Ruffini, scritto da Arturo Codignola, giornalista e biografo mazziniano.

Dopo gli studi secondari frequentati a Novi Ligure, Pietro Torre si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza nel 1822 ma inizialmente ottiene il permesso di seguire le lezioni di Istituzioni a Novi presso gli avvocati Pavese ed Isola. Inizia a frequentare l’ateneo genovese nel 1823, anno in cui conosce Giuseppe Mazzini. Si laurea in giurisprudenza nel luglio del 1826, precedendo di un anno proprio il Mazzini, col quale si lega d’intima amicizia durante gli anni dell’Università, iniziandolo nel 1827 alla Carboneria.
Vero è che il Mazzini ebbe successivamente un’evoluzione ideologica differente dalla Carboneria, ma che uno dei padri del Risorgimento italiano abbia avuto un percorso politico durante il quale un serravallese ha avuto la sua importanza, ovviamente mi incuriosisce. Una lettera dello stesso Mazzini lo conferma (1827) – [Mazzini, Scritti, S. E. I., voi. I, 1923] :
Serpeggiavano tra noi voci vaghe di Carboneria rinata, d’un lavoro segreto comune alla Francia, alla Spagna, all’Italia. Cercai, spiai, interrogai tanto che finalmente un Torre, amico e studente di legge, mi si rivelò membro della Setta, o, come dicevano allora, dell’Ordine, e mi propose l’iscrizione. Accettai ».

Sono quegli gli anni durante i quali maturano per il Mazzini le grandi amicizie e fra questi Cesare Leopoldo Bixio, parente di Nino, che era di qualche anno più anziano di Mazzini essendo nato a Genova il 15 settembre 1800, da Felice e da Maria Brusco. Aveva costui frequentato i corsi della Facoltà di Legge presso l’Università di Genova e s’era laureato nell’agosto del 1825 (Documenti Scolastici in A. U. G.). Sull’Indicatore Genovese pubblica un articolo nel n. 18 (6 settembre 1828) sopra le Lettres sur la Profession d’Avvocat del Warée…. Egli era a Genova uno dei più ardenti Carbonari, tanto che nel ’30 andava ogni giorno a «fare i rapporti» al Doria stesso in casa sua insieme al Mazzini, al Torre, al Costa, al Morelli, al Gervasoni. Nel ’30 fu arrestato e subì alcuni mesi di detenzione nella fortezza di Gavi. Pietro, infatti, divenuto ben presto Gran Maestro della Carboneria, è, insieme a Mazzini, uno dei più attivi affiliati genovesi, andando in Toscana a tener contatto coi “buoni cugini” e, sempre in quegli anni, a Sarzana, Firenze, Pisa e Milano. E’ arrestato a Savona nel 1831 proprio con Mazzini, A. F. Passano, Antonio Doria, e gli avvocati Gaetano Morelli, Cesare Leopoldo Bixio e Nicolò Gervasone.
Improvvisamente i rapporti fra Torre e Mazzini si deteriorano irreparabilmente. In una lettera di Mazzini alla sorella è possibile leggere:
«Et cet autre misérable Pierre (Pietro Torre) qui vend sa dignité d’ homme pour de 1’ argent? que dirai-je? A-t-il eu jamais de la dignité cet homme, cette grosse et grasse brute? Oh! les hommes sont tous des capons».
Allude a Pietro Torre intorno al quale vedasi il giudizio che Giovanni Ruffini ne dà nella seguente lettera al Mazzini e a suo fratello Agostino [Senza data, ma fine Novembre 1835] :
«Miei cari… Imagina (sic) non poter fumare né bere, per me che bevo e fumo disperatamente! Bere pazienza, ma fumare! Ora poi comincio a fare l’uno e l’altro, perché sto meglio, come hai indovinato. Torre è una gran troja, come sai, e guai a sua moglie se s’avise di avere un pezzo di cuore invece d’una trippa di merda come ci ha lui… ».
Cosa è successo fra Mazzini e Torre? Perché questi insulti?
Pietro Torre, nel mese di novembre 1935 si sposa. La madre di Mazzini ne comunica la notizia al figlio, e questi a sua volta a Giovanni Ruffini, in una lettera datata 7 novembre 1835:
«Vuoi ridere? Quel vile di Torre sposa una certa Bertucci, brutta serva di Dio in grado superlativo… La sorella di essa è moglie a quell’imbelle d’Ignazio Degola e sono due figlie sole ereditiere; quindi ecco il gran movente del Torre…».

