Istituzioni scolasticheOltregiogo - Novi LigureRacconti, testimonianze, favole, poesie

Rosita Denegri, Professoressa di storia e filosofia

Foto in evidenza: in piedi a destra il Professor Alberto Pedemonte, terza da destra la Professoressa Rosita Denegri

La professoressa Rosita Denegri è stata per decenni insegnante di Storia e Filosofia del Liceo Classico Andrea Doria di Novi Ligure. Classe 1934, lucidissima ha accettato di scrivere per Chieketé un ricordo della sua esperienza lavorativa (redazione Chieketè).

Il dottor Lera, mio ex alunno, mi ha chiesto di scrivere qualche ricordo della mia esperienza di insegnante al liceo classico di Novi Ligure. Premetto che non scriverò circa le caratteristiche e l’importanza che questa scuola ebbe nella città, perché molto è già stato scritto, anche da persone autorevoli, soprattutto quando si insisteva affinché non fosse accorpata al liceo scientifico. Riferisco soltanto “impressioni” di fronte alle persone con le quali ho condiviso la mia attività, ossia i presidi, insegnanti e alunni.

La Preside Giuseppina Sovera

Tra queste emerge la figura della Preside Sovera, che intimoriva a prima vista. Ella si sentiva garante della istituzione-scuola di cui era stata alunna, poi insegnante e preside. Faceva frequenti riferimenti alle sue lauree in giurisprudenza, matematica e fisica che ostentava quasi come la sua carta d’identità. Io ero laureata da qualche anno, eppure, quando mi presentai alla Preside Sovera mi sentii molto impacciata. Al primo incontro mi scusai per non essermi presentata appena ricevuta la comunicazione del trasferimento, perché ero impegnata a Bologna in commissione d’esame di maturità e la Preside mi interruppe subito, dicendo che avrei avuto tempo fino al primo settembre. Dopo questa prima reazione, il cui tono mi intimorì, fui sottoposta ad una serie di domande. Ogni risposta veniva corretta. Avevo l’impressione di essere messa “a nudo” e non capivo il perché. Forse rimase soddisfatta della sua inchiesta, infatti, già nel primo mese di servizio mi affidò la biblioteca dell’istituto da considerare un suo gioiello.

Controllava spesso come svolgevo questo compito e richiedeva che registrassi i libri in arrivo, usando penna, pennino e calamaio. Sono stata fra le ultime persone ad usare l’inchiostro. La Preside doveva assistere ad una lezione dei professori nei primi due anni dell’assunzione in ruolo e la Sovera assolveva questo compito con solennità. Venne da me in classe verso la fine di maggio e io stavo spiegando l’etica di Kant. Si sedette a debita distanza tra la cattedra e la lavagna. Mi sembrava di averla coinvolta in un ascolto attento, quando, invece, alzò la mano, come il capostazione che ferma il treno, per dirmi: “Non si è accorta che Gallini si è tolto la giacca”. Gallini si alzò, chiese scusa e indossò la giacca che era stata, fin dalla prima ora, appoggiata sullo schienale della sedia. La Preside uscì e così finì la sua ispezione. Ricordo in ogni particolare l’ultimo incontro con la Sovera. Era il 7 dicembre 1969 ed eravamo rimasti a scuola tutto il pomeriggio per i colloqui con i familiari. Mentre andavo alla stazione la Preside mi raggiunse e mi disse: “L’accompagno perché, se vado a casa così irritata, bisticcio con mia sorella”.

