L’Oltregiogo di Goffredo CASALIS – 2. Arquata Scrivia

Negli anni precedenti l’Unità d’Italia, vennero pubblicate molte opere dedicate alla storia del territorio italiano, alle sue emergenze artistiche e architettoniche, alla bellezza del paesaggio, alle sue risorse economiche e commerciali: annuari, atlanti, dizionari storici e geografici, quasi sempre in più volumi, attraverso i quali il nuovo Regno promuoveva la propria immagine e il proprio nuovo carattere unitario.
Una delle opere più importanti e conosciute fu sicuramente quella di Goffredo Casalis, sacerdote originario di Saluzzo, ma soprattutto storico ed erudito di vaglia. Casalis scrisse un’opera chilometrica già nel titolo: il “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”. Lavorò con passione al suo “dizionario” per oltre vent’anni, tra il 1833 e il 1856. Ne uscì un’opera monumentale, articolata in 28 volumi ognuno dei quali constava di centinaia e centinaia di pagine (in realtà i volumi sono 31, perché il XVIII si articola in quattro tomi).
Da questa opera fondamentale, abbiamo deciso di estrarre le pagine che descrivono, uno per uno e dettagliatamente, i Comuni dell’Oltregiogo: dopo l’articolo dedicato a Serravalle, ecco ora il testo in cui Casalis descrive Arquata Scrivia: la “voce” compare nel primo volume dell’opera, edito nel 1833.
Da notare che all’epoca la denominazione del Comune era semplicemente Arquata (divenne Arquata Scrivia nel 1863) e, soprattutto, che non esisteva alcun collegamento stradale con la Val Borbera.
ARQUATA (Arquatum) nel mandamento di Serravalle, provincia di Novi, diocesi di Tortona, divisione di Genova, dal cui senato dipende.

Nella pace del 1227 dettata dalla lega lombarda alle città di Alessandria, Tortona , ed Alba , in guerra contro Genova, fu prescritto che si diroccasse il castello di Arquata, oggetto di discordia tra quelle città, e che per cinque anni non si potesse rialzare alcuna fortezza in questo borgo e nel suo territorio.
Tra Arquata e Serravalle era posta l’antica Libarna, riguardevole città con proprio vasto territorio, come si scorge dalla tavola trajana de’ fanciulli alimentari scoperta tra le rovine di Velleja, e conservata nel museo veronese.
Il distretto di Arquata confinava a ponente con le terre d’Acqui, a settentrione con quelle di Tortona e Piacenza, a levante col territorio di Velleja, a mezzodì col Genovesato. La sua maggiore estensione era sull’apennino : la valle di Trebbia dividevalo dai vellejati. Comprendeva esso i paghi (nell’antichità romana, distretto di campagna situato al di fuori delle mura della città, ndr) di Marzio, Bagenno, e Moninate.
La via da Genova a Tortona detta Costuma o Postumia passava per Libarna presso il torrente Ricco, e lungo lo Scrivia, nè si aggirava, come fino ai tempi di Vittorio Emanuele I, per Campo Morone, e per l’erta pericolosa della Bocchetta.
Gli itinerarii romani segnano da Libarna a Tortona miglia XVI, corrispondenti a nove miglia piemontesi, miriam. 2.21.
Arquata fu già feudo imperiale. I marchesi Spinola, di Genova, che ne erano investiti, posseggono tuttora pressoché la metà del suo territorio.
Questo ragguardevole borgo nel 1796 fu posto in fiamme dai francesi.
Il paese è circondato da monti, su cui serpeggiano vie per Genova: dalle balze più vicine si estraggono pietre molto acconce alla costruttura dei balconi.
È distante due miglia da Serravalle di Scrivia, e miglia sei da Novi. A levante vi passa la strada reale che mette a Genova.

Lo Scrivia, che quivi si valica sopra una piccola barca da chi si rechi a Vignole, percorre una parte del territorio, i cui prodotti consistono in uve, castagne, meliga, e in qualche poco di grano.
Delle quattro annue fiere che vi si fanno, la più frequentata è quella del dì 25 di agosto.
La parrocchiale è dedicata a s. Giacomo maggiore. In essa vedesi una bella statua in legno rappresentante la beata Vergine assunta in cielo, opera di Bartolommeo Carega (Carrea, ndr) di Gavi.
Evvi uno spedale per ricovero dei malati poveri così di questo borgo, come di alcuni piccoli paesi circonvicini, che concorsero a stabilirne la dotazione. Vi ha una stazione di cinque carabinieri a cavallo.
Si usano i pesi e le misure di Genova. Popolazione 1.400.