Pochi giorni dopo, il 12 novembre, la mamma del padre del Risorgimento Italiano dà al figlio questi altri ragguagli:
«Ieri si fece lo sposalizio di quel vile di Torre ed eravi il ministro Brignole con tutta la sua famiglia, essendo che il suocero Bertucci è scritturale di varii nobili ed agente speciale del Cardinale Brignole, nipote del ministro! Perciò le nozze si fecero in Albaro nel palazzo del ministro! Chi avesse veduto il Torre fare il Catone e il Demostene, prodigando inchini ed “eccellenze” a bizzeffe! con quel brutto grifo della sposa vicino! Egli andò in persona ad invitare il Brignole. Sozzo ed abbietto rettile! Però tutto ciò può stomacare ma non sorprendere, dacché quell’uomo non è in tal operare solo che abbiasi a conoscere per quel che valga. Egli ebbe a segnalarsi in varie circostanze onde caratterizzarlo senza tema d’errare. Quanto a me fu da gran tempo considerato fango, come tanti altri, e cancellato dal mio libro. Amen».
Il Mazzini rispondeva (Scritti, Epist., Ediz. Naz., IV, 129) :
« … non mi sorprende punto di Torre; già, lo conoscevo ».
Ho cercato di saperne qualcosa di più, interpellando il Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano di Genova, senza purtroppo alcun riscontro. Si può solo ipotizzare che il Torre, nella vita poi eletto nel Parlamento del Regno di Savoia, si sia progressivamente allontanato dalle idee politiche di Giuseppe Mazzini.
Tuttavia la collaborazione del Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano ci ha permesso di ottenere tre documenti: un certificato di nascita, un’epigrafe e un’interessante lettera che Don Giuseppe Ozzano, parroco di Serravalle Scrivia, scrive nel 1922, evidentemente in risposta alla richiesta di informazioni su Torre, da parte del Signor Marchese.
Serravalle, lì 3 Maggio 1922
Preg.mo Sig. Marchese, le trasmetto l’atto di nascita dell’avv. Pietro Torre, di cui in gentile sua del 10 p. Marzo. La famiglia Torre, a cui questo avvocato apparteneva, abitava la casa signorile che ora è proprietà del pasticciere o confettiere Mario Traverso, ed è segnata col numero civico 17, su quella che prima era Via Maestra ed al presente è Via Umberto I. Di detta famiglia non sussistono più che due Signore, maritate l’una in altro Torre e la seconda in Martinengo. Esse non risiedono in Serravalle. La casa Torre era ed è contigua alla casa dei Grillo, ed Ella osserverà nell’atto di nascita che l’avv. Pietro Torre era figlio di una Grillo. Apparteneva un tempo alla famiglia Torre il tenimento detto di S. Andrea, presso il nostro Cimitero, che è ora dei genovesi Cavanna dopo essere stato dei Sig.ri Martinez. La casa in paese fu alienata dalla Sig.ra Luigia Chiesa Abbiate Ved.va del fu avv. Giulio Torre, nativa di Rivanazzano. Il vivente buono avv. Carlo Bajlo mi dice che il Torre Pietro Professore ecc. si perdeva in pensamenti sottili circa il mistero della SS. Trinità. Io non so quanto di vero sia nell’affermazione dell’avv. Bajlo. A ogni modo bisognerebbe soggiungere che l’avv. Torre aveva dimenticato l’ammonimento dantesco (Purg. III): «Matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrer la infinita via che tiene una sustansia in tre persone». Nella Rassegna Nazionale del 16 Novembre 1914 trovai un cenno di altro serravallese, Gio. Batta Grillo, che credo fosse professore in cotesta Università, e si parlava di lui in relazione agli avvenimenti politici del tempo. Mi riserbai di occuparmene più minutamente quando i cenni storici me ne avrebbero cronologicamente data occasione. La riverisco profondamente, e pregandola dei miei rispetti a Mamma e fratello mi dico suo, Dev.mo Arcip. Giuseppe Ozzano



Museo del Risorgimento e Istituto Mazziniano di Genova
Detta lettera, ci fa comprendere quanto il Torre fosse il rampollo delle migliori famiglie serravallesi, domiciliate nell’allora via Umberto I, oggi via Berthoud, in due palazzi contigui ai numeri 44, dove nacque Torre e 52, Palazzo Grillo.