La III A, 1973, con a sinistra il Professor Giovanni Bruzzo e il professor Don Mario Albertella,
a destra il Professor Augusto De Marini

La Sovera “viveva male” la contestazione del ’68. Anche se da noi ebbe manifestazioni molto moderate, lei sentiva ogni attacco alla scuola come un’offesa personale. Cercai di farle notare che i nostri contestatori erano ben lontani da quanto si diceva, ad esempio, di Torino, dove facevano invasioni nelle aule, costringendo i professori ad uscire. Mi ascoltava e taceva. Quando giungemmo alla stazione attese l’arrivo del treno; aprì la porta e mettendomi il braccio sulla spalla, mi disse: “Grazie, lei mi ha un po’ rasserenata”. Sentii quel gesto come un abbraccio che distrusse il rigore del nostro primo incontro. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che la vedevo. Quando arrivai a casa, avevo la febbre per un’influenza detta “asiatica” e tornai a scuola dopo l’Epifania. Anche la Sovera si ammalò; ebbe una complicazione polmonare e morì. Per un po’ di tempo svolse il ruolo di vicepreside il collega di matematica, il prof. Bruzzo; poi venne un Preside da Alessandria, che ricordo solo come non-presente. Si diceva infatti che avesse un altro incarico a Savona ma si vociferava che, quando lo cercavano a Novi, risultasse a Savona e viceversa. Dopo fu preside sua sorella, non so per quale graduatoria familiare. Aveva stranezze, ma innocue, che ho presto dimenticato.

IV ginnasio A, 1971/72. A destra la Professoressa Elena Ferretti Gambarotta

Con i colleghi ebbi sempre un buon rapporto. Mi resta più difficile scrivere degli alunni. Mi impressiona il numero e non posso ricordarli a uno a uno. Lascio a chi leggerà l’incarico di fare il calcolo. Ho insegnato per quarantadue anni e in ogni classe c’erano più di trentacinque alunni. Era facile incontrarli come medici all’ospedale di Novi. Non posso tralasciare di ricordare l’aiuto che mi diedero durante i sette mesi di malattia di mio papà. La diagnosi era infausta e io volevo soltanto evitare il ricovero in ospedale. Ci riuscimmo, perché, a turno, quasi ogni giorno, alternandosi, venivano a Isola per controllarlo. Mio papà li aspettava e si sentiva protetto. Li ricordo seduti sul letto mentre sorseggiavano il caffè. Non scrivo il loro nome per non dimenticarne qualcuno. Sono molto noti. Per mia fortuna, non ho mai avuto bisogno di ex alunni come avvocati. In queste rievocazioni ho lasciato per ultimo la persona che ogni mattina incontravo per prima e alla quale sono sempre stata molto grata. Arrivavo a Novi con un accelerato alle ore 7; il portone della scuola veniva aperto alle ore 7.45 e perciò avrei avuto solo la possibilità di rimanere in stazione oppure andare in un bar. Il nostro custode Agostino e la moglie Lucia aspettavano di vedermi arrivare sul viale per aprirmi e restavano alle finestre per accertarsi che richiudessi. Disponevo così di quasi un’ora di libertà nella sala dei professori e mi era preziosa.

Rosita Denegri

4 pensieri riguardo “Rosita Denegri, Professoressa di storia e filosofia

  • Sergio Pedemonte

    Rosita è una grande collaboratrice del Centro Culturale: senza di lei e di sua sorella Giuseppina il nostro Archivio sarebbe muto

  • Che bello sentirla, professoressa. Conservo ancora la sua copia di “sogni di un visionario ” che mi donò l’anno che andò in pensione. Con affetto
    Marianna De Fabrizio

  • Anna Cabella

    Grande Prof! Sono molto contenta di leggere questo Suo articolo e di saperLa in salute. Oggi mi ha fatta ritornare indietro nel tempo, agli anni giovanili trascorsi al Liceo Doria, la Scuola che ci ha fornito ottime basi per il nostro futuro. Bei ricordi. Sono poi anch’io diventata insegnante, per 42 anni, ed all’eta’ di 65 ho terminato la mia carriera. Adesso abito in un paesino in Riviera. La ricordo con affetto e simpatia, insieme ai Colleghi e Vi ringrazio. Invio i migliori saluti.

  • Flaminia Torielli

    Ricordo bene la Professoressa Denegri. Ionon fui mai sua allieva perché ero nella Sezione B del Ginnasio Liceo Doria . Lei insegnó nella sezione A. Sapevo quanto fosse stimata ed anche amata dai suoi allievi. Aveva un’aria molto colta ed equilibrata. Bello aver letto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *