Un regalo che arriva da lontano. Il Museo di Villa Gardella
Questa è una storia di emigrazione. Di generosità. Di memoria e amore verso il proprio paese natale. E di sconfinato impegno verso quella promessa di tanto tempo fa. Stazzano, poco più di duemila anime appoggiate sulla sponda destra della Scrivia. Dove la val Borbera lascia spazio alle ultime propaggini collinari, prima di correre verso la lunga pianura che dal Tortonese conduce alla Lombardia. La fantasia di immaginarselo esattamente un secolo fa. Un giovane ragazzo del borgo con la laurea in medicina in tasca. La voglia di conoscere il mondo. L’America, come per milioni di connazionali, come unica meta. Il successo come speranza.

Benvenuti al Museo
Giuseppe Gardella ha ventisei anni, è dottore e decide di perfezionarsi oltreoceano. Chicago come prima destinazione. Nel 1932 supera brillantemente l’esame di stato e viene nominato direttore del Columbus Hospital di New York, sua seconda e ultima tappa nel Paese “stars & stripes”. Diventa un nome di spicco del panorama medico americano. Nel 1953 fa costruire l’Ospedale Cabrinese di Chicago e, agli inizi dei Sessanta, quello di Montréal. Terminata la realizzazione, Giuseppe muore a soli 64 anni. Chicago, la Grande Mela, il Canada. Senza mai dimenticare la sua amata Stazzano. Nel testamento cede la residenza di Villa Maria al Comune. Fatta erigere dalla famiglia Cagnolaro nel 1892, con l’aggiunta della simbolica torretta nel 1909, passa alla famiglia Sciutto, prima di essere acquistata dal Dottore. Quella villa, poco dopo la sua dipartita, diviene “Villa Gardella”.

Il lasso temporale ci porta avanti di una decade. Il 16 ottobre del 1974, nel paese della valle Scrivia, nasce l’Associazione Gruppo Naturalisti Stazzano. Si legge dall’atto costitutivo:
Scopo principale è la ricerca, lo studio e il riordino di materiali minerali, vegetali ed animali. Oltre alla conservazione e alla gestionre di un costituendo Museo di Storia Naturale, nonchè la tutela dell’aspetto folcloristico, etnico – storico, paessagistico e naturalistico nell’ambito della Provincia di Alessandria.
La passione e l’amore per le scienze naturali necessitano, quindi, di un luogo dove studio ed esposizione vadano di pari passo. In via Aldo Fossati, al civico 2, sorge l’elegante villa, con il suo grazioso parco, piccolo polmone verde a ridosso del centro storico. L’anno da ricordare è il 1980. Il giorno, il 4 maggio. A sedici anni dalla scomparsa del dottore, ecco nascere il Museo di Storia Naturale di Villa Gardella. Una gemma preziosa dell’Oltregiogo. Una peculiarità: quella di esporre prevalentemente materiali relativi al territorio ligure-piemontese.

Quattro sale che raccolgono il lavoro minuzioso di anni di ricerche e studi. Un elenco che vale la pena enunciare. La Storia della Terra – Sala1. Minerali provenienti da grotte e cave italiane, reperti fossili locali e rocce e strati dell’Appennino ligure e resti antropologici. Il Meraviglioso Mondo degli Uccelli – Sala2. Pannelli e soggetti naturalizzati ne evidenziano i principali aspetti biologici dall’uovo all’adulto. La nidificazione, il piumaggio, il parassitismo, il mimetismo, le anomalie, la predazione, la migrazione, gli inanellamenti. I Vertebrati – Sala3. Presenti mammiferi carnivori, anfibi, rettili dell’Appennino ligure, della Liguria e del Piemonte, pesci, crostacei e molluschi. Gli Invertebrati – Sala4. Il variopinto universo degli insetti, ovvero il gruppo animale piu’ numeroso presente sul nostro pianeta.

Nell’impossibilità di esporre gli oltre diecimila esemplari della collezione, si è scelto di presentare un numero limitato di cassette rappresentanti i più importanti ordini degli insetti. Di ciascuno di essi sono esplicate le più affascinanti e caratteristiche peculiarità, come ad esempio il ciclo vitale delle api e delle farfalle, gli straordinari esempi di mimetismo, la migrazione, le dimensioni, la distribuzione geografica. Infine, dopo l’ampliamento del 1996, ecco Il Mondo Vegetale – Sala5. Vengono raffigurati i principali ambienti del territorio alessandrino, con la loro Flora più caratteristica. Una vetrina contiene modelli di funghi eduli e velenosi. Completano l’esposizione i modelli più comuni di erbari, tra cui spicca un prezioso erbario dell’anno 1700.

E pensare che il fortunato aspirante scrittore ha anche la fortuna di visitare gli altri spazi della villa – museo. Un regalo per pochi. Infatti, nonostante il dono di Giuseppe Gardella, lo spazio per l’esposizione, stante la mole immensa di materiale acquisito, resta ristretto. Un peccato, considerata la ricchezza raccolta nel corso degli anni dal Gruppo Naturalistico. Vetrine che illustrano la storia degli uccelli nel mondo. Oltre 1500 volumi che rappresentano la biblioteca scientifica del Museo. I cinquemila fogli dell’erbario alessandrino. Collezioni che variano dall’ornitologia ai minerali, dagli studi di paleontologia all’ittiologia. Pannelli e vetrine che si rincorrono tra sale e scale, per il volto di stupore che accompagna scolaresche, gruppi o semplici appassionati. Senza dimenticare che il Museo, pur nella maestosità della villa che lo ospita, non hai mai voluto mostrarsi come entità statica e immobile.

Prova ne sono i lavori di ampliamento di trent’anni fa e, soprattutto, le spedizioni scientifiche effettuate tra il 1989 e il 2010 in quattro parti diverse del globo. Nell’oasi di El Faiyum (gennaio ‘89), nel mezzo della Pampa argentina (estate ‘95), nel parco Pacaya peruviano (primavera 2002) e nella foresta Comoè, Burkina Faso, cuore dell’Africa nera occidentale. Descrivere il Museo di Villa Gardella in un pugno di righe dentro un paio di pagine è opera non semplice che rischia di sunteggiare in maniera eccessiva lo spettacolo che si mostra a colui che entra, non appena varca la porta della prima sala. Visitarla, il modo migliore per rendere omaggio a un gruppo di appassionati studiosi del territorio locale e a un ragazzo che, un secolo fa, ha deciso di spiccare il volo verso il successo, senza dimenticarsi la sua amata Stazzano.

Un grazie a Silvio Piella e Silvio Varagnolo per la concessione del materiale fotografico.
