Kòvu, è mazlò: Torero…. per un giorno.
Commerciante, Medaglia d’Argento al Valore Civile.
Cavo Mario Orazio (di Angelo Cavo e di Antonietta Morando / Serravalle Scrivia, 22 aprile 1908 / ?).
Mario Orazio Cavo nacque a Serravalle Scrivia, il 22 aprile 1908, figlio di Angelo Cavo, esercente macellaio, e di Antonietta Morando, casalinga. Mario Orazio, terminati gli studi con la classe terza della Scuola Elementare, decise di occuparsi dell’attività di famiglia, coadiuvando il padre nella conduzione della bottega di Via Umberto I (l’attuale Via Berthoud) ed imparando l’antico mestiere del beccaio. Chiamato alla visita di Leva nel 1927, viene tuttavia riformato, tornando al suo posto di lavoro. Il suo nome, forse già noto ed apprezzato dai suoi concittadini per i succulenti tagli di carne che facevano bella mostra sul bancone della sua rivendita, in un sabato d’estate del 1929 balzò prepotente all’onore delle cronache locali, protagonista involontario di un drammatico evento che, senza il suo eroico comportamento, avrebbe potuto essere causa di ben tragiche conseguenze.

Tutto accadde il 15 giugno, quando un toro imbizzarrito, forse fuggito da una stalla del vicinato, forse sottrattosi al governo di chi lo stava conducendo sulla pubblica via oppure lasciato temporaneamente e colpevolmente incustodito in chissà quale frangente (in merito nulla ci è dato sapere) prese a scorrazzare per le strade ed i vicoli del centro storico di Serravalle, tra case, chiese, il Palazzo Municipale, la caserma dei Reali Carabinieri, gettando la contrada nel panico: rischiando con il suo impeto animale di danneggiare cose, ma soprattutto di travolgere od incornare ignari passanti. Per alcuni interminabili minuti la Cuntrò d’Sua si trasformò, suo malgrado, in una sorta di piccola Pamplona. Nell’occorso, nel comprensibile fuggi fuggi generale di coloro che assistevano atterriti alla scena, alcuni tra gli astanti decisero, incuranti del pericolo, di adoperarsi in prima persona per porre rimedio alla perigliosa situazione. Tra loro anche Mario Orazio Cavo.
Egli, indifferente della furia del colosso ed armato di una buona dose di coraggio, quasi certamente corroborato da una certa qual personale esperienza professionale maturata nel trattare con tali bestie:
“…inseguiva con generoso ardimento un toro che dandosi alla fuga lungo le vie molto frequentate dell’abitato, era poi penetrato in un cortile e, dopo aver tentato invano di prenderlo con un laccio, con ardita e pericolosa manovra, riusciva ad afferrarlo per le corna e con l’aiuto di altri volenterosi a domarlo…“.
Il toro, trovatosi faccia a faccia con il nostro Mario, dimostrò di non gradire affatto le attenzioni riservategli e di non essere per nulla intenzionato a ricondursi a più miti consigli…, caricando senza troppi complimenti il suo determinato antagonista, ferendolo seriamente ad una mano prima di capitolare. Il sangue freddo e la perizia dimostrati dal Cavo in quei drammatici momenti non passarono tuttavia inosservati, tanto ai suoi concittadini, quanto alle Autorità locali. Infatti, un anno dopo, il Sovrano, Vittorio Emanuele III, gli concesse la Medaglia d’Argento al Valore Civile, per la sua coraggiosa condotta. Ad appuntare al petto del giovane Cavo la benemerenza nazionale, provvide il Podestà di Serravalle, l’Avvocato Giovanni Davico, il quale si dichiarò ben lieto di poter consegnare il pegno dell’atto eroico compiuto, così commentando, dopo aver letto in una pubblica cerimonia la motivazione della medaglia, non nascondendo orgoglio di campanile:
“…perché serva a dimostrare che l’antico valore nei petti serravallesi non è ancora spento…“.
Fonti ed immagini:
Archivio Storico del Comune di Serravalle Scrivia
“La Buona Parola. Bollettino della Parrocchia di Serravalle Scrivia“, nr. 6, Anno 1930
